21.9.17

Recensione "Auguri Professore!"

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"Dovuto" (ma con piacere) vedere su commissione di un'amica, Auguri Professore è uno di quei tanti film di fine anni 90 che, con risultati più o meno alti, affrontavano il tema "scuola".
Un'occasione per parlare di un mestiere delicatissimo e quasi sempre demotivante e castrante (sia per lui che per gli studenti) come quello del professore.
Un film che, comunque, in mezzo a mille difetti, ha il pregio di essere onesto, "sentito" e genuino.
Con una bravissima Pandolfi

Opera prima di un regista, Riccardo Milani, che riuscirà poi in seguito ad affrancarsi dalle becere commediacce italiane degli anni 2000 proponendo (quasi) sempre film genuini, ben fatti e anche un filo impegnati, Auguri Professore è un film perfettamente inserito negli anni in cui è uscito, fine 90, dai quali prende una certa impostazione abbastanza classica (quasi televisiva) e quel modo di parlare di tematiche sociali ma proposte in maniera non troppo urlata ed impegnata - in questo caso la scuola, argomento abusato all'epoca-.
Per farlo si affida poi a quello che è uno degli attori simbolo e feticci della seconda metà degli anni 90, quel Silvio Orlando capace, in quegli anni, di girare film su film, anche 3 a stagione.

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Uno con quella faccia lì, con quel phisique du role lì, è adattissimo ad interpretare qualsiasi parte possa rappresentare quella dell'uomo "buono", tenero, sotto le righe, dimesso, umano.

E anche in questo caso, in Auguri Professore, questo sarà il suo ruolo, ovvero quello di un insegnante stanco, disilluso, fondamentalmente molto buono ma con improvvisi, e abbastanza innocui, scatti d'ira o di battaglia sociale.
Del resto solo due anni prima lo stesso Orlando aveva recitato in La Scuola di Daniele Luchetti, anche lì nei panni di un professore.
E anche lì professore di lettere, molto umano, amato dagli studenti.
Proprio "lanciato" dal film di Luchetti partì quasi un filone a tema scuola.
Non ne ho visti tanti, anzi, direi solo 2,3 ma non faccio fatica a pensare che Auguri Professore, film molto onesto, genuino e dolce nel suo porsi, non sfiguri assolutamente in questa cerchia.
Semmai c'è da criticare proprio le troppe analogie con La Scuola (di due anni prima) come la tematica, l'uso dello stesso attore nello stesso identico ruolo, la narrazione a più temporalità e persino la zona in cui si svolgono gli eventi, Roma.
Auguri Professore racconta la storia di un insegnante ormai senza più motivazioni, spento, disilluso.
Non è un caso che l'incipit (che poi, vedremo, esser l'epilogo) si svolga in un giorno di pioggia in una discarica, entrambi simboli, molto probabilmente, di una condizione psicologica molto malinconica e di reificazione delle proprie macerie.
E così, a partire da quella discarica, prenderà forma una specie di film biografico un pò sui generis, quello che racconta la vita di questo professore, dal suo essere bambino studente ai primi anni di insegnamento ad adesso, ormai inutile professore che va avanti per inerzia.

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Se ci fate caso spessissimo la figura del professore è raccontata in questo modo, così malinconico, vuoto, demotivato, ormai prosciugato da un sistema di routine e di burocrazia che ne hanno spento, quando c'erano, gli ardori delle prime lezioni.
Non è un caso che il Professor Lipari (Orlando) da 10 anni non scriva il Piano Didattico, emblema, se ce n'è uno, di una necessità di rendere burocratica, standard e senza vita una professione e, specie nel suo caso, una materia che invece di vitalità e uscite dagli schemi ne avrebbe da vendere.
Ma del resto lui stesso sembra ormai stritolato da questa urgenza della forma che prevarichi il contenuto, e lo vediamo specie nella scena dei temi sulla vacanza in cui lui non sopporta la fantasia degli studenti a discapito di, magari, un condizionale sbagliato.
E questo suo non saper leggere dietro (dentro) le righe, lo porterà anche a non capire nel passato (primi anni di insegnamento) l'alunno Triglia e nei nostri giorni (l'adesso del film) la studentessa Gancia. 
Due ragazzi che con un pò più di attenzione, più umanità e meno mestiere, avrebbero potuto esser salvati.
Ma Auguri Professore è anche una storia d'amore impossibile tra un docente, Orlando, e la sua ex alunna adesso diventata sua collega - una sorprendentemente brava Pandolfi-.
Una storia che non ha solo muri dovuti alla differenza d'età, ma anche a differenze sociali (Orlando è un "comunista" che non sopporta i figli di papà, lei la figlia del sindaco...) e ad una invidia sia umana che professionale che il professor Lipari  prova per questa sua nuova giovanissima, brava e stimata collega.
Al tempo stesso, però, questo nuovo incontro dopo anni ed anni tra i due, anche se in ruoli adesso completamente differenti, in qualche modo "accenderà" il professor Lipari dandogli forse una nuova piccola spinta per ripartire.
Ne nasce così un film di ricordi, a tante temporalità (anche se 3 assolutamente principali) che raccontano la vita di Lipari, le sue prime esperienze da alunno, il suo primo anno di insegnamento inerpicato nelle montagne abruzzesi e l'anno in corso.

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Regia classica, da campi controcampi, timidi montaggi analogici tra le diverse temporalità e un grande uso di primi piani.
La narrazione funziona, l'uso delle temporalità è ben calibrato e genera un ritmo piacevole. Purtroppo il livello recitativo se è buono per i due protagonisti e qualche comprimario è davvero ai minimi termini per altri personaggi, al limite del dilettantismo.
Buona e non invadente la voce fuori campo, altro elemento quasi onnipresente in un certo modo di far cinema del periodo.
In mezzo a tante scene divertenti (la casa del piccolo Lipari e quel misto di latino e napoletano, la scena del bagno, la partita finale) ed altre francamente mal costruite od arbitrarie (il pisello nell'acqua, la scena dell'armadio che se nella prima parte è molto buona -con un altro vezzo degli anni 80-90, il classico "buco nella serratura" con il quale Orlando scopre sia della piacioneria del preside che dell'innamoramento della Pandolfi- nella seconda appare davvero forzatissima -il preside che fa toglier l'armadio proprio quel giorno e in quel momento- ) il film in maniera mai troppo esaltante ma allo stesso tempo nemmeno zoppicante arriva alla sua parte finale.
E, in maniera almeno per me sorprendente, regala 5 minuti davvero emozionanti.
In un modo poi anche abbastanza originale, ovvero rendendo protagonista assoluto, Triglia, quello che era stato soltanto uno dei tanti personaggi comprimari del film.
Torniamo alla discarica dell'inizio.
Un professore che ha finito l'anno scolastico, che ha perso per la seconda volta il suo amore impossibile e che ha in mano un diario.
E in quel diario c'è, purtroppo, la sconfitta che tanti professori nella loro professione sono costretti a subire, quella di non aver capito un loro alunno, di non essergli potuti o saputi andar "dentro".
E quei flash back di quel ragazzo timido, buono e innamoratissimo sono davvero potenti, potentissimi.
L'ennesima sconfitta di un uomo, il professor Lipari, che è stato sempre ai margini della vita e delle sue emozioni, uno che invece di innocue e senza senso polemiche sociali avrebbe fatto meglio ad impegnarsi in quelle umane, uno che è stato abituato a parlare, come titola il romanzo da cui parte il film,  "solo se interrogato".



6 commenti:

  1. un film agèe che non conosco e che mi piacerebbe vedere, sebbene Orlando mi trascini in un vortice di tristume

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    1. Ahah, ma è quello che "deve" fare quasi sempre Orlando

      ma più che tristezza di solito è una dolce e a volte divertente malinconia

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  2. Simpatico e triste questo film. E la Pandolfi sembra davvero un'attrice! ;O)

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    1. Ma sai che credo di aver visto la Pandolfi solo qua...?

      mai visto prodotti per la televisione e anche suoi cinematografici boh, forse nulla

      simpatico e triste = Orlando

      finita l'estate ricompare Felpa, non fa una piega ;)

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  3. Se non l'hai mai vista in altri film e in tv ti sei perso...il peggio! Buon per te!
    Felpa è un nick che ho creato dalle iniziali del mio nome e cognome quando a quasi 50 anni ripresi s suonare e scrivere canzoni...purtroppo il risultato è stato lo stesso di quando avevo 20 anni...solo che adesso ho decine di inediti nel cassetto...però ho trovato la morosa! ;O)

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    1. Beh, se quella è quella giusta tutto il resto conta molto meno, si è felici lo stesso

      gran bel nick comunque

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due cose

1 puoi dire quello che vuoi, anche offendere

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3 ciao