21.1.17

Recensione: "La Bocca del Lupo" (BuioDoc 31)

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Vedo il film precedente del regista dello splendido Bella e Perduta.
E ci ritrovo tutto, la stessa sensibilità, lo stesso volteggiare tra documentario e fiction, realtà e favola, lo stesso montaggio pazzo, originale e poetico.
Se non conoscete Pietro Marcello provate ad andarlo a cercare perchè ne vale tremendamente la pena


Se già con lo splendido Bella e Perduta (rece), quel film così strano, assurdo, rattoppato qua e là -giocoforza rattoppato qua e là- ma al tempo stesso così affascinante, dolce, poetico e onirico, se già con Bella e Perduta avevo avuto la sensazione di trovarmi davanti ad un regista in qualche modo unico, capace di essiccare al massimo la macchina cinema ma al tempo stesso anche di abbellirla, dargli un colore suo, dare anima all'inanimato, beh, se già con quel film avevo avuto quella sensazione adesso, con il suo precedente La Bocca del Lupo ne ho la certezza, Pietro Marcello è un poeta del nostro cinema.
Uno di quei poeti primitivi, contadini, che osservano e si innamorano delle cose semplici e poi provano a restituirne la magia nascosta.

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La Bocca del Lupo è in tutto e per tutto il film dello stesso regista che vidi in Bella e Perduta, lo si riconoscerebbe lontano km.
Stessa splendida commistione tra documentario e fiction (non quella orribile di Sacro... vabbeh, basta a parlar male di quel film), stessa sensazione di ipnosi, stesso modo di raccontare una storia umana dandogli una sensazione di fiaba (più esplicita in Bella e Perduta ma presente anche qui), stessa dolcezza, stessa umiltà, stessa urgenza di raccontar luoghi e persone, stessa sensibilità.
Ancora una volta il giovane Pietro Marcello prende una storia vera, verissima, e la racconta a modo suo, con un montaggio che, ancora una volta, diventa vero e proprio protagonista del film.
E' la storia di Enzo, 27 anni passati in carcere, e della sua amata, Mary, un trans che per almeno 10 anni l'ha aspettato fuori, nel mondo libero, benchè anch'essa, per problemi di droga, abbia conosciuto le mura della galera (è là che ha incontrato Enzo).
E' una storia raccontata nell'oggi, nel dopo, con Enzo già fuori. E' un ripercorrere una vita, un'amore.
Ma è un ripercorrere non lineare, arbitrario, jazz, che nei racconti dei due protagonisti va avanti e indietro senza tanto filo logico.
Ma il vero punto di forza di questa piccola, piccolissima pellicola (un'ora) è un montaggio straordinario che alterna sequenze della vita di adesso di Enzo ad immagini d'archivio, di repertorio, sulla città in cui vive, Genova.

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Ed è così che questa splendida città diventa terzo personaggio del film, con questi vecchissimi filmati di cantieri navali, di industrie, di gente che si butta in mare, di vicoli debordanti di umanità, di vecchie locandine di film, di locali, di lavoro in miniera, di demolizioni, di navi che partono e fazzoletti che sventolano davanti volti lacrimanti.
Si resta ipnotizzati da questo montaggio che pare così tanto arbitrario, casuale, quando in realtà crea un effetto tremendamente omogeneo, sinuoso, poetico.
Forse l'unico piccolo difetto è in quegli ultimi 20 minuti con quella bellissima intervista ai due sì, ma che inserisce in due binari paralleli un film che andava meravigliosamente a zig zag, anarchico, come anarchica, tremendamente anarchica, è la straniante scena del bar, così vera, così confusa ma anche così strana, con lui che dice che a lei i bacetti li ha dati "per il film, per la scena".
Dirò una cosa che pare veramente insensata ma io in parecchie parti di questo film c'ho visto quello che apparentemente è il regista più lontano sulla faccia della terra da Pietro Marcello, Paolo Sorrentino.
C'ho rivisto quella stessa capacità di raccontare luoghi e personaggi dandogli una dimensione "altra" quasi onirica. Sarà l'uso di colonne sonore in parte simili, sarà quella voce fuori campo così importante e sentenziosa, sarà questa atmosfera onirica, ma a me in alcune parti, lo ripeto, Marcello mi è sembrato un Sorrentino senza ego e senza macchina cinema, un suo abbozzo, un suo distillato, quasi uno story board del cinema grande e incontinente del maestro napoletano.
Ma oltre Genova, oltre il montaggio, oltre questa atmosfera umana e "mitica" allo stesso tempo, La Bocca del Lupo racconta più che altro una storia d'amore d'altri tempi, d'altri luoghi e d'altri modi, la storia d'amore tra un lui violento e geloso ma che si commuove vedendo Bambi ed una lei/lui di una sensibilità pazzesca, di una bontà d'animo e umiltà da farci sentire piccoli piccoli.

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Una coppia impossibile che ha reso possibile una storia impossibile dai tempi impossibili.
E un solo sogno, una casa in campagna dove poter stare coi propri cani e con sè stessi, nessun altro.
E quella casa sarà, una casa spoglia, un giardino incolto, un piccolo fuoco, un cane che ti salta in braccio.
Piccole istantanee di una felicità.
E poi si torna a Genova e ai suoi filmati.
E la storia finisce

10 commenti:

  1. Io ci rovo a vederlo... ma non lo so... me sa che te la rischi... ;))

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    1. con te si rischia con QUALSIASI film...
      e questo poi, mix tra doc e fiction come il nostro amato Rosi...

      ma secondo me è proprio in questo film che si vede la differenza abissale di poetica tra uno e l'altro...

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  2. come non essere d'accordo parola per parola?

    https://markx7.blogspot.it/2013/10/la-bocca-del-lupo-pietro-marcello.html

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    1. Vero cazzo, come ho fatto a non pensare a De Andrè...

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  3. Già. Un film ricco di povertà. http://mulosetaccioepiccone.blogspot.it/2011/02/la-bocca-del-lupo.html
    Bella la tua definizione di poeta contadino per Marcello, credo ne sarebbe felicissimo :)

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    1. Gli ho chiesto l'amicizia su fb ma ancora niente..

      Letta la tua perfetta mini recensione
      beh, sì, questo è proprio il tuo cinema....

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  4. Lo vidi diversi anni fà e mi piacque abbastanza, ne ricordo troppo poco per parlarne approfonditamente però la tua recensione mi fa tornare alla memoria tante cose, contento che anche in Bella E Perduta (che non ho visto) abbia continuato il suo modo di fare cinema. Marcello è autore invisibile e non per tutti, senz'altro da scoprire ;)

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    1. Eh, è un tipo di cinema/non cinema strano, magari non è del tutto nelle tue corde (se mal fatto nemmeno nelle mie, in Marcello però vedo poesia)

      sì, invisibile e unico, diverso da tutti

      dai una chance a Bella e Perduta, ma un filo di rischio c'è

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    2. Potrei dargli una chance ma non è mai uscito purtroppo, solo al cinema fugacemente in pochissime copie.

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    3. ah, convinto fosse uscito

      al cinema una delle copie era quella che ho visto io ;)

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