17.9.17

Due al prezzo di una: (mini)recensioni "La Fratellanza" e "Il Cliente"

Altri due film (e adesso sono a pari, in qualche modo ho recuperato tutti i film visti questi mesi)
Uno è un prison movie adesso nei cinema.
Solido, benissimo scritto e recitato, ma che riesce a salvarsi dalla sagra del già visto solo grazie all'interessantissimo montaggio.

L'altro, Il Cliente, è il solito grande, immenso Fahradi, il regista al mondo che più di tutti sa riportare la verità al cinema, il più grande scrittore di dialoghi che esista.
E uno capace di far diventare thriller e film del mistero dei plot basati quasi sul nulla.
Un fuoriclasse


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Mi dicono dalla regia che lui sia uno degli attori di quell'ubriacatura collettiva del trono di spade.
(per ubriacatura intendo il delirio collettivo che ne scaturisce, non la qualità della serie, ci si può ubriacare anche con un grandissimo vino)
Beh, molto bravo.
La Fratellanza -solito titolo italiano...- è un prison movie solidissimo, senza mezza sbavatura, ben girato, ben recitato.
Il problema, semmai, è il darci la tremenda sensazione di tutto già visto, ogni passaggio, ogni personaggio, ogni dinamica.
E allora cosa lo rende comunque un gran bel prodotto?
Il montaggio.
Un montaggio avanti e indietro nel tempo, davvero suggestivo e capace, passo passo, di aggiungere dettagli e pezzi al puzzle.
La storia somiglia tanto a quella di Andy Dufresne dell'indimenticabile Le Ali della libertà con una bravissima persona (addirittura un bancario come era Andy) che finisce in prigione per omicidio colposo, senza essere minimamente un criminale.
Ne nasce un film che è quasi un coming of age traslato di 20 anni, adulto, un film che mostra un tranquillo 40enne diventare, direi giocoforza, un criminale, un violento, uno capace di uccidere.
Ma questa è la legge della giungla, si sa.
La cosa più interessante del film è forse l'incredulità che ha lo spettatore nel vedere il protagonista, uscito di galera, ricominciare dalla sera stessa la sua vita criminale.
Ma come, hai una moglie che in qualche modo ti ha aspettato tutto questo tempo (anche se lui da 7 anni non scriveva più dal carcere), hai un figlio 18enne che ti vorrebbe come padre, perchè non tornare da loro, perchè non ricominciare a vivere?
Grazie, come dicevo, all'ottimo montaggio temporale scopriremo poi che tutto ha un perchè e che forse dietro le terribili e sconsiderate azioni di Jacob c'è un grande, grandissimo uomo, uno capace di rinunciare a tutto, alla propria vita, per salvare quella degli affetti più cari.
Alcune bellissime scene, location molto affascinanti (il carcere con le celle all'aperto è stupendo), una tensione a volte palpabile, un paio di sequenze gore molto suggestive.
E alla fine, dopo l'ultimo "sacrificio" di Jacob ci sarà, in una splendida scrittura circolare, la lettera di risposta a quella del prologo.
Di padre in figlio.

7/ 7.5

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(questo è un nuovo record per me, scrivo del film a 28 giorni dalla visione, vado a tentoni)

Vedrei film di Fahradi per 10 ore di fila.
Nessuno, nessuno al mondo scrive dialoghi superiori ai suoi. C'è più verità nei dialoghi di Fahradi che in quella di alcuni documentari spacciati per reali.
Ma come fa st'omo a scrivere film quasi sul nulla e renderli così magnifici, così ipnotici?
Ecco, semmai il difetto di Fahradi è quello di assomigliarsi sempre un pò troppo con il rischio che la sua grandezza sia resa più piccola dalla sensazione del "non sa far altro?".
Immaginate un calciatore, un fuoriclasse, che oltre quei dribbling e quei tiri a giro è incapace di altro.
Rimane comunque un fuoriclasse? sì, ma sarebbe bello vederlo in altre vesti, in altre forme.
About Elly, Una Separazione, Il Passato, Il Cliente, 4 film straordinari ma in alcune dinamiche talmente simili da confonderli uno con l'altro.
Ma questi grandissimi cazzi alla fine.
Fahradi e i suoi problemi di coppia, Fahradi e i suoi interni/inferni, Fahradi e le sue case, mai come in questo film protagoniste.
Ancora una volta succede una "piccola" cosa, un'aggressione, e il regista iraniano ci costruisce intorno una ragnatela di parole, misteri e verità da far paura.
E ancora una volta allo spettatore mancano piccoli pezzi, vengono dubbi, si capisce che nel passato c'è qualcosa di decisivo.
Ho visto il film con Fede e noi abbiamo avuto una stranissima sensazione (spoiler), ovvero quella che la moglie del protagonista era veramente la prostituta che viveva in quella casa.
Piccoli ma perfetti dettagli (la prostituta che non si vede mai, i silenzi di lei, lo strano comportamento del cliente, la storia del bambino e della bicicletta, la telefonata erotica), cose dette e non dette ma niente, Fahradi non ci darà a soluzione e ci lascerà con questi, per me magnifici, dubbi.
Fahradi riesce a far diventare thiller film con plot, tempi e scritture che di thriller non hanno niente. Ogni sua sceneggiatura dovrebbe vincere tutti i premi cui partecipa.
Come se non bastasse ne Il Cliente abbiamo un parallelo col teatro (la coppia protagonista recita in palcoscnico) ad aumentare ancora di più, se possibile, questo cortocircuito con la realtà e la finzione, il vero e il falso.
E arriviamo così alla fine con altri dialoghi assolutamente perfetti, con altri dubbi, con un confronto davvero drammatico.
E sì, è vero, non ci sarà mai colonna sonora nei film di Fahradi.
Ma sono musica per le mie orecchie

8

6 commenti:

  1. Sì, decisamente non male La fratellanza. Lì per lì all'inizio non mi convinceva poi mi ha conquistata, per gli stessi tuoi motivi.

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    1. avevo come la sensazione di saperlo già ;)

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  2. E' vero che Farhadi è un po' come Cechov, nel senso che puoi confondere le sue opere fra loro, ma come Cechov la formula è talmente bella e perfetta che va bene così. Questo "il cliente" un po' lo distinguo da i due che lo precedono, perché semina più dubbi di quanto dia risposte. Dubbi che c'erano anche ne il passato e in una separazione, ma il sistema ad incastro lì man mano arrivava a svelare (quasi) tutto, qui invece ci sono tanti piccoli dettagli volutamente contraddittori, tanti indizi sospesi nel vuoto (l'ho visto un anno fa e non mi ricordo più quali, ma ce n'era uno che riguardava il bambino che portavano a cena e i disegni nella cameretta) che lo hanno reso una visione molto affascinante e misteriosa, oltre all'elemento della finzione teatrale che è gestito magistralmente. Finché continua così, per me va bene

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    1. Vero, tantissimi dettagli, tanti dubbi.
      Ma secondo me li nota solo uno spettatore attento, uno un pò superficiale lo vedrà solo come un film lineare dove "non c'è niente da capire".
      Esatto, anche il bambino, il nipote di lei, si potrebbe pensare che già conoscesse quella casa, c'è anche una bici regalata dal vecchio accusato.
      E farebbe ancora di più protendere per l'ipotesi che lei, la moglie di lui, era veramente la prostituta che viveva là, con l'amico vecchio come magnaccia

      l'ho scritto, vedrei Fahradi per ore ed ore...

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  3. non ho visto nessuno dei due, e di ambedue non ho particolare curiosità
    dopo aver letto le tue recensioni, devo dire che "Il cliente", forse, ha un qualcosa in più... ma non bastevole per farmi investire del tempo, sempre troppo poco per sempre più film da vedersi

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    1. Beh, sono due recensioni positive (una molto positiva) ma se non attraggono i due tipi di film c'è poco da fare

      Sul tempo inutile dire niente, non basta mai ;)

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