12.10.19

Anime e Core, la grande passione per l'animazione giapponese - 5 - Recensione "Your Name" - di Enrico G.


Il 14, 15 e 16 ottobre esce nei cinema l'ultimo lavoro di Makoto Shinkai, considerato uno dei più grandi registi di animazione moderni.
Il film in uscita si chiama Weathering with you ed allora Enrico, il nostro ragazzo esperto di animazione ha pensato di recensire quello che viene considerato, ad oggi, il capolavoro di Shinkai, Your Name (mi si dice di recuperare anche Il Giardino delle Parole e 5 cm al secondo).
Insomma, buona lettura, sperando che serva a qualcuno per vedere sia il film recensito sia quello che esce il 14

Ecco, mi ritrovo ancora a parlare di Makoto Shinkai e del suo film atteso nei cinema. Ma stavolta non si parla di un piccolo gioiellino per appassionati come fu 5 cm al secondo, ma di Weathering with you, che uscirà portando già il suo nome sulla bocca di tutti. E siccome non l’ho ancora visto (perché sarà uno schermo gigante a meravigliarmi, non certo un computer o peggio, un cellulare), rimane solo da capire cosa ha creato tanta attesa, cosa è Your Name. Parlare di Kimi no na wa, “qual è il tuo nome”, non vuol dire solo parlare di un film, ma di un evento. Come una meteora è uscito dal nulla, sconvolgendo il 2016 giapponese, e internazionale con il passaparola, divenendo il primo incasso della storia degli anime. Come di norma, quando un film ha troppo successo, ci si spacca in chi lo ama e chi lo odia, ma non importa: tutti l’hanno visto, tutti ne hanno parlato, e il mondo degli anime per una volta è arrivato anche a chi snobba l’animazione e il Sol Levante in generale. Ho già sviscerato così tanto del regista nella mia primissima recensione che, lo dico subito, lo amo, ma non penso sia il suo capolavoro. Penso però che sia davvero “La Città Incantata” della mia generazione, anche solo per la portata del suo impatto culturale. Ogni sincero appassionato dovrebbe essere grato a Makoto Shinkai, uomo dalla poetica personalissima che non si è piegato agli standard, ma ha piegato il mondo intero ai suoi. Ora che questo artista è di nuovo pronto a sorprenderci, vorrei come personalissimo ringraziamento ricordare questa sua opera più famosa, spiegando punto per punto perché è così straordinaria.
L’inizio è tutto. In un film, può determinare se ti piacerà o meno, e qui vale dieci volte tanto, visto il regista di cui parliamo. Si comincia, ed è già puro Shinkai: un cielo, una stella cadente, ombra e luce come in 5 cm al secondo, dove un razzo saliva su mentre qui un astro cade giù. Pochi secondi, con quella visione aerea di un lago, e già potremmo capire tutto, se non fossimo abbagliati da questo show di bellezza, degno di un vero prestigiatore. Tutto in fondo sembra normale all’appassionato: il balzo temporale, la voce fuori campo triste e commossa, le ferrovie di Tokyo, l’esplosione della musica j-pop durante i titoli di testa (non ricordo l’ultima volta che li ho visti così curati, specie in un cartone). Niente, a me aveva già conquistato. Ma la vera magia di Your Name è proprio come gioca con le aspettative, ti mette sotto il naso pezzi essenziali del puzzle di cui comprendi il significato solo dopo continue visioni. Ad ogni inquadratura c’è un dettaglio, prendiamo i primi sei minuti (contati), dove abbiamo la cometa Tiamat, gli altoparlanti, le elezioni del sindaco, la perspicacia della nonna, il cordoncino con cui Mitsuha si lega i capelli. Tutto tornerà, tutto.
Ora, questa ragazza che ho nominato, si alza un mattino in camera sua, e comincia a toccarsi le curve con curiosità. Se ancora leggete senza aver visto il film, fermatevi qui. Quello che potrebbe benissimo essere l’atto di una diciassettenne è invece dovuto al fatto che durante il sonno l’anima di un ragazzo, Taki, per motivi sconosciuti è finita dentro al suo corpo, e viceversa. E questo non rivela nemmeno la prima mezzora di un film cangiante, pieno di sfumature che analizzerò una per una. Per ora è solo la storia di due ragazzi completamente diversi che finisco l’uno nella vita dell’altra, particolare, piena di momenti divertenti, con le classiche difficoltà sul capire l’altro sesso.


Mitsuha Miyamizu rappresenta in pieno questa prima parte, è la nostra protagonista allegra, solare, con due cari amici (Tesshy e Saya-chin) e una vita tutto sommato normale nel delizioso ma isolato paesino tra le montagne di Hida, Itomori. Come questo mondo rurale è aggrappato tra le montagne e il lago omonimo, Mitsuha si sente schiacciata tra la nonna, sacerdotessa del tempio, e suo padre, il severo sindaco. È proprio in questa situazione che ci viene introdotta: umiliata da suo padre, esasperata da quel piccolo villaggio, presa in giro durante una cerimonia religiosa, a fine giornata esplode. Sotto il torii del tempio Miyamizu, urla al vento di non poterne più, di voler essere un ragazzo di Tokyo nella prossima vita. Il sonno esaudirà il suo desiderio: la seguiamo fino alla mattina dopo, dove si ritrova nel corpo di Taki Tachibana, un liceale della capitale.

Si sa, il cinema di Makoto Shinkai è fatto di contrasti: gli spazi immensi, la natura, la tranquillità del contado di Mitsuha vengono spazzati via in un attimo nel caos di Tokyo, tra megaschermi, la massa indistinta di persone, le caffetterie all’ultima moda. Proprio come nel precedente “Il Giardino delle Parole”, si vede l’occhio fotografico per una metropoli che Shinkai deve amare molto, vista la cura con cui è riprodotta fin nel minimo dettaglio. E a tal proposito, è proprio così che si chiama il ristorante italiano in cui Taki lavora, con tanto di traduzione nell’alfabeto latino, delizioso omaggio ad uno dei suoi film più ingiustamente sconosciuti. Ancora meglio, credo che l’insegnante di Mitsuha ad Itomori sia proprio Yukino, la protagonista di “Il Giardino delle Parole”. Dai, l’aspetto è identico, insegna letteratura e hanno addirittura richiamato la stessa doppiatrice, Kana Hanazawa. Sono sicuro che è lei. Questo cameo tra l’altro non è nemmeno fine a se stesso: proprio durante una lezione, quando Mitsuha legge sul suo quaderno la scritta “Chi sei?” lasciata da Taki il giorno prima, ci viene esposto uno dei concetti chiave del film, il katawaredoki. Il crepuscolo, “il momento dove i contorni delle cose si fanno sfumati”. Questo è davvero il film del Tramonto, un co-protagonista che accompagna i due ragazzi in ognuno dei momenti più importanti, sfumando luce ed ombra, realtà, persone e molto di più.
Piccola curiosità: nel libro di Your Name, scritto da Shinkai in contemporanea alla sceneggiatura, va ancora più in profondità il discorso, presentando il sinonimo omagatoki, letteralmente “il momento delle grandi calamità”. Come ho detto, nulla è casuale.
Sempre quel giorno, dopo scuola, ci viene presentata anche la kumihimo, l’arte di intrecciare i fili che la nonna trasmette alle nipoti Mitsuha e Yotsuha, e la sua affascinante storia. Duecento anni prima, l’Incendio di Mayugoro distrusse il tempio e i testi sacri. Della tradizione, ovvero l’arte del filo, ma anche la danza o la cerimonia del sake, rimase solo la forma, che deve essere tramandata per far riemergere un giorno la sostanza. Più tardi tutto acquisterà un significato con il concetto di Musubi, ma per ora ci potremmo vedere una stoccata di Shinkai a chi lo accusa di essere un vuoto esteta, quando basterebbe lasciar emergere significati più che comprensibili ad uno spettatore attento.
Torniamo un attimo a Mitsuha il giorno dopo (per quel che ne sappiamo il terzo dal primo scambio tra i due), nel corpo di Taki, che si giostra tra liceo, svaghi, lavoro e l’amore del ragazzo per la capocameriera Okudera. Anche se il ricordo dello scambio è vago, come in un sogno ad occhi aperti, ormai l’impatto sulle rispettive vite si nota troppo per non accorgersene. Taki quello stesso giorno, nel corpo della ragazza, dà una lezioncina ai bulletti verso cui era sempre stata passiva. Tornati nei rispettivi corpi, finalmente c’è la tanto attesa realizzazione. Questi momenti sulle note di Zenzenzense, sono tra i più emozionanti, grintosi e divertenti della storia, con i due che nell’arco di un mesetto, che possiamo percepire con l’avvicinarsi del passaggio della cometa Tiamat, affrontano la misteriosa situazione. Le regole, le memo con i resoconti della giornata, le difficoltà quotidiane che li avvicinano, portandoli ad apprezzare l’altro letteralmente vivendone i panni.
Ah, apro una parentesi sulla musica, perché questo è un film inscindibile dalla colonna sonora. Incredibilmente non è composta da Tenmon, ma ricorda in maniera impressionante quel suo modo di darti tristezza, ansia, stupore con un paio di accordi. Le canzoni sono dei Radwimps, e sarà una certa abitudine al pop giapponese, ma le trovo tutte azzeccate. La band ha lavorato a stretto contatto col regista, ed ogni momento musicale (cercate la traduzione dei testi se non mi credete) rappresenta perfettamente la scena che accompagna. Gli scambi corporei con Zenzenzense, i titoli di testa con Dream Lantern, Mitsuha che corre sulle note di Sparkle, il finale con Nandemonaya, ognuno coincide alla grande, e ciò mi rende ancora più eccitato per Wheatering with you, che torneranno a comporre.
Dopo il montaggio musicale, con una fluidità ammirevole avviene il passaggio di testimone al ragazzo, e un graduale cambio di tono.


Taki Tachibana porta con sé una certa ansia metropolitana che progressivamente si impadronirà di tutto il secondo atto, ma è anche un ragazzo attento e di buon cuore. Ora, protagonista assoluto di questa seconda parte, compie nel corpo della ragazza un viaggio spirituale tra le montagne di Itomori, per offrire alla divinità della montagna il sake preparato dalle tre donne Miyamizu, sforzandosi di comprendere questo mondo così lontano da lui. Ancora, dagli opposti scaturisce la bellezza, questa è la ricetta che Your Name ha usato per meravigliare il pianeta con la vecchia storia dello scambio di corpi.
Questo viaggio sullo sfondo del lago Itomori rimane uno dei momenti più calmi e sereni della pellicola. La superba animazione tradizionale (meravigliosa, ma cosa ve lo dico a fare) ci vizia e ci delizia: l’arancione dorato dell’autunno, quella selva di alberi cordati, la foglia rossa che cade tra le altre immobili, smuovendo appena le acque. Viene una stretta al cuore solo pensarci, mentre la voce di un’anziana sacerdotessa spiega, con calma e saggezza; questo scorrere di vita ha pure un nome in questo mondo: Musubi.  Anticamente indicava la divinità protettrice delle terre locali, e sì, è stato proprio Musubi a provocare lo scambio tra Mitsuha e Taki, non certo la cometa come ho spesso letto in giro.
Questo nome assunse col tempo diversi significati: fili che si intrecciano, persone che si connettono, il Tempo stesso, mangiare o bere riso, acqua, sake, unendoli al proprio spirito. La parola che potrebbe racchiudere tutti gli esempi della nonna è “fluire”: Divinità o Destino, chiamatelo come volete, ha unito due anime in una sola e sta al centro delle montagne che le donne Miyamizu scalano per rendergli omaggio, portando il kuchikamisake, il sake sacro.
Il simbolo stesso della divinità è un’apparizione, questo albero che sembra ergersi come per magia da un masso enorme, nel mezzo di una gigantesca conca. Un’altra scelta apparentemente estetica, importantissima alla luce del maggiore colpo di scena del film, nonché difetto che viene solitamente imputato a Your Name.
Uscita la famiglia dal bacino, dopo l’offerta, è il katawaredoki. I contorni si fanno sfumati, e la nonna intuisce che quella che gli sta accanto non è la nipote. Taki, come quando realizziamo di sognare, torna in sé, a Tokyo. Da quel momento in poi i due ragazzi non potranno più scambiarsi. Comincia la parte “investigativa” del film, con una virata emotiva che porta nello spettatore tensione, sgomento, anche un genuino senso di angoscia. Le comunicazioni telefoniche tra i due sono impossibili, gli scambi si troncano di punto in bianco, e Taki come unico indizio ha un disegno del paese, frutto della sua buona memoria di aspirante architetto.  Senza darsi per vinto si mette alla ricerca, ma quando trova Itomori la scena che ci si presenta davanti è terribile. Il paese è distrutto, ormai disabitato, la stessa forma del lago è spaventosamente deformata. La cometa Tiamat, che ha silenziosamente accompagnato Mitsuha durante quel frenetico mese di scambi, la sera del 4 Ottobre si è presentata puntuale nel cielo notturno giapponese, spaccandosi inaspettatamente in due al perigeo. Quel frammento che trapassa le nubi, la primissima inquadratura di Your Name che tante volte ho ammirato per la sua bellezza, è la Morte stessa che arriva sotto forma di meteorite, per portarsi via gli abitanti di Itomori. E non solo Mitsuha è morta, ma questo disastro è avvenuto ben tre anni prima.


Taki è dunque entrato in contatto con una ragazza che nel presente è morta, e l’idea di questo ritorno dell’anima, che rivive nel corpo di qualcun altro i suoi ultimi giorni, è semplicemente meravigliosa, ma porta un problema. Anche se i ragazzi vivono le stesse date dello stesso mese, i giorni di due anni diversi dovrebbero essere sfalsati, ed è improbabile che nessuno dei due se ne sia accorto. Shinkai ha effettivamente ammesso di volerci meditare più a lungo sulla sceneggiatura, ma pressato ha fatto uscire il film tenendolo assieme nel montaggio di ciò che aveva. Ora, che basti un po’ di sospensione dell’incredulità per rimanere con un film così intrigante, profondo ed intelligente io la ritengo già una vittoria, ma vi dirò di più. Sia anche in una scrittura non perfetta, io c’ho visto una grandissima critica, o una constatazione dolceamara. Non è possibile che i due ragazzi, nonostante diari e resoconti, si siano semplicemente adattati alla giornata dell’altro senza pensarci troppo? In fondo, viviamo noi stessi circondati di date, calendari, orologi, così tanto che diamo per scontato il Tempo stesso, pur rimanendone dipendenti. Sapeste quante volte ho controllato l’ora sul telefono, preso da una tale fretta da non registrare nemmeno l’informazione, dovendolo così tirar fuori di nuovo…  Shinkai ci dice basta, facciamo una pausa, lasciamo scorrere Musubi dentro di noi come è naturale che sia. Oppure ci sta chiedendo comprensione per questi ragazzi, cresciuti in questo mondo frettoloso, se non hanno compreso subito, già presi come sono dall’adolescenza, dai suoi tormenti, dagli alti e bassi di corpo e anima che cambiano repentinamente.

Torniamo a Taki, che sta subendo una crisi mentale quasi lovecraftiana. Ora che il filo rosso del destino che lo legava a Mitsuha sembra tranciato per sempre, il tempo si sta riassestando: le memo di lei sul cellulare scompaiono e anche la sua memoria comincia a vacillare. Lo salva dall’oblio solo il kumihimo (ve l’ho detto che torna tutto), il filo intrecciato (il colore scommetto che lo sapete) che il nostro regista prestigiatore ha piazzato come nulla fosse sul suo polso. Quello è proprio il cordoncino caratteristico di Mitsuha, che usava per legarsi i capelli. Il giorno prima della caduta del meteorite (quel 3 Ottobre in cui Taki aveva ancora 14 anni), lei si era decisa ad andare a Tokyo, spinta dalla voglia di incontrarlo. Vagando in lungo e in largo, finalmente lo aveva incrociato sulla metropolitana. È uno dei miei momenti preferiti dell’intero film, un piccolo miracolo di regia, con i piedi di lei che si fanno largo tra la folla fino ai suoi, i suoni che scompaiono e i loro visi, con lei emozionatissima e lui ignaro, per la prima volta finalmente nella stessa inquadratura. Ovviamente lui non la riconosce (certo, la incontrerà solo tre anni dopo!), ma gli resta il suo cordoncino, sottile ma resistente, a tenerli legati. Mitsuha, con il cuore spezzato, torna a casa a farsi tagliare i capelli, e morire.
Ormai è chiaro che i due si amino, e il pubblico di mezzo mondo ha apprezzato perché ha avuto anch’esso il tempo di innamorarsi di loro, come dovrebbe succedere in ogni storia romantica. Li troviamo adorabili perché genuini: non ci è stato nascosto niente, dai loro rapporti con gli altri all’intimità del loro corpo, turbolento e inesplorato, di diciassettenni. Quindi no, non mi sono fatto problemi (come tanti) con loro che si tastano le tette e il pene, come farebbe ogni adolescente sulla Terra di suo, figuriamoci trovandosi in un corpo dell’altro sesso. A parte questo poi, la relazione è ciò che di più puro si possa immaginare: i due sono separati non solo da Spazio (troppo facile, non sarebbe Makoto Shinkai altrimenti), ma letteralmente da Tempo e Morte. Io vidi il film al cinema all’età ideale, 17 anni, ma non per questo lo ridurrei ad un romanzetto d’amore tra due adolescenti, che non può parlare anche agli adulti; quelli che Taki deve superare sono gli ostacoli dentro di noi, per avere una seconda possibilità di salvare Itomori dalla cometa, in quella che potremmo quasi descrivere come la versione d’autore di un disaster movie.
  

È allora una corsa contro il tempo quella di Taki, enfatizzata dall’atmosfera cupa e plumbea, così in contrasto con l’inizio del film, spensierato e pieno di sole. Deve trovare l’unica traccia di Mitsuha rimasta intatta ad Itomori, ovvero il suo sake offerto alla divinità, se spera di far rifluire il Tempo; la sua memoria però lo sta abbandonando, esattamente come era successo anni prima alla nonna Miyamizu. Questa famiglia così speciale infatti non è del tutto nuova all’esperienze extracorporee. Ecco allora che tutto torna: quella conca che Taki deve raggiungere è palesemente il solco lasciato da un meteorite, caduto 1200 anni prima assieme a quello che formò il lago Itomori. Le genti di allora vi posero la residenza della divinità, o come dice la nonna il “Kakuriyo”, l’altro mondo, in cui devi lasciare una parte di te per poter tornare in quello dei vivi. E che spettacolo è rivederlo dopo che Taki l’ha cercato in lungo e in largo, buio, acquitrinoso, gonfiato dalle piogge, un vero mondo degli spiriti ben diverso dalla prima impressione alla luce del sole.
Qui nel Kakuriyo, dentro la grotta, beve il sake e vede l’incisione di Lei sul soffitto, la cometa Tiamat spaccata in due, bellissima e terribile. Il film di scambi corporei e romanticismo è definitivamente cresciuto dall’intimità dei personaggi al fato di un intero villaggio, già distrutto una volta, lasciato come monito per il futuro. E già li sento i detrattori, pronti a dire che esprimerlo tramite incisione di una stella in una grotta sperduta non è il massimo della prevenzione; ma nessuno ha detto che non esistessero altre testimonianze nel tempio, chissà, forse distrutte proprio da quell’Incendio di Mayugoro che la nonna cita continuamente. Tranquilli che Musubi ci ha comunque messo del suo, scorrendo nel sangue delle Miyamizu (nonna, madre e ora Mitsuha), permettendo lo scambio corporeo destinato a salvare la vita a Itomori. Proprio di questo parla l’immenso climax del film, con Taki che si risveglia finalmente nel corpo della ragazza, la mattina del 4 Ottobre. Non prima di aver viaggiato in un superbo trip allucinogeno, pieno di fatti, suggestioni, fili intrecciati, e una delle immagini più mozzafiato che ci regala la splendida animazione, la cometa che precipita sul Giappone, attraversandolo come una goccia smuoverebbe l’acqua placida.
Tutto il restante film è una sequela di momenti epici, frutto di piccoli intrecci finemente cesellati in precedenza, ma su tutti ne spiccano due.
Il secondo incontro tra Mitsuha e Taki sul bordo dell’avvallamento meteorico, scena potentissima, lui nel corpo di lei e lei nel corpo di lui, con il cerchio roccioso che è il confine del Tempo, lago intatto e cometa da una parte, lago devastato del presente dall’altra. Non dico altro, semplicemente gustatevela, ogni inquadratura, sguardo e dialogo sono un’opera d’arte che farebbe invidia a qualsiasi film.


Il secondo è la corsa disperata di Mitsuha, tornata nel suo esile corpo, a fianco del lago ormai splendente di stelle cadenti. Inciampa, cade, si ferma dolorante. Si guarda la mano che lui aveva preso, scriviamoci i nostri nomi per non dimenticarli, aveva detto. Invece c’è scritto “Ti amo”. Pensate quello che volete, che è melodrammatico o stupido, io ho visto un intero cinema sussultare con il cuore in gola a quella parte. Taki sapeva che la memoria non avrebbe retto, che il suo nome non avrebbe più significato nulla per lei. Ma l’Amore, quello sì, quello non scomparirà mai, quei fili intrecciati che “si torcono, si separano e prendono forma, a volte si spezzano” li uniscono ancora, rossi del Destino e ormai indistruttibili.
Forse ci vogliono anni per trovare quel qualcosa che manca, o anche solo trovare se stessi. Forse ci vuole un amore maturo che si concretizzi, si incroci alla fine, non più separato da spazio, tempo e morte, ma da appena due finestrini del treno, in pieno stile Shinkai.
 In un tripudio di emozioni vediamo un’ultima corsa per l’immensa Tokyo, le immagini trasudano di quella vita che ha sconfitto la morte. Su una scala Makoto ci fa penare ancora un po’, poi finalmente i fili saranno pronti a ricongiungersi, per ricominciare, per fare una semplice domanda che a tutto darà inizio, di nuovo.
Kimi no na wa?

10 commenti:

  1. straconsigliato da più parti, ho aspettato a lungo prima di vederlo. Spesso l'animazione made in japan se non accompagnata da robottoni o astronavi spaziali, corrazze e maschere non mi prende. In realtà è che ne ho visti così tanti di cartoni di quel genere, che poi faccio fatica a leggerne la poesia, la sofferenza, il dramma. Questa volta, però, con i limiti di cui sopra ho trovato una trama molto interessante, intrigante, affascinante (sono sempre molto attratto sia dalle storie tratte dai disastri naturali, sia dagli scambi di personalità/persona) e lo sviluppo decisamente ben curato. Belle le scelte registiche, belle le immagini, giusti i tempi di narrazione. Decisamente un film ben fatto che potrebbe meritare anche una "complicata" realizzazione con attori reali. Promosso

    VOTO ****

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    1. Se anche con gusti diametralmente opposti abbiamo apprezzato così lo stesso film, vuol dire che davvero è
      destinato a rimanere. Il suo essere così trasversale e 100% giapponese allo stesso tempo è un punto di forza enorme, che temo un live action non potrebbe sostenere. Ma ormai viviamo in un mondo dove l'animazione non puoi più prenderla sul serio, solo sfruttarne i successi per pigri rifacimenti che portino l'incasso a casa. Proprio a questo servono i Makoto Shinkai, a tenere alto l'orgoglio e la qualità ;)
      Enrico

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  2. L'attesa sta per finire, entro fine anno vedrò Your name, e poi metterò in lista tanti altri giapponesi ;)

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    1. Vai così, non te ne pentirai ;) spero che questa rubrica nel suo piccolo possa esserti utile per allungare la tua lista. In cima, hai l'occasione di aggiungerci Weathering with you ora che lo avremo al cinema (per i soliti striminziti tre giorni, ma meglio di niente...). Shinkai dovrebbe come minimo pagarmi l'università per come lo spammo, hahaha, ma lo faccio volentieri per amore dell'Arte ;)
      Enrico

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  3. Ciao Enrico, scambiammo due parole in occasione della tua recensione di 5 cm al secondo, ti dissi che avrei letto volentieri una tua recensione di Your Name, quindi eccoci qua.
    In realtà ho dato uno sguardo via via anche alle altre tue recensioni che ha pubblicato Giuseppe, ma non avendo visto i relativi anime, mi sono limitato a leggere ed aggiungerli alla lista delle prossime visioni, magari lascerò un commento quando avrò l'occasione di recuperarmeli.

    Ma veniamo al dunque.
    Che dire, davvero un'analisi completa ed esaustiva; nonostante abbia visto il film mesi fa, mi è bastato leggere quello che hai scritto per ricordare quasi alla perfezione tutte le scene da te citate, compresi i dettagli e le sensazioni provate all'epoca...Può voler dire solamente una cosa, che pure a distanza di tempo, Your Name è un film indimenticabile; ero convinto che per poterne parlare avrei dovuto rivedere il film una seconda volta, ma adesso mi rendo conto che non c'è n'è bisogno...è come se lo avessi visto ieri.
    Proprio per il fatto che Your Name, nonostante sia giapponese al 100% come tu stesso hai detto e malgrado tratti un tema come l'amore adolescenziale, raccontato ormai in quasi tutte le salse in svariati anime, è un film unico.
    Di anime negli ultimi periodi ne ho visti, pure di belli, e anche se rimango ancora molto ignorante in materia, credo di poter affermare che un'opera che sappia coniugare in maniera così perfetta una storia d'amore ad una sceneggiature superba e mai banale, non ci sia; se il tutto è poi condito da una regia magnifica ed una colonna sonora studiata nei minimi dettagli, non è difficile capire come mai questo film siamo rimasto così indelebile nella mia mente a distanza di mesi.

    La verità è che Shinkai è un maestro nell'elevare a potenza argomenti e tematiche che già di per se stanno a cuore a molti di noi, aggiungendo quel contorno e quel qualcosa in più che ti fa arrivare il tutto dritto all'animo.

    Ognuno di noi tende a legarsi a qualcun'altro, è così da quando esistiamo e sarà così per sempre; non è un caso dunque che molti anime, vuoi in maniera diretta o indiretta, girino intorno a storie d'amore o di legami...
    Se raccontate bene, storie del genere non possono lasciare indifferenti, e non è un caso neanche che molte di esse siano incentrate su legami adolescenziali, poiché non solo è il periodo in cui noi tutti creamo più legami, ma è proprio quel periodo che ricordiamo e ricorderemo per sempre con grande nostalgia e felicità, che sia dal punto di vista di un ventenne che di un cinquantenne.

    Shinkai quel legame lo cura e lo nutre piano piano, lentamente lo fa tuo e ti costruisce una castello tutto intorno, dove inevitabilmente vorrai salire. Rende il tutto unico proprio perchè non ti rende facile raggiungere la vetta, ti fa soffrire e gioire con i personaggi, ti fa provare quello che provano loro e solo alla fine ti fa rendere conto che quel tragitto è stato indimenticabile...solo arrivato in cima, ti rendi conto di quanto sia stato bello ciò che hai visto.

    Questo per me, e credo per molti altri, è stato Your Name.

    Se poi qualcuno vuole trovare i dettagli per sminuirlo a tutti i costi può farlo (come il fatto del non accorgersi dell'anno), ma per un dettaglio fuori posto, ce ne sono altri 10 che lo rendono indimenticabile...una sceneggiatura del genere non può di certo esser messa in discussione per un'inerzia, trovo ridicolo anche solo pensarlo.

    Gianluca.

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    1. Ciao Gianluca, sono davvero molto contento di risentirti. Sei stato il primo a parlarmi sul mio "esordio", e tra l'altro, sentiti liberissimo di commentare solo se il pezzo ti interessa, io non scrivo per la fama. Penso ti piacerebbe Black Butler, magari se avrai voglia di dire la tua sarò ben lieto d'ascoltarla.
      Dicevamo, la mia prima recensione; sempre Shinkai al cinema poi, e ricordo il tuo parere su Your Name, quindi facciamo che questa quinta te la dedico implicitamente, hai vinto un premio come commentatore "storico".
      Centrato il punto su Shinkai, e l'analisi emozionale di Your Name, non potrei aggiungere quasi nulla. Sul suo cinema ripetitivo e ossessionato dai drammi adolescenziali le ho sentite tutte, credimi. La verità è che quest'uomo, questo artigiano dell'Arte, fa sempre lo stesso film, che poi in sala non assomiglia a nient'altro, diversamente da tutti gli altri che fanno sempre film diversi, che poi alla fine si assomigliano tutti. Facci caso, ogni benedetto film ha almeno una storia d'amore, le trame vanno sempre a parare lì; Shinkai si leva il sassolino dalla scarpa subito, parla d'Amore per parlare di tutto il resto. E lo fa con una sensibilità, una cura, un'emozione che non solo è rara ma proprio non esiste in tanta animazione, fredda come la computer grafica che ormai vi spadroneggia. Ma questo lo sanno tutti ormai, emozione e stupenda animazione tradizionale sono sinonimi di Makoto Shinkai. Quello su cui si sorvola sempre, nonché il motivo per cui ho strutturato così la recensione, è che parliamo di cinema alto, intelligente, stimolante. Ho voluto analizzare passo per passo Your Name perché non prende in giro gli adolescenti, anzi li tratta seriamente, li nutre di originalità, di rispetto per il periodo più bello e terribile della vita, scardinando il cliché secondo cui il cinema young adult sarebbe decerebrato e superficiale nelle sue morali. Io fino al termine della mia esistenza, ne sono sicuro, sarò fiero di essermi formato con i capolavori del sensei giapponese, e non con il filmetto di vampiri di turno.
      Sono sicuro che non siamo soli, l'animazione giapponese è di qualità e piace: a vedere Weathering with you stasera c'era la sala piena, ragazzi e ragazze di tutti i tipi, e ciò mi dà speranza. Già che ci siamo, rinnovo il mio consiglio ad andarlo a vedere se ne hai la possibilità. Come ogni film del nostro regista, mi ha travolto come un fiume in piena, lasciandomi emozionato e pieno di brividi. Ora che sta passando, come con Your Name, non faccio che riflettere, alla ricerca dei simboli e messaggi di cui questo cinema non è mai avaro. Per citarne il protagonista: "sono davvero fortunato ad essere vivo in questo periodo". Sì, anch'io mi sento fortunato di poter vedere questi gioielli, di poterne parlare, di essere vivo per emozionarmi ogni volta, con il cinema di Makoto Shinkai.

      Enrico

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    2. Ho visto cercando in rete che non è affatto facile trovare gente che recensisca anime in maniera dettagliata e competente, molte sono recensioni buttate là senza un minimo di analisi, sono felice che ci sia gente come te che si prende la briga di analizzare e andare più a fondo; quindi sicuramente continuerò a leggerti con piacere, da buon "storico" lettore.
      Black butler me lo segnai all'epoca e adesso credo che sia in cima alla lista, mi sono appena finito di vedere Steins gate (che credo ad ora sia l'anime più bello tra quelli che ho visto, piaciuto anche più di death note, parere personale ovviamente), quindi me lo guarderò a breve e magari ti farò sapere le mie impressioni.

      Il discorso sulla diversità/somiglianza tra i vari film e autori è molto interessante, in effetti non ci avevo mai pensato ma a leggere le tue parole mi trovo completamente d'accordo con te.
      Mi è capitato spesso di guardare roba che parte con un idea ben precisa, ma che strada facendo, complice una sceneggiatura che mano mano cala in ritmo e idee, per colmare alcune lacune compensi inserendo una o più storie d'amore e/o concentrandosi maggiormente su di esse, utilizzando la cosa quasi come "tappabuchi".
      A volte la cosa funziona anche, ma il tutto risulta inevitabilmente un po' forzato, con risultati chiaramente notevolmente inferiori ai lavori del buon Shinkai.
      Come tu stesso hai detto, lui fa il contrario, parte dalla storia d'amore rendendola fin da subito protagonista, poi ci costruisce la vicenda intorno, cosa che molti appunto lasciano in secondo piano o trascurano strada facendo.
      Sul discorso Young Adult c'è da aggiungere poco altro; io non sono cresciuto con l'animazione giapponese ma, già dai miei primi approcci al genere, ho avuto l'impressione di essere davanti a prodotti molto più profondi di quanto in realtà appaiano o vogliano apparire...chi crede che il tutto sia una presa in giro nei confronti dell'adolescenza è evidentemente fuori strada.
      Chiaro che non tutto può avere alla base una morale profonda, un' aspetto critico ecc., e non tutto è fatto col fine di emozionare, ma da qui al voler sminuire il tutto, generalizzando l'intero "genere" come superficiale non ha senso.

      Commenetando la tua ultima frase, sono convinto che il cinema sia fatto per emozionarsi e finchè noi tutti non ci stancheremo di farlo, il cinema in tutte le sue forme non morirà mai. E come non morirà lui non morirà mai nemmeno la voglia di dare alla luce capolavori come questo, c'è stato miyazaki, ora c'è Shinkai e senza alcun dubbio in fututo ci sarà qualcun'altro.

      Purtroppo non potrò vedere Weathering with you al cinema, convinto del fatto che era in programma fino a oggi, per impegni avevo fatto conto di andare proprio stasera, salvo scoprire poi che oggi non c'erano spettacoli...il brutto di vivere in una piccola città...ma appena uscirà in home video mi ci fionderò senz'altro, so già che non mi deluderà.

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    3. Ognuno fa ciò che può, d'altronde avevamo già parlato di questa distribuzione criminale degli anime.
      Però qualcosa si muove: per dire, proprio oggi ho scoperto che visto il successo di pubblico rimanderanno Weathering with you al cinema, il 5-6 novembre (sul sito della Nexo Digital c'è la lista dei cinema convenzionati, per evitare brutte sorprese). L'home video va benissimo, gli anime (specie di Shinkai) non invecchiano certo e io stesso sono uno che con fatica sta "sul pezzo", preferisco sempre elaborare il film con calma, quando si sono calmate le acque; il mio consiglio (da persona che deve comunque sacrificarsi la sua mezzoretta per trovare un cinema) è dovuto unicamente alla natura di Weathering with you: enorme, spettacolare, insomma da godere sullo schermo più grande possibile. L'ho visto due sere di fila, e credimi che ancora non mi basta hahaha (tornerò sicuramente alla carica a novembre).
      Spero avrai questa occasione, dal canto mio mi segno invece Stains Gate, che non ho ancora visto. Per fortuna il Giappone continua a darci grande intrattenimento, non solo Shinkai.
      Quando ho detto che gli "altri" fanno film che partono diversi e finiscono tutti uguali non sto certo ponendo Shinkai quale Dio del cinema contrapposto ad un branco di incapaci (esistono innumerevoli grandi autori, d'animazione e non). Sto parlando di quei registi che invadono ogni settimana i nostri cinema con film diretti così così, con storie così così , con attori così così. Insomma, roba insipida e che non lascerà niente agli spettatori una volta usciti dalla sala: per me quella è la vera morte del cinema, su cui nessuno dice niente (forse perché niente c'è da dire).
      Poi esce Your Name, o altro per cui Shinkai e i suoi animatori e collaboratori si sono fatti un mazzo così, ci hanno messo l'anima per renderlo più poetico, emozionante e profondo possibile, e cosa succede? Tutti saltano sul carrozzone a suon di "prevedibile, vuoto, melodrammatico, pieno di buchi di trama, autoreferenziale, sempre con la storia d'amore, etc etc".
      Ecco, mi dà fastidio, la si fa passare liscia al Twilight, Hunger Games, Insurgent di turno, perché "ma sì, è solo uno young adult, sono tutti così". Sono d'accordo, però non è che quando arriva il film per adolescenti più bello di tanti per adulti puoi liquidarlo solo perché non hai voglia di sprecare due neuroni ad analizzarlo. Sono già spuntate come funghi recensioni idiote di Weathering with you intitolate "così confuso da colpirsi da solo" (vorrei essermelo inventato) dopo tre giorni che è fuori, mentre io ci ho messo tre anni per capire fino in fondo Your Name. Che buffoni, guarda.

      È una lotta contro i mulini a vento, ma come dici tu, finché ci sarà l'emozione il cinema non morirà mai, e rimarranno sempre persone che lo fanno e lo guardano con l'amore e il rispetto che si merita.

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    4. Una volta tanto una buona notizia, spero di poter andare a novembre, anche se dubito che l'uci della mia città partecipi...piuttosto terrano Fast n Furious per un mese e mezzo.

      Comunque oramai credo che più della metà dei film che giarno al cinema ogni anno siano fatti esclusivamente per gli incassi e per essere il più vendibili possibile, cercando di abbracciare una fetta più ampia di pubblico, e questo si sa, spesso porta a fare film senza alcun tipo di utilità.
      Come tu stesso hai detto, spesso ne va a discapito di film che meriterebbero ben più attenzioni, ma ahimè è e sarà sempre così...è un discorso che fanno tutti, ma su cui ormai è quasi inutile tornarci sopra ogni volta.

      Ben più grave a parer mio è il problema che hai posto te, ovvero quando vengono esaltati film che non ti lasciano nulla o quasi, per poi bocciare quelli che andrebbero esaltati...motivo per cui tendo a non leggere più recensioni della "critica", ma preferisco leggere blog sulla falsariga di questo, dove pur non essendoci quella presunta obiettività che tanti critici millantano, perlomeno viene dato spazio e "fama" a ciò che davvero merita.

      Alla fine di bei film ne escono e ne usciranno sempre, e se non sarà la grande distribuzione a portarli da noi, saremo noi che andremo da loro per altre vie (come già facciamo qua con il guardaroba).

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    5. Il bello di questi film forse è proprio scoprirli in mezzo alla mediocrità, basta che non vengano accomunati a quest'ultima da qualche pseudo recensore che manco sa di cosa sta parlando ;) dal canto mio, non sono obbiettivo e non lo sarò mai con l'Arte, ma posso ragionare, posso analizzare, e si spera, condividere il bello degli anime con altri appassionati. Mentre ricerco altre chicche, ti auguro buona fortuna per la visione di Weathering with you, sono sicuro che ti colpirà. A presto.
      Enrico

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