12.1.18

Recensione: "Il Settimo Continente"

Risultati immagini per il settimo continente haneke poster

L'opera prima di Haneke, quasi un paradosso, sembra invece la summa di tutta la sua filmografia.
Un'opera raggelante, un infermo famigliare, un racconto freddo e distaccato di un'anaffettività strisciante e logorante.
Un esordio impressionante

presenti forti spoiler

Hanekiano.
Ma quante volte avranno e avremo scritto "hanekiano"?
Come tarantiniano, lynchiano, trierano, hitchcockiano.
Haneke è uno di quei registi che ha creato una poetica, uno stile, un modo di fare e di dire.
Ecco, però mai, mai mi sarei aspettato che per raggiungere quell' "hanekiano", ad Haneke, sarebbe bastato un solo film.
E non uno in mezzo, non il film della maturità, ma l'opera prima.
Sì, perchè quasi come un paradosso temporale, Il Settimo Continente, l'opera prima di Haneke, è invece la summa dello stesso.
C'è tutto del gigantesco regista austriaco. E nemmeno tanto in nuce, ma ben delineato, che se uno ti venisse a dire che questo è il suo ultimo film ci crederesti pure.
Ma del resto stiamo parlando di uno che ha cominciato a far film a 47 anni, di uno che prima ha fatto gavetta, di uno laureato in filosofia e psicologia. Insomma, di uno che aveva tutto per cominciare così.
- Il tipo di regia, così fredda, distaccata e osservatrice? c'è già
- L'analisi spietata degli interni/inferni famigliari? c'è già
(se ci pensate quasi tutti i film di Haneke raccontano di tragedie dentro le mura, ma Funny Games a Niente da nascondere, da Amour a Benny's video ma, in generale, l'orrore, che sia endogeno o esogeno, è sempre dentro casa)
- La capacità di raccontare di un microcosmo (appunto, quasi sempre famigliare) per arrivare a descrivere cose ben più grandi come la società o l'essere umano? c'è già
- Quella violenza, sommessa o esplosiva, ma sempre mostrata in modo distaccato e scientifico? c'è già

la carriera di Haneke comincia con una macchina in un autolavaggio.
Le due persone a bordo non si parlano. Beh, direte, voi, capita.
Eppure una volta terminato il film e una volta visti tanti film del maestro, capite subito che già in quella prima sequenza del suo primo film c'è il racconto di una poetica e la risposta a tante domande.
Quando finisce Il Settimo Continente, appena hai le forze per analizzarlo, ripensi a quella prima sequenza, a quei 5 minuti di silenzio, madre, padre e figlia, e ti dici, cazzo, ma è quella la risposta, è quel silenzio, è quell'assistere muti, è quel vuoto.
Poi quella scena tornerà e stavolta sarà leggermente più viva, con quella lacrima che scende dal volto della madre (sullo sfondo quei finestrini che piangono acqua), e quella mano che va dietro a cercare quella della figlia.
Ma sempre lo stesso silenzio.
Perchè quella lacrima e quella mano non sono un segno di vita, ma solo una piccola e umana presa di coscienza per la morte che verrà.

Per i primi 10 minuti non vedremo un volto che sia uno. Haneke usa solo inquadrature strettissime che vanno da corpi a oggetti. Una regia di dettagli che pare asfissiante. E ripensi allora a quell'acquario, a quello spazio così piccolo, e ti immagini che noi siamo come quei pesci, e che la regia stessa è dentro quell'acquario, non può prendere aria, non può respirare, noi siamo i pesci, le cose i coralli, lo spazio per muoversi poco, campi medi e larghi quasi non esistono.
Poi arriveranno i volti ma anche qui la regia manterrà le stesse distanze, solo primissimi piani, come quello, meraviglioso, della bimba quando si finge cieca.
E io stavo lì a pensare perchè, sicuro di non trovar risposta.
E invece la risposta viene, è in un foglio di giornale nella cameretta di lei, è un articolo
"cieca ma non più sola"
Madò quanto basta poco per raccontare un mondo, una bambina che si finge cieca e questo titolo di giornale in camera sua.
Haneke, ovvero come saper raccontar tutto con l'essenziale, due elementi e un mare di cose che vengon fuori.
La mamma lo capisce, si avvicina a lei e le chiede se si sente sola, se si sente non amata.
La bimba la stringe forte forte e le dice che no, che sta bene, che ama i suoi genitori e si sente amata a sua volta.
Eh, stocazzo mannaggia, non è così, ma ne parleremo dopo, alla fine.
L'anaffettività di questo film non è debordante, manifesta, esplicita.
Non ci troviamo davanti a Loveless.
Sembra una famiglia di silenzi e vuoti, sì, ma come ce ne sono tante.
E allora non capisci perchè si arriverà a quello, alla tragedia.
Perchè Haneke difficilmente spiega, lui è il re delle ellissi. Ma gli elementi te li dà, sta a te metterci i pensieri dentro.
E a me è venuto anche un pensiero strano, apparentemente opposto a quello che vediamo.
La famiglia del film è benestante, borghese.
E Haneke ci mostra tutti i piccoli dettagli del benessere, la macchina, la spesa al supermercato senza limiti, la bella casa, i soldi.
Una famiglia tipo in questo.
Eppure, quasi senza un perchè, arriveranno a quella decisione.
E qui torno a sopra.
E' come se Haneke, parlandoci di non affetto, di non vita e di morte, ci esaltasse invece l'opposto, l'affetto e la vita stessa.
Perchè mostrandoci una famiglia che ha tutto ma decide di farla finita è come se ci urlasse quanto, alla fine, le cose importanti per essere felici son altre, come, ad esempio,  parlarsi dentro la macchina di un autolavaggio o non fingersi ciechi per essere amati.
Anzi, anche se quello che sto per dire è pericoloso, è come se questa famiglia sia in un certo senso "virtuosa".
Abbiamo tutto ma se non ci diamo affetto non abbiamo niente, facciamola finita.
E negli ultimi 40 minuti arriviamo a questi comportamenti apparentemente opposti.
Fuori, nella società, la famiglia mette tutto a posto in maniera perfetta, civile, integerrima.
La macchina venduta, l'abbonamento al giornale dismesso, l'ultima visita dal dottore, tutti i soldi ritirati in banca, le dimissioni dal lavoro, l'avvertimento a scuola che la bimba non va.
Un comportamento incredibile, irreprensibile, apparentemente senza senso se pensiamo che loro sanno già che la faranno finita.
Ed è incredibile come mettere tutte le cose a posto nella società, questo mantenere l'immagine pubblica impeccabile, questo agire così responsabile e ligio, sia totalmente opposto a quello che faranno nel microcosmo casalingo, dove tutto, al contrario, verrà distrutto, divelto, cancellato.
Tanto belli e responsabili fuori tanto furiosi e senza freni all'interno di casa.
Quasi una metafora di loro stessi, tanto belli e perfetti a vederli da fuori, tanto devastati dentro l'anima.
E così tutto verrà distrutto, e così tutti i soldi finiranno, letteralmente, nel cesso, in una sequenza incredibile e lunghissima ma per niente piaciona, anzi, più tempo dura, più soldi finiscono dentro, più è potente.
Non la distruzione della borghesia, ma l'autodistruzione della borghesia.
E tutto, anche stavolta, avviene nel totale silenzio.
Fino ad un urlo
"No! Fermati"
è lei, la bimba, disperata per la distruzione dell'acquario, disperata per quei pesci morenti a terra.
Una bimba che sa che sta per morire e si dispera per dei pesci che stanno morendo?
Anche qui razionalmente un senso non c'è. Eppure quanto sembra vera questa sequenza, quanto è bella e terribile.
C'è tantissimo di Ferreri nel primo Haneke.
Ci son dentro i due capolavori del Nostro in modo fortissimo, La Grande Abbuffata e Dillinger è morto.
Della prima c'è un discorso sociale, c'è il contrappasso benessere/vizio-depressione, c'è quell'ultima cena sontuosa prima di farla finita.
Dove però in Ferreri era tutto esplodente in Haneke è una continua, silenziosa e assordante implosione.
E tutto viene analizzato con il freddo occhio di Dillinger è morto. Stessa regia, stesso uso dei dettagli, stesso silenzio, stessa metodicità, stesso lento e apparentemente senz'anima avvicinarsi all'evento tragico.
E come non ripensare al finale del capolavoro di Ferreri, con quel luogo esotico lontano che somiglia tanto a quell'Australia di cui, più volte, vediamo una spiaggia ne Il Settimo Continente, quell'Australia dove la famiglia dice di volere andare.
In realtà il mondo di fuori ne Il Settimo Continente, non esiste, è solo in quelle radio che parlano continuamente di geopolitica e nelle trasmissioni televisive.
Mentre i media parlano del mondo quella famiglia, nel suo piccolo, sta vivendo il proprio inferno.
Permettetemi, come quasi sempre, di chiudere con la mia immagine simbolo del film.
E non è nemmeno un'immagine ma una frase estrapolata dalla lettere che il padre scrive ai propri genitori.
Ed è il passo in cui dice che è stato al tempo stesso bello e terribile sentire che per la propria figlia quello che stavano per fare sarebbe stato facile.
Una mazzata tremenda. E ripensi a quegli occhioni che fingevano di non vedere.
E ripensi a quanto avrebbe voluto essere amata.
E ripensi a quella sua disperazione per quei pesciolini, a quanto allora quella bimba sapesse benissimo che atrocità e dolore fosse la morte. 
Ma non la propria.
E forse è questo Il Settimo Continente, l'uomo stesso, un continente che a volte si scopre isola e non trova più un senso all'esistere.
E arrivi annichilito alla fine, specie per colpa di quel rantolo della madre, devastante.
E un televisore, l'ultima cosa rimasta intatta nella casa -esseri umani compresi- smette di funzionare.
Tutto è grigio.
Fine delle trasmissioni

9

15 commenti:

  1. Risposte
    1. ma no!

      è uno dei miei 4,5 registi preferiti

      ho messo il film sul Guardaroba :)

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    2. Non ho Facebook. Il Guardaroba è un mondo fuori dalla mia portata :(

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    3. i tuoi commenti finiscono quasi sempre nello spam

      non c'è bisogno li riscrivi, li rimetto io dentro appena li vedo

      se te non li vedi non preoccuparti, vuol dire che il problema è quello

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  2. Uno dei miei film preferiti, per me il migliore di Haneke (forse insieme ad Amour). Davvero potentissimo, raramente un film mi ha lasciato così annichilito e "vuoto" dopo la visione. Bellissima recensione, sono felice che ti sia piaciuto :)

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    1. Ale!

      ma allora ci sei dio bono, erano due annetti che non ti si vedeva

      e sai che mi ricordo de sto tuo amore per questo film?

      grazie mille

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    2. Ci sono, ci sono, continuo a seguire il blog anche se in silenzio. :)
      Con i film, come anche con le altre mie passioni, vado a fasi alterne e ci sono periodi (anche abbastanza lunghi, come in questo caso) in cui l'interesse si affievolisce e altri in cui invece si riaccende. Magari capiterà, come già successo altre volte, che vedo un trailer, una recensione o un qualsiasi altro stimolo che mi spinge di nuovo a immergermi in questo mondo, e in quel caso tornerò a commentare con più frequenza!
      (Adesso per esempio mi sto informando sui film di Sion Sono)
      A presto!

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    3. ale, ormai credo hai quasi 19 anni, se ti ricordi quando ne avevi 16 ti dicevo proprio di averli sti periodi di pausa, di fregartene del cinema, di non rincorrere film o registi

      vivi la vita, sia nei momenti esaltanti che in quelli difficili e delicati che di sicuro, come tutti, avrai avuto a starai avendo in adolescenza

      il cinema semmai ti chiamerà, non cercarlo

      a quando sarà ;)

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  3. Una mazzata immensa unica. Soptrattutto la consapevolezza della bambina, come giustamente hai scritto tu.
    La consepevolezza del vuoto assoluto di amore diventa la cosa più vicina a una grande prova di amore.

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    1. e grazie, Giuseppe, per averlo reso disponibile!

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    2. la consapevolezza di tutto
      di non essere amata
      di sapere che morirà
      di cosa sia la morte (pesci)

      prego :)

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  4. Devo confessare una cosa. E' il primo film che vedo di Haneke e l'effeto emotivo su di me è stato ancora più choccante o meglio raggelante che è poi una delle parole che più si adice a questa sconvolgente opera prima. Certe immagini del film non riesci a levartele dagli occhi perche vi sono entrate come spilli e restano conficcate. Che grandissimo film. Sono solo un po' incazzato col doppiaggio che è un po' tirato via ( per es non tradurre il titolo del giornale come se fosse un titolo qualunque ( ma tu conosci il tedesco?) e la traduzione alla fine che, appena iniziata, (I corpi furono ritrovati dal fratello... all'improvviso finisce e finisce anche il film. Ma credo che il taglio sia dovuto a qualche problema tecnico. Voglio vedere tutto Hanecke, comeho fatto con Dolan e Larrain.

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    1. Pensa te, nemmeno a farlo apposta domani sera vado a vedere l'ultimo di Haneke all'arena all'aperto qui a Perugia, se vuoi venire ;)

      sì, Haneke è così, ha immagini e dinamiche che ti si conficcano, come dici

      dovrai vedere il primo Funny Games, La Pianista, Niente da nascondere, Amour, Il Nastro Bianco (anche se mi sembra che l'avevi visto) e altri

      ora non ricordo benissimo la cosa del giornale ma mi pare fosse intuitiva più che esplicita

      e sì, è un film molto povero, problemi potrebbero esserci

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  5. No.Era un titolo. Io ricordo Blind che so che significa cieco e forse è così anche in tefesco.

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    1. Ho controllato adesso, il sottotitolo c'è

      "CIECA, MA NON PIU' SOLA"

      per questo la bambina si finse cieca, sperando così di ricevere quell'affetto che la famiglia non le dava

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due cose

1 puoi dire quello che vuoi, anche offendere

2 metti la spunta qui sotto su "inviami notifiche", almeno non stai a controllare ogni volta se ci sono state risposte

3 ciao