14.11.15

Recensione "The Wolfpack" - BuioDoc (N°27)


Sei fratelli rinchiusi in casa dal padre.
Protetti da un mondo che può soltanto fargli male.
Con il cinema come unica finestra sul mondo.
Non può durar per sempre.
Unico film del 2015, insieme a Hyena, non visto in sala. Ma solo perchè, con un'operazione abbastanza unica, un canale tv ha avuto i diritti per trasmetterlo in contemporanea col cinema.

Essere segregati a vita in una casa come i protagonisti di Wolfpack e farsi esplodere vicino ad uno stadio (od uccidere 100 persone dentro un teatro) solo apparentemente sono cose così diverse.
In realtà, e di questo ho una sicurezza quasi sfacciatamente oggettiva, tutti i mali del mondo e dell'uomo, dai più piccoli ai più grandi, hanno una matrice comune.
E quella matrice comune sono i padri e le madri, con la lettera maiuscola o no, umani o divini.
Insegnamenti sbagliati, traumi, privazioni, infanzie negate, tutta la distruzione e l'autodistruzione presente nel mondo deriva da qui.
Quel padre può essere quello che ti ha generato o quello lassù in cui credi ma stai sicuro che se la vita ti farà cattivo quasi sempre il motivo sta in questa educazione, o nella mancanza di essa.
Ogni depresso, ogni assassino, ogni malvagio del mondo è stato un figlio, o un Figlio, che non ha ricevuto l'amore o gli insegnamenti giusti.

Certo questi 6 fratelli di vita vera ne hanno vissuta veramente poca, segregati là in quell'appartamento.
Sei mucchi d'ossa dai visi e capelli indios che per colpa di un padre iperprotettivo e autoproclamatasi onnipotente hanno passato tutta la loro infanzia e parte dell'adolescenza senza mai uscire di casa, o al massimo 5,6 volte l'anno.

Risultati immagini per wolfpack film

E cos'era, allora, per loro il mondo?
Il cinema, soltanto il cinema.
I film erano l'unico modo per evadere da quelle quattro mura e ripetere le scene degli stessi, battuta per battuta, con tanto di oggetti di scena e costumi,  l'unica maniera per fingere di essere altrove.
Cinema salvifico quindi, certo.
Ma in maniera aberrante.
Impossibile non pensare a Dogtooth, e non solo per l'educazione "totale" impartita dal padre, non solo per quell'impossibilità di uscire da quell'unico mondo ma anche, e qui la coincidenza è davvero forte, per il cinema visto come unica finestra sull'altrove.
In realtà i ragazzi di Wolfpack sanno benissimo che mondo c'è là fuori, magari non possono viverlo, ma sanno che esiste e come è fatto.
E anche loro quindi, senza nemmeno doversi rompere il canino, ad un certo punto sentiranno la necessità di uscire.
E lo faranno.


Secondo me, a ben pensarci, il film che più ricorda questa incredibile vicenda (è un documentario se non si era capito, tutto vero) è il The Village di MrNight. Sostituisci ad un'intera comunità un gruppo di 6 fratelli, sostituisci al bosco e ai mostri gli insegnamenti del padre su come il mondo sia soltanto cattivo e pericoloso ed il gioco è fatto.
Uno sente parlare questo branco di lupi (wolfpack) cresciuti in cattività e crede di trovarli cattivi, grezzi, dalle vedute ridottissime.
E invece si ritrova dei ragazzi molto intelligenti, sensibili, assolutamente consapevoli di quello che non hanno e molto meno succubi del padre di come crederesti. E se per l'intelligenza e la consapevolezza il merito è da dare ad un'istruzione comunque ricevuta in casa, dalla madre e, forse, anche dal cinema, il sentirli così liberi dipende dal fatto che questo documentario racconta il dopo, il post segregazione.. E' vero, siamo sempre in un durante, i 6 vivono sempre là, ma ormai la vita l'hanno assaggiata, le fughe ci sono state, il cordone ombelicale è stato finalmente tagliato.
E anche la madre, lei sì veramente succuba del marito, può finalmente raccontare il proprio dolore.
La prima, di fuga, l'aveva fatta il più grande, un ragazzo con degli occhi in cui non riesci a veder separato l'odio e l'amore per la propria famiglia.
E la fuga fu fatta vestito da Michael Myers di Halloween. Perchè se il cinema rappresentava il fuori, solo mascherato da cinema quel fuori poteva essere affrontato.
Certo, lo arresteranno e lo porteranno ai servizi sociali ma insomma, ne valeva la pena.
E in questa fuga, in questo coraggio, in questo camuffamento per uscire finalmente fuori, impossibile non rimandare il pensiero a Kim, al suo casco e a quella prima uscita in Castaway in the moon.


C'è da dire che questo documentario ha il difetto di esser troppo lungo e di darci la sensazione che il meglio lo riserbi quasi tutto all'inizio. Interviste e vita di oggi frammiste a filmati amatoriali, anche abbastanza inquietanti, del passato. Cose che avevamo già visto in due film molto molto delicati e forti, il bel Una Storia Americana e il per me fondamentale Tarnation.
E anche qua, come nel film di Jonathan Caouette, il cinema, l'arte, sarà un modo per sopravvivere, sublimare un dolore e provare a farcela nel mondo.
Un mondo che, dicono loro una volta scoperto del tutto, è come un grande film in 3d.
Perchè la vita vera è la fuori.
Che mica è vivere il non poter sentire con i propri piedi l'ultimo lembo di un'onda e capire che sì, quella paura che credevi di avere del mare in realtà ce l'hai davvero.
Che mica è vivere il non poter schiacciare il naso su una vetrina e vedere quella torta al cioccolato che se ne sta lì, spocchiosa e superba, tutta orgogliosa di farsi ammirare.
Che non è vivere conoscere un mondo di soli pavimenti e porte, un mondo dove non puoi nemmeno bestemmiare contro la buca o la radice in cui sei inciampato
Che non è vita quella in cui non puoi provare l'adrenalina di sfuggire alla pioggia.
O l'incoscienza di starsene lì, come me, a faccia in su, a prendersela tutta.

18 commenti:

  1. Non sono molto sicura che l'origine di tutti i mali sia da attribuite a padri madri ecc. ma sono sicura che la religione con quello che è successo a Parigi non c'entri davvero nulla.
    Tornando al documentario sui fratelli Angulo purtroppo non sono riuscita a vederlo in sala, dove è rimasto, a giorni alterni, in programmazione per 4 giorni.
    Però ho letto un articolo in cui dicono di non provare rancore nei confronti del padre...
    Mi piacerebbe riuscire a recuperarlo.

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    1. C'entra poco. E se c'entra è per una visione distorta. E' quasi una scusa per altro.

      Guarda, anche qua è stato solo pochissimi giorni ma me l'ero registrato su Crime Investigation di Sky che l'aveva trasmesso una sola sera in contemporanea con l'uscita in sala.

      Sono ragazzi molto intelligente, davvero strano vederli così tranquilli.
      Ma il documentario, anche se giustamente non te lo dice troppo esplicitamente, è arrivato quando ormai da quelle dinamiche ne erano usciti da un pò. E almeno i due più grandi col padre ce l'hanno, e molto.
      Spero che adesso non approfittino di questo clamore per diventare divi, ho visto foto che poco mi piacciono in tal senso

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  2. Vi sono poi esempi illustri dove ad esempio la reclusione non è in un luogo ma in una attività, dove il sentimento del genitore non è l'iperprotettività ma la bramosia di gloria, dove l'unica evasione possibile è l'essere "i migliori" in ciò che si è costretti a fare.

    Come non pensare ai Jackson 5 o alle famiglie circensi.

    Intere famiglie assoggettate al volere di un "padre padrone", come direbbe Gadda.

    I risultati di queste imposizioni possono essere eccelsi dal punto di vista artistico, ma tendenzialmente rendono i malcapitati dei disadattati, dei freaks.

    E infatti, come per il film Elephant Man, è sui freaks che si fa il film, il documentario, è graze a loro che qualcuno, presentandoli al mondo, cerca la fama.

    A mio parere è triste il voyerismo che pervade la nostra cultura

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    1. Quindi secondo te è un'operazione di marketing?

      E quella fama di cui parli alla fine, la riferisci alla regista, ai ragazzi o al padre?

      Guarda, l'unico sul quale posso mettere la mano sul fuoco (intenso come no, non cerca la fama) è il padre, che da doc ne esce con le ossa molto rotte. E in più, tranne un minutino, prova a non farsi mai vedere.
      QUindi non credo questo sia il caso alla "circo" (è morta la Orfei ieri poi), questo padre aveva serie turbe ma non cercava la gloria mondiale, ma quella personale, ossia sentirsi Dio nel suo microcosmo, microcosmo che per il resto voleva tenere molto nascosto.
      E hai ragione, il voyerismo è fortissimo, ma io credo che il confine tra il DOVER raccontare queste storie e il non doverlo fare sia molto labile.
      E' difficile giudicare.

      Ti scrivo di fretta e non posso nemmeno semmai rispondere poi perchè sto andando al lavoro.
      Ma semmai leggo stasera.

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    2. Mi riferivo ai registi, scienziati, giornalisti che spremono fino all'ultima goccia da vicende del genere.
      E quando il boom è passato, ed anche l'ultima biografia e l'ultima disamina psicologica sono state scritte, si dimenticano dei loro momentanei eroi (fautori del loro seppur piccolo successo) e via....avanti il prossimo freak.

      Da un Josef Fritzl ad un altro, magari meno cruento si spera.

      Il parallelo col circo l'ho fatto solo in riferimento all'isolamento a cui sono comunque indotti i circensi, anche se per motivi diversi rispetto ai protagonisti di Wolfpack o Dogtooth o The Village: vivere in una roulotte tutta la vita lavorando fin da piccoli per compiacere le aspettative dei genitori è tutto fuorché adempiere all'articolo 147 (nel caso del nostro codice civile).
      Sinceramente non so come si pongano gli altri stati nei confronti dell'educazione dei figli.

      A mio avviso, per quali che siano le intenzioni del genitore responsabile dell'isolamento del figlio o dei figli, non si dovrebbe guardare a tale pratica con occhio benevolo.

      Prescindo dai risultati dal punto di vista estetico: chi subisce una costrizione del genere ne porta comunque i segni tutta la vita (anche non lo ammetta a se stesso).

      Joseph Jackson avrà creato la più grande boy-band di sempre ed avrà anche permesso al mondo di conoscere quello che forse è il più grande showman musicale di tutti i tempi, ma in definitiva, dal punto di vista umano ha rovinato la vita a parecchi dei suoi figli (pur rendendoli ricchi).
      Come manager chapeau, come padre meglio non parlarne.

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    3. Mi ero già accorto con la faccenda "plagi" e fantascienza, mi da la conferma adesso Giovanni. Tu sei uno molto tosto, uno da idee "forti", quasi monolitiche.

      Io sono un pò all'opposto in questo.
      Il tuo discorso iniziale non solo è condivisibile ma molto acuto e, ahimè, molto frequente.
      Ma mi fa paura crederlo generale, vorrebbe dire, ad esempio, a non credere più a niente, a non credere più ad alcuna storia, o quaantomeno alla buonafede con la quale è stata raccontata, vorrebbe dire quasi eliminare del tutto il genere documentario "umano".
      Eppure io credo che ci sono storie che vadano raccontate e che magari poi sì, le lasciamo perdere, ma abbiamo voluto raccontarle perchè ci credevamo.

      Seconda parte.
      Qua non c'è nemmeno da discutere, anche se i fratelli diventassero tutti registi, o anche se fossero in qualche modo sereni l'isolamento che hanno vissuto è aberrante e, per quanto mi riguarda, perseguibile per legge (il padre).
      Come dicevo a inizio rece queste cose ti lasciano delle crepe che magari nemmeno te ne accorgi, ma non ti abbandoneranno mai.

      L'esempio dei Jackson è perfetto.
      A me che conosco bene quel mondo vengono in mente anche tante tenniste diventate campionesse ma assolutamente private di tutto dai loro padri.

      E io son convinto che se c'è buona fede ste storie vadano raccontate. Anche perchè non sai quante volte questi racconti salvano vite o fanno aprire gli occhi

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    4. Mi hai fatto sentire "Kubrickiano" definendo le mie idee monolitiche :-)
      Penso che ognuno dentro di se abbia idee ferree, talvolta non ha solamente la convinzione o la volontà di difenderle, tendendo ad uniformarsi alla doxa per quieto vivere. Non è sbagliato, capita anche a me nelle cose di tutti i giorni, ma più le cose mi urtano e più sostengo a spada tratta quelle che sono le mie posizioni.

      Solo un esempio forte per darti un'idea di cosa intendo: in un paese come il nostro quanti favorevoli alla pena di morte e fermamente convinti che possa essere applicata in caso di flagranza non dicono di esserlo per non fomentare inutili discussioni o disapprovazione....

      In ogni caso non sono contro i documentari, assolutamente. e come dici tu, nel caso facciano aprire occhi o salvino vite ben vengano! E ne facciano di più!

      Dico solo di porsi sempre la domanda di quanto una cosa documentata sia vera o costruita.
      Dico di porsi sempre la domanda fatidica: Cui prodest?

      In questo caso i 6 ragazzi in che maniera ne hanno beneficiato?

      E dopo questo non rompo più i maroni ;-)

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    5. Tutto quello che hai scritto è inappuntabile.
      Sai, credo che siano però vere entrambe le cose, ovvero sia che ognuno di noi ha idee fortissime che, come dici, per quieto vivere ammorbidisce (penso soprattutto al razzismo) sia, anche, che in realtà ci sono tante convinzioni che abbiamo che non vogliamo scalfire, modificare ma che in realtà sembriamo molto deboli.
      A me tantissime volte mi è capitato di autoconvincermi su delle cose, erigere i miei monoliti quando, in realtà, so perfettamente come quelle cose siano molto diverse. Però mi dà fastidio dirmelo, è sempre difficile darsi torto ;)

      l'esempio della pena di morte è ottimo
      io, ti giuro, sono completamente contrario
      ma forse sarei anche più cattivo, in alcuni casi torturerei a vita

      guarda, secondo me il caso di Wolfpack è quasi all'opposto di quello che dici

      nel senso che è proprio il Cui prodest che rischia di essere esagerato

      i ragazzi ne hanno beneficiato, moltissimo

      e la mia paura è proprio che questo beneficio sia eccessivo, che diventino dei divi, che facciano troppo successo

      io credo che la regista sia in buonissima fede, questi sono doc che non ti cambiano la vita, ti prendi le tue belle critiche e finisce là

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    6. Hai proprio ragione sai....è sempre difficile darsi torto!

      Sacrosante parole.

      Me le incornicio e la appendo nel mio prossimo ufficio! :-)

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    7. beh, per così poco...

      e chi sono, il nuovo Osho?

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  3. Unico film del 2015 (assieme a Hyena) non visto in sala??? Che culo!

    Andando al film...non so molto di questo se non che per tematiche affrontate fa decisamente al caso mio ;) Poi se è Doc...

    Purtroppo l' ho scoperto tardi, quindi devo affidarmi allo streaming. Non ho ancora cercato ma approfitto per chiederti se sai qualcosa ;)
    Non vedo l'ora di leggere la tua rece, spero presto;)

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    1. Sì sì, del 2015 tutti in sala, come sempre del resto.
      Hyena mi sono accorto solo dopo che era di quest'anno ma tanto non credo uscirà mai.
      Forse c'è qualche horror anche, qualcuno di quelli che ho la certezza non attivi mai in sala.

      Oh Pietro, ma Doc vuol dire documentario eh, non di origine controllata ;)

      E' una rubrica, c'è la pagina sopra, di soli documentari

      no, non ho ancora cercato ma se mi vieni a trovare ce l'ho salvato in tv

      secondo me ti piacerà

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  4. Oddio, lo sai che non capisco se "E' una rubrica, c'è la pagina sopra, di soli documentari" me lo dici proseguendo lo scherzo della frase prima sul Doc o no ahaha
    No perché la conosco benissimo quella rubrica ;)

    Vabbè allora nel weekend vengo a Perugia (è lì che stai no?) e te suono al campanello ;) Pretendo anche il pranzo eh...

    Magari un giorno...mi piacerebbe :D

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    1. Ti giuro non scherzavo.
      Anche perchè allora sei l'unico che ha capito che Doc è per documentario ;)

      alla fine sono meno di due ora, prendi un treno, te sei giovane, lo fai con più facilità di un (giovane) uomo come me

      e ai fornelli sicuro sono meglio di come scrivo

      e ti cucinerei anche alla romana, amatriciana o carbonara, me la rischio

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  5. Ma davvero? Pensavo mi facessi più sveglio ahahahah

    Ah guarda, due ore di treno non sono un problema ho fatto viaggi ben più lunghi e in macchina... Comunque sì, se per te non sarà un problema, un giorno verrò a trovarti, promesso ;)
    E mo che mi hai detto che sei forte ai fornelli...sei fregato ahaha
    una buona carbonara è il top per me, però volevo testarti nelle specialità umbre, che dici?


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    1. Ma no, è che il nome è fuorviante, c'è poco da fare, la colpa è mia ;)

      guarda, puoi venire quando vuoi

      io per i primi mi rifaccio sempre a Roma, di nostro abbiamo "solo" la norcina e poco altro

      siamo forti per i salumi ma, norcina e ragù a parte, per i primi prendiamo da voi
      scegliereai te

      comunque credo di venire a Roma 2 giorni a inizio gennaio (tra il 2 e il 9) a trovare mio cugino

      ci becchiamo

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  6. Documentario recuperato dopo questa tua bellissima e puntualissima recensione dopo che non molto tempo fà è uscito in DVD, e davvero mi ha colpito moltissimo, è una vera fucina di spunti di riflessioni incredibile. Pensare al cinema come visione della vita reale e come passatempo quotidiano è allo stesso tempo esaltante e spiazzante nello stesso momento, per la situazione che i ragazzi sono obbligati a vivere. E poi la tua prima parte della recensione la sposo al 100%, in cui dici che il male (o il bene ma non in questo caso) di tutto, nasce dai genitori, dalle esperienze e dall'educazione che ci viene data, siamo condizionati volenti o nolenti da loro o dalla mancanza di loro, e anche il credo religioso penso abbia una sua bella fetta di percentuale. Un documentario che stordisce, che fà provare tante emozioni e muove tantissimo l'animo e il cervello di chi lo vede. Colpisce poi il fatto che il fratello più grande finalmente decida di uscire di casa proprio con la maschera e la figura di Michael Myers, figura per eccellenza invulnerabile del male, quasi come servisse da strumento di protezione per quello che lo aspetta fuori, nel mondo reale.

    Grazie per l'ennesima volta per avermi fatto scoprire un'opera così nascosta ma talmente bella ed edificante che mi viene quasi voglia di rivederla.

    Voto: 8

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    1. Wolfpack è stato uno dei casi cinematografici più interessanti dello scorso anno.
      Diventato cult in gran parte del mondo, tanti ne hanno parlato, pochi l'hanno visto.
      Credo che sia uno di quei film quasi "obbligatori" da far vedere, specie ai giovani.
      Troppo interessante, a prescindere poi da quanto possa piacere o no.

      Credo fortemente nella prima parte di quello che ho scritto. Io alle cose che uno nasce cattivo o sbagliato credo poco. Cert, le attitudini c'entrano, ma stai sicuro che ci sarà sempre una motivazione "famigliare" (o religiosa, come fosse una famiglia trascendentale) dietro ogni persona sbagliata.
      Perfetta la tua considerazione dulla faccenda del mascheramento. In questo corto circuito tra vita e cinema che è stata la vita di quei ragazzi questa lettura ci sta alla grande

      grazie a te della solita fiducia ;)

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