7.8.18

Recensione: "Dark Hall"

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Dopo il bellissimo Buried e l'imperfetto ma molto interessante Red Lights, Cortes torna al cinema con il suo terzo film.
E, bisogna ammetterlo, è un bel passo indietro.
Probabilmente piacerà ai fan superficiali dell'horror ma Dark Hall resta un film mal scritto (anche se con una buona intuizione dietro), mal raccontato e anche mal interpretato.
Vedibile, certo, ma niente di più che un horror d'estate.

spoiler segnalati

Cortes debuttò con un film che, per me, è dentro la piccola storia del cinema recente.
Niente si avvicina minimamente a quel grandissimo esperimento che fu Buried.
Film molto osteggiato, criticato, e va bene tutto, ma non riconoscerne il coraggio e la difficoltà è impossibile.
In ogni caso lo amai molto.
Fece solo un filo peggio col secondo film, questo davvero massacrato dalla critica, Red Lights.
Io lo trovai imperfetto ma davvero buono, molto interessante.
Insomma, in entrambi i casi mi ritrovai in nettissima minoranza a difendere quello che era per me un grande autore.
Sta di fatto che questo terzo Cortes è senza ombra di dubbio un grande passo indietro e, per me, un quasi assoluto passo falso.

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I primi 20 minuti sono al limite del disastro.
Intanto io direi anche basta con queste improbabili scuole dentro grandi e lugubri manieri.
No, nel 2018 delle ragazze difficili non finiscono in luoghi così, stop.
Ma è tutto veramente bruttino.
I dialoghi sono di scarsissimo livello e tremendamente didascalici. Sembra di trovarsi in quei film di serie b in cui ad ogni frase i protagonisti ci raccontano il loro passato.
"Eh quando tuo padre morì, eh, devi chiamare padre il mio nuovo compagno, eh, ti ricordi quella vacanza là, eh, già in passato hai commesso atti vandalici"
Insomma, degli spiegoni dopo 5 minuti di film camuffati da reali dialoghi.
Ma è tutto sbagliato.
Dopo un inizio che parte da un modellino come in Hereditary non se ne azzecca più una.
L'assurdità già detta della storia (ragazza difficile che finisce in un maniero lugubre dove curano/educano quelle come lei), dialoghi sopracitati, gente che si ferma una dopo l'altra per ammirare il castello, zoom sui visi (come il primo alla Thurman, orribile), tutto buio ("gli elettricisti qui non arrivano" e perchè no?), caratterizzazione delle altre ragazze a dir poco sopra le righe (la bulletta mascellona è da ergastolo), personaggio della governante ridicolo - una specie de wrestler messicana vestita da tata - e potrei andare avanti.
E poi clichè su clichè.
E una protagonista principale che a me non diceva nulla.
A quel punto avrei messo come protagonista l'indimenticata ragazza di The Seasoning House, qui al suo terzo film.
Si scopre che siamo davanti ad una specie di Miss Peregrine, ovvero un luogo dove riunire dei ragazzi speciali, dal carattere terribile ma dal grande talento.
In realtà, scopriremo poi, non è propriamente così.
Ed è questa scoperta che faremo poi a rendere il film in qualche modo interessante.
Un giorno scrissi un post sulla Morte ladra dell'Arte del condizionale. Ovvero un post che riguardava tutti quei grandi artisti che, essendo morti, non hanno potuto più regalarci le loro opere.
Immaginavo quante cose avrebbero potuto ancora darci e quante magari non avremmo avuto se fossero morti addirittura prima.
L'amico e ottimo lettore Edo come primo commento scrisse questo, bellissimo:

Il buon vecchio Ravel prima di entrare in sala operatoria dice: "Ho ancora tanta musica nella testa"

Quando ci penso mi viene il magone.

Una frase che è praticamente la sinossi del film.

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Sì perchè, e ora vado di SPOILER, il film parla proprio di questo, ovvero di grandi artisti del passato che nel nostro mondo di adesso usano nuovi "corpi" per continuare a scrivere, comporre, dipingere, a seconda della loro arte.
Insomma, quelle ragazze non avevano grandi talenti, semplicemente erano ragazze "perse", ormai inutili alla società, che la perfida Thurman usava con questo scopo.
Se ci pensate è la versione "artistica" di quello che in Get Out era invece più fisico. Lì l'uso dei corpi era appunto, per beneficiare del corpo, qui invece è lo spirito che si vuole "tramandare".
Peccato che questa discreta idea porti a una mezza baracconata di spiriti, demoni, balli di gala che richiamano Shining, incongruenze, assurdità (la bulletta zombie, ma perchè??), insomma, un andare sopra le righe debordante che rende il tutto davvero poco attraente.
La Thurman poi si fa fatica a guardarla, probabilmente a causa del pessimo personaggio.
Ma si sfiora addirittura l'inconcepibile quando scopriamo che tantissime ragazze sono passate qua dentro, ragazze di oggi, degli anni 2000.
Son morte tutte.
E allora diventa ridicolo pensare che un luogo dove sono finite decine di ragazze poi tutte morte sia ancora in piedi, che nessuno abbia indagato, che tutti i genitori abbiano accettato la cosa con un'alzata di spalle.
NO
Anche se forse la più grande assurdità del film è quella per cui le ragazze dovrebbero leggere "Alla ricerca del tempo perduto" di Proust, notoriamente il libro più "infinibile" della storia, in 5 GIORNI.
(semmai la ricerca del tempo perduto è quella riferita alle due ore del film)
L'avrete capito ormai, funziona tutto veramente poco, scrittura, personaggi, attori, effetti speciali, atmosfera.
Cosa si salva?
Una discreta idea di base, le scene di loro "possedute" dall'arte, la bella sequenza del pianoforte a due, l'ambientazione (anche se vista e rivista) e un finale che, devo ammetterlo, è riuscito un poco ad emozionarmi.
Ma non tanto per quello che accade (i suoi dialoghi col padre) ma per il significato.
In un film molto horror che parla di spiriti e demoni alla fine l'unica vera guarigione per quella ragazza era liberarsi dalla figura del padre. Non dimenticarlo ovviamente, ma "lasciarlo andare", sfuggire a quel ricordo che la teneva imprigionata lì, nel passato, e di conseguenza le faceva vivere un continuo terribile presente.
E finalmente c'è un dialogo degno di questo nome.
Non devi venire con me, hai ancora un mondo davanti.


6



8 commenti:

  1. buried la piccola storia del cinema moderno la vede col binocolo però .Per me.

    Interessante,ma niente di che.Utile per ricordarsi di non fidarsi della gente al telefono,mia madre me lo diceva sempre:).

    Educativo.

    saluti
    N.C.

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    Risposte
    1. la piccola storia del cinema non la fa necessariamente la qualità o grandezza di un film

      ma altre cose

      Buried in tutta la storia del film è un esperimento unico, nessuno gli si avvicina nemmeno

      e quindi è oggettivamente un film dentro la piccola storia del cinema

      anche fosse orrendo ;)

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    2. ripeto che a me il film non è manco dispiaciuto al netto dei difetti il suo lo fà(6.5) sul resto disaccordo totale:

      non è che siccome nessuno ha mai fatto un film simile(siamo sicuri poi?)debba per forza passare alla storia ,perchè se iniziamo a ragionare cosi ce ne sarebbero a centinaia fra belli, così così,trash e abominevoli. La storia di fatto la fanno in pochi.....

      su 2 piedi citerei effetto notte ,dogville,quella casa nel bosco e intacto per l'idea di base.
      Insomma riassumendo un opera medio\bassa non potrà mai elevarsi a tanto.Per me la qualità ha sempre un ruolo determinante (abbinato al resto)per te meno .Son pareri rispettabili ,ma si viaggia su binari paralleli;)



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    3. sì sì, disaccordo totale, ahah

      per me Buried è un caposaldo, che sia bello o brutto nemmeno mi interessa. E' una sfida di scrittura e sceneggiatura che non ha pari

      ti dirò, forse è più importante Buried che film ai quali ho messo 8.5, 9 (che ne so, Alabama Monroe, La donna che canta e simili)

      ma è un mio modo di intendere la piccola storia del cinema (quella grande ha bisogno di qualità e tempo)

      sì, siamo su binari paralleli e ultimamente capita sempre più spesso, ahah

      un abbraccio

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  2. si vede già dalla locandina che è un bidone :)

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    Risposte
    1. già

      ma avevo un biglietto gratis Uci per il compleanno

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