25.10.19

Recensioni: "Tous le Dieux du ciel" - ToHorror 2019 - giorno 3 -


Per problemi di tempo e perchè questo è un film che merita una recensione tutta per sè oggi scriverò di un solo film del festival, Tous le Dieux du ciel (il bel The Furies lo sposto a domani).
Opera scomoda, controversa, coraggiosa, che racconta il rapporto tra un uomo e la sua sorella gravemente handicappata.
C'è tutto per fuggir via, ma se "crederete" al film e al bisogno che c'è dietro di esser stato girato vi troverete davanti a qualcosa di molto profondo, toccante, reale. In una cornice che si fa anche metaforicamente fantascientifica un film sull'Attesa di qualcosa che arrivi dal cielo (come Melancholia e Take Shelter), un film sull'Attesa di qualcosa che possa salvarci, un film sull'amore sbagliato, sulla dipendenza, sui legami nati nel dolore.
Difficilmente lo dimenticherete.

presenti spoiler

Non so se sarà il più bel film del concorso (forse sì) ma di sicuro Tous le Dieux du ciel sarà il più coraggioso e controverso.
Siamo in un cinema "estremo", al limite dell'etico e del non etico (la sorella handicappata è realmente in quella maniera), un cinema che ha bisogno di un patto con lo spettatore, quello per cui o si crede al regista, al suo bisogno interiore di raccontare una storia così fastidiosa e dolorosa (e io gli credo), oppure no.
Non a caso lo stesso regista Quarxx - presente in sala - ha detto di sperare che il suo film lo si ami o lo si odi. Dopo averlo visto capisco benissimo perchè l'abbia detto.
Quello che è certo è che questo è un film che non può lasciare indifferenti.

Siamo in Francia, in una non meglio precisata comunità rurale. 
Un posto di cieli e grano (e in tal senso ci saranno almeno un paio di god view - mai tecnica poteva come qui avere nome più pertinente - davvero pazzesche).
Lo spettatore vive un prologo che lo lascia atterrito.
Due fratelli giocano con una pistola. La caricano, cercano il modo per premere il grilletto.
Tutto è naturale, talmente naturale che la tensione è pazzesca.
E sì, tragedia ci sarà, anche se non "definitiva".
Forse, sarebbe stato meglio lo fosse.


Anni e anni dopo Simon vive in un casolare semi-abbandonato dove accudisce sua sorella Estelle, gravemente handicappata sia fisicamente che mentalmente.
Le legge racconti la sera, la lava, le parla, fa tutto il possibile.
La tremenda cicatrice sul volto di Estelle può far subito collegare la vicenda al prologo ma, tranquilli, il legame ci verrà esplicitato a metà film per chi ancora non l'avesse colto.
Simon è semidepresso, in fabbrica se ne sono accorti e vogliono farlo smettere di lavorare, e in più lotta con gli assistenti sociali per non farsi "portar via" la sorella.
In realtà in lui è presente, però, una latente euforia perchè è convinto che dai cieli stia arrivando qualcuno o qualcosa che farà finire tutto questo dolore.
Ne nasce un film sull'Attesa come lo furono i meravigliosi Melancholia e Take Shelter.
Come fu per Justine nel film di Trier anche Simon aspetta qualcosa dal cielo in un modo "sereno", febbrile e salvifico.
Ma se nel film del maestro danese non era difficile capire la metafora qua è molto più arduo.
Simon, e lo capiremo sempre di più mentre il film avanza, non ama realmente la sorella, semplicemente pensa di fare il meglio per lei per contrastare il suo tremendo senso di colpa. E' un amore malato, una specie di dipendenza da quel corpo inerme che personifica il suo imperdonabile errore. Probabilmente Simon è al limite della follia e solo il "Cielo" potrà salvarlo. Quegli alieni diventano una specie di Dio (vedi il titolo) cui affidarsi, l'ultima speranza per salvare due esistenze che con la Vita e la felicità non c'entrano più niente.
Non c'è più nessuna cosa nella Terra e nel cuore di Simon per avere un briciolo di speranza, l'unica soluzione è credere che ci sarà qualcosa di sovrumano a risolvere tutto.
Ne nasce un film che sta al confine tra una dimensione reale e dolorosa e una fantascientifica e inquietante.
E, in tutto questo, il regista riesce anche nel miracolo di regalare sequenze comiche, altre surreali (il polpo), personaggi secondari strepitosi e momenti quasi lirici.
Mi riferisco specialmente alla scena in cui Estelle piange, a quella in cui si sente sott'acqua (mentre il fratello la sta strozzando) e a tutte quelle riguardo l'impossibile amicizia tra la giovane bambina ribelle ed Estelle. Praticamente un'amicizia tra coetanei visto che la vita di Estelle finì a 8 anni.
Momenti di incredibile grazia e sensibilità quelli che le vedono coinvolte ma anche aspetto funzionale alla trama visto che è proprio grazie a quella splendida bimba che capiremo che Estelle, in realtà, non è mai stata paralizzata, semplicemente ha raggiunto quella condizione di semi-paralisi per colpa dell'amore morboso e del senso di possesso del fratello, bisognoso di avere quel corpo fermo lì, tutto per lui, per potersi raccontare di essere un uomo migliore di quello che è.
Tous le Dieux du ciel è un film bellissimo da vedere, con una fotografia superba e dei movimenti di macchina di grandissima classe. Il suo punto di forza però è questa sua "morbosità", questo suo far sentire lo spettatore sporco (penso alla scena di sesso) ma al tempo stesso, nemmeno troppo latente, c'è una umanità, una grazia e una sensibilità rare che rendono il film molto emozionante.
Anche molte scene tra Simon e la sorella (vedi quella della vasca) riescono in questo intento, e se pensiamo alla negatività del personaggio di Simon questo rende merito a una sceneggiatura davvero notevole, capace di porci dubbi e non darci mai sensazioni chiare.
Non tutto è perfetto, ci sono sottostorie evitabili (la fabbrica e lo psichiatra potevano anche prendere meno spazio), c'è una parte centrale con ritmo un pò bloccato e c'è sempre quella sensazione di stare assistendo a un film "sbagliato", che non doveva esser girato o che noi non dovevamo vedere.


Tra l'altro quando a fine film il regista ha detto da dove ha preso ispirazione, quel senso di "dolore" e inumanità provato per tutto il film, se possibile, si è ancora più acuito.
Ci saranno molte scene violente (il foglietto nella mano, l'omicidio dell'assistente sociale) e la bellissima sequenza in visore notturno per arrivare a un finale sorprendente che, forse, ci darà la chiave per capire meglio il film.
C'è un'altra tragedia. Ma anche stavolta niente sarà definitivo.
I ruoli sono ora ribaltati. Simon è l'handicappato, Estelle ha ritrovato una parziale indipendenza e autonomia che, a posteriori, rendono ancora più criminali i 20 anni che il fratello le ha fatto passare a letto.
Simon si sveglia. 
Estelle è da sola con lui e in una scena davvero "horror" (anche quando usa il linguaggio dei segni è veramente inquietante) cerca di ucciderlo.
E' una reazione normale, di vendetta, una reazione che addirittura le stesse suore avevano preventivato ("sarà Estelle a decidere la sua fine").
Il tentativo va a vuoto, e poi accade l'impensabile.
Estelle, adesso, accarezza il fratello, dorme con lui, lo bacia, lo accudisce.
Il ribaltamento dei ruoli è davvero da pelle d'oca e, credo, una genialata di sceneggiatura.
Ma tutto quello che stiamo vedendo non è un semplice colpo di scena o il voler chiudere un cerchio attraverso il ribaltamento.
No, quello che stiamo vedendo è probabilmente quello di cui parla il film, ovvero il racconto di un amore malato, di una dipendenza, di un bisogno fisico dell'altro, di un'impossibilità di esistere se non in due, loro due insieme.
E' un insegnamento coraggioso, fastidioso, difficile da comprendere ma che fa parte dell'animo umano e questo film l'ha saputo raccontare con una forza impressionante.
E forse quella stanza finale, quell'Universo, non è altro che questo, una stanza dove vive un sentimento sovrumano, non razionale, che trascende le nostre coscienze.
Estelle e Simon saranno sempre legati e anche se il loro legame è fatto di tremendo dolore e tanto odio quello è il loro mondo.
Il loro Universo














2 commenti:

  1. Bellissimo! Esercizio di equilibrio perfetto per una storia che, in mani meno sapienti, avrebbe potuto pericolosamente precipitare nel grottesco, nel morboso, nel ridicolo o nel patetico. L'abilità del regista, dello sceneggiatore e degli attori l'ha invece resa molto umana, tanto da indurre gli spettatori (o almeno così è successo a me) ad empatizzare con ciascuno dei personaggi. La miseria e la grandezza umana, l'odio e l'amore, il buio delle stanze e la luce dei campi di grano sotto quel cielo azzurro, impassibile, ma popolato da chissà quali "dei", il corpo e lo spirito. In questo film lo yin e lo yang convivono in ogni personaggio, in ogni scena, in perfetto equilibrio. Questo a mio parere è il grande talento del regista e questi sono gli horror che fanno più paura ed inquietudine, perché sono quelli che raccontano degli abissi e delle vette dell'animo umano.

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    Risposte
    1. perfettamente d'accordo

      è un film al limite sia in quello che mostra che in come lo mostra, il fatto che sia piaciuto quasi a tutti - e a tanti molto - dimostra nel mezzo miracolo che ha fatto il regista

      paradossalmente sapere che quella ragazza è realmente in quella maniera invece che darmi fastidio mi ha rassicurato

      grande commento paola!

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due cose

1 puoi dire quello che vuoi, anche offendere

2 metti la spunta qui sotto su "inviami notifiche", almeno non stai a controllare ogni volta se ci sono state risposte

3 ciao