21.9.15

Recensione : "Perfidia"


Un piccolo grande film italiano che per certi versi mi ha ricordato il primo Sorrentino.
Il racconto di un ragazzo afflitto (oppure amante) del non vivere.
E del rapporto con un padre che, per 35 anni, nemmeno si era accorto di lui.

presenti piccoli spoiler

Arriva dalla Sardegna un'opera seconda che, almeno a noi spettatori, somiglia tanto ad una prima data l'invisibilità che, finora, ha avuto questo regista.
Arriva dalla Sardegna un film che riesce nell'impresa di esser sardo in tutti gli aspetti, regista, attori, ambientazione, dialetto ma, al contempo, raccontare una storia così universale che alla fine di stare su quella meravigliosa isola te lo scordi pure.
Arriva l'ennesimo film italiano di spessore, di quelli che sì, o.k, noi sappiamo raccontare solo piccoli drammi e crisi coniugali e bla bla bla, ma fatelo voi in questa maniera, con questa sensibilità, con questa capacità di raccontare, con questa, persino, apprezzabilissima estetica.
Che lo inizi Perfidia e ti ritrovi un grande incipit, e poi due carrellate morbidissime, e poi questo raccontare un degrado sociale e morale, e pensi, cavolo, ma questo è il primo Sorrentino, quello degli uomini di troppo e degli amici di famiglia. Cavolo, ma qui c'è ironia, gusto per l'inquadratura, necessità e voglia di raccontare piccole storie ambientate in un mondo laido ed ipocrita.

Poi probabilmente Perfidia diventa un attimo più rigoroso rispetto a Sorrentino, più classico, più asciutto, più "vero".
Ma quella sensazione iniziale è stata forte, eccome.
Un pò commedia nera, un pò drammatico esistenziale, un pò thriller psicologico, Perfidia racconta la storia di Angelo, 35enne completamente fuori dalla vita, un (auto)emarginato sociale privo di lavoro, di donne, di interessi, seppur minimi, di patente e di passioni. Che se non sapessi nulla diresti che lui è la personificazione delle depressione. E invece no, qui siamo da tutt'altra parte, siamo nell'abulia più completa sì, ma hai come la sensazione che questa sia la condizione ideale del ragazzo, un "idiota" incapace di dialoghi plurisillabici, incapace di emozionarsi (forse), incapace di capire tutto il mondo che lo circonda. Eppure non lo vedi sofferente, eppure non lo vedi aver perso o bramare cose che non ha mai avuto o mai desiderato.


E sta lì, con un padre che solo adesso che è morta la moglie (la madre di Angelo) sembra accorgersi di avere un figlio, quanti anni hai gli chiede addirittura, come se quel bambino di un metro e 80 che per 35 anni gli è stato vicino alla fine non fosse mai esistito.
E comincia questo film di difficilissima analisi perchè se è vero che il titolo vuol dirti qualcosa, e la perfidia è la volontà intenzionale di far male agli altri, poi ogni personaggio, e Angelo stesso, non sembra solo quello, tutt'altro.
Un pò vittima (perchè un ragazzo cresciuto così non ha avuto per certo gli affetti primari) un pò colpevole (che la sua abulia e il suo non fare arrivano a livelli di parossismo) il personaggio di Angelo è di difficilissima catalogazione. E lo stesso quello del padre.
Un padre nemmeno da definire orco, che gli orchi fanno male anche attivamente, ma un padre assente che però, adesso, sembra provare sinceramente ad aiutare Angelo. Il problema è che se nella vita non hai mai imparato il vocabolario degli affetti poi balbetti, sei incapace di parlarlo.


E se per la prima volta il padre si prende cura del figlio poi, per un ictus, avverrà il contrario, sarà Angelo per la prima volta a prendersi cura del padre.
Ed è qui che quella perfidia che forse vedremo alla fine sembra essere così lontana, in un figlio che decide di tenere il padre con sè piuttosto che metterlo in un ospizio, e gli dà da mangiare, e dorme accanto a lui, e lo lava con cura.
Probabilmente siamo sempre dentro gesti meccanici, semi inconsapevoli, "stupidi" e primordiali.
Intanto Angelo aveva provato a guidare, era stato mandato dagli amici con una puttana, aveva provato un giorno di cantiere. Ma niente, ormai il suo non essere, quello che è diventato non può avere cambiamenti, Angelo è un handicappato sociale, affettivo e sessuale.
Per colpe anche sue.
Angius ha gusto per l'inquadratura (la stazione del bus, la simmetria del sogno sulle rotaie) sa muovere la macchina da presa (bellissima l'andata e ritorno sulla finestra), conosce l'umanità e sa raccontarla anche con un pizzico di ironia.
E sa scrivere, in una sceneggiatura che ama il beffardo (la porta che non si apre, l'elezione post ictus) e conosce molto bene le dinamiche psicologiche.


Ed è così che io in una sceneggiatura talmente ben scritta non posso ritener secondario quel "no" che lei non ha nemmeno bisogno di dire al "mi vuoi sposare" di Angelo. Angelo che per la prima volta, in una sequenza di struggente dolcezza al Luna Park, aveva passato delle ore con una ragazza. E queste sono bastate, nei suoi processi mentali meccanici, per chiederle di sposarla. E quello scontato "no" cambia tutto.
E sì, la perfidia, sempre se dovessimo riferirla a lui, e non agli amici, e non al padre, ecco che arriva.
E ha il rumore del mare e l'altezza di una scogliera.
E poi si torna alla meccanicità del nulla, scandita dal ritmo di monete che cascano in una busta.

10 commenti:

  1. C'è quasi una anticipazione del finale, nella tua ultima frase, nell'ultimo paragrafo...

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    1. Sì, hai perfettamente ragione, mi ero dimenticato l'avvertimento...
      Ma non ti credere, non è così scontato chi e cosa riguardi ;)

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  2. gran film, come non essere d'accordo?
    http://markx7.blogspot.it/2014/10/perfidia-bonifacio-angius.html

    anche il primo film merita:
    http://markx7.blogspot.it/2012/04/sa-grascia-bonifacio-angius.html

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    1. Vabbeh, qui giocavi in casa, me l'aspettavo...

      (ma non che avevi visto il primo)

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  3. Film che appena vidi la tua recensione, per la trama e per come me l'aspettavo (pellicola piccola ma di qualità, non per tutti ma densa di significati), mi ripromisi a scatola chiusa di comprare (in DVD) e vedere, infatti poi la inserii nella mia lista della promessa 2016 (questo è il 14° film, me ne manca solo 1!!!) e a post visione posso dire che ho avuto gran fiuto e te l'ennesimo merito di far emergere una pellicola che per me tutti dovrebbero vedere, tanto è potente, edificante, evocativa. Un'opera che mi è completamente entrata sotto pelle, grazie ad una messa in scena sublime, interpretazioni eccellenti, una scrittura precisa e una trama che fà centro. Curiosa l'idea che abbiamo un pò tutti della Sardegna come terra solare, piena di vita, di vacanze e mare cristallino e come invece ci viene mostrata qui, anche se in periferia, una città morta, senza anima, livida e dolente, specchio di un paese, il nostro, che potrebbe essere ovunque in questi anni di crisi economica, per me ritrarre in questo modo la storia è un merito non indifferente del bravo regista che pone il là per far ingranare il tutto. Poi bello il titolo che sembra non appartenere al film fino al finale, la Perfidia forse è quella cosa che un uomo cova dentro per 35 anni e che lo cambia irreversibilmente. Mi fermo qui, ma potrei proseguire a parlarne per ore :P

    Queste sono opere che vado cercando con insistenza, e quando le trovo non posso che ringraziare ed essere grato a chi mele ha fatte scoprire ;)

    Voto: 8

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    1. madonna mia, io sono ad 8, è incredibile come non riesca proprio a vedere i film che più voglio vedere

      a ottobre ne devo fare 3 per star tranquillo

      i prossimi credo siano kreuzweg e japon

      "Un'opera che mi è completamente entrata sotto pelle, grazie ad una messa in scena sublime, interpretazioni eccellenti, una scrittura precisa e una trama che fà centro. "

      beh, cazzo, direi che meglio di così non si può!
      sì sì, ma in effetti io la sardegna l'ho sempre vista o come terra di scoppio di vita o, al contrario, come ce la mostra il film. E ci sarebbe anche di peggio, pensiamo ai pastori sardi, forse gli ultimi rimasti. Ci sono molte voci su di loro ma, vere o no, credo comunque che l'entreoterra sardo sia uno dei luoghi italiani più "chiusi", difficili e "indietro" d'italia, con tutti gli annessi e connessi, positivi e non

      però, come credo di aver detto e ribadito anche da te, il mondo presentato da Angius è sì al tempo stesso molto "regionale" e specifico (anche per la lingua ovviamente) ma sembra una periferia come tutte le altre, umbre, campane o trentine che siano

      il protagonista di perfidia è "nazionale", se non mondiale

      ecco, anche io ricordo che sta cosa del titolo non mi andava giù, troppo poco pertinente

      ma come me la metti te mi convince. Non tanto per il fatto in sè (che sì, è l'unico vero esempio di perfidia) ma per quel concetto di sentimento latente che prima o poi doveva eslodere

      mi sono scritto col regista, lo trovi anche su fb
      tipo molto particolare ;)

      assomiglia un pò al suo protagonista come carattere

      grazie a te di fidarti sempre!

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  4. Assolutamete, e l'ho scritto anch'io: questa è una storia sarda, ma per come è tratta e narrata potrebbe essere una qualsiasi storia di un qualsiasi posto, ed è un merito assoluto del regista.

    Il protagonista è impressionante, oltre per la prova maiuscola, anche per l'universalità che rappresenta come persona, ci fà entrare ed empatizzare ancora di più.

    Esatto, e se ci pensi bene diventa tutto ad un tratto pertinentissimo come titolo, e dà il giusto valore alla parola.

    Bellissimo sentirsi con uno degli addetti ai lavori, mi è capitato una sola volta ed è stata una sensazione affascinante, particola e unica. Magari capitasse più spesso.

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    1. A me per fortuna è capitato non dico parecchio ma almeno 7,8 volte sì.
      Ovviamente sempre per film italiani.
      E quasi sempre, tranne nel caso di Zampaglione, con registi "piccoli".
      Che non è un male, anzi, è molto più bello

      tra l'altro volevo anche chiedergli la sua personale concezione del titolo ma quando c'ho pensato il nostro breve "incontro" era ormai finito (virtuale ovviamente)

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  5. Si lessi la tua intervista a Zampaglione, davvero molto molto interessante, tra l'altro i suoi film mi erano piaciuti.

    Un vero peccato perchè sarei stato curioso della risposta, anche se su certe "interpretazioni" gli autori sono schivi nel darle.

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    1. E sapessi lui quanto è schivo già di suo...

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