30.9.15

Esclusiva! Miriam al Frightfest di Londra. Tutto il meglio del nuovo cinema horror europeo


Forse esagero nel dire che questo post della "nostra" Miriam è quasi unico a livello nazionale.
E' andata al Frightfest, il più importante festival di cinema horror europeo.
Ed ha visto praticamente TUTTI i film, 26 in 5 giorni!
Nel suo bellissimo blog ha recensito tutto quello che ha visto riversandolo in un racconto in 5 puntate veramente imperdibile per ogni cultore dell'horror, specie per i "rabdomanti", quelli cioè sempre alla ricerca delle perle più nascoste in rete.
Le ho chiesto allora di fare una puntata riassuntiva nel mio blog in cui, oltre a presentare in generale il festival, indicasse e recensisse i 5 film migliori.
Ed eccolo qua ;)

Il Fright Fest è il festival di cinema horror più grande in Europa e, finalmente, io ci sono stata. Affrontare il caldo di fine agosto nella frescura di Londra (frescura = pioggia fredda portata dentro agli occhi da un gelido vento che fa incontrare il suolo e le suddette gocce con angolo di 45 gradi) è stato un po’ come abbandonare tutte le cose orribili della vita e assaggiare una fetta del posto più bello che ci sia.



Prima di annunciare i vincitori del Premio Mirigoround (cioè quelli che mi sono rimasti nel cuore), due parole sul festival in sè. L’organizzazione è perfetta, ognuno ha il suo posto, nessuno si sovrappone alle alte persone per entrare/uscire dalla sala, sono tutti gentili e carini e sorridenti e piacevolmente bizzarri e io ho adorato ognuno dei 5 giorni passati nella sala di Horror Channel con gli altri frighfestari, perché fa lo stesso effetto di essere comodamente spiaggiati sul divano a vedere un nuovo horror con gli amici. Solo che gli amici qui sono degli sconosciuti che hanno la tua stessa passione e si è tutti lì in un clima di “oohhh” quando lo schermo si allarga e il film parte. Ma, soprattutto, tutti sono in un clima di “oohhh” quando parte lo spot ufficiale del FF2015: vi posso dire solo che questa immagine è solo un frame. Io l’ho visto tantissime volte e ogni volta impazzivo dalla tenerezza. Altra cosa coccolosa: uno degli organizzatori (Ian Rattray) alla fine del festival, si è piazzato all’uscita a stringere la mano a OGNI SINGOLO SPETTATORE. Qui siamo davvero al condividere un sogno in cui il cinema di genere viene davvero preso in considerazione con la serietà, ma anche la leggerezza, che merita. E ora, in ordine strettamente cronologico (di visione), i cinque film che ho preferito e che con tutta probabilità non arriveranno mai nelle nostre sale (ma di molti presto ci sarà il dvd mi auguro):

1.       Turbo Kid (Simard, Whissell, Whissell).
Di solito non guardo i trailer dei film,  ma per preparare il programma del frightfest e riuscire a sfruttare al meglio i film che venivano offerti (27 nei main screen e poco meno di una 30ina nelle altre 3 sale), ne ho guardati circa 45. Il trailer di Turbo Kid era uno di questi.  Inizio dicendo che ho adorato questo film perché i personaggi erano adorabili, i buoni erano buonissimi (vedi Apple) e i cattivi cattivissimi (vedi Zeus) e, considerando che questo film ha il format dell’avventura per bambini mista a uno splatter, è stata una scelta geniale. Non abbiamo bisogno di fare introspezione, qui abbiamo bisogno che vengano solleticate le nostre emozioni più pure e innocenti. Mentre ai cattivi viene fatto saltare TUTTO per aria. Con tanto, tantissimo sangue artigianale. siamo nel 1997, tutti i residui della civiltà risalgono agli anni’80 e allora ecco che parte un’orgia visiva di mangianastri, tracce di Fury Road (:teen edition?) e ci sembra di essere nell’aventura di un videogioco cui non stiamo giocando ma che, quasi, stiamo vivendo assieme ai personaggi. Il mio cuore era lì con loro e mi sono goduta ogni singolo centimetro di budella schizzate e sangue sciroppato nella sequenza del combattimento nell’arena di Zeus. Un film dal purissimo cuore punk e dall’outfid videogiocoso. Meraviglioso.

Risultati immagini per hellions film poster2.       Hellions: 
Probabilmente il miglior horror propriamente detto che abbia visto al festival.
Bruce McDonald, dopo Pontypool (recensito da Giuseppe), uno zombie-apocalypse-horror originale e intelligente con l’unico difetto di essere fatto con due lire, torna all’horror con ancora meno soldi e mette in creatività quello che non ha in materie prime. La storia è quella di una ragazzina con la teppa punk-gotico-darkettosa che ci sta subito simpatica, perché McDonald non è stupido e non ce la presenta come la solita adolescente ribelle con turbe socio-esistenziali da cui ci aspettiamo X cose che i teen movie/drama ci hanno (stupidamente) insegnato. Abita in una città che vive della festività di Halloween e, proprio il 31 ottobre, scopre di essere incinta. Da qui in poi l’atmosfera si fa onirica – realtà e immaginazione si fondono dal momento in cui a Dora viene data la notizia. Le allucinazioni sono così ben integrate nella narrazione da non lasciarci modo di spiegare quello che sta accadendo. Ma, se è ancora vero che il film non si spiegano ma si interpretano, la scivolosità delle soglie sonno-veglia, realtà-delirio lasciate da McDonald rendono la visione del film ancora più interessante e piacevole. Visivamente perfetto, copre i buchi di sceneggaitura proprio con la natura psichedelica che il film ha: i filtri infrarossi che segnano l’effetto della bloody moon ci trascinano in un mondo che è vero per noi nella misura in cui lo è per Dora. Questo film non è anti-aborto, non è anti-gravidanza (alcuni hanno letto dove non aveva troppo senso leggere), ma è pro-Dora e chiunque lei rappresenti. Con l’horror McDonald riesce ad esplorare il tema della gravidanza con più profondità di quanto tanto cinema abbia fino ad ora fatto. Ed è un artista. Stop.

3.       Bait
Devo ammettere che ci sarebbe un aexequo con Deathgasm, opera metallara, giovanile, fresca e ironica che richiama Tenacious D and the pick of destiny se fosse stato mangiato dagli Slayer e vomitato da Sam Raimi (peraltro qui omaggiato e citato più volte). Okay, nomi grossi, lo so, ma lo spirito è quello. Da recuperare e guardare, più volte, uno spasso. E invece mi soffermo su Bait, una piccola perla super indipendente, girata nell’Inghilterra del nord, parlata tutta con un accento nordissimo che ci ho messo 15 minuti buoni ad abituare le orecchie. Il film parte con l’estetica e la logica del kitchen sink film, ovvero un genere che racconta storie di periferie degradate, aree industriali, abitazioni anguste: gente che sta di merda povera, insomma. Il nome del movimento prende il nome da un quadro di John Bratby che conteneva un lavandino e che veicolava, con l’estetica slavata e l’ambientazione povera, uno stile di vita reso obbligatorio dalle condizioni economiche restrittive. Negli anni Sessanta in Inghilterra il teatro e il cinema abbracciarono questo tipo di estetica nel tentativo di dipingere la classe operaia in un modo che scardinasse gli stereotipi Cowardiani (che era bravo eh, per carità) e mostrarono l’alienazione sociale e le frustrazioni della classe operaia. Il regista Dominic Brunt ci porta nella vita di due donne che vengono vittimizzate da un viscido strozzino. Il crescendo di sofferenze e soprusi, con la figura dell’uomo sempre più demonizzata e disgustosa, ci portano verso un finale pulpissimo che era (secondo me) pensato per gli spettatori del frighfest. Io l’ho adorato, una bellissima sopresa. Chicca di Lee Hardcastle dopo il finale

4.       Over your dead body
Takashi Miike è senza ombra di dubbio uno dei miei registi preferiti. Mi ha conquistata anni fa con Imprint, il suo lavoro per la serie Masters of Horror e, da lì, ho scoperto che Miike sa fare TUTTO: il drammone yakuza (Rainy Dog), l’action spassoso (Ichi the Killer), il dramma in costume (13 assassini), il crime weirdo (Gozu), l’horror politico profondo e non so come altro descriverlo se non “capolavoro” (Audition), eccetera. Eccetera perché il buon Miike ha fatto 98 film (ha solo 55 anni), con una media di 2-5 film all’’anno, di cui non tutti sono proprio delle perle. Le iniziative commerciali chissenefrega, perché poi il buon TM quando è sè stesso ti butta fuori una cosa come il segmento Box di Three Extremes o, appunto, Over Your Dead Body. Qui si torna allo splendore di Audition, correndo in parte su binari paralleli: l’importanza data alla donna (in Audition ancora più politica), una lunga parte iniziale completamente drammatica, che introduce i personaggi, la storia, in cui non succede effettivamente niente di horror eppure c’è una tensione fortissima che ci porta fino al “Momento Miike” (MM d’ora in poi), ovvero quella scena da cui nulla sarà più come prima e si rotola con un ritmo serratissimo verso il finale. Qui una vicenda reale e il teatro kabuki (con il Kaidan) si intrecciano: gli attori che interpretano l’opera teatrale la rimettono in scena nelle loro vite. La colpa, ancora una volta, si manifesta sotto forma di escrescenze e fantasmi e la vita e la finzione sono unite già dal principio: tutto è scenografia, sia il bellissimo giardino roteante con sopra appena una grossa fetta di luna luminosissima, sia la scene nella casa di Miyuki, l’attrice protagonista della vicenda. Meravigliosa la scenografia finale, dove tutto è circondato dall’acqua e dove realtà, sogno, colpa ed espiazione si incontrano. Ultimi frame di un’ironia pungente e geniale e feticista (e citazionista), degna conclusione di uno dei migliori film d’autore che abbia visto quest’anno.

5.       Nina forever
Altra sorpresa per una sorta di ibrido tra una rom-com indie, un eco del migliore Tim Burton, uno zombie movie e qualunque cosa possa voler dire eternalsunshineofthespotlessmind-oso, tutti coordinati in quella che è una lucidissima riflessione sul lutto e sul dolore in generale. Holly  è una ragazza bizzarra e complicata che, come un po’ chiunque, cerca l’amore. Un amore pieno, forte, folle, perché no? E si innamora di Rob, un collega dall’aria triste e depressa, un ragazzo silenzioso in costante lutto per la morte della fidanzata, Nina. Non il fantasma, ma il cadavere semovente di Nina appare nel letto di Rob mentre fa sesso con Holly, imbrattando di sangue le lenzuola. Buona parte del film si concentra sulle difficoltà di Rob e Holly a crescere come coppia, sull’attaccamento involontario di Rob al suo dolore, su quanto sia facile innamorarsi del dolore di qualcuno. Non voglio spoilerare nemmeno un secondo di più perché questo film commuove, fa pensare, fa sperare, agita, angoscia, diverte e si staglia sul panorama del cinema indipendente contemporaneo in tutta la sua folle, a tratti tenera e a tratti disturbante, originalità, a metà strada tra la favola, la tragedia, l’incubo e l’introspezione più dura. Sicuramente il lungometraggio d’esordio migliore che abbia visto al frighfest e uno dei migliori della mia vita. L’ho adorato con ogni cellula.

6 commenti:

  1. Turbo Kid è meraviglioso, uno dei miglior film dell'anno, mentre Hellions non so, lo guarderò a breve spero sia figo ;-) Cheers!

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    1. Turbo Kid e` veramente speciale, ha proprio l'anima. Fa ridere e piangere e tutto con molta sincerita`. E poi ti mette nel mood da giacca di pelle e anfibi e rivediamo i Goonies.
      Hellions: perla horror psichedelica, secondo me la cosa piu` originale uscita quest'anno.
      Ciao!

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  2. La top 5 piu' puntuale dell'internet tutto! Comunque, come gia' puntualizzato, Deathgasm fuori di un soffio, fa riderissimo pe davero

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    1. <grazieee3
      Deathgasm!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! \m/

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  3. Miriam, che dire...ti stimo!!
    Le tue parole esprimono tutta la tua passione per l'intrattenimento horrorifico :-)

    ho letto con grande interesse il tuo resoconto, con un pizzico d'invidia per la bella esperienza che hai fatto (è sempre stato un mio cruccio andare a un festival horror ma finora non ne ho ancora avuto il piacere).
    Vedrò di recuperare qualche titolo
    ciao e grazie

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  4. Grazie mille!
    Il frightfest e` stata la mia vacanza estiva e mi e` piaciuto tantissimo, l'atmosfera e` veramente carina. Non so di dove tu sia, ma in Italia ci sono un paio di opzioni valide, anzi, ce ne saranno di piu` ma io ne ho in mente pochissime: a Torino - ToHorror; piccolo festival di piccoli horror, mi pare ci avessero presentato Across the river che non ho visto ma Giuseppe ha recensito qui. il top ovviamente e` il torino film festival, che offre una selecta di film fichissimi, compresi degli horror della stramadonna (vedi The guest, Babadook, It follows, VHS, tra i vari). Poi c'e` lo sci-fi a Trieste, che manda parecchie visioni passate dal frighfest e cose interessanti europee (tipo ich seh ich seh, gran film!), quindi ha un occhio di riguardo per l'horror (meno male, perche` io lo preferisco allo sci-fi, ma tanto). Spero di esserti stata un pochino utile. Buone visioni :)

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