3.1.18

Recensione: "Coco"

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Uxbal.
Bing Bong
Vedo Coco e nella mente tutto mi si mischia, nella mente ripenso a tutti quelli che non vorrebbero esser dimenticati, a tutti quelli che non vorrebbero svanire nelle ossa di seppia del ricordo.
Ma che cosa meravigliosa sto cartone



UN GIORNO PRIMA DE L'ALTRO IERI

ovvero circa 17 anni fa.
Il giorno in cui fui rapito.
Tutti questi anni ho sempre avuto un ricordo vaghissimo della cosa.
Tanti flash, tante immagini frammentarie.
Ora però ricordo benissimo, ricordo la luce abbagliante che mi invase nel cortile di mia nonna, ricordo l'essermi svegliato in quel morbido e bianco lettino, ricordo strane figure, dai contorni indefiniti.
E poi il mio torace aperto, e poi il mio cuore che mi viene letteralmente strappato di petto.
Poi niente, non ricordo più nulla, solo di essermi ritrovato nudo, sempre in quel giardino dove ho passato tutta la mia infanzia. E questa cosa nel cielo che se ne va via, in un nanosecondo, giusto il tempo di leggere alcune lettere dietro, mi pare una P, poi una I, poi di sicuro c'era una X.
Sì, subii un'adduzione, ora ne sono sicuro.
E la Pixar ha studiato il mio cuore per poter ogni volta sapere dove colpirlo

L'ALTRO IERI

c'era un uomo su un letto.
Quell'uomo stava morendo.
E' a letto con sua figlia e sa che sta per andarsene.
E allora le prende la mano e le chiede di non dimenticarlo. Un padre che muore e che chiede alla figlia di non dimenticarlo, che razza di padre, invece che rassicurarla, di dirgli che va tutto bene, gli dà questo peso enorme.
Recordame.
E sua figlia, ne siamo certi, se lo ricorderà un padre che prima di morire ha il coraggio di guardarla negli occhi per dirle queste cose.
Quest'uomo si chiamava Uxbal e subì un destino terribile.
Perchè a volte la differenza tra un destino magnifico e uno terribile è la stessa differenza che c'è tra una parola ben scritta e una storpiata.
Biutiful


IERI

c'era una specie di elefante rosa che poi non era proprio un elefante rosa ma una specie di patchwork creato dalla mente di una bambina.
Era il suo Amico Immaginario, si chiamava Bing Bong.
E Bing Bong sarà protagonista di una delle più grandi scene dell'animazione moderna.
Sta svanendo, la bimba è cresciuta, gli amici immaginari non possono seguirla fuori dall'infanzia.
E allora lui non riesce ad andare con lei, e nemmeno in quella Luna dove sognava un giorno di atterrare, ma nemmeno sul ciglio dell'oblio.
 E si sente svanire perchè sa che sta per essere dimenticato.
Probabilmente quegli alieni della Pixar si saranno accorti di aver creato una cosa talmente bella e talmente grande che meritava, in tutt'altra location, in tutt'altra storia, di venire ampliata e raccontata meglio.
E così è stato, l'anima della scena di Bing Bong è l'anima che ci ha portato ad

OGGI

dove un bambino messicano suona di nascosto la chitarra mentre guarda un film del suo idolo, De la cruz, quasi una colonna sonora. Il bimbo, mentre suona la chitarra, chiude gli occhi, come per isolarsi, finalmente, in quel mondo che normalmente gli viene proibito.
Ha talento, ha passione, ha il fuoco dentro, ma la musica per quella famiglia significa un ricordo troppo brutto.
E' il giorno dei morti, un giorno di festa in Messico, il giorno dove si canta, si balla e si ricordano i propri cari.
Tutti hanno i loro altarini con le foto, a mò si albero genealogico, di tutti i familiari che se ne sono andati.
Miguel vorrebbe suonare alla festa, a Miguel non permettono di suonare, a Miguel rompono la chitarra, Miguel va allora a cercare di "rubare" quella del suo idolo defunto al cimitero e, insomma, per un incantesimo Miguel si ritrova nell'altro mondo, in quello dei Morti, in quello degli scheletri che fanno tanto Sposa Cadavere.
Se ci pensate, e questo è uno soltanto dei magnifici richiami che la Pixar fa di sè stessa, Miguel è come la piccola Boo, la dolcissima bambina che si ritrovò nella città dei mostri con Sulley e Wazowski.

E, come i mostri di quel capolavoro avevano paura di Boo, allo stesso tempo i Morti di Coco hanno una reazione simile alla paura nel vedere di qua da loro un "ancora vivo".
Ma di questo non ci interessa.
A dir la verità mica ho tanta voglia di spendere parole su parole.
Coco non ha la genialità di altri Pixar (penso ad Inside Out e Monster & co) ma si erge tranquillamente allo stesso stadio di capolavoro dell'animazione.

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Un film che sembra raccontare la solita storia del bimbo castrato nei sogni, la solita storia di lenta crescita e di sogno realizzato nel finale. E un pò sì, è così. Ma ci son piccole cose di sceneggiatura che escono dai binari, come quel'idolo del bimbo che poi si rivela il villain, come quel personaggio quasi secondario e ambiguo che poi si rivela come personaggio più tragico e importante di tutti, come quel titolo, Coco, che alla fine riguarda un altro personaggio, apparentemente secondario, che vedremo solo per 5,6 minuti.
Eh, ma basta solo questo aspetto a farti capire tutto, basta solo leggere il titolo a farti capire quanto questa non sia tanto la storia del magnifico Miguel, ma quella di una bimba che un giorno vide il padre andarsene, quel padre che l'amava e che le dedicava poesie, quel padre che cantava con lei. E quella bimba è diventata una donna e poi una vecchia rinchiusa in una prigione del ricordo che nessuno vuole più aprirgli.
Sembra quasi uno di quei malati mentali che un giorno della propria vita, click, subiscono qualcosa, uno shock, una violenza, una privazione, che poi li fa entrare in una prigione mentale dalla quale non escono più.
Ma torniamo all'altro ieri e a ieri perchè son lì le parole chiave.
Ricordo.
Ma che poi, pensateci, la Pixar sul ricordo e sulla nostalgia c'ha costruito cose grandiose, come Bing Bong o gran parte delle scene di quel magnifico film che proprio sulle palle della memoria basava gran parte di sè, come Ego che assaggia la ratatouille, come il bimbo che non gioca più con i suoi giocattoli, il cow boy e l'astronauta che voleva volare oltre l'infinito.
E ricordi e nostalgia sono anche quelli persi nei rottami dove, solo e triste, scorrazza lento un robottino con due occhi grandi come il desiderio di tornare indietro, al mondo prima della Fine.
E il ricordo è quello dei 5 minuti in cui un vecchio ripensa a tutti i momenti passati con la sua amata, dall'inizio di loro alla fine di lei, prima di andarsene via attaccato a dei palloncini.
Da sempre la Pixar ci ha raccontato le magie e i dolori del ricordo.
Normale che prima o poi tutte ste perle sparse qua e là fossero raccolte insieme e fuse in un film sul Ricordo, su quello con la erre maiuscola.

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E fa male Coco, fa male perchè ci fa ripensare a quanto, invece, noi a volte dimentichiamo, a quanto lo show must go on scavalchi e distrugga il passato.
Noi poi che non ci ricordiamo delle nostre Coco manco in vita a volte, figuriamoci dopo.
Ma nella terra dei morti, una terra festosa e colorata, Il Giorno dei Morti è tanto importante perchè è quello in cui si può attraversare un ponte fluorescente e tornare, almeno per una notte, lì, in quel mondo dove se avevi i piedi scalzi sentivi i sassi farti male o dove, se per sbaglio la bevevi, l'acqua del mare era così salata.
Hector sta svanendo perchè, e noi lo scopriamo con Coco, ci sono due morti, quella fisica e quella metafisica, la Morte Definitiva, quella morte terribile che avviene quando ormai, nel mondo dei vivi, nessuno ti ricorda più.
Forse per questo Uxbal disse a sua figlia di non dimenticarlo, forse sapeva cosa succedeva di là, di quello svanire, come Bing Bong.
Uff, potrei parlare delle scene divertentissime, del grande intreccio narrativo, della paura del palcoscenico superata da Miguel che, guardatelo, canta davanti a tutti.
Potrei parlare di un uomo che voleva tornare dalla propria donna ma qualcuno glielo proibì.
E quell'uomo perse tutto, la vita, la stima, il ricordo.
Ma tanto le dita mi portano per forza a quel finale, a Coco.
C'è talmente tanta magia in quell'ultima sequenza che anche se abbiamo davanti una vecchia di 90 anni, prossima alla morte, noi in realtà vediamo una bambina con gli occhi sgranati.
Una bambina che ora, soltanto ora, può uscire dalla sua prigione.
E cantare di nuovo, e tornare alla vita, e tornare al ricordo.
Di tutto.
Hector è salvo, può finalmente attraversare quel ponte dove, prima, i suoi piedi affondavano nell'oblio del non ritorno.
Ed io esco da questo scritto con nella mia testa Hector, Bing Bong e Uxbal, uno strano trio di uomini, cartoni animati e amici immaginari.
Nessuno vuole essere dimenticato, tutti hanno un sogno, che sia attraversare un ponte o andare sulla luna.
Tutti vogliono che

DOMANI

qualcuno li ricordi ancora

per non svanire


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19 commenti:

  1. La scena di bing Bong mi fece piangere come un vitello, e anche oggi ho pianto pensando a chi non c'è più ma continua a vivere nei nostri ricordi.
    Bellissima la tua recensione come il film d' altronde che hai racchiuso in un post straordinario. Grazie.

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    1. è la scena al cinema che più mi ha fatto piangere questi anni, da sentirsi male

      grazie infinite...

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  2. L'aspettavo, questa recensione, e mi ha riportato alla mente le emozioni vissute durante la visione aggiungendo inoltre quelle riflessioni che subito dopo risultano impossibili, almeno per me. Condivido tutto ma permettimi di aggiungere una cosa.

    Non è il primo film che parla di morte a un pubblico di bambini - forse è il primo in cui è centrale tuttavia non ne sono sicuro, ma l’eccezionalità risiede nel trasmettere concetti enormi come il ricordo dei cari, la condivisione di esperienze, i tumulti famigliari con un linguaggio comprensibile anche per chi non li ha ancora vissuti perché troppo giovane. È un traguardo straordinario che menti brillanti, anche tra i registi, faticano a raggiungere. Forse esagero, ma nella sala in cui ero non ho udito un bambino lamentarsi, o chiedere spiegazioni; ne avevo molti attorno e pur essendo concentrato sul film sono atteggiamenti difficili da non cogliere poiché, lo sappiamo, disturbano.

    Ennesimo grazie ai film d'animazione.

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    1. firmo ogni riga

      no no, assolutamente, molti cartoni hanno affrontato il tema della morte, da cartoni "adulti" e durissimi come Una tomba per le lucciole alla stessa Pixar (penso ad Up ma non solo mi pare)

      qui in più c'è questa visione (messicana, riportata fedelmente) di un ricordo festoso dei propri cari, di un mondo altro privo di sofferenza (se non quella della privazione del ricordo)

      un film che tutti i bambini dovrebbero vedere, tutti, dai 5 anni in su

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  3. Oh, come ne hai scritto bene. Così bene che mi hai emozionato come il film stesso, che sì, ha difetti, sì, a livello di sceneggiatura sbava e sbaglia, ma conta quello che lascia, conta -appunto- il ricordo, e non dimenticare il messaggio che ci lascia.
    Grazie, a te, alla Pixar, ancora una volta.

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    1. ovviamente ho letto anche io la tua, complimenti ;)

      direi che sulla Pixar ci troviamo sempre :)

      grazie Lisa

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  4. Il post attendo di leggerlo quando avrò visto il film - spero nel weekend con i Fordini -, ma ora l'hype è molto alto.

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  5. Ciao Giuse' recensione bellissima, come pare lo sia anche il film, che magari senza leggere prima te avrei forse perso, chissà...
    Spero solo di non star male, ma correrò il rischio.
    Per me uno dei più bei film d'animazione degli ultimi anni (ma sempre per me della storia del cinema proprio) che parla di vita ma pure di morte è anche il meraviglioso La storia della Principessa Splendente, che sai bene prima o poi ti toccherà vedere (e idem poi leggere la recensione che scrissi e che tantissimo mi pesò, ma glielo dovevo a un film simile).

    Ciao amico mio, sempre ottimi e pieni di belle cose importanti i tuoi scritti.

    Roberto

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    1. ma sei serio Robè????

      ma se hai addirittura letto la mia "recensione" de La Storia della principessa splendente a casa mia e quasi ti metti a piangere

      ma ti droghi sto periodo?

      mi dici he non sapevi del sondaggio e t'ho mandato un sms, mi dici della principessa e non te ricordi quanto se ne parlò

      me sa dobbiamo rivedecce, so preoccupato

      per il resto grazie ;)

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    2. Ahahahahahah �� Cazzo è vero!
      Ora l'avevo scordato perché l'avevi scritta in quella forma per te stranissima, pareva davvero un haiku come ha scritto qualcuno lì nei commenti. L'ho riletta appunto poco fa e ho pure visto ora il tuo messaggio dove dicevi di non rientrare alle 2 ������ ok, lo terrò buono per il futuro.

      Del sondaggio ormai sai che non sapevo perché quel tuo sms non mi è purtroppo mai arrivato. :(

      Ma e la mia invece su La principessa tu l'avevi invece letta?
      Ci tenevo tanto... Manco questo mi ricordo. :(

      Si comunque so' più fuso del solito, non è un bel periodo in effetti, ma se vuoi ci vediamo presto davvero... :)

      Te chiamo che con sti sms ormai non mi fido più...

      Ciao e grazie a te che sei la mia memoria storica. :)

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    3. e certo che l'avevo letta, avevamo parlato anche de quella...

      secondo me te la tua intelligenza e la tua memoria la soffi ogni volta dentro i palloncini

      per questo son così belli

      loro

      te invece rimani prosciugato

      chiama, vieni, fa quel che cazzo te pare quando te pare, porte aperte

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  6. Vabbè non puoi fare 'ste recensioni però eh, a me parte la lacrima facile facile... (Meravigliosa: cuoricini!)

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    1. ahah, grazie mille ;)

      questo vuol dire che hai scritto la tua credo

      quando torno stasera o stanotte la leggo

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  7. Recensione e film che toccano ambedue corde profonde!
    Mi è piaciuto molto, oltre tutto quello già scritto, SPOILER il fatto che Miguel quando alla fine del film riceve l'ultima benedizione dalla bis bis nonna è in pratica pronto a rinunciare al suo più grande sogno, la musica, avendo compreso al termine del suo viaggio il profondo valore degli affetti e dei legami familiari. Musica che tra l'altro era stata la causa del suo ripudio e della sua fuga dalla famiglia.
    Un eroe che si realizza non conquistando i propri sogni ma capendo che già quello che possiede, famiglia e affetti, vale quanto il sogno stesso. Questa è davvero una piccola perla di sceneggiatura!

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    1. grazie!

      verissimo, questo è un particolare forse passato sottotraccia. Ma forse, nella sceneggiatura, è proprio il passaggio più importante, questo della rinuncia (eventuale) dopo che avevi fatto di tutto per conquistare quel qualcosa

      bravissimo

      (quindi anche Callaghan ha un cuore, pensa te)

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  8. Non ho mai apprezzato nessun film della Pixar. Li ho trovati sempre carenti di quel "non-so-che" invece presentissimo nei film della Disney. I film Pixar li ho sempre visti poco ispirati e con poco cuore (si, anche Io). Ma Coco è stata una cosa a parte, è stato veramente meraviglioso vederlo al cinema e rendermi conto di essere circondato da gente in lacrime nell'ultima mezz'ora di film. Qui di cuore ce ne hanno messo pure troppo 😁

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    1. pensa te amico, siamo quasi all'opposto qua ;)

      io credo che la qualità dei film Pixar principale sia proprio il cuore e la maturità nel raccontare certi sentimenti

      mentre non amo tanto i puri Disney

      si vede che Coco è stato un punto d'incontro in questo senso ;)

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due cose

1 puoi dire quello che vuoi, anche offendere

2 metti la spunta qui sotto su "inviami notifiche", almeno non stai a controllare ogni volta se ci sono state risposte

3 ciao