
La casa di Jack è la summa di tutto il cinema di Von Trier.
Anzi, è la summa di tutto, del Trier uomo, del Trier artista, del Trier nel mondo e delle sua filmografia.
E' il film definitivo che può portare un amante del regista ad amarlo ancora più intensamente e ad un detrattore ad odiarlo ancora più forte.
Perchè autocelebrativo, narcisista, autoreferenziale, megalomane.
Nessuno ha ragione, a ognuno ciò che ama.
L'importante è sempre e solo una cosa, il rispetto dei gusti e delle sensibilità altrui.
Non ho potuto non scrivere una prefazione su questo.
E dopo, invece, c'è il film, un film metafora immenso, una discesa nella follia e nell'inferno, una ironica ricostruzione di una propria vita personale e artistica.
E l'impossibilità, ormai, di riuscire ad arrivare ai Campi Elisi, quei Campi Elisi che un giorno avevi davanti, con quel rumore simile al respiro dell'erba
Prefazione.
Lars Von Trier è il mio regista preferito.
Già lo sapevo ma dopo il film di ieri ne ho la certezza.
C'è una cosa che non capirò mai.
Ed è perchè se uno considera Trier il suo regista preferito debba essere dileggiato.
Debba essere considerato "malato" o - anche peggio - un cinefilo che si atteggia.
Io non sono malato, io non sono un cinefilo che si atteggia, anzi, io non sono manco un cinefilo.
Sono uno che considera sto regista quello più grande, artisticamente e non.
Punto.
La cosa buffa è che tanti di quelli che scherniscono i trieriani peccano proprio di quello che a Trier imputano, ovvero la superbia, la presunta superiorità.
A me frega meno di zero se odiate Trier, se trovate i suoi film furbi o malati, se pensate che sia un provocatore e regista mediocre.
Posso contestare ogni cosa che dite, col dialogo, ma su quanto mi interessi, ecco, sotto zero.
E non mi frega nemmeno niente se amate registi che io trovo galassie inferiori al Nostro.
Mai mi permetterò di prendervi in giro per questo.
Oddio, scherzare sui gusti è bello, io sono il primo a farlo e, addirittura, molte battute cattive su Trier le ho trovare spassosissime (e anche un pò vere...).
Ma quello che deve sempre restare è il rispetto per gli altri, è il non ergersi mai sopra il prossimo, è non pensare di conoscere l'altro solo dal regista che ama.
Francamente anche basta, anche basta vedere 30enni, 40enni, 50enni che ancora scherniscono in maniera irrispettosa chi ha gusti diversi dai propri.
Daje, per favore, crescete, che state diventando ridicoli.
E se non sopportate Trier non succede niente, vi capisco pure.
Ma potete venire a casa mia stasera.
E anche io voglio poter venire a casa vostra stasera, sapendo che la persona che mi ospiterà non avrà l'arroganza di pensare di essere migliore di me.
Amate tutto ciò che volete.
Ma rispettate gli amori degli altri.
Diventerete persone migliori

La casa di Jack non è un film di Lars Von Trier.
La casa di Jack è Lars Von Trier.
Ogni fotogramma di questo capolavoro è Trier.
E' Trier uomo, è Trier regista, è Trier nel mondo, è Trier e il suo pubblico, è Trier e la sua etica, è Trier e la sua filmografia.
Non c'è una sola scena, non c'è una sola suggestione, non c'è un solo snodo narrativo che io non abbia visto come metaforico.
Tanto che non so se recensire il film tout court o recensire il film-Lars, il suo connubio con l'autore.
Farò come sempre, le dita andranno dove vogliono e vediamo che succede.
Il primo Incidente è quello con la Thurman.
Cosa rappresenta nel film?
Ecco, bella domanda.
CI viene mostrato come primo omicidio ma nessuno ci dice che sia in effetti il primo omicidio in assoluto.
Eppure io credo lo sia.
Intanto per un senso logico, o anche solo di sensazioni.
Poi per uno pratico.
In tutti i seguenti omicidi che vedremo Jack sa già che ucciderà, lo sa molto prima di farlo.
Sono tutti omicidi costruiti alla perfezione, omicidi in cui lui ha giocato al gatto e al topo ma sempre sapendo che solo in un modo sarebbero finiti, con l'uccisione.
Il primo omicidio no, nel primo omicidio Jack tenta 5,6 volte di andar via, esasperato da quella donna petulante.
Il suo voler andar via non è una sceneggiata, lui vuole davvero farlo.
Siamo in un modus operandi completamente opposto a tutti gli altri omicidi.
Quindi sì, è il suo primo omicidio, quello dove la rabbia gli ha provocato quell'ictus omicida latente in lui da sempre.
E' stata la famosa goccia del famoso vaso, un vaso forse quasi colmo, pronto ad esplodere, un vaso sempre più denso, come l'ombra appena sotto al lampione.
Ma sì, quella è la genesi di un mostro che, forse, non lo sarebbe mai stato.
O forse sì. Ma è stata lì la genesi.
Andiamo alla mia lettura parallela.
Cosa rappresenta questa scena?
La Thurman siamo noi, noi che da anni esasperiamo Trier, noi che sembriamo sempre avere il bisogno di parlar di lui, noi che in moltissimi casi lo abbiamo letteralmente fatto esaurire.
Siamo noi che abbiamo creato il mostro Trier, il serial killer, il nostro bau bau.
E lui ce lo sbatte in faccia, io sono così perchè voi mi avete portato ad esserlo.
Da quel momento Jack Trier non può smettere di uccidere.
E non solo non avrà mai paura di essere scoperto ma farà di tutto per attirare attenzione, per provocare quel mondo (il pubblico) che lo ha fatto impazzire.
Come il vero Trier, uno che non si è mai nascosto dietro nulla, che gode nelle sue provocazioni, che invece di camuffarsi o fare gli occhi dolci ha sempre continuato a compiere i suoi omicidi (il male presente nei suoi film) sperando che questi finissero sotto gli occhi di tutti.


















