9.10.19

Recensione: "Joker"


1

Su una cosa, solo su una, posso dire di esser stato avanti.
Da almeno 13-15 anni dicevo che Seymour Hoffman fosse il più grande attore vivente, quando ancora non aveva fatto una, ripeto una, parte da protagonista. Poi ne sono arrivate tante e, alla sua morte, in tanti finalmente hanno pensato la stessa cosa, se ne è andato il più grande di adesso.
Da 10 anni e più dicevo che l'unico che poteva seguirne le orme era Joaquin Phoenix, anche lui in quel momento attore di terza fascia senza ruoli importanti. Ora, finalmente, quasi tutti concordano nel definirlo il più grande o uno dei più.
C'è una motivazione per cui questi due attori sono superiori.
Ovviamente la loro arte recitativa è straordinaria.
Ma c'è qualcosa nell'uomo-attore che li eleva. Se prendete un frame di PSH o di JP probabilmente avrete un piccolo brivido perchè quei due uomini ci trasmettono qualcosa anche solo guardandoli. Non siamo solo ammirati da quanto son bravi ma ci emozionano a prescindere.
E questo probabilmente perchè hanno la morte dentro, PSH poi la farà finita, JP si porta addosso sin da adolescente la morte vista in faccia (erano insieme) di suo fratello River. Quando hai la sofferenza dentro di te hai una specie di aura e chi ti guarda, se riesce a "vedere", la nota.
Proprio per questo probabilmente Joker era il ruolo della vita per Phoenix, con un processo simile a quello di The Wrestler per Rourke


Non so niente di fumetti, non vedo cinecomics, sono una totale capra sul genere.
Per questo motivo in questa recensione non troverete nè polemiche sterili nè riferimenti all'argomento.
Ringrazio quindi solo Dio che sia stato girato questo film sul Joker con un taglio così adatto a me, fosse stato fumettoso nemmeno sarei andato.
Sono solo gusti, niente di personale.

3

Il regista Todd Phillips aveva fatto solo commedie prima di Joker, anche di grande successo. Ho visto per sbaglio una volta in tv Una notte da leoni e l'ho trovato davvero pazzo e godibile.
Davvero buffissimo come un regista che fino ad adesso aveva girato solo film per far ridere diriga adesso questo Joker in cui la risata, ma una risata ben diversa, è letteralmente tutto.

4

E' per me impossibile nell'analizzare Joker, sia nella sua parte filmica che in quella, diciamo, extradiegetica (fuori dall'universo che racconta il film) non ripensare al finto documentario che "si fece girare" Phoenix da Casey Affleck, suo amico.
Parlo di "I'm still here" (recensito qui).
Phoenix per lungo tempo finse di essersi ritirato dal cinema per cominciare la sua carriera di cantante. Partecipò a show televisivi, rilasciò interviste, si presentava come distrutto da droghe e alcool.
Poi venne fuori che era tutto finto, un mockumentary.
Ma, e lo dissi già all'epoca, quel documentario vero si dichiarò finto per coprire quanto fosse vero.
Ok, Phoenix non pensava davvero di lasciare il cinema magari, ma il degrado cui arrivò era un degrado reale, non recitativo. Joaquin con la scusa dello scherzo secondo me si abbandonò perchè voleva realmente abbandonarsi.
E, anche in questo senso, il ruolo del Joker che gli ha dato Phillips è, una volta di più, un personaggio di cinema dove nascondere molta parte di sè stesso, poter essere reali nella finzione


5

Ok, il film.
Meraviglioso.
Un film praticamente perfetto, in ogni singolo aspetto in cui possiamo vederlo.
Cinematograficamente uno spettacolo, dinamico, inquadrature una più bella dell'altra, fotografia eccellente, scene dirette magistralmente, anche quelle più concitate e d'azione (dai, basta quella corsa nel prologo per capire il livello).
Poi c'è lui, Phoenix, in una delle più grandi interpretazioni degli anni 2000. Lui è già grande di suo ma se poi gli affidi il ruolo della vita, quello dove poter mettere Joaquin insieme a Phoenix ,allora crei una bomba atomica praticamente devastante.
Poi c'è la componente tematica, anche questa di grandissimo spessore. Niente di nuovo (ma esistono tematiche nuove?) ma è impressionante come questo film riesca ad essere incisivo in quello che racconta.
E poi c'è la componente che forse rende Joker un vero capolavoro, quasi un aspetto "fortunato" (o forse no, forse Joker è uscito adesso apposta).
Perchè questo film, pur essendo ambientato in altra epoca, non poteva essere "più perfetto" nel 2019 rispetto a qualsiasi altra decade, qualsiasi.
Perchè è un film che racconta di un mondo al collasso, di un mondo che non ce la fa più, di una rabbia repressa che si accumula, di un pianeta di ultimi e di oppressi che è arrivato allo stremo.
Dirò di più, il personaggio di Phoenix non rappresenta solo un uomo, non rappresenta solo una categoria di uomini, nè una città, nè una nazione.
Joker sembra proprio l'intero nostro Pianeta Terra, un Pianeta martoriato, vessato, ferito, non rispettato, sfruttato e torturato dai potenti.
La ribellione di Joker è un'apocalisse privata che sembra tanto un collasso mondiale, uno tsunami, un terremoto, una bomba atomica.
Ed è per questo che un film del genere riesce nell'incredibile equilibrio di essere al tempo stesso fortemente politico e profondamente intimo e personale.
Ed è molto intelligente creare un personaggio che di politico non ha nulla (lo dice tre volte lui stesso) ma che crea poi delle conseguenze sociali così grandi.
La lotta di Arthur Fleck è una lotta personale, è quella di un uomo solo, disperatamente solo, un uomo che non conosce cosa sia l'amore ricevuto, un uomo a cui hanno detto che nella vita bisogna sorridere ma non ha mai trovato un solo motivo per farlo.
Esiste solo sua madre, un unico affetto (struggente questo rapporto così vero, forte e delicato) e, quando anche questo piccolo microcosmo che ancora lo tiene al di qua della sottile linea rossa, quando anche questo piccolo microcosmo si rompe (la scoperta di essere figlio di Wayne, anche se il film, magistralmente, ci lascerà sempre il dubbio se sia vero o no) allora per Arthur non c'è più nessuna isola di salvezza, nessun porto sicuro. E la sua voglia di verità, il suo odio verso Wayne è solo una intima e devastante crepa nel cuore. Ma, per gli altri, per la città, per il mondo, acquista valore politico e sociale. Arthur godrà di quello che si crea a Gotham, della ribellione, ma non è un godimento nel vedere che anche altri la pensano come te o che una propria battaglia sta prendendo piede, no, Arthur gode solo perchè per una volta, un'unica volta, sente di essere importante, sente di essere un (involontario) esempio.
Del resto anche per questo motivo il fatto che Joker sia uscito nel 2019 è emblematico e perfetto.

Perchè viviamo nell'epoca in cui essere (ri)conosciuti è tutto, in cui l'influencer è diventato un lavoro, in cui ci si sente importanti se qualcuno fa le cose che facciamo noi.
La gestione della trasmissione televisiva, ad esempio, è un autentico capolavoro di sceneggiatura.
Arthur finisce in tv in 4, QUATTRO, modi diversi, non solo momenti, proprio modi.
La prima volta, guardando la tv, immagina di essere tra il pubblico (e diventa commovente quella frase "preferirei un figlio come te a tutto", dimostrazione del bisogno di amore di Arthur, specie della figura paterna), la seconda volta Murray mostra in trasmissione una sua clip per prenderlo in giro, la terza volta Arthur simula a casa sua la sua prossima apparizione nel programma (scena magistrale in cui inizialmente lui "imita" i gesti e le frasi della tv, poi tutto - reale e immaginato - si mischia insieme), la quarta volta, quella finale, con la vera e reale ospitata.
Quattro metodi diversi per descrivere un'ossessione. E questa ossessione non è una delle ossessioni del 2019? quella di esser visti, amati, conosciuti, stare sotto i riflettori.
Ma sarà solo la nuova, ennesima, finale, cocente delusione per Arthur, per un uomo che in piccola parte spera più volte di essere amato e vedere una luce ma alla fine quella luce non si accende mai.
Per dimostrare quanto poco sarebbe bastato a quest'uomo per "sopravvivere" c'è la figura della ragazza di colore.
Perchè Arthur si immagina di avere una storia con lei?
Perchè è stata l'unica persona, l'unica, ad avergli regalato un sorriso, anche solo se un mezzo sorriso. E' come se abbiamo un uomo con davanti uno schermo nero in cui ad un certo punto lampeggia per un solo secondo un piccolo puntino bianco. A quel punto quel puntino bianco diventa importante, molto importante, e speri, e immagini, che poi tutto lo schermo diventi bianco, questa è la storia che si immagina Arthur.
Ma niente, lo schermo rimane nero, è stato sempre e solo nero.


Arthur è malato, è vero, probabilmente la sua vita era già mezza segnata nell'infanzia.
Ma siamo stati noi ad ucciderlo definitivamente, a farlo impazzire, a fargli dire "ok, nemmeno provo più a sperarci, esplodo".
Arthur è come quei milioni di persone che vivono nel mondo ed hanno grandi probabilità di essere infelici. Eppure non sono destinate ad esserlo, se poi sprofondano è perchè non hanno ricevuto mai una mano tesa.
O un sorriso.
La risata di Arthur è un mondo.
Non è tanto la risata ipocrita che qualche volta si deve dare al mondo, non è una facciata.
No, è la risata disperata, incontrollata e nervosa che si crea quando non ce la fai più, quando per quanto speri il contrario vedi che il mondo ti odia, è una risata a te stesso, non agli altri, come a dire "Arthur, ma che cosa speri, tutto è una merda, tutto è orribile, tutto è infelicità".
Sono risate che ognuno di noi, fragorose o silenti, a volte ha fatto, quando ormai ridere è diventato lo strano surrogato del piangere, come se fosse un piangere colorato di autocommiserazione e rabbia, una sconfitta, un fallimento, una delusione per averci creduto.
Eppure Arthur quel sorriso ce l'avrebbe avuto autentico, lui è una persona che sa amare (lo capiamo dal rapporto con la madre e con i bambini) e che potrebbe dare, tanto.
Ma il mondo quel suo sorriso autentico non vuole accoglierlo e allora si trasforma in una inquietante e disperata risata.
Del resto, e lo dicono anche nel film, il legame tra Tragedia e Commedia è fortissimo, paradossalmente una Tragedia senza fine si trasforma poi inevitabilmente in Commedia.
C'è una scena emblematica per far capire quanto il mondo e Arthur siano ormai su due sintonie diverse, due diverse lunghezze d'onda.
Arthur sta assistendo a uno spettacolo di Stand-Up Comedy.
La gente ride alle battute e Arthur no.
Poi quando non ridono gli altri (perchè il comico in quel momento non sta facendo battute) Arthur ride.
Non lo fa apposta, non vuole nè disturbare nè fare l'alternativo.
Semplicemente il suo ridere, ormai, è "rotto", capita quando invece da ridere non c'è nulla, capita nel levare e non nel battere, nei vuoti e non nei pieni.
Il suo ridere non è più il nostro ridere, avviene soltanto nella disperazione, non nel divertimento.
Quel biglietto da visita che dà alla gente (ma che meraviglia) è un'ironica bugia o una mezza verità. Nel senso che veramente la sua risata avviene senza motivo e all'improvviso, ma Arthur in realtà non è malato, soltanto cerca con dolcezza ed originalità una richiesta d'aiuto. Le persone buone sanno far questo, sanno pensare agli altri quando in realtà dovrebbe essere il contrario, gli altri dovrebbero pensare a loro.
Per capire la profondità del suo dolore c'è un altro aspetto emblematico.
Arthur viene picchiato selvaggiamente 3 volte e in altre 2 occasioni viene addirittura investito (una a piedi, l'altra nella macchina della polizia).
Eppure non lo vedremo mai lamentarsi di un dolore, mai. Cinque episodi che vanno dal violentissimo al quasi mortale e lui non manifesta un minimo lamento. Perchè a volte si arriva a dolori interni e psicologici così forti e radicati che quelli fisici sono niente, anzi, semmai sono solo la conferma "reale" di una condizione esistenziale. Perchè noi occidentali molto spesso ci lamentiamo se sbucciamo un ginocchio? perchè tendenzialmente stiamo bene, perchè c'è una serenità sociale e psicologica per cui anche il minimo danno fisico diventa quasi una cosa importante. Chi è disperato, invece, non li sente quei dolori, anzi, quasi li accoglie a sè.
Non è un caso che la prima volta che Joker viene pestato vediamo un piccolo dettaglio struggente, il suo fiore da clown che piange. Non le lesioni, non il sangue, ma è la sua anima ad essere stata violentata.
Io credo che questo sia un personaggio epocale, che racconta un intero mondo, come ho detto prima.
Giustificare tutto quello che accadrà con la malattia mentale sarebbe un errore clamoroso, Arthur non è un malato che la società ha fatto esplodere, ma un malato creato dalla stessa società.
Poi, una volta che non c'è più nessun appiglio, una volta che si esplode, non si torna più indietro.
E il punto di non ritorno per Arthur è il triplice omicidio in metropolitana (le due scene in metropolitana, questa e quella con tutti i clown, sono da estasi cinematografica).
Paradossalmente questo punto di non ritorno che avrebbe dovuto segnare la fine di Arthur diventa per lui un "bene", un nuovo inizio.
Adesso non devo più essere un buono, adesso sono un mostro e mi diverto.
L'Arthur innocente e disperato è morto, adesso c'è l'Arthur criminale e disperato.
Non è un caso che lui faccia quel ballo al bagno (brividi brividi brividi), non è un caso che appena dopo l'omicidio lui si fiondi (anzi, immagini di fiondarsi) a baciare la ragazza di colore (sembra la scena di Drive nell'ascensore, ma al contrario, lì amore e poi morte, qui morte e poi amore).
Perchè adesso, in qualche modo, Arthur si sente realizzato, liberato, intero, non deve più controllare l'incontrollabile, non deve più resistere, la diga ha ceduto, e, seppur attraverso la morte, si avvicina alla vita.
In più tutta Gotham inizia ad adorarlo, senza che lui alla fine non l'abbia voluto nè abbia le loro stesse motivazioni.
Il Joker che conosciamo, quell'uomo pazzo, delirante, criminale, cinico e senza più alcuna umanità, ha avuto la sua genesi.
A quel punto anche la sua unica fonte d'amore, la madre, può essere soppressa. Ma non è un omicidio solo cinico e inumano, quanto una commistione tra il nuovo Joker e il vecchio Arthur, un gesto al tempo stesso liberatorio ma anche di profonda disperazione, quasi un "regalo" che fa alla madre (e come non ripensare all'Amour di Haneke).


Ormai sia il mondo interiore di Arthur che l'intera città sono completamente stravolti.
Il motivo della ribellione alla fine sono comuni, essere oppressi, losers, poveri, ma gli obbiettivi e le motivazioni della rivolta molto diversi, intimi in uno, politici negli altri.
E' molto interessante che oltre a deboli e potenti, poveri e ricchi, Wayne dica davanti al microfono che questa è una battaglia tra "falliti e realizzati".
Alla fine si può essere falliti da ricchi e potenti e realizzati da poveri e deboli, ma questa contrapposizione diventa ancora più forte perchè molto più offensiva, molto più penetrante, perchè non oggettiva, quindi ancora più umiliante.
Gotham esplode e inneggia al suo nuovo - per ora casuale - Re, niente sarà più come prima.
E si arriva a un pre-finale di follia, delirio e distruzione, talmente bello che, forse, era meglio finisse tutto là.
E invece ci sarà un finale a bocce ferme, e capace di instillare dubbi.
Credo ci siano tre possibili interpretazioni ma, per motivi che dirò, per me ne resta solo una.
La prima interpretazione è che tutto quello che abbiamo visto sia stato immaginato da Arthur ricoverato in manicomio.
La seconda che la scena che vediamo sia un flash back di quando, appunto, lui era in manicomio (ma che non inficia su tutto quello che abbiamo visto, un semplice flash back).
La terza, la più semplice, ma che per complicarsi la vita tanti rifuggeranno, è semplicemente che sia tutto lineare e che Arthur, da "Joker", si trovi adesso in manicomio invece che in prigione.
Ecco, io credo sia vera questa.
La prima, affascinante, la escluderei per diversi motivi. Uno perchè questo film tratta della genesi di Joker e che quindi niente sia stato reale ha poco senso. Ma, più che altro, è quasi impossibile che una persona che immagina tutto poi, al tempo stesso, dentro il mondo immaginato abbia altre immaginazioni (la storia con la nera, la tv).
La seconda la escluderei perchè Arthur, credo sia evidente, uccide la psicologa. E che quindi poi sia stato fatto uscire dal manicomio non lo credo. Tra l'altro l'Arthur assassino, il Joker, si crea per tutti i motivi che vediamo nel film, un omicidio precedente sbugiarderebbe e ridicolizzerebbe tutte le tematiche.
Quindi penso semplicemente che Joker uccida di nuovo, in manicomio, dove è rinchiuso. Quel ballo finale è il ballo di Joker, non quello di Arthur.
Ma cambia poco, al di là delle interpretazioni sul finale tutto quello che abbiamo visto resta, ed è una cosa immensa.
Un film straordinario di cui ci sarebbero da citare tante altre cose, come Chaplin visto al cinema, come quello spettacolo surreale di Stand-Up Comedy che ricorda tanto Andy Kaufman (ma guardatevi anche il bellissimo Entertaiment), come la scena terribile dell'omicidio di Randall (e l'ironia della catenella e del nano), come la meravigliosa colonna sonora, come il raggelante omicidio in diretta di Murray, come lui chiuso in frigo - quasi rappresentazione del freddo che il mondo gli riserva -, come tutti i balli, indimenticabili, di Phoenix, come quel sorriso finale che dal rossetto passa al sangue, metafora se ce n'è una.
Eppure mentre scrivevo questa recensione ho pensato più volte a quanto spesso tanti di noi siano costretti a volte a disegnarsi un sorriso finto sulla faccia.
E non per ipocrisia ma per proteggersi dal mondo e, soprattutto, proteggere gli altri, non farli preoccupare.
Il sorriso di Arthur era di questo tipo, un sorriso disperato per provare a stare in sintonia col mondo.
Ma è un sorriso che conosco anche io.
Ed è un sorriso che milioni di genitori conoscono.
E' quel sorriso che a volte si fa ai propri figli quando non si sta bene per niente ma cerchi di farli stare sereni.
E' quello che per due bruttissimi periodi della mia vita ho disegnato sul viso per mia figlia.
Sono convinto che lei però sapesse la verità e che se mai avesse detto qualcosa sarebbe stato:

"Babbo, non fare il buffone, tanto anche se stai male ti voglio bene lo stesso"

avrebbe detto così

e probabilmente, a sentir quello, mi si sarebbe formato in volto un sorriso autentico, perfettamente aderente a quello rosso di disperata finzione

64 commenti:

  1. Semplicemente GRAZIEEE! perché leggendoti ho avvertito l'appagamento che hai avuto dalla visione di JOKER e, condividendola, ora sono felice. ;)

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    1. non ho messo nessun voto, come ti permetti a dire che mi è piaciuto???

      :)

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  2. Per quanto riguarda il finale: escluderei anch'io le prime due opzioni, ma se si trattasse di un non-luogo? Ad esempio una scena che si svolge nella testa di Arthur, che più che uccidere la psicologa uccide ogni senso di umanità rimasto, quindi non come scena reale che diventa una metafora, ma semmai significato senza significante, diciamo. Vorrei rivedere la scena per averne conferma, ma la prima impressione che ho avuto è che la scena si svolgesse "altrove", ecco. :)

    Bellissima recensione Giuseppe, molto sentita. È la prima volta che commento, seguo la pagina e il gruppo ed ero curioso di conoscere la tua opinione. :)

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    1. beh, primo commento e, direi, illuminante...

      direi addirittura che questa quarta opzione è la più bella e persino la più sensata, a prescindere che sia giusta

      te la ruberei se potessi, ahah

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    2. Non saprei, era un'ipotesi basata su quell'impressione, sicuramente se ne potrebbero tirar fuori altre, ma non sapremo mai con certezza :D Ma come dici tu, la cosa più importante è che sia un film immenso :) personalmente mi ha emozionato moltissimo.

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    3. è uno di quei casi in cui sapere se tutto è vero o finto non cambia poi molto

      insomma, non è uno shutter island o cose così

      noi sappiamo che, in qualche modo, quello che vediamo è "reale", se poi vissuto veramente o reificazione di uno stato d'animo è molto interessante ma non cambia approccio o emozione

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  3. Sul finale però l'unica ipotesi che si regge in piedi è che Arthur stia immagginando tutto sennò Batman si ritroverebbe a combattere con un sessantenne.
    Poi Giuseppe, non ci credo che non sai niente di fumetti.
    Solo per rimanere in tema almeno i due volumi di Frank Miller su Batman li devi leggere, così come Watchmen.
    Ma io non ci credo che non hai mai letto roba come Persepolis, Maus, Contratto con Dio o (per rimanere in Italia) Corto Maltese.
    VERGOGNA!!!

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    1. beh, vergogna sarebbe se uno legge i fumetti ma non ha letto quei fumetti, ma se uno non legge fumetti...

      no, zero, solo topolino fino a 13 anni e poi i dylan dog nell'adolescenza, è un mondo affascinante ma che non mi ha mai attirato

      beh, se è come dici te allora è anche più insensato

      cioè, lui si immagina tutto a 40 anni ma la sua immaginazione è ambientata 30 anni prima?

      se lui, come dici, deve essere coetaneo di batman allora se si immagina quelle cose coetaneo deve restare, mi sembra assurdo ambienti una sua fantasia nel passato, mai sentita sta roba ;)

      semplicemente phillips ha scelto questa differenza di età, credo

      se poi è come dici avremmo il primo caso di "immaginazione futura ambientata nel passato"

      non solo, primo caso in cui uno si immagina cose e dentro l'immaginazione immagina anche di immaginare :)

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    2. Mi sono perso. Non riesco a seguirti.
      1) Vergogna era ovviamente ironico.
      2) Nel film diciamo che (a voler essere generosi) Arthur avrà 30 anni (per me almeno 40 ma va bene 30).
      Batman ne avrà 10.
      Ora nei fumetti Joker uccide i genitori di Batman quando questi è bambino mentre Joker è già "adulto".
      Quindi che ci sia una differenza di età ci sta.
      Ma che 20/30 anni di differenza mi sembrano francamente troppi.
      Poi forse ho usato il verbo sbagliato.
      Ora l'unico fumetto (che io sappia) che racconta qualcosa del passato del Joker è Batman: The killing joke dove è il Joker stesso ad ammettere che quello che vediamo potrebbe non essere il suo passato ma ricordi confusi.
      Quindi, secondo me, quello che vediamo nel film è il Joker che si costruisce un suo possibile passato.
      Vista in quest'ottica i paradossi temporali (se ho capito bene il senso del tuo post) ci stanno tutti.
      Quindi, per tornare alle tue obiezioni.
      Lui non è coetaneo di Batman, ha sempre avuto qualche anno in più e sta ambientando la sua fantasia nel passato perché, come in The killing joke, si sta costuendo una biografia.
      Il che spiegherebbe pure perché nel passato ha la stessa età che nel presente.
      E poi Joker è pazzo, mica ragiona come noi.
      Comunque non è che poi alla fine abbia tutta st'importanza eh.
      Volevo solo spingerti a leggere qualche graphic novel come le chiamano quelli che fanno i fighi.

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    3. ok, quindi per te vediamo Joker 40enne che si ricostruisce un suo possibile passato di parecchi anni prima ma si vede con la stessa età che ha nell'oggi

      francamente la vedo un'ipotesi laboriosissima e quasi insensata ma magari sbaglio eh

      mi sembra strano che uno, mettiamo nel 1970 (con un batman poco più piccolo di lui, mettiamo trentenne) ricostruisca un suo passato dove lui è lo stesso mentre batman ha 20 anni in meno

      a che pro?

      però oh, nella follia del personaggio va bene tutto eh

      ma, come diciamo tutti, è un intellettualmente interessante quesito, e anche divertente, poi il film resta bellissimo (o non bellissimo) lo stesso ;)

      in realtà faccio un outing, ho letto 10 anni fa watchmen, bellissimo

      ma di solito non lo dico perchè poi mi riempiono di consigli e io non voglio leggere altro, ahah

      se tornerà il fuoco della lettura sarà per i miei amati libri

      ma, ammetto, considero il mondo dei fumetti un mondo "alto", lo stimo molto

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    4. Se a chi ha fatto il film fregava qualcosa di dare un senso cronologico allo scontro con Batman non faceva questo genere di film. Parla di quello che vuole parlare, joker è solo una scusa. Altrimenti vedevamo joker e Batman che si prendono a schiaffi.

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  4. Giuse', se il film è un capolavoro non lo so.
    La tua recensione si, e mi hai pure fatto scappare la lacrima nel finale.
    Sei stato debordante con 'sta recensione e mi hai pure fatto notare col tuo scritto una cosa o due che forse mi erano sfuggite...
    Troppo lungo ora risponderti per bene. anche perché ho giusto il tempo per bere un caffè e fiondarmi al cinema a rivederlo in v.o. con Paola che ancora non l'ha visto, dopo la prima visione con Stefano.
    A dopo.:-)

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    1. oh, su burning arrivo eh, mi manca solo quella recensione per pareggiare i commenti

      vedrai in v.o che spettacolo (io l'ho visto così), ogni volta che joaquin parla brividi

      grazie

      e famme sapè de eurochocolate

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    2. Si si, ma pure la prima volta l'ho visto in inglese. :-)

      Ok, domani ti chiamo per eurochocolate, grazie.

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    3. Ahahahah! Aspetta che c'è il pienone e probabilmente non entriamo, solo più pochi posti e una fila immensa.

      C'è posto nella versione doppiata ma non so se vale la pena solo per leggere nella mia lingua dei fogli che si muovono... 😆

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  5. Ah scordavo una cosa... Pure tu l'hai visto in v.o. o doppiato? Credo la prima se da te è uscito in lingua originale, ma mi hanno detto che la versione italiana ha il suo diario tradotto nella nostra lingua, come accadeva in Shining con "il mattino ha l'oro in bocca" per Jack. Strana 'sta cosa.

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    1. sì sì, me l'ha detto tommaso che l'ha visto doppiato
      ma oltre shining, nel senso che qui muovono proprio fogli (non statici) e sono in italiano

      sì sì, io in lingua al post

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  6. Ahah, forse perché lo sapevo e ti aspettavo al varco...��

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  7. Recensione appassionata ed attenta. Ti trovo però esagerato nell'esaltazione, d'accordo su JP, ma il film è solo un One Man show che vive su un'interpretazione...

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    1. sì sì, ci sta che io l'abbia troppo esaltato, come dico sempre ho un approccio abbastanza oggettivo ma poi il giudizio invece di solito è molto emotivo

      ma, davvero, credo che il film sia eccellente anche nelle componenti fuori Phonenix

      al tempo stesso con un altro attore sarebbe stato solo un bel, o bellissimo, film, lo ammetto ;)

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    2. Peppe ha sbroccato Franco! 😅😆

      Scherzo. È bello vedere che un film emozioni tanto, sicuramente lui è sincero nel farci capire quello che il film gli ha suscitato.
      A me è piaciuto parecchio anche, ma non come a lui e a te ancora meno. 😅

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    3. Ovviamente alla fine non siamo entrati... Coda da paura e tutto straesaurito per la versione originale è oltre 150 posti liberi nella versione doppiata (fuoco di paglia o finalmente ci son segnali che qualcosa si sta smuovendo anche verso chi apprezza di più le versioni originali? Speriamo la seconda...)
      Vabbè dai, ho fatto due biglietti per la versione doppiata facendo saltare la fila a Elena e Rocco incontrati lì per caso.
      Almeno a qualcuno son stato utile. 😄

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    4. al contrario, mi sembra uno degli interventi di franco più misurati ;)

      boh, non credo sia un segnale, ma di sicuro rispetto a 10 anni fa la percentuale di chi accetta o è incuriosito dalle versioni originali è molto aumentata

      ma, insomma, siamo sempre nei numeri piccolissimi...

      c'eravate tutti insomma :)

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    5. elena & rocco ringraziano appassionatamente! :)

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    6. per il resto: sono ancora assordata (sensorialmente in senso lato) come quando sei ad un concerto rock ad un metro dalle casse e quando esci quasi non percepisci più i suoni o tutto ti arriva ovattato. sono stordita da tanta bellezza.
      lo rivedrò a breve in v.o.
      per quello che riguarda ciò che hai scritto qui, come ha già osservato qualcuno questa non è una recensione. o meglio non solo. la trascende e va ben oltre.

      nel breve incontro con roberto alla consegna dei biglietti, lui mi dice: appena hai visto il film leggi la recensione di giuseppe: è bellissima.
      e io così ho fatto ed è stato come se dopo l'ultimo fotogramma tu fossi sbucato dallo schermo e mi avessi trascinato dentro al film per rivederlo con i tuoi occhi e attraverso i tuoi pensieri.
      dico solo: uau! (wow! in v.o.!)

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    7. <3

      non posso dirti altro

      certo che wow è in lingua originale, altrimenti scrivevi uau!

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  8. ecco la mia ...
    Provo antipatia per i clown. Si portano dietro quell'odore di trucco, alcool, fumo, sudore e dopobarba scadente. Sono malinconici e dietro alla risata c'è sempre la lacrima, forse li respingo perchè mi fanno paura (ancor prima di Pennywise). Il clown Happy, o meglio Arthur è tutto quello che a me non piace, ma allo stesso tempo è la prima persona che vorrei aiutare, necessita di qualcuno che lo ascolti, qualcuno che gli tenda una mano, cerca un ruolo, un abbraccio, una sua dimensione in un mondo che lo osteggia, lo ignora, lo picchia (non solo metaforicamente), lo tradisce, lo rende un fantasma. Il welfare è solo una spesa e gli ultimi sono relegati fuori dalla società. Ecco, in questo contesto germina il "joker", una figura triste, repressa, abusata, abbandonata; una persona sempre fuori luogo, anche e soprattutto quando ride. Una risata drammatica, soffocata, imbarazzante, una malattia che mette a disagio tutti (noi spettatori compresi).
    Joaquin Phoenix va oltre, talmente nel ruolo, da esibire il malessere di tutti noi, il suo dolore è il nostro. Mai sopra le righe, il trucco (anche quando c'è) è Lui, capace di rendere credibile, reale una figura fino ad oggi derivata da un fumetto. Ecco, il fumetto sparisce, la sceneggiatura è tremendamente seria (ah dimenticavo, la sceneggiatura per una volta c'è e si vede, ... ci torno dopo), ma J.Phoenix è così "superiore" che il bel film "joker" diventa il luogo in cui si realizza la sua perfomance. Non immagino come altri possano contendere l'Oscar e tutti i premi possibili. Non esagero nel dire che più volte ho avuto i brividi, mi sono emozionato, a fine film avrei voluto alzarmi ed applaudirlo. A memoria una delle interpretazioni più intense, fastidiose e disturbanti della storia del cinema.
    il film? bello, molto bello, la sceneggiatura, capace di collegare l'evoluzione del clown in joker senza alterare quanto tutti già sappiamo (compreso l'intreccio con B.Wayne/Batman), risulta curata nei dettagli e nelle sottotrame (mai inutili), deliziosa nella fotografia e sostenuta da una presente, ma mai invasiva, colonna sonora. Tuttalpiù c'è da chiedersi se il regista sia lo stesso T.Phillips capace di produrre vaccate come "Starsky & Hutch" o demenziali cazzeggi come la trilogia di "Notte da Leoni".

    Questo è ad oggi il mio film del 2019. Molti hanno equivocato, questo è un film drammatico lontano anni luce dai "comics", sulla malattia di un essere sfortunato, tragico e prossimo alla follia.

    VOTO ****+

    la scena della risata fuori tempo durante la Stand-Up Comedy mi ha "colpito" proprio come l'hai percepita tu

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    1. sono stato giorni a dirmi "hai quei commenti lunghissimi a cui devi rispondere"

      ma stasera mi rendo conto di una cosa, ma a cosa devo rispondere?

      il tuo commento è bellissimo, uno dei tuoi migliori

      e non c'è un singolo punto dove intervenire, solo complimenti

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  9. Grazie a 2 titoli (blow out di de palma ed um zorro dalla lama allegra di non mi ricordo chi) in cartellone che si scorgono verso la fine del film sappiamo che la storia si svolge nel 1981.
    L'alba del consumismo più sfrenato e sfrontato.
    Giunge uma risposta dal basso.
    Che in realtà non ci fu.
    Forse adesso staremmo ridendo tutti e meglio

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  10. Do' 10 alla tua recensione, da me condivisa in tutto (tranne che sul riferimento ad Amour (quello era solo amore puro, per me, questo e' solo astio per aver scoperto che era stato adottato.) Joaquin Phoenix immenso davvero, regge da solo un grande film, specchio della nostra società malata. Bellissime tutte le inquadrature, la fotografia, la colonna sonora. Bel film, non capolavoro.

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    1. sulla differenza con Amour possiamo starci ore ma io sono convinto che quel gesto sia stato anche tanto di amore e disperazione

      io credo che questo film resterà nella piccola storia del cinema, ma lo dirà solo il tempo

      grazie!

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  11. Non sono in grado di formulare un giudizio su una cosa così perfetta.
    È come se mi chiedessero di recensire Dio.
    Tu lo hai fatto e mi hai commosso.
    Grazie, Giuse.

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    1. beh, direi che io devo ringrazià te...

      <3

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    2. Io e la mia amica Sonia appena uscite dal cinema ieri sera, la prima cosa che abbiamo detto è stata: Ora dobbiamo leggere subito la rece di Armellini, e per me è stata una lettura sconvolgente e struggente ed emozionante. Grazie Giuseppe. Rita Serra

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  12. Olivieri luigi9 ottobre 2019 23:35

    Come sempre appena esce un film che viene d'oltreoceano,tutti pronti a sperticassi le mani.
    Mentre il nostro cinema merita maggiore attenzione!! Ci sono attori altrettanto validi e registi che gli fumano le palle.
    Basta pensare all'ultima opera di Alessio Nencioni Go Dante go go go

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    1. secondo me Joker arriva quasi a quel livello

      non del tutto ma ci va vicino

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  13. (Parte 1) Mamma mia che recensione. Da pelle d’oca. Al pari di quelle (tue) grandissime su cui un giovane me ha capito cosa significasse il cinema. O meglio: su come andare oltre, accedendo ad un’altra dimensione artistico-cinematografica. L’esperienza, i simboli, le metafore. È grazie a te che le ho imparate. E questa recensione mi richiama quelle del passato. E di nuovo, come qualche anno fa, sono qua a ringraziarti, ad appuntarmi note ed assorbire informazioni, consigli, per capire sempre di più quanto il cinema sia grande e quanto possa essere altrettanto grande quello che ci sta dopo. Come se, appunto, la massima estasi si raggiungesse anche molto dopo la visione in sala, nella propria intimità, nella propria esperienza e nella propria mente. I tuoi scritti esaltano questa fase della fruizione artistica: il pensiero, la riflessione, l’analisi. Ma soprattutto la soggettività, intesa come il modo di filtrare tutto ciò che ci accade (ah tra l’altro, strana coincidenza: è proprio il concetto chiave del mio commento su Burning ahah). Per questo sarebbe riduttivo considerare ciò che scrivi semplicemente come una recensione, perché quello che è qua pubblicato rappresenta un’opera a sé stante, solo tua e personale. Come se l’unico modo per poter parlare, nella maniera più completa possibile, di un’esperienza (cinematografica in questo caso) fosse quella di farlo attraverso un’altra esperienza (letteraria nel tuo caso). Emozioni che si sommano ad emozioni. Diverse solo per ciò che le ha innescate.
    Insomma, penso sia ormai chiaro quanto queste tue parole su Joker mi abbiano profondamente colpito, risvegliando in me quell’estasi cinematografica post visione di cui si diceva poco sopra. Il film, come sai, l’ho già visto due volte e di parole a riguardo (sì, semplici recensioni in questo caso) ne ho già sentite e lette tante. Ma qua, nonostante tutto, ho trovato di nuovo, come sempre, qualcosa di nuovo. Di estremamente illuminante, capace non solo di farmi apprezzare ulteriormente il film, ma il cinema in generale e, come si diceva, l’esperienza che ci sta dietro.
    Se Joker è un piccolo capolavoro, si può dire lo stesso di questa tua piccola-grande opera che qualcuno chiama per semplicità recensione.

    Quanto è grande il paragone tra PSH e Phoenix, quanto dolore li accomuna. E quanto dolore poi è stato sprigionato nei loro ruoli della vita (e sulla vita). Quel Synecdoche per PSH e questo Joker per Phoenix.
    Pensare a The Master, dove quei due grandi uomini e attori si sono incontrati (diretti tra l’altro da uno dei più grandi registi dei nostri giorni). Chissà che sensazioni su quel set. Inconsapevoli forse della loro grandezza, ma certi sicuramente di ciò che stavano lasciando trasparire.

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    1. (Parte 2) Interessante quello che dici sul discorso verità/finzione anche solo riguardo a “I’m still here”. Alla fine si potrebbe anche riferire un po’ a Todd Philips stesso. Viene da chiedersi come sia passato dalle grandi commedie per il grande pubblico a questo Joker. È avvenuto un cambiamento? Il vero Todd Philips è quello di Joker o è sempre lui, ma in un contesto diverso? Probabilmente la grande costante è il pubblico. Philips sa (e conosce) come fare affezionare gli spettatori ai personaggi che si sta guardando. Sa come farli ridere o come farli soffrire (quanto è doloroso vedere Arthur sullo schermo?). E tra l’altro, se osserviamo in maniera retrospettiva la sua filmografia, ci si rende anche conto di un’altra differenza: nelle sue precedenti commedie si parlava sempre di “branchi” di maschi, dalla trilogia di “Una notte da leoni” all’ultimo “Trafficanti”, tutti personaggi che in maniera ironica riflettevano sullo stereotipo di quello che potremmo definire “maschio-aplha”, come l’unico in grado di creare un gruppo unito. Qui Joker pare invece l’esatto opposto: un singolo (ma un gruppo verrà comunque fuori proprio da quel singolo, anche se involontariamente), non integrato ed anzi isolato, proprio per non incarnare quegli ideali che il mondo si aspetta da lui. Egli, però, paradossalmente, rispetto a quei buffi personaggi delle prime commedie e alle loro stravaganti disavventure, riuscirà davvero a scalare il potere, certo con un via totalmente opposta. È come se Arthur venisse ridicolizzato nel film proprio da quegli stessi personaggi di Philips delle sue prime opere, che suscitavano invece in quel caso ilarità. Come se, in fondo, noi tutti spettatori nel ridere a ciò che è stato prima, avessimo riso anche di Arthur.

      Bellissime tutte le riflessioni. Non ci avevo proprio pensato a vedere metaforicamente la solitudine e l’esclusione di Arthur, come quella di tutto il Pianeta. Ed in effetti è proprio così. La sua grandezza (di Arthur e del film) è quella di poter diventare universale, di poter essere esteso a tutti e tutto.

      Pensiamo anche poi alla fisicità di Arthur: quel fisico asciutto, pieno di lividi, con ossa a vista e spesso rotte, deperito, come se quel mondo l’avesse privato di un cibo materiale ed emotivo (oltre che delle medicine per la sua salute). Ma quella fisicità così tanto ripugnante dell’inizio si trasformerà (quando inizia a crescere in lui l’essenza di Joker) in una fisicità armonica e sinuosa, di un ballo. È sempre lui, è sempre la sua magrezza, ma ora è tremendamente attraente. Perché, in questo senso, se la società non gli fornisce metaforicamente da mangiare, sarà lui stesso a doversene procurare, con i suoi mezzi e le sue regole.

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    2. (Parte 3) Interessante come, alla fine, in un modo o nell’altro, Arthur (e non Joker) subisca sempre le idee e le aspirazioni che il mondo gli impone. Da quelle della madre di essere felice e di sorridere sempre, a quelle più in larga misura dell’intera società che, attraverso le sue dinamiche sociali, gli impedisce di emergere. L’etichetta di Arthur come “matto”, che quindi in quanto tale non viene quasi percepito come vera persona con dignità (pensiamo alla scena sull’autobus della madre con il figlio). L’etichetta stessa di “Joker” che gli viene per la prima volta attribuita da Murray nello show televisivo (pensiamo, anche lì, all’immagine che la società impone attraverso i media delle persone) . Ma lo stesso si può dire anche quando Arthur sta per diventare Joker e tutto quel gruppo di persone conferisce all’opera personale di un uomo solo un significato sociale e politico rilevante. Come se, appunto, nonostante la sua solitudine e le sue aspirazioni personali, quell’uomo fosse comunque in stretta alla società che lo circonda, anche quando lo esclude, anche se spesso involontariamente. Perché ogni cosa ed azione dipende, almeno parzialmente, dall’immagine ed etichetta che la società vi ha affibbiato. Qualsiasi evento avrà un’equivalente semplicistico, riduzionistico, che incasellerà in generi e settori di grande impatto e facile comprensione.
      E se estendiamo questo concetto a livello meta cinematografico, il discorso si fa ancora più interessante: così come quel mondo ha bisogno di definire Arthur come un vigilante, come un martire e paladino della lotta di classe (di nuovo una società che impone un nome, un’etichetta), noi spettatori abbiamo bisogno di definire questo film: è un cinecomic o non lo è? È cinema d’autore o cinema commerciale? Di nuovo questo ostinato e spasmodico bisogno di semplificare tutto.
      Joker, dunque, come film, non si potrebbe ridurre semplicemente all’etichetta di cinecomic e, allo stesso modo, Joker, come personaggio, non si potrebbe definire semplicemente come un matto. Il mondo (e i personaggi che lo popolano) sono più complessi di semplici etichette e Arthur ce lo dimostra.
      Ma quelle etichette spesso fanno comodo, quella semplificazione semantica spesso può permettere di raggiungere più facilmente i propri obiettivi. E così Arthur inizierà ad usare come nome quell’etichetta di “Joker” che gli era stata attribuita all’inizio, anche se, chiaramente, con un significato diametralmente opposto rispetto all’iniziale presa in giro.

      E arriviamo al fantastico finale. Ce lo siamo già detti al telefono, ma anch’io sono d’accordo con la tua teoria. In quella fase, la metamorfosi è ormai completata. Arthur è diventato totalmente Joker. Dice esplicitamente alla psicologa che ha davanti che questa non potrebbe mai capire la barzelletta a cui sta pensando. Ormai è tardi per cercare di capirlo, di studiarlo e di aiutarlo. Ormai si è superato quel limite
      che teneva ancorato Arthur alla vita moralmente accettata. Una vita passata, però, tremendamente buia, fatta di luoghi appartati e nascosti. Quella nuova vita, invece, seppur violenta e moralmente discutibile, ma comunque compiuta e definitiva, è finalmente luminosa e splendente (la luce fortissima che entra dalla finestra nell’ultimissima scena), di un bianco luccicante (quello del manicomio) che finalmente riempie l’oscuro buio che ha da sempre invaso tutta la sua esistenza.
      E se prima Arthur sorrideva forzatamente come unica forma di sopravvivenza, per rimanere al mondo ed evitare che questo lo travolgesse, ora come Joker sorride realmente, perché ha trovato il suo equilibrio, un equilibrio fondamentale per non cadere e riuscire a saltare, a ballare, felicemente.

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    3. leggo un pò per volta ma, magari, come successo per Stefano, non c'è niente da rispondere, solo da leggere

      vediamo

      1 ok, le prime 50 righe non le commento, forse in 10 anni è il complimento più lungo e bello ricevuto, ahah, quindi mi dileguo

      2 sì, esatto, infatti nella recensione di Her avevo immaginato una telefonata tra loro due. Non sai quante volte ho immaginato quei due insieme a parlarsi, anche fuori dal set

      3 notevoli le tue riflessioni su Phillips, di cui ho visto per sbaglio in tv solo un'ora del primo Una notte da leoni (divertendomi).
      Però ricordo anche lì dei losers, dei maschi ridicolizzati. Che però avevano il vantaggio di piangersi insieme.
      Qua una spalla per piangere Arthur non ce l'ha

      4 quel paragone deriva dal momento in cui è uscito Joker, questo autunno 2019 in cui come non mai parliamo di un pianeta martoriato, non amato e non rispettato.
      Ma sappiamo che paradossalmente la morte della Terra è proprio la sua vittoria, riprendersi quello che era suo. Alla fine anche qui la morte di Arthur rappresenta l'apocalisse che può portarlo a dominare chi non l'ha rispettato

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    4. 5 quello che dici del fisico è tutto quello che avviene. Arthur rimane lo stesso ma quello che prima era il suo vulnus, la sua ferita, adesso diventa la sua arma. La sua "malattia" da debolezza diventerà la pazzia che lo farà diventare forte, figo, importante.
      E quel ballo lo dice

      6 il paradosso è che quando il Joker diventa l'esempio, il paladino del caos, il mito lui ne gode ma, comunque, sa perfettamente di non essere come loro, lui è comunque un diverso che la pensa diversamente da loro. Ma gode di quello che sta accadendo perchè pur non stimando quelli che lo inneggiano (non credo a lui freghi niente della folla urlante) quegli "stronzi" adesso hanno visto chi è lui.
      Secondo me gli altri ormai non li sopporta a prescindere che siano su uno schieramento o l'altro.
      Lui è un solitario divenuto un pazzo solitario adesso amato

      7 perfetto il discorso sulle etichette

      8 come dici ci siamo già detti tutto sul finale. Ma bravissimo ad avere riportato (e ampliato) tutto qua.
      Soprattutto la questione delle luminosità, che io non avevo nemmeno accennato

      sempre più bravo!

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  14. "C'è una motivazione per cui questi due attori sono superiori"

    gli altri interpretano il personaggio, loro due (aggiungo Gian Maria Volontè) diventano, sono il personaggio

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    1. assolutamente

      ma quello secondo me i grandi attori riescono a farlo non dico in tanti ma diversi

      a me sembra che loro si portino qualcosa in più già da casa...

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  15. Capolavoro assoluto.
    Si entra totalmente nel personaggio, poche volte ho visto un tale allineamento tra regia, attore e personaggio.
    A tratti davvero disturbante, si sente l'energia della violenza che sta per esplodere; ma è un effetto voluto, e riuscitissimo.
    Ed è forse il motivo per il quale i bacchettoni anglosassoni lo stanno criticando molto.
    Ma a noi che ce frega.

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    1. a me talmente poco che non ho letto nè una sola recensione nè un commento nè "quello che sta accadendo" riguardo il film

      io sono proprio fori da tutto

      film immenso

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  16. Bellissima recensione. Ho scoperto il tuo blog proprio grazie a questa recensione, che mi hanno linkato perché pare anche tu sia rimasto estasiato di fronte a questo film come lo sono stato io.
    Volevo però dire due cose riguardo al finale (premetto di non aver letto tutti i commenti quindi quello che dico potrebbe anche essere già stato detto da altri).
    Anzitutti per la differenza d'età va ricordato che nel primo Batman di Tim Burton l'assassino dei Wayne era proprio Jack Nicholson ovvero Joker prima di diventare Joker, e quindi questo dettaglio non inficia la realisticità della narrazione. Con buona pace di chi ha usato questo dato come cavallo di battaglia per sostenere la tesi del "era tutto nella sua testa".
    Ora analizziamo il pre-finale, Arthur è nella volante della polizia, i suoi movimenti ci fanno capire che non ha la cintura di sicurezza. Una ambulanza sperona l'auto della polizia ad un incrocio. I due poliziotti, con la cintura sono morti, Arthur ripresosi è in grado di reggersi in piedi acclamato dalla folla e si disegna quel sorriso col suo sangue (scena da estasi visiva). Ma è finto. È finto perché, anzitutto irrealistico, sarebbe morto, e lo speronamento all'incrocio richiederebbe un tempismo troppo criminale (cioè da crimine organizzato, irrealistico nel clima rivoltoso del momento), ed è finto perché è positivo, perché è in favore di Arthur, come è finta la storia con la ragazza di colore, come è finto De Niro che gli dice che lo vorrebbe come figlio. Non è altro che un'altra delle barzellette che si racconta, barzelleta che noi possiamo capire perché abbiamo visto la sua genesi, la sua vita, ma che certo non potrebbe capire la psichiatra del manicomio. Non te lo vedi raccontarla? "... e poi mi alzai in piedi sul cofano e tutta la folla mi acclamò ahahaha" e noi rideremmo con lui, noi che lo conosciamo, ma non chi non sa niente di lui.
    Vabbhe, in definitiva la mia idea è che nel film sia tutto vero quello che sappiamo essere vero, è illusione la parte da quando lui scompare dalla telecamera nello show a quando poi sta nell'ospedale psichiatrico, posto dove verosimilmente è finito dopo l'arresto, processo, infermità mentale, sentenza.

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    1. grazie amico ;)

      fantastica la tua ricostruzione

      ma, facendola mia, potremmo allora anche pensare che lui, semplicemente, sia morto in quell'incidente

      e che quindi quel finale trionfante (che, dici, è irrealistico) sia l'ennesimo sogno non realizzato

      oppure come dici te

      e siamo a 6, SEI, interpretazioni

      complimenti...

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  17. a stefano, riccardo e all'amico che ha commentato per ultimo rispondo con più calma, devo leggere attentamente

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  18. Durante questi giorni non ho fatto altro che scansare spoiler, recensioni, articoli su curiosità o presunte tali. Come quella sull'interpretazione del finale, appunto. Io però ci ho visto una tale linearità che nemmeno mi son posto il dubbio che potesse essere altrimenti. Il discorso delle diverse interpretazioni mi è tornato solo ora che leggo la prima rece su questo capolavoro (e quale se non la tua?). Nei fumetti Joker non fa altro che entrare ed uscire dal manicomio di Arkham, quindi vederlo rinchiuso dopo la confessione del triplice omicidio e dell'assassinio in diretta per me è stata la cosa più ovvia possibile. È un film dal taglio "realistico", quindi dove speravate potesse finire un pluriomicida che non fa nulla per nascondersi? XD
    A parte questa puntualizzazione, che film cacchio... Un mangnifico tributo all'opera ispiratrice, quella pietra miliare del fumetto firmata dalla leggenda che risponde al nome di Alan Moore (papà anche dei Watchmen e di V per vendetta): The Killing Joke. Io sono sicuro che tu potresti apprezzarlo, semmai dovessi provare ad avvicinare il mondo del fumetto è da qui che ti consiglierei di partire. La frase che Arthur dice alla vicina che se lo ritrova in casa, "Ho avuto una giornata difficile" è il concetto cardine dell'opera di Miller, nella quale un Joker già bello che pazzo (ed appena fuggito dal manicomio) decide di dimostrare a Batman che basta una giornata andata storta per far impazzire qualsiasi uomo. Nel frattempo una seconda linea temporale ci mostra proprio la giornata che ha decretato la sua discesa nella follia, ed io ho trovato questo film meravigliosamente coerente con quanto raccontato nel fumetto.
    Ed il tributo al Joker del compianto Ledger nel finale, poco prima dello schianto tra la pattuglia e l'ambulanza, lo avevi notato? L'inquadratura di lui che ammira emozionato la follia esplodere nelle strade ricalca perfettamente quelle mostrate in Il Cavaliere Oscuro di Nolan. Feels alle stelle!
    Ci speravo fin da quando uscirono le prime notizie riguardanti questo progetto, che avremmo potuto avere un nuovo, memorabile Joker. E così è stato.
    La potenza simbolica di questo personaggio e della sua nemesi non hanno eguali. Sono radicati nell'immaginario collettivo come nessun altro personaggio di fantasia. Una risata ed una collana di perle: due icone che sono ormai leggenda.

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    1. ciao domenico!

      contentissimo che un esperto della materia come te sia venuto a commentare, è proprio la "voce" o l'angolazione che mancava

      " The Killing Joke. Io sono sicuro che tu potresti apprezzarlo, semmai dovessi provare ad avvicinare il mondo del fumetto è da qui che ti consiglierei di partire. La frase che Arthur dice alla vicina che se lo ritrova in casa, "Ho avuto una giornata difficile" è il concetto cardine dell'opera di Miller, nella quale un Joker già bello che pazzo (ed appena fuggito dal manicomio) decide di dimostrare a Batman che basta una giornata andata storta per far impazzire qualsiasi uomo. Nel frattempo una seconda linea temporale ci mostra proprio la giornata che ha decretato la sua discesa nella follia, ed io ho trovato questo film meravigliosamente coerente con quanto raccontato nel fumetto."

      che spettacolo, non ho altro da dire ;)

      sì sì, con mio fratello abbiamo notato la cosa in diretta, poi mi sono dimenticato di scriverla (parlo dell'omaggio a Ledger in quella scena)

      commento splendido, come tanti qua dentro

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  19. Sono passati dieci giorni dall’uscita, ne hanno parlato tutti, scritto tutti, se ne sono sentite di tutti i colori (anche per uno come me che non legge niente prima e tendenzialmente poco dopo), forse ormai è difficile dire qualcosa che non sia già stato detto in merito. Io l’ho visto ormai nove giorni fa eppure trovo la voglia di dirti la mia solo ora perché francamente ho avuto bisogno di lasciarlo lì a sedimentare.

    Come sempre la tua recensione (termine molto più che riduttivo) è meravigliosa, al pari del film, e dopo aver letto i soliti brillanti commenti degli utenti non credo di poter aggiungere nulla perché c’è già moltissimo di quello che penso. Scriverò giusto un paio di cose a cui tengo.

    Uscito dal cinema ero quasi paralizzato, durante la visione mi sono reso conto di avere fisicamente sofferto, come se le curve dei suoi arti, delle spalle, della schiena fossero state anche le mie; sentivo la sua risata rompermi i timpani, i suoi occhi addosso a me che mi dicevano “E tu cosa hai fatto per me? Cosa non hai fatto?”. Mi sono sentito colpevole. Dovrei sforzarmi per trovare altre esperienze simili di empatia con un personaggio inventato. Questo mi serve per parlare di un primo blocco di critiche che sono state mosse al film: familiarizzare con il personaggio al punto di giustificare le sue azioni e perfino imitarle. Bene, è una cazzata, ne più né meno. Sono del parere che una simile obiezione sia praticamente sempre infondata: si tratta di arte, di espressione dell’animo umano, un contenitore ideale in cui possono confluire racconti e perfino bestialità di ogni genere ma che tali rimangono, vengono mostrati perché sappiamo che ci sono, nasconderli non avrebbe nessun senso. Joker è la descrizione di una genesi e di un percorso doloroso di un uomo deriso, umiliato e dimenticato dalla società che lucidamente compie delle scelte; non c’è mai, secondo me, un solo momento in tutto il film in cui si esaltino le sue scelte, anzi è chiarissima la via a cui conducono (solitudine e carcerazione).
    Più in generale: se un gesto cattivo viene imitato la colpa non è del mezzo che ce lo mostra poiché esso è, appunto, un mezzo, la colpa è nostra e di qualcosa che abbiamo dentro di noi che ci spinge ad agire in un certo modo. Non possiamo censurare un prodotto (se non lede libertà o diritti fondamentali) di qualsiasi genere perché abbiamo paura delle conseguenze, le conseguenze sono una nostra responsabilità.

    Phoenix ha detto recentissimamente che per apprezzare davvero Joker bisogna aver sofferto. Non mi sento di contraddirlo (come potrei dopo ciò che ha personalmente vissuto e ciò a cui ha dato vita nel film?) però forse possiamo dare un’altra chiave di lettura: spero che questo film serva a riflettere sulla malattia e su cosa siamo diventati. Molti non sono capaci, o quantomeno non dimostrano di esserlo, di provare sensibilità nei confronti dell’altro, sforzarsi di sentire - nel senso più profondo del termine - quello che sente l’altro, vedere il mondo come lo vede lui. Non importa se è sbagliato, non potremo mai raggiungere niente di buono nella vita se prima non capiamo quello che sente l’altro (e provocatoriamente dico, sì, anche un assassino, un malato mentale) perché capire non significa giustificare, capire è l’unico modo per affrontare, rimediare, superare, migliorare, sopravvivere.

    Sono grato di aver provato un’esperienza come Joker.

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    1. eccoci Marco!

      beh, fortuna che avevamo detto tutto e scrivevi due righe :)

      bellissima la descrizione di empatia che hai fatto con Arthur. Io non credo di essere arrivato a quei livelli (mi successe così però per il caden cotard di synecdoche) ma l'ho vissuto tantissimo lo stesso

      perfettamente d'accordo su tutto quello che dici riguardo le critiche (meno male non leggo nulla...) alla giutificazione o "giustezza" delle cose che fa Arthur, degli omicidi e quant'altro

      joker non è qualcuno da imitare, joker è un ultimo che ha creduto negli altri fino al secondo prima di non farcela più. Joker non è una nostra vittoria (come alcuni rivoluzionari), Joker è una tremenda sconfitta umana

      e che addirittura il film possa esser pericoloso è deprimente e ridicolo, quasi nemmeno da commentare

      è un film tristissimo, dall'inizio alla fine, dove dovrebbe essere l'esaltazione per quello che fa? quando lo incoronano Re sulla macchina? non scherziamo, è un film che, semmai, insegna cose buone, insegna il rispetto, insegna e ammonisce su come la violenza non porta niente di buono, sia quella degli altri che di Joker

      non sapevo la frase di Phoenix ma la sposo in pieno, la recensione è venuta così anche perchè io, come tanti altri, ho conosciuto la sofferenza

      ma, come dici, non dobbiamo esser stati per forza noi ad aver sofferto, ma dobbiamo comunque conoscere la sofferenza, anche negli altri, vederla, capirla

      se una persona è vuota non può amare questo film

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  20. Visto che avete già detto tutto in modo eccezionale, aggiungo solo due cose.
    1. Ma quanto é bella l'immagine della scalinata, prima sempre ripresa dal basso e affrontata al tramonto con fatica, poi improvvisamente palcoscenico sul quale saltella leggero?
    2. Non mi pare di aver letto di riferimenti a Shining ma secondo me ce ne sono.

    Secondo me é un ottimo lavoro che non arriva al capolavoro, quindi parlerò di cosa mi sembra mancare.
    Innanzitutto il protagonista, benché magistralmente interpretato, si caratterizza da troppi pochi dettagli: risata, nevrosi...stop.
    Non ci vengono proposti piccoli indizi sulle sue complessità interiori, frammenti del passato, rapporti con altre persone, fallimenti, ecc...tutto ciò che sappiamo passa esclusivamente per una relazione medica. Un po' asettico, un po' semplice.
    Se io dovessi criticare la mia critica risponderei: "vedi, tutto ciò che ha intorno lui stesso, non vengono dettagliati per scelta registica.
    Lui non deve essere uno speciale tra i miserabili ma confondersi con essi. É un niente se passato e futuro, un sacco svuotato dalla vita e tenuto in piedi dalle due, tre cose che ancora hanno valore. É il più miserabile dei miserabili, non a caso ne diventa il capo-emblema."
    Spiegazione plausibile ma non completamente convincente, a mio avviso.
    Credo che l'idea fosse sdoganare il personaggio dall'immagine fumettistica, svelarne la natura, umanizzarlo, elevarlo da semplice "cattivo di Batman" . Evidente la critica sociale e il messaggio allarmistico.
    La sensazione che ho é che non si sia avuto il coraggio di spingersi completamente nel cinema d'autore, forse per timore di perdere parte della critica, quella che non scrive recensioni ma paga il biglietto.
    Più scrivo e ci ragiono, più mi rendo conto che ho aperto parlando di "quasi capolavoro" e forse a torto.
    Probabilmente le cose che ho criticato non sono mancanze ma semplicemente scelte registiche, ne avrei preferite altre, ma questo rientra nel personale.
    Mi sto convincendo quindi che questo film sia un capolavoro, solo non il mio preferito.

    P.S.:

    Pensavo: fai un film che evidenzia la superficialità sociale, la mancanza di visione della complessità e profonda delle cose. Ricevi critiche da chi é arrivato al cinema attirato solo dalla grande pubblicità ("come hai detto che si chiama questo attore?") e ti pagherà il prossimo lavoro, pur riducendo questo ad una serie di:
    "Quanto é lungo... "
    "Pesante..."
    "Si, vabbè, é pazzo...abbiamo capito..."
    "Delusione..."

    Trovo tutto molto ironico e paradossale.

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    1. ciao Antonio!

      1 sai che non mi ero accorto de sto doppio uso della scalinata? fantastico, direi metafora dell'intero film

      2 ah, io vedo riferimenti a Shining quasi sempre, a volte quindi mi taccio apposta ;)

      capisco perfettamente quello che dici ma ti dirò, io amo invece quei film dove vediamo solo i sintomi e non le cause, dove affrontiamo personaggi di cui non conosciamo il passato e siamo noi a doverlo immaginare dai dettagli, tanti o pochi che siano

      io in tutti gli aspetti filmici sono un amante del non detto, sempre ;)

      sul discorso che fai sul mancato coraggio del film di essere SOLO cinema d'autore credo che sia molto interessante ma, anche qui, io ti giuro che lo considero vero cinema d'autore, senza appelli. Sì, ci sono 2,3 riferimenti alla vicenda Batman ma sono per "rispetto" del personaggio, per contestualizzarlo e per giocare un pò, secondo me a Phillips di Batman fregava cazzi...

      certo, la mia posizione di "antinerd" (non nel senso di avversione, assolutamente, ma di lontananza) mi fa parteggiare per questa lettura, un pò quella che ha scritto l'anonimo da qualche parte qua sopra a cui ho scritto "hai vinto tutto"

      ahah, sai che capita spesso anche a me? comincio a scrivere pensando che un film sia bello poi mentre scrivo mi pare più bello

      dici che lo stesso film Joker è un pò un...Joker?

      molto carina come cosa. Però c'è una grossa fetta di persone che lo adorano

      degli altri, alla fine, frega cazzi, tanto di quanto il mondo sia perlopiù superficiale lo sappiamo ;)

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  21. Che dire.io mi limito a dire Minkia che recensione. Il film? Visto qualche giorno fa e ancora ci penso.mi è rimasto dentro, ci penso e ci ripenso, ma in fondo non è questo che deve fare il cinema?

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    1. il cinema come lo intendi te sì

      e anche come lo intendo io

      non sempre eh, che ogni tanto anche pensà meno fa bene

      ma i film più grandi sono questi, lo capisci dopo finiti

      grazie amico

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  22. Visto ieri, al momento dei titoli di coda il cinema è rimasto al buio, per altri 5 minuti buoni le luci non si sono accese e anche se la gente cominciava ad alzarsi per andarsene, la sensazione era quella di dover rimanere lì a metabolizzare il tutto.
    Ho seriamente pensato che l'addetto alle luci abbia di proposito ritardato il tutto, quasi a volerti dire "Non alzarti, rimani qua e prenditi tutto il tempo necessario, l'incontro è finito...adesso puoi riprendere fiato".
    Probabilmente è stata solo una piccola dimenticanza, ma che ha chiuso perfettamente il cerchio ad un film tanto difficile quanto bello.
    Pochi film ti lasciano un parco così ampio di emozioni, alcune dure da assimilare, altre invece chiare ma altrettanto indigeste.
    La tua splendida recensione non fa che riassumere ognuna di esse ed aiutarmi a mettere ordine a tutto ciò che ho visto, cosa che tutt'ora stento a fare.
    Che il film sia perfetto o meno poco importa, aveva un obbiettivo e l'ha raggiunto in pieno, facendeolo nel migliore dei modi; qualunque altra strada si fosse presa non avrebbe portato ad un'opera più grande di questa.

    Più che discutere su cinecomic/non cinecomic, capolavoro o meno, 6 o 10, bisognerebbe essere grati a chiunque abbia reso possibile un film del genere; poiché una volta tanto, a riempire le sale e incassare milioni e milioni, sarà un film che merita ogni singolo centesimo speso.

    Non c'è nient'altro da aggiungere, niente che tu non abbia già detto...sul finale concordo con te, non avevo neanche pensato ad una possibile interpretazione, credo che ciò che accada sia la pura e semplice realtà.

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    1. cavolo, avrei adorato avere anche io quei 5 minuti de buio!

      credo anche io che era letteralmente impossibile fare un'opera sul Joker meglio de questa, io avevo aspettative e speranze ma il film è andato oltre

      e la penso come te sul discorso polemiche inutili, non capisco perchè scrivere saggi sull'argomento quando quello che conta dovrebbe esse solo film, quanto è bello o no, non quanto rispetta codici o no

      per quanto riguarda il finale sì, siamo in tanti a farsi poche pippe mentali e vederlo solo come cronologico ma è anche vero che tante interpretazioni sono suggestive e nessuna da scartare

      grazie!

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  23. Mi sento un cuore di pietra... Mi ha detto davvero poco 😅

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    1. ma che scherzi, o ci si entra o no

      e poi mica deve piacere solo se uno prova qualcosa :)

      ma me sa non ti è piaciuto a prescinde, ahah

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