18.10.17

Recensione: "Blade Runner 2049"

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Bello, bellissimo.
Un film che ha tutto, potenza visiva, location da urlo, personaggi notevoli, testi e sottotesti.
Un film che racconta, alla fine, della ricerca delle proprie origini e di capire chi si è, una specie de La Donna che Canta in chiave fantascientifica.
Eppure un'opera non perfetta nella scrittura, forse un filo poco coesa e con un personaggio davvero poco riuscito.
Eppure una di quelle volte che il cinema grande riesce ad essere anche grande cinema.

presenti spoiler ovunque


Immagino che dopo che uno avrà letto 5, 10, 15, 20, 30 recensioni su questo film- probabilmente moltissime di grande valore -, dopo che (immagino sempre) saranno già usciti dei mezzi saggi su Blade Runner 2049, ecco, ritrovarsi la recensione non solo di uno che l'ha visto fuori tempo massimo (in questo mondo che ormai è diventato, anche nella critica, faster as possible) ma che addirittura non ha visto il capostipite, il Blade Runner di Scott, ecco, fa di questo mio scritto qualcosa di veramente inutile.
Tutti i riferimenti che avrò perso, tutto il know how che mi mancava, tutte le cose che senza aver visto quello non puoi capire questo, insomma, rischio di scrivere cose veramente senza senso.
Però, ecco, a questo tremendo handicap che ha accompagnato questa mia visione (e che comunque i compagni della stessa mi hanno in parte colmato) credo che, da un lato, il mio approccio a Blade Runner 2049 non sia stato quello più giusto ma quello più vero, naturale, genuino.
Completa tabula rasa (non sapevo nemmeno la trama dell'originale), vergine.
Io e il film, come piace a me.
E per me Blade Runner comincia quindi dove finiva Drive di Refn.
Gosling in un'auto, la testa piegata in avanti.
Poi, la alza.
Non so se sia stato un omaggio ma il primo brivido ce l'ho avuto subito, tempo pochi secondi.
Ma di riferimenti per me da brividi ne verranno altri.

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Blade Runner è cinema grande, milionario, sfarzoso, magnificente, debordante.
Quel tipo di cinema grande, però, che sa anche essere grande cinema. E il grande cinema è quello della cura tecnica, dello sguardo virtuoso, dell'opera amata dal suo autore, delle tematiche messe dentro. E in BD 2049 c'è tutto, tutto.

Ecco, però secondo me siamo lontani dalla perfezione, ci sono 3,4 aspetti che mi hanno dato da pensare e, per dirla subito, non mi fanno mettere questo film nè tra i 2 più grandi Villeneuve di sempre nè tra i 2 film dell'anno.
Ma, capperi, che meraviglia.
Già, Villeneuve.
Riferendomi alla filmografia del grandissimo regista canadese sparo subito una mia considerazione che ho detto live, durante il film, ai miei compagni di visione.
Magari sarà una cosa che hanno notato in tanti, non ho letto nulla, ma a me è balzata in mente, così.
Per larghi tratti BD 2049 mi è sembrato un La Donna che canta portato 50 anni dopo.
Perchè, se ci pensate, non racconta il viaggio di un trentenne alla scoperta delle proprie origini?
A capire da dove viene, chi è suo padre, come nacque. Il viaggio fisico e nei ricordi di K (e io son sicuro che il riferimento allo scrittore praghese sia voluto, del resto è un personaggio che "non sa", che prova a capire, che deve raggiungere la verità) somiglia tanto a quello dei due gemelli di Incendies. 
Già, gemelli. Non è lo stesso K. un gemello? 
Tra l'altro, in questo senso, il film potrebbe anche esser visto come una crasi cinematografica tra Incendies ed Enemy. Villeneuve sembra fissato con questa cosa dei gemelli, dei doppi. E qui abbiamo la via di mezzo perfetta, K. è fisicamente diverso da sua sorella ma ha avuto lo stesso imprinting, è come se fosse una sua metà oscura. E qui potremmo citare anche lo splendido Moon, con quei cloni che, alla fine, avevano tutti ricordi comuni e amavano la stessa donna.
In ogni caso a denudare la sceneggiatura, anzi, a toglierle anche le carni, questo rimane, uno scheletro che racconta di una ricerca delle proprie origini.
La ricerca di quello che all'inizio viene definito un miracolo, forse l'opposto della terribile verità di Incendies, ma altrettanto psicologicamente impattante.
Perchè la grande fantascienza sempre questo è, uno scheletro umano, un archetipo.
Del resto basterebbe la prima immagine, l'occhio, a far capire quanto un film così grande alla fine abbia la propria anima in qualcosa di così piccolo. Gli occhi, gli sguardi, i bulbi oculari, la verità è sempre là dentro. A tal proposito impossibile, in questo post infarcito di così tanti titoli, non citare quel gioiellino di I Origins. Un mondo in uno sguardo, chi si è, che si vuole, cosa ricordiamo.

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Ma del resto il concetto di anima è esplicitato nel film, lo dice anche la Robin Wright a Gosling.
"Voi non ne avete una".
E allora quella ricerca della propria origine diventa, se ci pensate, anche una ricerca di questo, dell'anima, della prova di possederne una. K. sente di avercela, sente di non essere un semplice ed obbediente replicante. Ma lui stesso ha dei dubbi, lui stesso ha bisogno di prove. Quel cavallino con quella data di nascita potrebbe essere la chiave di volta per capire se quello che K. sente è la verità.
Nato o creato ex novo.
Anche se le due cose sono molto simili e non è un caso se le creazioni di Leto escano e siano ricoperte da quella che sembra una placenta. Il confine è labilissimo. Forse, però, per questi nuovi replicanti la prova di possedere non dico un'anima ma almeno una coscienza individuale lo si capisce da poco. E con K. lo capiamo, forse, da quel suo saper non rispettare gli ordini, da quel suo nascondere al capo la foto più importante, quella della madre. Questo piccolo dettaglio potrebbe essere la differenza tra l'esser umani e no.
Di sicuro umana non è Joy (gioia, pleonastica traduzione ma sempre da tenere a mente), la compagna virtuale di K.
Un ologramma (e scusate, quando ha portato quella bistecca finta pensavo ci mettesse sopra un pò di oliogramma).
Credo che non ci sia nessuna recensione che non abbia citato Her, devo farlo anche io, per forza. E se magari avrei resistito a non nominarlo poi, con la stupenda, impressionante e profondissima scena del sesso a 2/3, impossibile non farlo. Quel software, quella coscienza artificiale che si serve di un corpo, di un corpo vero, per provare a vivere quello che viviamo noi umani.
Ma del resto questo lo avevamo visto anche molto prima, in un'altra sequenza pazzesca, quella dove Joy esce di casa e, come il Robbins de Le ali della libertà, si offre alla pioggia.
Pioggia che, in teoria, non dovrebbe colpirla. E invece, a tratti, lo fa.
Ho trovato questa scena potentissima. Perchè in quelle mani che a tratti sentivano la pioggia io ho trovato la metafora straordinaria del voler vivere, di volgere la propria volontà alla vita in maniera così forte da riuscire a "sentirla". Una coscienza così forte da superare dei limiti.
La metafora di chi vuole esserci, se volete anche quella del malato terminale che in tutti i modi riesce ancora a restare attaccato all'esistenza. 
Del resto noi umani siamo divisi tra chi la vita non vuole o riesce a viverla completamente (e non parlo di vita nel mondo, nella società, ma di quella interiore) e chi ci prova in tutti i modi, tra chi è colpito dalla pioggia e chi se la vede passare attraverso.
Joy, gioia, dovrebbe essere un programma unilaterale, ovvero un programma che quella gioia, quel servizio, dovrebbe darlo a noi, senza ricevere nulla. Eppure qua siamo in presenza di qualcosa di più, di qualcosa che sa sì servirci ma che sa anche esser gelosa, sa aver paura della morte, sa dir ti amo quando non c'è più niente da fare. Un personaggio magari non originalissimo ma perfetto, con dentro delle sfumature e dei dettagli portentosi.
Non voglio essere blasfemo ma a me ha ricordato la bimba di Ralph Spaccatutto, ma non vi dico perchè.

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Come al solito le mie recensioni non hanno un senso e un ordine quindi, dissolvenza, vado un secondo all'aspetto tecnico.
E che posso dì?
Credo che la fotografia di questo film rimarrà nella storia, lo avranno detto tutti. Basterebbe quel prologo in quello sfondo che non ci capisce quasi se sia cielo o polvere, un bianco straordinario.
E l'arancione, l'arancione, un colore che forse al cinema non avevo mai visto, in quella location impressionante che sembra un nuovo Egitto, dove al posto delle sfingi ci sono da adorare vere donne, forse quelle stesse meravigliose ballerine giganti che vediamo nella metropoli. Una fotografia di sabbia dove ci sarebbe da perdersi. 
Sulle riprese poco da dire, è Villeneuve. Quelle aeree fanno spavento ma del resto comunque di un film milionario stiamo parlando, in questi casi i mezzi per la post produzione sono grandissimi.
Visto che ho accennato all'Egitto dove troveremo Ford ci sarebbe da parlare delle location. E, anche qui, siamo davanti all'oggettività, stupende. La metropoli cyberpunk, la fattoria dell'incipit, il mare finale, i palazzi, gli archivi saramaghiani (dove ci sono palline del ricordo alla Inside Out), le case fatiscenti, la foresta della scienziata.
Ma, tra tutti, ho trovato la più bella e impressionante quella città di rifiuti alla Wall-E (secondo me ripreso più volte, ad esempio anche in quegli schermi che trasmettono vecchissimi sceneggiati), e quell'officina al suo interno.
Sugli attori spicca su tutti Sylvia Hoeks nel ruolo della replicante braccio destro di Leto. Pensare che sia la ragazza de La migliore offerta sorprende, irriconoscibile.
Già, Leto...
Mi dà il "la" per dire quello che, purtroppo, non mi è piaciuto del film.
Il suo personaggio è insopportabile. Saccente, verboso, scritto così per dargli un carisma che, invece, non riesce mai ad avere. Non so se qualcuno ha parlato di film lento. Ecco, io solo nelle scene di Leto ho faticato. E anche il dialogo principe, quello Ford Leto (no, non è un modello di automobile) è davvero poco convincente. Anche se quella sequenza porterà all'arrivo di Rachel e a quella grande battuta "Aveva gli occhi verdi".
Gosling, ancora una volta, si vede un personaggio perfetto cucito addosso. Credo che quello che gli dice Joy ad un certo punto "Te non sorridi mai" sia una simpatica battuta riferita alla sua intera carriera. Al solito un attore che funziona alla grande ma di cui capirne le reali capacità è sempre molto difficile.
Mi è piaciuto invece molto Ford.
Secondo aspetto negativo, a mio parere, sono le scene muscolari.
Io non le sopporto, io non sopporto le botte da orbi per 5 minuti, una cosa più forte di me. La scazzottata con Ford, il duello finale con Luv, ecco, no, troppo lunghi, troppo fisici, troppo coreografati. Tra l'altro buffo che questo duello finale ricordi un pò un misto tra i due di Drive, quello sulla spiaggia con Perlman e quello finale col boss, con quel coltello che viene fuori e colpisce. In Drive, però, l'ho trovati molto migliori. 
Altro problema del film è quella sensazione per me sempre sbagliata di ritrovarsi uno script a sequenze. Succede questo in questa location, poi andiamo in un'altra, poi ancora in un'altra e così via. E questa sensazione di mancata coesione ma di unione di tanti pezzi, ahimè, la ritrovo anche in un aspetto ben più importante, quello della profondità dell'opera.
Ho avuto come la sensazione di ritrovarmi delle sequenze profondissime, esistenziali, magnifiche ma che, appunto, rappresentassero momenti statici di introspezione.
Come se Blade Runner 2049 non fosse un film esistenzialista ma avesse dentro alcuni formidabili momenti in cui vuole diventarlo.

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A tal proposito non posso non citare il vero capolavoro del film, i 5 minuti in cui K. va a trovare la scienziata, quella che, sapremo poi, rappresenta in qualche modo la sua matrice o, per andargli incontro, sua sorella.
La foresta iniziale, il racconto di lei e quello che fa, l'impressionante scena della costruzione del ricordo-compleanno (e, ragazzi, in quel buio, con quella torta e con quella finta verità, come non ricordare l'indimenticabile finale di The Descent), e poi lei che guarda il ricordo di K., capire poi che era il suo ricordo di bambina, una bambina poi privata del mondo, le sue lacrime.
E quella frase "Sì, è un ricordo che è stato vissuto". 
Non "sì, l'hai vissuto", ma detto così, in maniera impersonale, poi sapremo perchè.
Ecco, il mio Blade Runner 2049 è qua, negli anni a venire sarà qua, come se quella scienziata avesse creato anche il mio di ricordo, quello di lei.
Ma la sensazione più forte è quella che purtroppo ho sempre con i film del mio amato Nolan.
Quello di emozionarmi, quello di essere sovrastato dal film, quello di considerarlo appena uscito un capolavoro. E poi ritrovarmi nel tempo a non ricordarmi più quelle emozioni, a rendermi conto che quei film, questo film, non resteranno a vita nel mio cuore.
E lo capisco dalle piccole cose. Quando vedo citati Dogtooth, Alabama Monroe, Synecdoche, Mulholland Drive ma anche cose più piccole come Dead Man's Shoes o Ben X io sento un'emozione, sento che questi film mi appartengono anche se, magari, lì per lì mi sono piaciuti meno o uguale a un Interstellar o un Blade Runner 2049.
Forse c'è una sorta di involontaria snoberia, forse vuoi che il piccolo vinca sempre, forse preferisci che il film intimo sia più tuo di quello grande.
Non lo so.
Una cosa è sicura, gli occhi di quella ragazza che si alzano da quella specie di microscopio non li dimenticherò.
Come nessuno di noi dimentica i propri cavallini nascosti nelle fornaci

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49 commenti:

  1. ho letto d'un fiato. ci sarebbe troppo da dire perché troppi sono gli spunti. e anche laddove già individuati o intravisti, messi nel tuo flusso interiore senza un ordine preciso mostrano una rappresentazione che, anche quando non condivido, trova la sua ragion d'essere.
    su tutto per me un grande finale. dove ciascuno (se li ha) rivede i propri cavallini nascosti chissà dove e si commuove, cazzo se si commuove. io ero nella mega sala energia del cinema arcadia di melzo e ho patito tantissimo essere lì, in qualche modo spaesata e oppressa da tanto spazio. mentre avrei voluto una nicchia, un rifugio, come quelli che trovavo o mi costruivo da bambina in cui chiudermi un momento da sola e lasciar scorrere quelle lacrime che la forma, la condivisione della visione (perdona il gioco) un certo pudore conviviale, ne hanno impedito lo sciogliersi appieno.

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    1. Ahah, grazie :)

      Sì, anche per me grande grande finale, e mi è piaciuto anche il momento nel quale viene "tagliato". Appena lui appoggio la mano ho sperato che finisse.
      Per il resto non sai quanto ti capisco e quanto hai reso con parole perfette quella condizione

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  2. @ Giuseppe:
    Bene, adesso possiamo parlare.
    Si può parlare di questo film senza aver visto il suo predecessore?
    Si, anche se viene a mancare la visione d’insieme.

    Blade Runner parla della convinzione più intima/naturale di cui l’essere umano è dotato: la consapevolezza di essere tale (umano).

    Ego sum qui sum, una Legge a cui nessuno riesce a sottrarsi: umani e replicanti.
    L’umano che dubita della sua umanità, il replicante che non sa di essere tale, una dicotomia perversa che circonda, come una spirale, l’intero film.
    Blade Runner rappresenta la struttura di un palazzo (pilastri e travi), Blade Runner 2049 costituisce le pareti, gli infissi e i pavimenti, lasciando il tutto senza porte e divisioni di ambienti.

    La scena fondamentale in cui i due film si incontrano, in maniera asintotica, è quando irrompe Rachel.

    Chi non conosce il predecessore non può capire cosa c’è dietro a quel personaggio, ella non rappresenta solamente l’Amore per Deckard (Ford) ma è essa stessa il perno centrale di tutta la vicenda.
    Uccidendola Ford dimostra a Leto che egli non ha realmente capito nulla dell’intera loro passata vicenda, evento questo che, beninteso, può solo essere immaginato e non provato.

    In questo 2049 Villeneuve dimostra di aver avuto grande rispetto per il lavoro di Scott: dall’ambientazione alle scenografie, dalla Musica alla struttura narrativa, tutto ripercorre i sentieri del predecessore.

    Eppure c’è qualcosa di nuovo, qualcosa che in Blade Runner è volontariamente accennato e qui invece viene messo palesemente in mostra.

    L’umano ha le visceri, gli organi vitali, il cervello, la capacità di ragionamento logico-deduttivo, i muscoli, i cinque sensi e tutti i caratteri somatici ma tutto questo basta per aver consapevolezza di chi siamo?
    Manca un elemento essenziale senza il quale nessun essere (vivente o cibernetico) può compiere una qualsiasi azione: la memoria.

    La Memoria è la compagna che ci prende per mano e ci fa evolvere; tramite la Memoria s’impara dai propri errori, tramite la Memoria si affina il processo di scelta e selezione, la Memoria ci dice chi siamo stati e come potremmo diventare.

    La Memoria è una percezione che può diventare coscienza, la Memoria è un patrimonio che si tramanda da generazione in generazione e quando siamo molto piccoli la nostra memoria sono i genitori e chi ci sta accanto.

    Nessun uomo ha memoria della propria nascita e pertanto, filosoficamente parlando, nessuno è certo del proprio concepimento.

    Blade Runner 2049 parla proprio di questo ed è qui che Rachel diventa l’elemento di raccordo tra Gosling e la sua storia.
    Questo film non è un Capolavoro (Il seminale è il primo) ma è certamente un lavoro con i controfiocchi, con una fotografia superiore al predecessore (la ritengo da Oscar) ma con qualche imperfezione ritmica (ha difficoltà a partire…).

    La tua disamina, per quanto soggettiva, è sicuramente degna di attenzione; mi rammarico solamente per il fatto che non avendo visto il primo film determinati “messaggi” non sono stati sufficientemente da te captati ma questo è un fatto ovvio.

    Gosling ha sempre la stessa faccia da cane bastonato pur essendo un più che discreto attore, Leto beh, mi spiace dirlo ma dissento da tutti quando parlano di villain (anche questo un altro inglesismo che odio); non hanno capito cosa egli rappresenti e quindi lo definiscono “il cattivo” del film, deludente e di basso lignaggio, vabbé….

    Ford molto convincente (decisamente più in forma rispetto al “Il Risveglio della Forza”) ma quello che emerge maggiormente è il lavoro, in punta di polpastrelli, di Villenueve: rispettare per l’originale ma, contemporaneamente, dare la possibilità di espandere intelligentemente un universo in cui tutti potrebbero essere replicanti di qualche altro.

    Ops….

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    1. Perfetto

      1 Beh, non è che Ford uccida Rachel però eh, semplicemente non era lei ;) so che lo sai, e meglio di me, ma se uno ti leggesse potrebbe confondersi. In un film poi che gioca col reale e con l'autentico è fondamentale

      2 Esattamente, è un flm sulla memoria, più di ogni altra cosa. Per questo il paragone principale con Incendies. E molto interessante "Nessun uomo ha memoria della propria nascita e pertanto, filosoficamente parlando, nessuno è certo del proprio concepimento.". Ed è vero, solo la memoria, oltre a ricordare cosa siamo, può aiutarci ad evolvere. Se nascessimo ogni giorno, se non avessimo passato, se non sapessimo chi siamo, se non conoscessimo le nostre azioni e se non imparassimo dai nostri errori, saremmo sempre a un punto zero, nuovi nati senza struttura. E sì, Rachel diventa il raccordo e questo l'ho percepito molto bene (non è un caso che secondo me uno dei passaggi chiave è quando lui dà alcune foto alla Robin Wright ma non quella della madre). In quella scelta c'è tutto, c'è l'atavico affetto verso la madre, c'è la voglia di sapere ma c'è anche la dimostrazione che lui può disobbedire, ergo, essere umano visto che questi nuovi replicanti sono fatti per servire

      3 Leto è un personaggio molto interessante e sì, assolutamente complesso, non va visto solo in senso negativo o come antagonista. Cavolo, senza Leto forse non ci sarebbe stato manco Gosling e la sua amata Joi.
      Il mio problema con lui non è il ruolo, è la verbosità estenuante e vuota

      4 contentissimo che ci sia gente che si rende conto di che razza di omaggio sia questo film al primo, altro che film fighetto che vuole oscurarlo

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    2. Caro Giuseppe, andiamo con ordine:

      1) Hai ragione, mi sono espresso in modo sbagliato;
      intendevo dire che Ford non considerando la donna davanti a lui come la vera Rachel (che è sicuramente defunta) praticamente non la considera per niente attestandone la sua clonazione in modo esplicito; l'eliminazione fisica è solo un atto che dimostra che un replicante altro non è che un prodotto (biogenetico quanto si vuole) che può essere tranquillamente scartato ad un controllo di qualità (la mancanza degli occhi verdi appunto...).

      L'importanza di Rachel ("l'originale") è FONDAMENTALE per comprendere l'intero universo di Blade Runner.
      Qui lo è ancor di più perché, se l'intuito non ci inganna, allora abbiamo davvero assistito ad un miracolo genetico: ma esso è stato frutto del caso o è stato previsto?

      Faccio presente una cosa: Deckard è invecchiato di trent'anni ergo ho già rivelato troppo...

      2) La disobbedienza era presente anche in Rachel, in Deckard e ancor di più in Batty.

      Rachel e Batty appartenevano allo stesso modello (ovviamente in versioni sessualmente differenti): il secondo inseguiva la Vita intesa come estensione della data di scadenza mentre la prima la intendeva come...

      3) Leto è l'evoluzione oscura del Dottor Tyrrell; quest'ultimo era, di fatto, orgoglioso di quello che era riuscito a realizzare mentre Wallace è immerso in un delirio di Onnipotenza del quale è ossessionato (lui può creare milioni di replicanti ma il concepimento è comparso altrove...).

      4) Come ho detto, aldilà del doveroso rispetto e omaggio all'originale, Blade Runner 2049 cambia la prospettiva, dalla Genetica si passa alla Bioetica, non so se è chiaro questo aspetto.

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    3. 1 sì sì, che Rachel sia l'ago della bilancia di tutto lo si capisce anche senza aver visto il primo. Voglio dire, quel "miracolo" di cui si parla sin dal prologo è quello. Ma, essendo lei defunta, l'unica chiave per capire quel miracolo è la figlia rimasta

      2 esatto, questo a maggiro ragione a far capire che la disobbedienza, in questo universo creato dal film, ha tanto a che fare con la coscienza, con l'anima, con l'umanità

      3 sì, infatti bello smacco ;) lui crea crea, studia studia e alla fine quel miracolo è successo naturalmente altrove e addirittura 30 anni prima

      4 non era chiaro, ora sì ;)

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  3. Ne ho lette di recensioni sul film, ma non così profonde e appassionate! E poi come trovi i collegamenti tu con gli altri film non lo fa nessuno : )

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    1. Ma grazie mille!

      ma il fatto è che ero così "handicappato" da non aver visto il primo che per rifarmi e pareggiare ne ho dovuti citare 10 :)

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  4. L’arancione mi ricorda molto Mad Max Fury Road, anche quello un film dalla grande fotografia, ma questo lo supera di sicuro.

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    1. Vero, bravissima...
      Non l'ho visto ma hai assolutamente ragione

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  5. Un film che mi ha lasciato combattuto fino all'ultimo secondo, alla fine sto più o meno dalle tue parti, un 7 + o 7 e mezzo. Avevo una voglia matta di gridare al capolavoro durante la prima metà, però poi non ho potuto ignorare i molteplici buchi di sceneggiatura (o cose non approfondite? boh), personaggi un po' irrisolti, scivoloni (pochissimi, però i ribelli, pur apparendo tre secondi, erano di un cliché imbarazzante, e servivano solo a mo' di spiegone). Eppure c'ha un fascino da film imperfetto, ma molto personale, perfettamente in linea con il percorso di Villeneuve (come giustamente sottolinei con il parallelo con La Donna che Canta, che a me non era venuto). Però alla fine in più o meno tutti i suoi film la messa in scena è superiore alla sceneggiatura, che è quasi sempre curata da altri, e che spesso rimane leggermente irrisolta (penso soprattutto a Sicario e a Arrival) . Lui però riesce a dare un significato in più con la sola forza delle immagini (la scena sotto la pioggia qui è fenomenale), e anche solo per questo va ammirato. Detto ciò, poi se non ti sei tolto la voglia di vederti il Blade Runner originale sarei molto curioso di leggerti a riguardo ;)

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    1. Cavolo, mi son scordato di citare i ribelli...
      Sì, difettissimo quello, ma ha un perchè.
      A Hollywood c'è una regola aurea. Quando fai film ambiziosi, grandi (ma non necessariamente) lasciati sempre la possibilità del franchise, metti qualche elemento, anche piccolo, per poterti dare la possibilità di fare ulteriori sequel.
      E quei quasi inutili ribelli sono questo, se facciamo Blade Runner 3 si parte da lì...

      Credo di considerare le sceneggiature dei film di Villeneuve in maniera più positiva di te ma sì, sono una delle parti meno forti. Anche se quelle di Incendies e di Enemy (film che capii solo dopo) mi sembrano davvero potenti

      Contento che anche per te la scena sotto la pioggia sia il top o uno dei top

      E sì, Villeneuve dà autorialità alle immagini e alla messinscena. La tecnica, a volte, può esser penna

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  6. D'altronde l'unica cosa in cui certamente non avrò dubbi è la potenza visiva, sicuramente a livelli altissimi, sperando che la trama faccia altrettanto ;)

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  7. Si è parlato molto del fatto che il film avesse dei buchi, che i personaggi fossero un po' irrisolti. A mio parere invece è stata un po' la forza di questo film che prendendo le radici dal precedente, ha voluto citare in qualche modo quella struttura che a noi potrebbe risultare un po' acerba ma che mi è sembrata soprattutto una scelta, ovvero quella di non raccontare tutto. Di tratteggiare ma non disegnare.
    Questa liquidità e inesattezza non mi dispiace, anzi, lo rende molto umano e finisce per esaltare la parte metafisica dei concetti che vuole sondare: identità, amore fisico e spirituale, valori, anima, controllo delle emozioni, empatia, riconoscimento sociale. Temi di un'attualità disarmante.

    La scena del sesso mi ha commossa (dov'è la realtà? quante sfaccettature può avere l'amore? di cosa ha bisogno l'essere umano per amare? corpo? anima? nessuna di queste?) come come anche piccoli particolari che sottolineano la malinconia di un mondo che, terrorizzato dalla novità e dal diverso, incasella come in un alveare ogni elemento. Il disordine, quindi l'umanità e la violenza istintuale (non quella controllata della LAPD) è fuori, E' in quell'arancione che tanto mi ha ricordato la scena del Macbeth di Kurzel (ancora oggi quell'arancione battaglia in cui si getta il protagonista mi da i brividi) che esiste la vita: disorganizzata, terribile per la violenza, per l'emotività e soprattutto per il rischio di soccombere. L'arancione è caos in entrambi i casi, lo sconosciuto.

    Insomma, a me è piaciuto molto e non mi sono dispiaciute neanche le parti un po' machiste.

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    1. Formidabile quel "tratteggiare e non disegnare".
      Ma sai, io di buchi non ne ho visti, io più che altro ho visto un ritmo un pò sincopato, non fluidissimo, come ho scritto sembrava di essere in quelle storie che facevamo alle elementari, a sequenze. Ecco, avrei preferito una sola unica grande scenetta

      la scena del sesso è mostruosa, secondo me rimarrà nella piccola storia del cinema recente. Quella, la pioggia e la scienziata che vede il suo ricordo (e anche la creazione del compleanno) sono il mio BD.

      splendide le tue considerazioni sull'arancione, mai pensato che un colore potesse essere significante di un significato in questa maniera.

      le parti machiste ci stanno, è la misura che ho sopportato poco. Ad esempio lo scontro con Batista l'ho trovato perfetto

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  8. Io l' avevo visto appena uscito. Credo che universalmente si possa concordare sulla fotografia, lì non ci piove. Concordo con quello che hai scritto, tranne forse il personaggio di Leto che non mi ha dato così fastidio, ma si inserisce comunque in un contesto che non mi ha affascinato. Ecco, proprio come dici tu, la fabbricante di ricordi e quel suo sguardo sono il momento più alto, anche se, per quel che può valere, rovina il colpo di scena finale, non so chi è che non abbia pensato che quel ricordo fosse suo :). Però meglio così dal mio punto di vista, dato che non sono un estimatore dei colpi di scena.
    Il grosso problema con me è che m'ha lasciato addosso pochissimo, tutta quella gran fotografia aveva tutta le carte in regola per essere anche suggestiva a lungo termine, per evocare riflessioni nei giorni seguenti, invece mi è proprio scivolato via "come lacrime nella pioggia" (per usare una citazione abusatissima) e non è buon segno.

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    1. Ma sai che io non avevo minimamente capito di lei?
      Per me le sue lacrime erano le lacrime di una ragazza senza vita, reclusa, abituata a fabbricar sogni e che per una volta vede un vero ricordo, vede immagini di una vera esistenza. Gli avevo dato un significato universale e non personale

      eh, quello che dici dopo è la stessa paura che ho anche io e ho esternato nel finale della recensione

      cosa mi rimarrà nel cuore di BD 2049? tanto? poco? nulla?

      e ho come la sensazione che la risposta sia quella di mezzo

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  9. quando fratello e sorella si incontrano, col vetro in mezzo, mi sono ricordato, mutandis mutandis, l'incontro, col vetro in mezzo, di Arrival

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    1. L'ho pensato anche io ;)

      ma non lì, all'ultima inquadratura. Credo che sia assolutamente non casuale, fortemente voluta da Villeneuve. Una mano che si poggia al vetro, titoli di coda

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  10. Ciao Giuseppe...finalmente sul film !
    ( ...gli scambi di battute ed interventi sul post era diventato delirante ... anche perchè parecchia gente non ha capito il senso ...vabe'...)

    ora leggendo la rece mi è capitata una cosa strana... tanto tanto strana ...
    credo sia la prima volta che leggendo una rece mi trovo d'accordo praticamamente su tutto ( a parte un paio di particolari che poi ti dirò ma roba che non influisce sul tutto) ed allo stesso tempo arrivata ad un passaggio resto spiazzata e penso " non ho capito un cazzo del film " ...................................................................................................................................... ahh andiamo bene .....
    GEMELLI ???

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    1. Sì, in quel post di gente partita per la tangente, nel bene o nel male, c'è stata tanta...

      Ma forse non ero stato chiaro, boh

      dobbiamo festeggiare a Lambrusco allora ;)

      No Dolly, tranquilla, in realtà non sono gemelli. Ma a Gosling è stato dato lo stesso imprinting di lei, i suoi ricordi, in qualche modo la sua vita. E' come se fossero due persone distinte ma che in realtà sono la stessa persona. Insomma, come dicevo, una via di mezzo tra Incendies e Enemy, un pò gemelli un pò altra parte di sè

      ma credo che in un film così basato sul chi si è questa loro storia sia bellissima. E, se non sbaglio, nel finale Gosling e Ford dialogano per capire cosa allora sono uno per l'altro

      bella cosa

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    2. .. col Sangioveseeeee ...il Lambrusco è emiliano ;)

      si gran bella scena !
      a proposito delle citazioni ...Drive !! eh eh ..come non pensarci ...Non ho visto ancora Incendies ed Enemy quindi non posso sapere ...poi ci torneremo
      con la Donna che canta proprio no , non solo non ci ho pensato ma anche dopo aver letto il tuor commento non mi riesce davvero trovare un parallelo ; qui stiamo parlando di tutt'altro , non solo dal punto di vista del contesto ma proprio dei personaggi , i presupposti della ricerca interioe sono distanti ;
      mentre , appunto , sulla ricerca delle proprie radici quel particolare ..." nato o creato" ... caro mio aprirebbe una voragine di discussioni ... non puoi immaginare cosa ho pensato io ... da donna d'altri tempi ... politicamente scorrettissima ... roba da farmi nettere al rogo ... dalle donne eh ;) ad ogni modo per me ... tutta per me ... bellissima e fondamentale consoderazione e questo è uno dei valori aggiunti in questo film con tanti difetti ma alla fine davvero bello !
      sulla scena della mano sul vetro ... oddio.. Arrival è uno di quei film che considero insipidi ... a distanza di poco tempo ha iniziato a dissolversi nella memoria ... figurati quindi se mi tornava il paragone :))

      ..ah .. al volo ... ho visto da poco Polytecnique .... poi ne parleremo

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    3. la donna che canta e incendies sono la stessa cosa ;)

      e ribadisco quanto per me sia fortissimo, talmente forte che credo sia quasi una base, il parallelismo con Blade Runner

      i gemelli, il lascito (testamento uno, le ossa e le foto l'altro), l'andarsene in mille luoghi diversi ala ricerca di informazioni, il cercare chi fosse il padre e, la cosa più importante, capire veramente chi siamo e da dove veniamo. E in entrambi i casi scoprire i dettagli sulla nostra nascita vuol dire mettere letteralmente in discussione tutta la nostra vita. Tra l'altro quel luogo che sembra il deserto...

      Ma non importa, suggestioni mie che ritengo però "sicure"

      sulla cosa del nato credo di immaginare dove andresti a parare ;)

      per me Arrival è superiore, anzi, uno dei miei 3,4 film dell'anno

      a presto ;)

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  11. Sono davvero stupita: davvero non hai mai visto Blade Runner? Non me ne capacito, non perchè sia una di quelle pietre miliari immancabili -figurati!- ma in 30 cosa ti ha tenuto distante dal film?

    Invidio il tuo essere arrivato al 2049 vergine, la mancanza ti paragone aiuta, ma in realtà, trovando più cuore, più storia qui, per me la scintilla è scattata e quando ne sento parlare mi si illuminano gli occhi, rivedendo quelle scene così da Villeneuve che fanno commuovere.
    Il paragone poi lo sono andata a fare anche con A ghost story, visto il giorno dopo: mezzi a disposizione completamente diversi, ma stessa rappresentazione di ricerca dell'umanità da chi umano propriamente non è. Insomma, la bellezza.

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    1. Niente mi ha tenuto distante da quel film, semplicemente non l'ho visto ;)

      io vedo sempre se capita, raramente mi succede di non voler vedere. E non è questo il caso, non ho niente contro quel film

      ma che bel paragone con A Ghost Story...

      Vero, Gosling visto come fantasma. E quella voglia, quella malinconia, quel desiderio di essere umano, di scoprirlo uno, di esserlo ancora l'altro

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  12. Ciao

    Ho amato Blade Runner, continuo ad amarlo e credo proprio di provare lo stesso sentimento per l'opera di Villeneuve.

    Per 2 ore e 43 minuti ho rivissuto le atmosfere e l'empatia provata 35 anni fa quando da bambino vidi il film di Scott.

    La delicatezza con la quale Villeneuve crea il ponte tra la monumentale opera del passato e la sua creatura è a dir poco commovente.

    Le lacrime nella pioggia di Rutger Hauer sono diventate sangue nella neve..... ed allo stesso modo ti trovi a percepire una tristezza infinita e un trasporto empatico per una creatura che fino alla morte ha come unico desiderio quello di essere semplicemente considerata umana.

    Nel libro di Dick molte cose non sono definite, non lo erano in Blade Runner, ad esso vagamente inspirato, come si fa a pretendere che il film di Villeneuve dipani ogni dubbio e sia fatto di incastri perfetti?

    A me poco interessa in questo caso la fotografia da Oscar, quella mi interessava in Revenant......Da Blade Runner 2049 mi aspettavo l'atmosfera e quella mi è stata data a palate, pertanto non mi sono neanche minimamente soffermato ad analizzare se vi siano pecche nella sceneggiatura....a quale film mancano?

    Ma per essere d'accordo con me (e non mi aspetto che lo siate) forse bisogna spogliarsi dalle aspettative che il cinema di oggi genera e calarsi nella fantascienza dei tempi andati ed in quegli inizi degli anni 80 che tante opere indimenticabili hanno generato; ingenue forse, ma immense.

    Da amante della fantascienza scritta e filmata posso sbilanciarmi e dire che non solo Blade runner 2049 non mi ha deluso ma al contrario mi ha sorpreso.

    Goslin: credibile nel suo trasudare tristezza esistenziale
    De Armas: forse la più bella attrice attualmente in vita?
    Hoeks: bravissima a fare la replicante stronza-sentimentale anche un po psicotica
    Wright: ma che te lo dico a fare...Botton d'oro spacca
    Bautista: un wrestler che recita meglio di tanti attori di professione.....Aniston e Johanson prendete esempio
    Leto: forse sotto tono ma possiamo pretendere sempre di più da lui?
    Ford: è Ford, la fortuna di personaggi come Indiana Jones, Han Solo, Deckard è stata il fatto che fosse Harrison ad interpretarli

    Voto al film: 8,5 meritato

    Mandi Mandi

    P.S. Harrison Ford dove lo metti sta, specie nella fantascienza. Una certezza; basta una smorfia e si è guadagnato meritatamente il cachè.

    Come in Ender's game per citare un film recente

    P.S.2 La colonna sonora non è Vangelis, ma Hans Zimmer, compositore sicuramente di un livello di varie categorie superiore rispetto al Greco, ha saputo coglierne la carica emotiva senza fare il verso.....cosa non facile

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    1. Detto da te cultore della fantascienza e del primo Blade Runner fa veramente piacere leggere certe cose

      Un mio amico dikiano mi ha detto che questo sequel rispetta Dick molto più del primo, il che è tutto dire...

      Sì, c'è delicatezza, c'è malinconia, ma del resto in ogni film di Villeneuve ci sono personaggi così. Poi, come scrivevo, c'è forse troppa muscolarità ma è un compromesso obbligatorio quando fai film così, anzi, credo che comunque la sobrietà del tutto in un progetto tanto grande sia evidente...

      Vero, la fantascienza di una volta, molto meno "scritta", molto meno esistenzialista (o almeno molto più sotto le righe in questo). L'atmosfera che conta sempre più del significato. Io amo entrambe le cose, anzi, forse preferisco la fantascienza profonda.
      Anzi, senza forse.
      Ma chi ama tanto quella degli anni 80, come te, ricerca ancora queste opere più spoglie, ingenue e più legate al genere

      concordo su tutti gli attori, lei, Joi, di una bellezza disarmante. Ma vedi, Leto alla fine poco poteva fare, seduto, con gli occhi bianchi (e gli occhi son tutto nel cinema), il suo problema per me non è nella recitazione (a me piace tanto lui) ma nelle parole che gli mettono in bocca

      mandi mandi

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    2. Ciao Giusè

      Come farai a rispondere a tutti?....ti stimo.

      Di sicuro Villeneuve ha letto il racconto di Dick...lo si vede e sente nei dettagli: un esempio è quando il mercante etiope vuole vendere a K un animale vero; la possibilità di comprare o meno un animale vero è uno dei cardini del mondo di blade runner cartaceo...ma non ti dico di più così magari lo leggi e te lo gusti senza che io ti rovini con la mia la visione la Tua, quella che ognuno di noi si crea alla lettura del libro.
      Il mondo di Dick è più cupo e sporco di quello dei film, senz'altro di più di quello di Scott.

      Comunque per quanto riguarda la fantascienza posso dirti che leggera o profonda che sia, a mio avviso, si divide in buona e scadente.Tutte le epoche e generi hanno avuto le loro perle e le loro disfatte clamorose.

      Sia nei libri sia nel cinema ho notato un continua sinusoide tra ciò che in questo settore possiamo definire "leggero" e ciò che definiamo "profondo". Del resto già negli anni 50 avevano diviso il genere in "hard" science-fi e "soft" sulla base della veridicità e verosimiglianza;Lo stesso Dick ha prodotto opere appartenenti ad entrambi gli stili.

      Ma alcuni, tra cui lui, sono andati oltre aggiungendo alle loro opere anche le sfumature date dal rapporto tra l'uomo e se stesso e tra l'uomo e l'infinito....trasformando l'etichetta di sci-fi in un mero contenitore di qualcosa di molto più grande....solo una metafora per parlare di cose così grandi che senza la parafrasi sarebbero difficile da esprimere e capire

      Tornando alla cinematografia, dopo i film "leggeri degli anni 50-60 è arrivata l'epoca di Tarkovskij e Kubrik, per poi tornare a ET Alien e la Cosa; per approfondire nuovamente in opere come Gattaca, il primo Matrix, e tutto il filone distopico (ho citato solo film di qualità come vedi)......fino ad arrivare a Interstellar e Arrival dopo un'altra fase di fatascienza easy.

      Purtroppo in molti casi si considera la letteratura sci-fi quanto il cinema sci-fi come di serie B....

      Quando si tratta di buona fantascienza come lo è secondo me quella di Villeneuve e Nolan il prezzo del biglietto o quello del DVD sono giustificati tanto quanto quelli di opere "impegnate" (termine che odio ma che rende l'idea di a che cosa mi riferisca).

      Per tornare a Leto, premetto che lo adoro come attore (vedi Dallas Buyers club per fare un esempio) ma forse nel film di Villeneuve risulta sacrificato in un ruolo che a dirla tutta è solo di contorno. La mancanza degli occhi come dici tu è un fattore devastante per quanto riguarda la possibilità di recepire le sfumature della sua recitazione...di sicuro lo ho preferito in una fantascienza stile Mr. Nobody.

      Comunque grande rece e blog tutto, come sempre!
      Mi escludo a priori, ma devo dire che chi ti viene a trovare sono solo persone con cose interessantissime da dire.

      Mi aprono sempre gli occhi su mondi e visioni alternative, e ciò è un valore grandissimo.

      Mandi Mandi

      Scusa se mi sono dilungato

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    3. Eh, per me rispondere ai commenti è la parte più importante. Purtroppo a maggio giugno luglio ne ho saltati abbastanza ma non ero fisicamente in grado di stargli dietro

      molto interessante sta chicca riguardo la compravendita di animali :)

      fantastico il tuo excursus sulla storia del genere sci.fi, poco posso dire davanti ad un esperto come te. Io, comunque, la fantascienza easy, anche fatta molto bene, faccio una ftica tremenda a vederla. Ma perchè non amo quegli immaginari e scenari. Mi riferisco specialmente a quella fantascienza che si mischia un pò con il fantasy, Star Wars e simili per capirsi.
      Ma del resto non amo nemmeno il fantasy ;)

      a me Leto piace tantissimo! ma qui, seduto, senza occhi e con in bocca quegli sproloqui che poteva fare? secondo me quello era un ruolo standard che bene o male tutti potevano fare, l'unica discrimante era scegliere il volto giusto

      ma che cazzo dici, altro che ti escludi, i tuoi interventi sono quasi sempre tra i più "arricchenti"

      grazie mille e a presto!

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    4. Grazie per il complimento, mi lusinghi. Troppo generoso :)

      Anche io non amo la fantascienza intrisa di Fantasy, infatti sono uno della minoranza che proprio non ama Star Wars, dove si salva solo Harrison Ford per quanto mi riguarda.

      In realta io prediligo la hard sci-fi cioè quella verosimile, che si basa su leggi fisiche o almeno su teorie vigenti al tempo in cui il libro viene scritto.

      La "forza" non è con me ;-)

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  13. anche qua, capito appena ce la faccio, tanti bei commenti...

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  14. Premetto che sono uscito dalla sala con la gioia negli occhi e nel cuore, avevo grandi aspettative da Villeneuve, che non sono state disattese, ma ampiamente superate.

    Ho amato molto il film del 1982 e me lo sono rivisto il giorno prima di vedermi il 2049..e devo dire che questa cosa è stata necessaria, almeno per me, per godermi appieno il film.
    Si, ho proprio GODUTO, vedendo un sequel pieno di rispetto e amore verso il primo capitolo: Villeneuve ne ha esploso ambientazioni e approfondito tematiche, preparando una bella base per un ipotetico seguito. Ecco, unica ombra, Leto..come se le sue parti fossero sceneggiate per confondere le acque..un po fastidioso..ma fa niente.
    Grande, grandissimo regista che ha saputo gestire ad arte questa patata bollente. Mi sa che settimana prossima me lo rivedo.

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    1. Sì sì, anche i mie compagni di visione sono rimasti emozionati e interessati da tutti i rimandi tra i due film. Credo sia bellissimo coglierli.
      Ma a me va bene così, non ho rimpianti, tornassi indietro lo rivedrei vergine

      ecco sì, le parti di Leto sono proprio confusissime, io tante cose che dice non l'ho capite. Ma saranno anche queste frasi subliminali per un eventuale terzo capitolo nel quale, finalmente, daremo concretezza a quel personaggio? non so

      regista superlativo, 8 film visti per me, mai sceso sotto l'8 :)

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  15. Contento che il film ti sia piaciuto, condivido molte cose che hai detto (non tutto). E sono convinto che se avessi visto e amato Blade Runner prima di questo sequel (che sempre un seguito diretto resta), Blade Runner 2049 ti sarebbe piaciuto molto di più. Però forse può funzionare anche al contrario! Vedi Blade Runner e probabilmente rivaluterai in positivo il 2049, ne sono quasi certo. Blade Runner è un film che va visto, non perché te lo dice qualcuno, ma perché se ami il cinema è folle continuare a ignorarlo, trattandosi di uno dei film più belli di sempre. Tra l'altro è l'unico film che riesco a vedere anche doppiato senza rimpiangere la lingua originale... Insomma sto cercando di convincerti ^_^

    BTW, se ti piace la fantascienza intimista/esistenzialista/d'autore questa piccola lista che ho su Letterboxd potrebbe interessarti: https://letterboxd.com/f_res/list/sci-fi-dessai/

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    1. Ahah, non me lo dite troppe volte sennò dopo davvero non lo guardo apposta ;)

      bellissima lista!

      ne ho visti circa metà e quasi tutti sono anche in una lista simile che feci anche io (ma come quanità credo un terzo della tua)

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  16. Bello...mi è piaciuto molto il commento di Luisa. Devo anche dire che a me ha datto venire in mente Twin Peaks 3, probabilmente non solo per la voglia di vedere in sala un'opera del genere ma pure per alcune somiglianze

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    1. Sì, Luisa fa sempre commenti notevoli, vedi A Ghost Story...

      eh, non l'ho visto, ti dò ragione sulla fiducia, ahah

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  17. A proposito di analogie più o meno sotto traccia con Tp3..quella credo fosse Las Vegas mica l'Egitto

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    1. No, ma certo, ma quelle scuture e quella fotografia color sabbia mi hanno ricordato l'Egitto. E quelle donne, credo ballerine, come fossero divinità da farci mausolei

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  18. È sempre bello leggerti. Qui in modo particolare. Io ho amato Blade Runner, ho amato Dick, sono colpi di fulmine senza ritorno.
    Non ho visto il film, non so quando riuscirò a vederlo, non so quando potrò (ri)scriverti un commento, non so...
    Ma sono riuscita ad assaporarne la visione.
    Grazie.

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  19. Ma a pensarci gosling non è tale e quale al poliziotto di Prisoners? Anche lui senza passato, pronto a dare la vita per la bambina?

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    1. vero, c'è qualcosa...

      ma forse motivazioni diverse

      però di poliziotti senza passato è pieno il cinema, va detto ;)

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  20. ho visto il film una seconda volta, con calma. E a parte tutto quello che è stato detto e scritto, ho fatto questa riflessione: oltre al tema religioso in questo film fortissimo (Rachel=Maria) mi pare che il regista abbia infarcito il film di cosi' tante citazioni (her, up, wall e, matrix etc) da far pensare alla metafora cinema=replicante della vita. Per non parlare della protagonista del film il cui mestiere somiglia tanto al mestiere di regista.

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    1. e anche questo è molto interessante ;)

      alcune cose che dici al volo non le colgo, dovrei rivederlo anche io

      ma di sicuro Villeneuve è uno che il cinema lo ama e lo conosce

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  21. Buon compleanno Paget!

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    1. ah, così il 10 gennaio sarebbe il compleanno del me-Paget?

      capito

      grazie allora ;)

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