18.1.17

Recensione: "Silence"

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al cinema (2)

Un grandissimo film, capace per tutta la sua durata di portare lo spettatore a continue e sempre più difficili e combattute riflessioni.
Un film probabilmente profondamente cristiano ma che sa fa venir fuori tutte le contraddizioni, i dubbi, i conflitti e le ipocrisie di quella cosa così grande e pazza chiamata Fede

Ammetto che avevo un pò di timore ad andare in sala a vedermi Silence.
Il fatto è che io sono un talebano e ho delle mie regole ferree, indistruttibili.
E quella principale è non leggere nulla del film che andrò a vedere. E non mi riferisco solo a recensioni, commenti o critiche ma anche a semplici informazioni utili.
Voglio essere tabula rasa sia nella visione che nella scrittura.
Ecco quindi che ignorante come una capra come sono su certi argomenti (tutti quelli che tratta Silence) ero convinto di non poter essere in grado nè di vederlo nè di parlarne poi.
E invece mi sono ritrovato davanti un film splendido che alla fine se ne può fregare del contesto storico, politico e religioso del mondo che racconta.
Perchè questo è un film che trascende tutto, che parla dell'Uomo, della Fede e di mille altre cose usando quel contesto "solo" come sfondo.
Certo, nelle vicende narrate è importantissimo sapere quello che accadeva nel Giappone della prima metà del 600, delle persecuzioni, torture e caccia a quei cristiani che provavano, da decenni, ad evangelizzare quella "nuova" terra. sradicandola all'egemone religione buddista.

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Ma questo contesto è ben spiegato nel film e non servono tante conoscenze in più per poter godere appieno di questa grande opera.
Ecco, ho scritto "grande opera".
E ci tengo, in tal senso, a dire due cose su quello che per me è un paradosso.
Scorsese è sempre considerato come uno di quei registi del tanto e troppo, della magniloquenza, della grandiosità, dell'esagerazione, un formidabile autista della macchina cinema.

E il paradosso di cui parlavo è che in questo che è, indubbiamente, almeno come respiro, spazi e riflessioni, uno dei suoi film più grandi, c'è invece la sensazione di un controllo enorme, di una sottrazione, di un togliere che a Scorsese, di solito, poco si confà.
Del resto anche il titolo, Silence, parla di una assenza.
Ci torneremo ovviamente.
Ed ecco che abbiamo la quasi totale (o totale?) assenza di colonna sonora, colonna sonora che in un film come questo avrebbe potuto portare ad una sorta di Kolossal, e non un film intimo com'è in realtà; ed ecco che abbiamo un uso dei tempi dilatato, lentissimo, opposto alla frenesia e ai fuochi d'artificio scorsesiani. E ecco che anche le scene di tortura non diventano uno spettacolo della violenza ma solo delle lente e riflessive sequenze perfettamente inserite nel resto del film.
Solo per farsi capire sono convinto che se questo soggetto fosse stato affidato a due registi come Refn o Wheatley (registi che di violenza e trascendenza ne sanno parecchio) avremmo avuto una specie di torture porn che in confronto la passione melgibsoniana sarebbe parsa una passeggiata di salute.
Invece no, invece Scorsese in tutti gli aspetti mette su un film intimo, silenzioso, riflessivo e "concettuale".

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Forse potrebbe essere proprio questo uno dei (pochissimi) difetti da potergli imputare, ovvero questa sua quasi totale assenza di cambi di ritmo, di azioni notevoli, di adrenalina.
No, siamo davanti ad un film di impressionante radicalità, uno di quelli che ci coinvolge quasi soltanto intellettualmente dalla prima all'ultima scena.
A discapito magari di qualche scena più spettacolare o di una componente emotiva sempre pronta a venir fuori ma alla fine abbastanza nascosta.
Silence è un film, per me, profondamente cristiano.
Ma di un'intelligenza, apertura mentale, complessità davvero notevoli.
Non è un caso che in uno dei bellissimi dialoghi presenti nel film uno dei giapponesi -il grande personaggio, molto colto, dell'interprete- dica che le religioni possano assolutamente coesistere tra loro ma che i cristiani hanno l'arroganza di voler imporre la propria.
Ma saranno molti altri i momenti in cui Scorsese dimostrerà profondo rispetto non tanto per la religione buddhista in sè ma per la cultura e la tradizione di quello che è e rimane un grande popolo.
Come plot siamo dalle parti di un Apocalypse Now o di El Abrazo de la serpiente, con questi due gesuiti che partono per il Giappone alla ricerca di Padre Ferreira, loro mentore, di cui non si hanno più notizie da 7 anni.
Perchè in Giappone c'è stato un vero e proprio repulisti della religione cattolica, talmente radicale che, si pensa, Ferreira potrebbe essere rimasto l'unico prete cattolico ancora presente nel luogo.

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I due gesuiti Rodrigues e Garupe partono quindi per un paese ostile, un paese in pieno delirio di caccia ai cristiani.
Come guida hanno Kichijiro, un giapponese "assoldato" in Cina e, a lungo andare, personaggio importantissimo per il film.
Rodrigues e Garupe troveranno in Giappone delle piccole ma resistentissime comunità cristiane, quelle che avevano formato i gesuiti che li avevano preceduti. Si nasconderanno da loro, officeranno il loro ruolo di preti ma con un solo obbiettivo, quello per cui erano partiti, trovare Ferreira.
Ad un certo punto i due saranno costretti a dividersi.
Entrambi poi saranno catturati.
Avranno un destino notevolmente diverso.
Silence, come dicevo, è un film prettamente concettuale (non che manchi bellezza visiva, anzi, ce n'è a volontà), una pellicola che ti costringe a riflettere per tutto l'arco della sua durata.
Lo fa attraverso dei personaggi complessissimi, contraddittori, alcuni inafferrabili.
Ferreira, Rodrigus, Garupe, Kichijiro (ma anche alcuni dell' "altra parte") sono tutti personaggi difficili da inquadrare, giudicare, analizzare.
Sparso tra di loro abbiamo tutto il buono (ma anche il cattivo) del cattolicesimo.
La passione della Fede, la sua incrollabile Verità, il pensare agli altri prima di sè stessi, la necessità dell'Evangelizzazione, ma anche i dubbi, i tormenti, le ipocrisie e le crisi che quasi sempre, in un percorso religioso, vengono fuori.
E se le figure dei tre gesuiti hanno, alla fine, anche parecchi punti in comune quello che risulta essere più interessante è forse Kichijiro, colui che, secondo me, interpreta perfettamente la figura del cristiano tipo.
Ovvero di colui che per (comprensibile e naturale) spirito di conservazione pensa sempre prima a sè stesso, alla propria salvezza, alla propria incolumità e poi, grazie a quell'abusato e a volte ipocrita salvagente del Perdono, riesce sempre ad emendare i propri peccati. Alla lunga Scorsese ne fa un personaggio quasi comico con quella sua continua (5? 6?) richiesta di potersi confessare dopo essersi sentito in colpa per qualcosa.
In realtà c'è anche la sensazione che il giapponese, cristiano, lo sia davvero ma non accecato da una Fede che, per essere ritenuta tale, presuppone anche il tuo sacrificio in nome di essa.
O, forse, Kichijiro è semplicemente un pazzo (così in Cina ci viene presentato).
E in questo caso sarebbe interessante da chiedersi se la Fede non sia proprio un atto di pazzia, di uscita dalla pura razionalità dell'intelletto.

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In realtà di personaggi "solo" negativi non ce ne sono nel film.
Ognuno ha una sua logica, una sua etica, dei punti incontestabili del proprio ragionamento.
Lo stesso Inquisitore Inoue è un personaggio molto interessante, capace, in mezzo a tanta barbarie, di tirar fuori dei discorsi per certi versi illuminati e assolutamente condivisibili.
Su tutti il suo concetto per cui non in tutti i paesi può attecchire allo stesso modo una certa filosofia, concetto che poi lo stesso Ferreira, parlando del Dio Sole, ribadirà ("Sei stato sconfitto dalla palude" diranno a Rodrigues" una volta che anche lui stesso abiurerà) e la "parabola" delle concubine, ovvero dell'arroganza e dell'arrivismo che hanno certi paesi nel volerne colonizzare un altro.
E' questo che rende Silence un grande film, questo suo costringerci a mettere del nostro nell'interpretazione, questo suo non prendere una posizione netta e fascista, queste sue decine e decine di sfumature.
Un contrasto religioso, sociale, culturale, bellissimo.
Ci sono scene superbe, tra tutte la magistrale sequenza in cui "finalmente" Rodrigues calpesta l'immagine sacra cristiana. 
Ma io credo che la scena madre sia un'altra.
Ovvero quella in cui i 5 cristiani giapponesi si rifiutano di calpestare l'immagine mentre Rodrigues (un sempre grande Garfield, per me il migliore) li guarda da dietro le sbarre.
Anzi, sono loro a guardare lui, ed è questo che rende la scena per me straordinaria.
Perchè quei neo-cristiani sono alla fine i veri cristiani, quelli creati dal nulla, quelli in cui la dottrina è arrivata pura e non è stata ancora modificata o edulcorata da niente.
E quel loro non calpestare l'immagine guardando Garfield, quasi con una sorta di ricerca di approvazione e orgoglio, secondo me è bellissimo.
Probabilmente loro hanno una fede ancora più radicale di quella del gesuita ma è comunque in lui che vedono il punto di riferimento, la persona da seguire, quella cui dimostrare qualcosa.

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Del resto Rodrigues anche nelle fattezze sembra Gesù, il Messia, e non è un caso che Scorsese almeno un paio di volte giochi con questa somiglianza (scena del narcisamente riflettersi sull'acqua sopra tutte).
Al solito grande regia con uso frequentissimo, forse simbolico, dell'inquadratura più "divina", la God View.
Bellissime alcune scene di oscurità e fuochi o quelle di nebbia, specie dei viaggi per mare che richiamano molto quel gran film, proprio di Refn, che è stato Valhalla Rising.
E, rifacendomi al film di Refn, è proprio in un aspetto che Silence è sorprendente.
Ovvero nel fatto che in un film che parla di Dio dalla prima all'ultima scena, alla fine, di Dio non se ne avverte mai la presenza. Mai. Non c'è una sola scena che appaia trascendente (mentre in Valhalla l'atmosfera in quel senso ne era densa), paradossalmente la sequebza più "divina" appare proprio l'immagine del Sole, quella della falsa divinità che Ferreira usa per dimostrare a Rodrigues quanto il cristianesimo sia difficile da evangelizzare in questo posto.
Ma del resto il titolo, Silence, a questo allude, al silenzio di Dio, al suo non palesarsi, alla sua assoluta distanza da tutte le cose che accadono.
E Scorsese non fa altro che raccontare questa assenza di Dio, il vero protagonista non presente del film.
Ed è così l'Uomo a diventare assoluto protagonista con le sue scelte, i suoi dubbi, il suo resistere e il suo cedere.
Forse, però, la vera Fede è percepire la presenza di Dio proprio nell'assenza.
Ed avere Dio sempre con sè anche quando, apparentemente, lo abbiamo abiurato.
E così in un finale bellissimo c'è ancora una croce tra quella mani ormai morte.
Stretta forte, mentre il fuoco brucia tutto





14 commenti:

  1. Purtroppo non sono ancora riuscito a guardarlo al cinema, ma spero di rimediare prima che scompaia dalle sale... sembra un gran film, Scorsese difficilmente tradisce e si vede che questo è un progetto che sente particolarmente suo.

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  2. Ottima recensione, condivido ogni parola. Che dire? Film più unico che raro nel panorama attuale, approccio laico eppure profondamente spirituale, film su Dio ma completamente umano, era dal cinema anni 50 che non si affrontava un discorso sulla fede con uno stile così epurato e severo, ma anche comprensivo e razionale.

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    1. ha detto tutto, grande Enrico

      che bel commento

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  3. Da ateo miscredente ho amato questo film quanto le canzoni di De Andrè.
    Kichijiro personaggio indimenticabile.

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    1. altro gran bel commento...

      sì, secondo me è davvero il personaggio chiave

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  4. secondo me non è che se ne può fregare proprio del tutto del contesto storico, ma a parte questo l'ho apprezzato.

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    1. Certo, nelle vicende narrate è importantissimo sapere quello che accadeva nel Giappone della prima metà del 600, delle persecuzioni, torture e caccia a quei cristiani che provavano, da decenni, ad evangelizzare quella "nuova" terra. sradicandola all'egemone religione buddista.

      Ma questo contesto è ben spiegato nel film e non servono tante conoscenze in più per poter godere appieno di questa grande opera."

      mi sono citato perchè, certo, conta molto il contesto.
      Ma nel film ti viene detto tutto, ricerche ulteriori non sono necessarie, solo per chi (e farebbe benissimo) si vuole appassionare di più all'argomento

      e invece io avrei pensato che servissero tante conoscenze in più

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  5. Risposte
    1. Eh, scusami, ma non ci arrivo.
      Trovo solo una malattia ossea a questo nome (dallo scopritore penso)

      mi prendo la malattia semmai, ma non ci arrivo

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  6. Visto anch' io. Concordo con la tua recensione, specialmente sull' approccio di Scorsese alla materia. Sia per come ha esposto le sfaccettature che cinematograficamente, forse dove si prende qualche libertà sono i punti in cui mi è piaciuto meno (paradossalmente sono i punti in cui a te è piaciuto di più :) ): mi riferisco alla scena dell' abiura, quei ralenty li ho trovati inutilmente pomposi, e a livello narrativo nella scena in cui tagliano la testa al tipo e il prete da sollevato rimane sconvolto, mi è sembrato un "colpo di scena" forzato (come tempistica più che altro, diversamente sarebbe stato se si fosse sconvolto già da quando avevano chiamato a parte il tizio).
    Ottimi i paesaggi, aggiungono anche significato: le molte coste, isole mostrano come in effetti il cristianesimo avesse interessato luoghi marginali e di conseguenza, l' insensatezza delle persecuzioni, se non per timore irrazionale della cultura diversa.
    Perfetta la tua puntualizzazione su come ognuno nel film abbia una parte di ragione e di torto, credo sia il più grande pregio del film.

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    1. Questo lo scrivo a parte, stendiamo un velo pietoso sul doppiaggio, come al solito ahah

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    2. Ti capisco perfettamente...

      sai che invece io ho trovato la scena della decapitazione "sbagliata" per un altro motivo?

      volevo pure metterlo in rece insieme ad altri difetti (come i capelli e le barbe perfette)

      appena prima quel gruppo di cattolici dice a Garfield di come desiderino la morte, di come vogliano il Paradiso, di come, quasi, non vedono l'ora di morire

      o comunque morire non gli fa per niente paura

      poi ammazzano uno di loro e sono tutti terrorizzati

      o.k, è morte violenta ma sta scena è troppo opposta a quella precedente, dovrebbero non dico essere contenti come dicevano am non avere quelle reazioni

      interessantissima la tua osservazione sui luoghi

      ed è vero, ormai erano 4 gatti che non facevani male a nessuno

      ma le persecuzioni quasi sempre coinvolgono minoranze innocue...

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  7. Monumentale, per la durata, per i temi trattati, la storia, gli accadimenti che portarono alla "persecuzione" dei cristiani nel Giappone del seicento fanno da sottofondo ad una continua e profonda analisi personale sulla fede. Un film enorme quello che Scorsese mette in scena, un documento pregno di religiosità ma laico nell' approccio, continue domande che ci rimbombano nella testa, i dubbi, le contraddizioni, i difetti umani che si ripercuotono nella religione cristiana, debole, fallace, "una donna sterile" che prevede un'entità superiore che è silente, un silenzio che pervade tutto il film, sintomatica l'assenza totale di colonna sonora. Scorsese ci racconta in modo distaccato, senza prendere posizione i tormenti di religiosi che spesso trovano sollievo nella pratica ipocrita della confessione. Alcuni dialoghi splendidi dove l'arroganza, la vigliaccheria dei gesuiti si manifestano in tutta la loro forza, a contraltare derive folli di nuovi e convertiti religiosi al limite del fanatismo. L'assenza di cambi di ritmo, che resta molto lento e la durata rendo questa opera ostica, ma resta, secondo me, un film splendido ed indispensabile

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due cose

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