6.9.15

Recensione: "About Elly"



La conferma di un regista magari non di talento, ma quasi magistrale nella direzione dei suoi film.
Elly scompare sulla riva mentre noi guardavamo il suo aquilone.
Poi, piano piano, scompare anche altrove.

"Meglio un finale amaro che un'amarezza senza fine" viene detto ad un certo punto e la cosa strana è che questa frase, anche se pronunciata da uno dei 10 e passa personaggi principali del film, in realtà viene da uno fuori diegesi, l'ex moglie del ragazzo venuto dalla Germania.
Ma sulla frase, forse, torneremo sopra.
Prima diciamo due cose su questo regista, Fahradi, di cui posso ormai dire di aver visto tutta la filmografia recente, o almeno quella che l'ha fatto conoscere worldwide.
In realtà questo bellissimo About Elly è precedente sia ad Una Separazione che a Il Passato ma insomma, questione di lana caprina alla fine, per quanto mi riguarda in qualsiasi ordine li vedete poco cambia.

E però se gli altri due film avevano così tanti punti in comune quasi da sovrapporsi l'un l'altro, qua di cose diverse ne abbiamo tante.
Per prima cosa ci troviamo davanti ad un film corale, e questo non è dettaglio da poco eh... I film corali hanno una costruzione drammaturgica difficilissima, una sceneggiatura da curare nei minimi dettagli con la necessità di "ricordarsi" di tutti i personaggi, dare ad ognuno la propria importanza e riuscire a "muoverli" tutti insieme. I film corali malfatti non sono altro che una sequenza di duetti diversi, quelli ben realizzati un armonioso movimento di tutti i personaggi, e non solo quelli in primo piano e protagonisti della scena.
Fahradi si conferma ancora maestro, curando tutto così perfettamente che la decina di personaggi presente ci sembra quasi un corpo unico tanto è coeso.


Certo aiuta questo un sapiente uso degli spazi e dei dialoghi, elementi nei quali il regista iraniano eccelle da sempre, anzi, direi che gran parte della potenza dei suoi film sta proprio qua.
L'altro elemento "divergente" è l'uso degli spazi esterni, quasi nulli negli altri film. In realtà la scelta della villa in riva al mare è solo strumentale, espediente su cui poggiare il turning point della trama. visto che in realtà anche About Elly è un film molto "chiuso", fatto di interni, di dialoghi, di relazioni umane, di tante parole e pochi fatti.
Se ha un problema semmai è proprio quello di esser prolisso ed esageratamente esplicativo a volte. La prima mezz'ora avrebbe potuto tranquillamente essere dimezzata ad esempio. Così come la parte finale, secondo me abbastanza monotona (il discorso su cosa fare all'arrivo del "fratello" è francamente e inutilmente lungo) dopo una sezione centrale meravigliosa.
Ed è proprio la scena chiave, quella del semi-annegamento del bambino e della scomparsa di Elly a flirtare con gli Dei del cinema. Prima quell'aquilone che vola e quel senso di fatalità, poi quella bambina che urla e poi ancora le ricerche, con la macchina da presa che si muove con i personaggi, che li segue uno per volta, che cerca di scrutare il mare, mentre la disperazione sale, l'angoscia pure, il terrore. Cinema verità che si fa thriller solo attraverso la maestria cinematografica.


Parte così il vero film, un film che è panico del non sapere (che fine abbia fatto Elly), di ricostruzione dei fatti (con punte del miglior poliziesco), di sospetti e di malignità.
Ed ecco così che ad un certo punto Elly non scompare più soltanto nei fatti ma anche nei discorsi. Poche ore e il problema non è più se sia viva o morta, ma come pararsi il culo, come difendere l'onorabilità del gruppo (perchè Elly è stata invitata alla "festa" per conoscere uno di loro, soltanto dopo si scoprirà che era già fidanzata), cosa dire al suo ragazzo che sta venendo qua, in questa villa dismessa in riva al mare dove agli umori febbrili della festa si è sostituito un clima quasi irrespirabile, prima pieno di panico per il bambino e adesso così gonfio di quella che sta diventando soltanto una scocciatura..
Forse Elly è solo fuggita via, forse non è una brava ragazza ma una fedifraga che non vale niente. C'è tanto della cultura iraniana dietro, con queste donne che anche sotto i loro chador vengono considerate delle serpi del male, delle provocatrici, sbagliate.
Poi arriva la mattina dopo, quella dei corpi stanchi buttati a casaccio dentro la villa, quella del post sbornia, quella del ricominciamo.
Non resta che tirare fuori quella macchina rimasta bloccata nella sabbia.
Elly fa parte del passato, lasciamo al suo fidanzato il dolore e il poi.
Forse questo è il finale più amaro.
Meglio, comunque, di un'amarezza senza fine.

8 commenti:

  1. Sentito nominare più volte, ma mai preso in meno. Di questo regista mi sono perso anche "una separazione", che ai tempi mi incuriosiva non poco :/

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    1. Quando li vedrai tutti e 3 mi dirai.
      E vediamo se ci prendo, quello che ti piacerà più è Il Passato

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  2. Film molto bello ma forse leggermente inferiore a "Una separazione" (che per me è un capolavoro vero e proprio).
    "Il passato" mi manca ma rimedierò al più presto.

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    1. Sia che non riesco proprio a classificarli?

      diciamo così

      Una Separazione è l'unico "perfetto", se piace il tipo di film non gli trovi una sbavatura
      Il Passato è la via di mezzo tra gli altri, è una separazione con un lieve venatura thriller
      Abiut Elly è forse quello col plot più stuzzicante e vario, ma anche quello con più difetti

      Boh, al volo di direi che il mio preferito è Il Passato ma così, a casaccio

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  3. bel film. m m
    bello bello eh
    cioè ricordo che mi piacque ma alla mia età, cosa vuoi, le cose poi si dimenticano. ricordo però le scene sulla spiaggia.

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    1. Ma i film d Fahradi sono così, dopo mesi non c'è nulla che si ricordi.
      Vanno solo vissuti.
      La scena della spiaggia, forse, è l'unica vera e propria scena in tutti e 3 film dove accade qualcosa di significativo.
      Poi girata in quel modo...

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due cose

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3 ciao