24.1.18

Recensione: "The Open House" - Su Netflix - 5 -

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L'ultimo horror arrivato su Netflix è, per larga parte della sua durata, una sagra del già visto.
Eppure è davvero vincente l'idea di mixare il fenomeno delle open house (quelle case aperte che chiunque, a giorni prestabiliti, può andare a visitare) con un racconto del terrore.
Perchè The Open House diventa così un film che può esser tutto, un home invasion, uno psicologico, una ghost story.
Peccato che il finale, a mio parere, rovini veramente quel poco o tanto che di buono avevamo visto.
Solo per appassionati.

presenti grandi spoiler dopo la seconda metà

Comincia bene The Open House.
Comincia bene perchè riconosco al volo due volti molto interessanti.
Prima quello del padre che, guarda caso, avevo conosciuto da pochissimo in un gran bel piccolo film, Closet Monster, dove faceva bene o male la stessa parte. Mi era rimasto talmente impresso in quel film che dopo un secondo che l'ho rivisto qua ero già ben predisposto. Mi piace molto, ha grande espressività, è paraculo, sa sorridere, attore da seguire.
Poi ho visto il ragazzo e, niente, il mio cuore è andato a Lost, dove interpretò nell'ultima stagione il "figlio" di Jack.
L'ho rivisto poi sia in Prisoners che in The Man in the dark.
Ha un viso molto interessante, sulle capacità interpretative ho ancora bisogno di tempo per capire.
Sì perchè in questo The Open House il suo personaggio, Logan, è un adolescente che perde il papà dopo 5 minuti di film.
E allora si porterà dietro per tutto il resto del tempo un'espressione triste, spenta, senza vita, monocorde. Capire quindi se Dylan Minnette sia veramente bravo o quella fissità-apatia non sia del personaggio ma veramente sua lo dovremo scoprire.
Allora, c'è da dire che come ormai TUTTI i nuovi horror, specie quelli prodotti da Netflix, la qualità tecnica è davvero alta. In ogni caso la grana mi è piaciuta, non l'ho trovata patinata, ma credibile.
Per i primi 20 minuti assistiamo alla sagra del già visto. Famiglia che perde un pezzo, trasferimento nella nuova casa (ovviamente più isolata), conoscenza dei vicini, tensioni nei rapporti, bal bla bla.
Quello che succede poi è invece molto interessante e spiega così il titolo del film, titolo che io pensavo come "la solita cazzata senza significato".
E invece no, invece questo "horror" sfrutta proprio la faccenda delle open house, ovvero quelle case che, in America, possono essere visitate anche da più persone contemporaneamente (ovviamente d'accordo con l'agenzia).
E se ci abita qualcuno sticazzi, deve uscire e lasciare la casa per ore alla mercè dei visitatori.
Ecco, inserire un racconto del terrore in questa cornice è idea assai vincente. Perchè The Open House diventa così un film che è una specie di subdolo home invasion, un film che racconta principalmente di una delle ossessioni negli States, quello della privacy.
Logan e madre si ritrovano continuamente gente, sono costretti ad uscire, vivono in una casa che è praticamente "di tutti".
Incredibile come questa idea abbia dei punti in comune con quel mezzo capolavoro che è madre!

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Un'idea geniale che dà la possibilità al film di giocare con tante possibilità.
Perchè succedono cose strane in casa?
Fantasmi?
Visitatori della open house?
Maniaci?
Ed è ottimo, in questo senso, che il film ci presenti più personaggi secondari a creare così un clima di sospetto su più fronti.
Molto interessante anche l'uso di un paio di soggettive che, come dicevo sopra, possono esser lette in più maniere, sia come semplice movimento di macchina, che come presenza trascendentale che come presenza reale, di qualcuno che sta lì dentro.
Ecco, sì, l'idea della open house è davvero stuzzicante ma, per il resto, c'è davvero poco altro.
Cellulari che spariscono, caldaie che si spengono, occhiali che non si trovano più, Logan e madre iniziano ad innervosirsi e, pure, a sospettare l'uno dell'altro.
Fino a quando non troveranno una tavola imbandita che darà conferma loro che in quella casa non sono soli. O.k, entrano sempre visitatori, ma qualcuno di questi non è normale...
Buffo come, non so se volutamente, il film prenda quasi tutti gli aspetti di Shining.
Madre e figlio terrorizzati, la casa isolata, la neve, la caldaia, addirittura l'uomo di colore che viene a soccorrerli e viene ucciso.
E proprio grazie a quella scena le diverse possibilità che il film ci offriva decadono in favore di una deriva quasi slasher che non mi aspettavo.
E, dico la verità, ci poteva anche stare.
Il problema è che quello che vedremo nel finale è veramente un omicidio all'intero film.
Un film che parlava di dolore, di ricordi, forse di fantasmi, un film che lasciava tante possibilità non può finire così, come la storia di un maniaco che se ne va in giro in tutte le open house a massacrà gente.
No.
Perchè potevi darmi anche questa spiegazione reale e razionale (anzi, era preferibile) ma staccarla così da tutto quello che avevamo visto in precedenza è un buco nell'acqua pazzesco, togli anche quella poca profondità alla storia che hai voluto raccontare.
Finale banale, forse da possibile sequel ma non giustificabile.
Una buona idea di base per un film che non lascerà il segno

6

10 commenti:

  1. una occhiata gliela do comunque :)

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    1. ...e invece sì.
      Butti via un'ora e trentacinque di vita. È proprio un film insensato!

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    2. è una critica che ha il suo perchè

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  2. Hey old fella!
    Me lo sto guardicchiaggiando, iniziato da poco ma mi son venute su due domande su questi horror con case in generale.
    Cosa sono questi angoli/stanze buie in pieno giorno?! Casa mia e quelle che ho visto non ne hanno.
    Cos'è questa paura inquietudine per la cantina?!
    O sai che sei in un film de paura, o è solo una cantina, siam mica più bimbi.
    Questa prossima forse ha solo a che vedere con i film americani: in casa mia, se uno cerca di sfondare una porta chiusa con calci o spallate, si trova con gamba/spalla danneggiata e la porta integra. Se poi volesse tirarla giù con l'accetta è benvenuto, tempo che ha finito una soluzione la si trova. Per non contare quanto resta stanco.

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    1. mi sorprende che una persona intelligente come te non arriva a queste cose...

      cavolo, mica noi abbiamo la colonna sonora quando scendiamo in cantina, loro sì cazzo, certo che ha paura

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    2. Ah, dici che loro la sentono la colonna sonora? Cribbio. La voglio anche io.

      Parte musichetta allegra: seratona!
      Musichetta sentimentale al primo sguardo: so che sarà la donna della mia vita.
      Faccio per andare in un bagno pubblico e inizia una dissonanza insistente: corro via senza voltarmi indietro.
      Prendo una decisione e una cadenza drammatica ne segue: mi rimangio tutto e cambio scelta.
      Trombettine caraibiche, ritmi raeggeggianti: mi sparo un colpo in testa direttamente.

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    3. è proprio questa la differenza tra vita reale e cinema

      o forse no

      forse anche nella vita reale per ogni nostra emozione o azione c'è una colonna sonora

      ma è solo dentro la nostra testa, la sentiamo solo noi

      ed è una musica, assordante o meravigliosa, che di solito noi esseri umani chiamiamo stati d'animo quando è più contingente, stati d'anima quando è più esistenziale e diacronica

      ma del resto sto parlando con un musicista, te la tua musica ce l'hai sempre in testa

      e del resto ancora sei te che 3 anni fa mi scrivesti questo

      "Il buon vecchio Ravel prima di entrare in sala operatoria dice: "Ho ancora tanta musica nella testa"
      Quando ci penso mi viene il magone."


      ecco, quel magone ti veniva perchè stavamo parlando della morte ladra del condizionale, di quella che ci ruba tutti i "se"

      però, se ci pensi, che bello arrivare alla fine con ancora la musica in testa

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    4. Well, quel che deriva da questo tuo messaggio è che voglio suonare del Ravel. Prossimo programma metterò su Le tombeau de Couperin, deciso.

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    5. e io allora adesso me la metto e mi addormento con questa

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