4.3.19

Recensione: "La Casa di Jack"

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La casa di Jack è la summa di tutto il cinema di Von Trier.
Anzi, è la summa di tutto, del Trier uomo, del Trier artista, del Trier nel mondo e delle sua filmografia.
E' il film definitivo che può portare un amante del regista ad amarlo ancora più intensamente e ad un detrattore ad odiarlo ancora più forte.
Perchè autocelebrativo, narcisista, autoreferenziale, megalomane.
Nessuno ha ragione, a ognuno ciò che ama.
L'importante è sempre e solo una cosa, il rispetto dei gusti e delle sensibilità altrui.
Non ho potuto non scrivere una prefazione su questo.
E dopo, invece, c'è il film, un film metafora immenso, una discesa nella follia e nell'inferno, una ironica ricostruzione di una propria vita personale e artistica.
E l'impossibilità, ormai, di riuscire ad arrivare ai Campi Elisi, quei Campi Elisi che un giorno avevi davanti, con quel rumore simile al respiro dell'erba


Prefazione.

Lars Von Trier è il mio regista preferito.
Già lo sapevo ma dopo il film di ieri ne ho la certezza.
C'è una cosa che non capirò mai.
Ed è perchè se uno considera Trier il suo regista preferito debba essere dileggiato.
Debba essere considerato "malato" o - anche peggio - un cinefilo che si atteggia.
Io non sono malato, io non sono un cinefilo che si atteggia, anzi, io non sono manco un cinefilo.
Sono uno che considera sto regista quello più grande, artisticamente e non.
Punto.
La cosa buffa è che tanti di quelli che scherniscono i trieriani peccano proprio di quello che a Trier imputano, ovvero la superbia, la presunta superiorità.
A me frega meno di zero se odiate Trier, se trovate i suoi film furbi o malati, se pensate che sia un provocatore e regista mediocre.
Posso contestare ogni cosa che dite, col dialogo, ma su quanto mi interessi, ecco, sotto zero.
E non mi frega nemmeno niente se amate registi che io trovo galassie inferiori al Nostro.
Mai mi permetterò di prendervi in giro per questo.
Oddio, scherzare sui gusti è bello, io sono il primo a farlo e, addirittura, molte battute cattive su Trier le ho trovare spassosissime (e anche un pò vere...).
Ma quello che deve sempre restare è il rispetto per gli altri, è il non ergersi mai sopra il prossimo, è non pensare di conoscere l'altro solo dal regista che ama.
Francamente anche basta, anche basta vedere 30enni, 40enni, 50enni che ancora scherniscono in maniera irrispettosa chi ha gusti diversi dai propri.
Daje, per favore, crescete, che state diventando ridicoli.
E se non sopportate Trier non succede niente, vi capisco pure.
Ma potete venire a casa mia stasera.
E anche io voglio poter venire a casa vostra stasera, sapendo che la persona che mi ospiterà non avrà l'arroganza di pensare di essere migliore di me.
Amate tutto ciò che volete.
Ma rispettate gli amori degli altri.
Diventerete persone migliori

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La casa di Jack non è un film di Lars Von Trier.
La casa di Jack è Lars Von Trier.
Ogni fotogramma di questo capolavoro è Trier.
E' Trier uomo, è Trier regista, è Trier nel mondo, è Trier e il suo pubblico, è Trier e la sua etica, è Trier e la sua filmografia.
Non c'è una sola scena, non c'è una sola suggestione, non c'è un solo snodo narrativo che io non abbia visto come metaforico.
Tanto che non so se recensire il film tout court o recensire il film-Lars, il suo connubio con l'autore.
Farò come sempre, le dita andranno dove vogliono e vediamo che succede.

Il primo Incidente è quello con la Thurman.
Cosa rappresenta nel film?
Ecco, bella domanda.
CI viene mostrato come primo omicidio ma nessuno ci dice che sia in effetti il primo omicidio in assoluto.
Eppure io credo lo sia.
Intanto per un senso logico, o anche solo di sensazioni.
Poi per uno pratico.
In tutti i seguenti omicidi che vedremo Jack sa già che ucciderà, lo sa molto prima di farlo.
Sono tutti omicidi costruiti alla perfezione, omicidi in cui lui ha giocato al gatto e al topo ma sempre sapendo che solo in un modo sarebbero finiti, con l'uccisione.
Il primo omicidio no, nel primo omicidio Jack tenta 5,6 volte di andar via, esasperato da quella donna petulante.
Il suo voler andar via non è una sceneggiata, lui vuole davvero farlo.
Siamo in un modus operandi completamente opposto a tutti gli altri omicidi.
Quindi sì, è il suo primo omicidio, quello dove la rabbia gli ha provocato quell'ictus omicida latente in lui da sempre.
E' stata la famosa goccia del famoso vaso, un vaso forse quasi colmo, pronto ad esplodere, un vaso sempre più denso, come l'ombra appena sotto al lampione.
Ma sì, quella è la genesi di un mostro che, forse, non lo sarebbe mai stato.
O forse sì. Ma è stata lì la genesi.
Andiamo alla mia lettura parallela.
Cosa rappresenta questa scena?
La Thurman siamo noi, noi che da anni esasperiamo Trier, noi che sembriamo sempre avere il bisogno di parlar di lui, noi che in moltissimi casi lo abbiamo letteralmente fatto esaurire.
Siamo noi che abbiamo creato il mostro Trier, il serial killer, il nostro bau bau.
E lui ce lo sbatte in faccia, io sono così perchè voi mi avete portato ad esserlo.
Da quel momento Jack Trier non può smettere di uccidere.
E non solo non avrà mai paura di essere scoperto ma farà di tutto per attirare attenzione, per provocare quel mondo (il pubblico) che lo ha fatto impazzire.
Come il vero Trier, uno che non si è mai nascosto dietro nulla, che gode nelle sue provocazioni, che invece di camuffarsi o fare gli occhi dolci ha sempre continuato a compiere i suoi omicidi (il male presente nei suoi film) sperando che questi finissero sotto gli occhi di tutti.

Potremmo pensare che il secondo omicidio, probabilmente il primo davvero consapevole, studiato, quello della donna in casa, sia un pò metafora del suo periodo Dogma, con tutte quelle regole ferree che lui simboleggia con il Disturbo Ossessivo Compulsivo, quel volere essere pulito in tutto, non sbagliare nulla, essere netto.
Tra l'altro, e qui torno un attimo al film tout court, questa è solo una delle prime scene magistrali.
Come Trier racconta quel disturbo è impressionante (del resto lui racconta ogni disturbo meglio degli altri). Quel voler tornare sempre dentro la casa a pulire sporcature di sangue nemmeno improbabili ma letteralmente IMPOSSIBILI (il sangue non può finire dietro un quadro o sotto un tappeto se quel quadro e quel tappeto erano già lì) l'ho trovato incredibile, una malattia resa "celluloide" in maniera perfetta. Anche se le sirene della polizia stavano arrivando, anche se facendo così rischiava moltissimo.
Eh, ma Trier perso nel suo egocentrismo (non sono ironico, è la cosa più vera del mondo) se ne frega delle pattuglie di polizia (forse la parte di pubblico più importante, forse la critica che ha provato sempre a farlo smettere), anzi, scherza con loro, li irride, cerca di farsi scoprire ("ispezionatela con una lente di ingrandimento" dice loro), li prende per il culo e se ne va con il corpo legato dietro la macchina.
Insomma, la metafora "serial killer - regista estremo ed odiato" credo sia lampante.
Ma ce ne sono altre, tante altre.
Jack con le sue vittime costruisce opere d'arte.
O è CONVINTO (lo scrivo per i detrattori, come è giusto che sia) di costruire opere d'arte.
Il cinema di Trier.
Il cinema di uno che che ha sempre preso cose orribili, malattie, perversioni, omicidi, tutto il peggio di noi e l'ha trasformato in Arte, nei suoi film.
Quei corpi dilaniati non sono altro che tutto lo schifo che lui ha sempre raccontato, la MATERIA dei suoi film, quella materia che porterà a quelle che lui reputa le sue opere d'arte, i suoi film (e, io, come tanti altri, sono d'accordo con lui).
La casa che Jack costruirà, la casa finale, non è altro che la sua filmografia tutta.
Ed è l'unica casa che Jack Trier avrebbe mai potuto costruire perchè Jack Trier è uno che la sua pars construens, per quanto ci si impegni, non la sente sua.
E così l'unica scultura, l'unico edificio, che la sua parte costruttiva poteva creare è una casa quasi senza mura, con scale che non portano da nessuna parte.
Lui ci ha provato ma non è un ingegnere, non è uno che fa belle cose, usa bei materiali e costruisce edifici rassicuranti.
No, la sua materia è sangue, merda e morte e le sue costruzioni sono abbaglianti opere d'arte fatte con quei materiali.
E la sua casa finale è l'insieme di tutto, la sua summa.

Come se non bastasse, in quella che è stata per me la seconda scena più commovente del film, Lars - in un afflato egotico impressionante - i suoi film ce li mostra tutti, una scena a testa, fino alla dilaniante ed indimenticabile esplosione di Melancholia.
"Queste sono le mie opere, guardatele", come Jack vuole che siano guardate le sue.
E anche l'albero di Goethe che è resistito vicino al campo di sterminio è l'ennesima metafora di questa possibile coesistenza tra morte e poesia, abisso e cielo.
A Trier non interessa la vera luce, quella abbagliante, ma lui ci ha sempre raccontato il suo negativo, come dice nel film.
 E il negativo di una foto non è UN'ALTRA foto ma è la stessa foto vista in una prospettiva differente, opposta.

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Il negativo è quello che la maggior parte di noi non vuole mai vedere, è la parte oscura, è il lato che Trier ci ha sempre mostrato dell'uomo ma che tanti dileggiano, o per paura o per mancanza di crescita interiore.
Solo se vedi il negativo della foto, solo se la luce riesci prima a vederla nera, poi capirai ancora meglio quanto sia lucente quella che captano normalmente i nostri occhi.
Ma meglio dire che lui è malato, meglio dire che noi che lo stimiamo siamo malati, e restarsene nei loro salotti a bere thè e confezionare sorrisi di plastica.
Attenzione, io non sono come Trier, io non penso che gli artisti del negativo siano più importanti degli artisti del positivo.
Ma io credo che senza la compresenza di entrambe le luci l'uomo viva una vita superficiale, piena di una felicità di cartapesta che magari un giorno brucerà.
E se non ci si è mai soffermati a vedere le foto in negativo moriremo in quella cenere.

Il film ci regalerà altre splendide metafore, come quelle dei vini passiti, vini realizzati con uve in decomposizione. Ed è quella decomposizione, realizzabile in più modi, a renderli quello che sono. Sono discorsi coraggiosi, forse provocatori, ma che - ne siamo sicuri -  appartengono al Trier uomo.
La Bellezza alcune volte per essere realizzata ha bisogno di materiali che all'apparenza sembrano non appartenerle e Trier ne è la dimostrazione vivente.
Se poi quella decomposizione, quei materiali, qualcuno non vuole vederli niente da dire, legittimo.
Ma far finta che non esistano è preoccupante.

Trier è una persona malata e in questo film racconta la follia come pochi sono riusciti a fare nel cinema. 
Niente di più facile per lui, perchè racconta sè stesso.
E impersonarsi in un serial killer non è solo la solita provocazione ma anche l'ennesima dimostrazione di un elemento che in Trier è spesso presente e pochi notano, ovvero l'ironia.


E' quasi impossibile che una persona intelligente (e credo anche i detrattori di Trier lo reputino tale) non sia anche ironica.
E Trier lo è, sia nel giocare col suo narcisismo, con il pubblico, con la critica sia nel prendere in giro sè stesso.
E' un prendere in giro il suo narcisismo che, paradosso, lo rende ancora più narciso perchè facendo così lui si sente ancora più grande.
E lo fa spesso anche il suo alter ego Jack.
Io più volte ho sorriso, anche in alcuni momenti brutali o che sembravano potessero diventar brutali.
Si vede che Trier si diverte, che il suo personaggio, anche nei momenti più inumani, è comunque un istrione, un megalomane che gioca con le vittime e lo spettatore.
Ci sono scene terribili, forse anche più devastanti di quell'immondo film che per me è A Serbian Film.
Eppure io l'ho rette perchè ho sempre intravisto l'ironia, perchè ho sempre visto dietro ogni scena i fili della metafora e della provocazione.
Il terzo e il quarto omicidio non sono altro che l'ennesima metafora, ovvero quella della distruzione da parte di Trier dei due concetti più belli e rassicuranti al mondo, ovvero la famiglia e l'amore.
Sulla prima sembra non credere proprio nè averci mai creduto, sul secondo accenna una mezza frase sulla sua possibile esistenza.
Ma entrambi i concetti finiscono in mattanza.
Nel secondo è interessante anche notare un'altra teoria di Trier, un filo vittimistica ma nemmeno poi tanto lontana dal vero, ovvero quella per cui il mondo non è fatto per aiutare gli altri, per quanto puoi urlare, per quanto puoi essere in pericolo molto difficilmente qualcuno si muoverà per te.
Anche questo è meglio che quelli del salotto non lo sappiano, magari il biscottino si incastra in gola.
Sempre in questa scena abbiamo l'ennesimo parallelo film/vita di Trier, in quella misoginia spinta, spintissima, talmente esplicita (e anche esplicitata a un certo punto del film) da renderlo chiaramente come l'ennesima macchietta, l'ennesimo "vi mostro quello che credete io sia, quello che voi volete, quello che voi avete creato".
Mannaggia Lars, più ti attaccano e più godi, più ti umiliano e più diventi grande, te e le tue manie di grandezza.
Nell'episodio della famiglia, invece, è tutto talmente teorizzato da avere ben poco da analizzare.
Con l'esempio dei cervi (erano cervi?) Trier fa una vera e propria tesi sul come distruggere scientemente una famiglia.
Non so se il fatto che questi omicidi, a differenza degli altri, avvengano da lontano sia casuale, probabilmente è l'ennesimo simbolo del film.

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Ma voglio uscire un attimo dalla metafora (mi sono fatto un thè e ritornando al pc m'è venuta voglia di parlare più del film in quanto tale) perchè La Casa Di Jack è comunque tanta tanta roba.
Io dopo un minuto ero già trierizzato, con quella macchina da presa a spalla, quelle sfocature, quel montaggio sincopato, ecco, io lo adoro.
E anche qui, cari kattivoni, non è questione di atteggiarsi, a me questa regia di Trier fa impazzire semplicemente perchè mi fa impazzire, non c'è nessun teorema filosofico dietro, mi dispiace per voi.
Ed ho amato moltissimo come Trier sia riuscito a costruire 5 diverse mini-sceneggiature per ogni episodio, una più convincente dell'altra.
Architetture diverse, ritmi diversi, rapporti interpersonali diversi, 5 cortometraggi rasenti la perfezione.
Le immagini fortissime non mancano (a me manca il famoso minuto e 20 censurato) come quel soffocamento in due tranches, come l'immagine del bambino tassidermizzato (icona horror dell'anno), come la paperella e tante altre, ad esempio quella cella frigorifera finale che somiglia tanto all'Inferno (e che sarà anticamera dello stesso).
E poi che dire?
Alla rinfusa.
Jack con quegli occhialoni mi ha ricordato Chikatilo, quasi tutto La casa di Jack, come fu Nymphomaniac, non è altro che un film confessione (in uno ad un prete, qui a Virgilio) e si sa che le confessioni sono spesso molto personali, il quadro finale della famiglia sterminata è terribile e meraviglioso (Tommaso ha contato 57 corvi, quindi tutte le vittime fino a quel punto forse), il discorso sulla sirena degli aerei in picchiata è da brividi, la metafora delle ombre e dei lampioni anche di più (un loop infernale che rappresenta in maniera straordinaria la malattia e la consapevolezza della malattia), la pioggia che lava via le macchie di sangue un simbolo o divino o di fortuna, a voi la scelta, l'omicidio finale col Full Metal Jacket forse metafora di un possibile suo film capolavoro mai realizzato, forse perchè aveva bisogno di andare ancora più oltre, ancora più estremo come nel film ha avuto bisogno di andare ancora più indietro, in un'altra stanza, la stanza che lo condurrà all'Inferno.
E tanto tanto tanto altro.

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Ma arriviamo, appunto, all'Inferno.
Ci arriviamo attraverso quella casa di corpi costruita in una vita, quella casa che regala bellezza ma anche dannazione.
Jack ci arriva vestito come Dante, omaggio che ci prendiamo tutto.
Del resto, ad accompagnarlo, c'è Virgilio.
Ed è un Virgilio dagli occhi straordinariamente buoni, gli occhi di un uomo che di nome fa Bruno e di cognome Ganz, uno che come ultima interpretazione - e la cosa dà i brividi - ci ha regalato quella di un personaggio aldilà della vita, oltre la morte.
L'Inferno di Trier è un collage mai visto di materiali diversi, in questo film che di materiali parla sempre.
Riprese classiche, una parte in digitale che sembra un mockumentary, riproduzioni di quadri famosi, suggestioni, simboli.
L'Aldilà di Trier è un qualcosa molto legato all'Arte, lui che proprio del connubio tra Morte e Arte ci ha sempre parlato.
E tutti i miliardi di anime dannate (che non vedremo, nemmeno una) provocano un rumore unico, un ronzio.
Ma prima del finale, quel finale definitivo in cui Trier sprofonda per sempre all'Inferno dopo aver tentato l'ennesima e finale sbruffonata (arrivare all'altra porta),  in un ennesimo esempio di auto-ironia, dicevo prima di quel finale assisteremo a una scena da brividi che mi ha ucciso.
A Jack vengono mostrati i Campi Elisi.
E i Campi Elisi sono una campagna dove uomini tagliano l'erba con la falce.
L'immagine più forte del Jack bambino, l'unica che ci avevano mostrato che raccontasse una sua felicità.
A Jack scorre una lacrima sul viso.
No, non è una persona empatica, è un mostro, quella empatia è una auto-empatia, l'ennesimo narcisismo.
Ma è comunque simbolo di un dolore, di rendersi conto di esser diventati qualcosa che forse non si voleva diventare.
L'Ombra del lampione del Dolore è lunga come non mai ma non ci sarà nessun Lampione del Piacere nei prossimi passi.
Ma perchè quei Campi Elisi sono la stessa immagine d'infanzia?
Forse per simboleggiare che quel bambino aveva sempre avuto il Paradiso a portata di mano ma se ne era poi allontanato.
O forse a testimoniare come il Paradiso sian indissolubilmente legato all'infanzia, prima che la nostra vita prosegua per l'età adulta, quell'età adulta che assomiglia quasi sempre ad un Inferno.
O forse quella è l'immagine che vede Jack, solo lui.
Io ne avrei vista un'altra, tu che leggi un'altra ancora.
Forse il Paradiso non è altro che raggiungere di nuovo, finalmente, quel periodo, quell'immagine, in cui eravamo stati veramente felici.
Forse il Paradiso è potersi cristallizzare in quel luogo della mente, in quell'emozione, per sempre.
Forse il Paradiso è quella condizione per cui non esiste alcun negativo della foto.
Ma Jack non lo conoscerà.
Jack sprofonderà giù.
Lars sprofonderà giù.
E quel fuoco diventerà un negativo, una luce eternamente nera




10 (perchè è l'unico voto possibile ad un film summa di una vita)

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51 commenti:

  1. Bella rece, come spesso riesci a fare, volevo solo farti presente che io prima i questo film ero un grande detrattore (proprio di quelli che descrivi inizialmente tu) del buon Lars, ma finito il film mi trasformo in suo fan. Ha tirato fuori un filmone pazzesco e quasi quasi col tempo mi faccio un rewatch dei suoi vecchi film per rivederli non più con antipatia e non più da detrattore.

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    1. mi inchino davanti tanta onestà intellettuale

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  2. Bòn, ti sei davvero superato, a 'sto giro. Da amante di Trier non posso che dirmi commosso. Lettura del film a cui non avevo per niente pensato. Quindi: riguardiamocelo. Grazie

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    1. grazie infinite amico

      è una lettura che mi è "partita" quando dopo mezzoretta Jack ha detto che con quel materiale lui voleva realizzare opere d'arte

      ecco, ho subito pensato ai film di Trier, opere d'arte fatte con materiali ripugnanti o scomodi

      da lì ho scritto 5 pagine di appunti, ogni scena era perfettamente inserita in metafora

      poi la cena successiva con gli amici di visione ha messo a punto ancora più le cose, tutto tornava

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  3. Grande, grande, grande recensione, una lettura incredibile, io avevo colto la meta' delle cose che hai visto tu. Tanto di cappello! Ma tu sai quale scena è stata tagliata? Io l'ho visto in versione integrale, me l'immagino....secondo me è molto significativa....non vorrei spoilerare, pero'....

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    1. grazie Paolo!

      sì, sono stati tagliati pezzi della mattanza al pic nic (la gamba del bimbo che esplode, dettagli sui corpi dei bimbi e altro) e l'amputazione del seno

      dimmi se pensavi queste e, semmai, perchè erano tanto significative

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    2. Le scene erano quelle, pero' a distanza di giorni, dopo averci ragionato su, diciamo che anche la versione censurata, non toglie niente alla sostanza del film....praticamente gia' dall'inizio si ha l'impressione di trovarsi di fronte a un film molto splatter e ironico, a volte sembrava di vedere un film di tarantino, piu' che un vero e proprio horror, come ci era stato presentato....anche se non era facile in alcuni punti cogliere l'ironia!

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    3. assolutamente

      ieri amici mi hanno raccontato quelle scene. Sì, mancano pezzi ma l'anima delle due scene è identica, diciamo un 10% meno morbose

      ed è un minuto su 152 dai, niente ;)

      pochi hanno colto l'ironia ma tutti quelli che reputo persone intelligenti lo hanno fatto ;)

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  4. wow wow wow

    grazie alla tua lettura, sono già portato a dare un 8 e non un 7,5.

    Mi è piaciuta molto l'interpretazione del Lars/jack e del primo incidente (anche per me è il primo omicidio, il primo corpo nella cella frigorifera); ottima anche la riflessione sull'erba falciata.
    Mi hai riportato alla mente il bellissimo quadro dei corvi con famiglia e tante altre immagini che effettivamente vorrei rivedermi senza la tensione della prima visione....

    cmq. questo fu il mio commento a caldo

    Casa … di Jack/Lars. Ristrutturazione non completata, alcune soluzioni progettuali sono d’impatto, ma tra zona giorno e zona notte non c’è omogeneità, scelte d’arredo interessanti, trovo molto efficace l’uso ripetuto in ogni ambiente del rosso vermiglio, meno il linguaggio un po’ manierista, farcito da troppe citazioni e riferimenti all’arte, all’esistenza, all’auto celebrazione.
    Da architetto non potevo esimermi nel commentare un “collega”, o presunto tale (visto che dovrebbe essere ingegnere/regista). Tra l’altro è lui stesso che ammette di non saper o voler completare la casa, che solo nel finale prende un forma corporea.
    Seguo Von Trier dai tempi di The Kingdom (il Regno); in quell’esperienza cinematografica (sì,sono tra i pochi che ha avuto l’occasione di apprezzarlo al cinema) c’era già quella vena di comicità mista al macabro/orrore che si ritrova ora dopo 25 anni. Decisamente più maturo, Von Trier ora ha completa padronanza del mezzo e si permette di spezzare il film in 2 parti, una più tradizionale (forse solo furba) ma un po’ fine a se stessa, atta ad accompagnarci nel visionario e spettacolare viaggio negli inferi del lungo e verboso finale. Probabilmente il clamore e le polemiche attorno alla pellicola sono state esagerate, ma sicuramente funzionali ad accendere l’interesse e i riflettori. Così il viaggio dantesco ha avuto modo di essere servito.
    Von Trier va visto al cinema, la visione senza interruzione, in silenzio, con il pubblico, esalta la tensione emotiva, che spesso nei finali sfocia in reazioni incontrollate (il pianto di “Dancer in the dark”, la violenza di “Dogville”, la frustazione de “Le onde del destino), ecco qui l’attesa porta ad accettare il lungo finale come un'opera d’arte, cinema che si fa pittura, scultura, lettura, visione. Non riesco ancora a comprendere appieno se ho apprezzato (la proiezione notturna non ha aiutato), di certo è un qualcosa da vedere, preferibilmente al cinema.
    Tornando alla prima parte, quella che ha fatto discutere, beh l’ho trovata molto più fruibile di quanto mi potessi aspettare. Matt Dillon è perfetto nell’interpretazione, splendido l’uso degli oggetti rossi (furgone, telefono, crick, tunica, cappello che sia) disseminati come piccoli sassolini da seguire ad indicare un percorso, straordinariamente efficace la resa del DOC (Disturbo Ossessivo Compulsivo), geniale il linguaggio dove si mescolano la commedia-grottesca, il thriller psicologico e alcuni passaggi horror. Eppure mi sembra di aver visto troppi ingredienti, non dosati con equilibrio e non tutti amalgamati. Le riflessioni/spiegoni non hanno aiutato e, mi spiace dirlo, mi ha emozionato poco. [edit: ora un po' di più]

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    1. vai anche con l'8.5 stefanone!

      sì, è una lettura di cui vado fiero e secondo me stavolta c'ho preso, ahah

      mi ha detto culo, m'è venuta per caso durante il film e poi a cena con gli amici ogni scena aveva maledettamente senso

      ora leggo la tua ;)

      riguardo il tuo incipit "architettonico" mi sono dimenticato di dire una cosa in recensione. Cioè, si può dedurre ma credo sarebbe stato meglio dirla.
      La casa canonica che Jack non riesce mai a finire rappresenta il cinema standard, quello fatto con materiali canonici, il cinema rassicurante, dove stai bene e abiti bene.
      Lui quel cinema non riesce a farlo.
      Magari lo aggiungo ma tanto ormai chi la doveva leggere l'ha letta ;)

      ho dimenticato anche tutti i riferimenti al rosso vermiglio, decine e decine, bravo

      la parte "maestrino" di Trier è abbastanza classica, lui mette dentro i suoi film riferimenti altissimi e molte volte li spiega in maniera puerile, didascalica. A me piace moltissimo sta cosa, me diverte pure ;)

      hai visto The Kingdom al cinema, tanta roba...

      assolutamente, c'è quella vena. Ma secondo me c'è quasi sempre, anche nei film più neri. Ci sono sempre personaggi o situazioni quasi surreali che strappano mezzi sorrisi

      beh, lo dividi in due parti, ma di 2 ore e mezz'ora ;)

      ora che hai letto la mia recensione sai che non posso appoggiarti su quel "fine a sè stessa", per me non c'è una scena o una suggestione che non abbia tremendamente senso, che non sia una tappa del percorso del film e di Trier

      sulla visione al Cinema e sui grandissimi e densi finale concordo in pieno ovviamente

      sul DOC siamo tutti d'accordo, 10 minuti di cinema e di racconto impressionanti, quasi da far vedere negli Ospedali ;)

      vero, tanti ingredienti, tanti "materiali", tante cose

      ma c'è tutto Trier e tutti i suoi film dentro, non potevano esserci di meno ;)

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  5. Bellissima recensione! Mi sento quasi onorato ad essere stato presente nella tua stessa sala ieri. È stato veramente un gran film, nonostante fosse la mia prima volta alle prese con Trier (... ma credo che rimedierò molto presto!).
    Non conoscendo molto bene il passato del regista, non ho potuto apprezzare alcuni elementi che hai raccontato qui sopra, ma sono comunque rimasto galvanizzato dal film e dalle molteplici e stupende metafore, molte delle quali le hai riportate qui;
    In particolare il modo in cui descrive il Disturbo Ossessivo Compulsivo rappresentato con una chiarezza disarmante!
    A presto, Ale.

    P.S. Ti ho disegnato uno di quei due peni sul blocchetto degli appunti, ma vedo che non ha influito negativamente sull'esito della recensione, anzi, spero abbia contribuito ad aumentare la creatività!

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    Risposte
    1. grazie Alessandro!

      ahah, allora cerca di avere quest'onore più spesso (sto scherzando solo per dirti di venire al cinema più spesso)

      prima volta con Trier questo film è davvero rischioso. Ma ho sentito tante persone che l'hanno amato pur essendo al debutto come te

      anche te estasiato dal DOC, bravo ;)

      io andrei con Dancer in the Dark

      forse non ancora Dogville o Melancholia. Il primo meglio che vedi altro prima, il secondo forse sei troppo giovane (benchè molto intelligente)

      ecco, intelligente un cazzo, disegni peni sui blocchetti

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  6. Tu non hai bisogno dello spiegone finale, perché TU SEI lo spiegone finale fatto persona (e ti invidio da morire). Non so se davvero tutto quello che dici corrisponde a realtà, se tutto il film è un'articolata metafora in cui Lars e Jack coincidono, ma la tua lettura è dannatamente affascinante e perfettamente calzante. E rende quest'opera ancora più seducente. È dai tempi di Dogville che un film di Lars von Trier non mi esalta così tanto.

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    1. Ahah, dici che posso avere come soprannome Mr Spiegone? ;)

      però gli spiegoni son belli solo dopo il film, dentro non li sopporto

      "dannatamente affascinante e perfettamente calzante" <3

      io Andreina credo che siamo ai livelli dei suoi capolavori

      il tempo ce lo dirà

      Elimina
  7. Contea Sergej: 05 Marzo, Anno Domini 2019; (...Alchimie del Cinema...)

    Nella Contea, il Cinema di Febbraio è una cosa che sa di elettroshock......

    # The Favourite di Yorgos Lanthimos - Sala
    # Climax di Gaspar Noé - Streaming
    # The house that Jack built di Lars Von Trier - Sala

    e come dire.....Ok, ma dove siamo?......in un trattato di antropologia con effetti speciali ? ....

    # The house that Jack built di Lars Von Trier - Sala ver. sottotitolata

    Il film che stavo aspettando da mesi, The house that "L.V. Triers" built non può essere di legno né di mattoni,ma deve essere fatta di incidenti...

    ° Incidente one - il petulante quaraquaquak di Uma Thurman è una plateale istigazione di casus-bellus e la crikkata sulla testa ci piace tantissimo
    ° Incidente two - il putrìo canceroso della pensionata di periferia è un oltraggio al decoro ma Jack è un grande untore, ramazzare e pulire è uno stato essenziale
    ° Incidente three - il disgusto per il mondo "normale" indifferente alle urla di una croce-rossina "simple-woman" diventa la molla per l'ulteriore atto creativo
    ° Incidente four - una mamma cervo che difende i suoi piccoli non può essere più feroce di una tigre del bengala, il clou, cari lettori, non è quello che accade ma il trofeo di caccia impiantato dal "sofisticato omicida"
    ° Incidente five - la provocazione full metal jacket partorita sotto psico-farmaci, più Follia e Arte e più omicida si diventa, nessuna redenzione, non c'è salvezza per Jack

    e, ascoltate, ascoltate, tutto intorno a questo abominio di atrocità potrete trovare (non manca l'ironia) anche agenti in divisa che sembrano fenomeni mutuati dai Pokemon e....per completare una trasfigurazione (Jack - Lars) senza compromessi abbiamo un diluvio universale di metafore, geroglifici e simbologie... Stuka metal-hurlant in picchiata, G. Gould, W.Blake, A. Speer, Goethe, Dreyer, D. Bowie, Vivaldi, Melancholia, J.Gris, Delacroix, nichilismo, cubismo, cartelli illustrativi alla B.Dylan e persino sequenze animate (il cartone dei lampioni è come un sogno lisergico, i legami indicibili da confessare )....di più non si può dire....uhm!...... Divina Commedia, Verge-Virgilio-B.Ganz e uno strepitoso Matt Dillon.....ufff....fino all'epitaffio in un tripudio di rosso-cremisi.........

    d’improvviso capisco.......;)....un grande Maestro spiegava ai suoi allievi.....

    "Queste trovate sono nemiche del regista, sia nella messa in scena, sia nel montaggio, sia nelle riprese, insomma, in tutto.
    Lo spettatore si relaziona a queste trovate come a un sistema di geroglifici, cercando di decifrarne i suggerimenti possibili.
    E lo spettatore non pretende più solo dei simboli, ma anche che si possa leggere il simbolo facilmente, in pratica un regista fa le veci di una guida. È una specie di dito che indica. Oggi questo regista-guida è quello richiesto dal nostro cinema commerciale (?), il regista guida non crea arte, ma un gioco"

    Fuck You Von Lars,,,,forse il Sommo Architetto Andrej Tarkovskij (a volte) blaterava come un Ingegnere......:)


    Post Scriptum - Voto medio della Contea alla Cinematografia di Febbraio 2019......Nove è poco...........

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    1. lanthimos
      noè
      trier

      tutti insieme

      si può, al momento, avere di meglio? non credo

      no, i legni e i mattoni sono per gli altri

      Trier, e anche gli altri due qua sopra, usano altri materiali...

      casus-bellus molto carino ;)
      e giustamente mi hanno fatto notare che nell'orginale il crick era jack... Nella mia lettura calza anche di più...

      sbaglio o hai invertito incidente 3 e 4?

      poco cambia, gran belle descrizioni ;)

      "Stuka metal-hurlant in picchiata, G. Gould, W.Blake, A. Speer, Goethe, Dreyer, D. Bowie, Vivaldi, Melancholia, J.Gris, Delacroix, nichilismo, cubismo, cartelli illustrativi alla B.Dylan e persino sequenze animate (il cartone dei lampioni è come un sogno lisergico, i legami indicibili da confessare )....di più non si può dire....uhm!...... Divina Commedia, Verge-Virgilio-B.Ganz e uno strepitoso Matt Dillon.....ufff....fino all'epitaffio in un tripudio di rosso-cremisi........."

      mi hai mandato in apnea, te lo dico <3

      la cosa bella di Trier è che sono al tempo stesso così difficili da cogliere alcuni simboli o metafore come invece facilissimo vedere alcune tematiche o riflessioni

      cioè, ci sono almeno 4 dialoghi nel film con tesi e antitesi che spiegano le cose come si spiegherebbero a un bamnino di 10 anni

      io adoro questa sua parte da mastro elementare

      che si affianca invece al suo maestoso simbolismo e cultura più nascosta

      sì, media dei 3 film anche per me 9 esatto ;)

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  8. Penso sia la tua recensione più bella, almeno finora, e d'altronde si parla del tuo regista preferito. Anche io ho provato a scrivere qualcosa su questo film, ma non esagero se dico che leggendo le tue parole un po' mi sono vergognato per quanto sono stato superficiale. Sei riuscito a cogliere cose che io neanche ho intravisto o forse sì ma neanche lo sapevo. Complimenti.
    Pare na leccatina di culo, ma non lo è.

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    1. fede, mi ricordi che Blog avevi?

      anzi, mettilo proprio qua, almeno qualche amico che passa per sbaglio magari viene a leggerti, io compreso

      no fede, è che io ho avvertito quella metafora e di conseguenza letto tutto il film così, se non l'avessi avvertita avrei scritto tutt'altro, niente di che, sempre col cuore ma niente di che

      grazie della tua umiltà e dei tuoi bellissimi e veri (lo so) complimenti

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    2. Beh essendo il tuo regista preferito, è normale che riesci a cogliere certe metafore o temi ricorrenti, meglio di altri, ci sta. Ma secondo me ne hai fatta veramente un'analisi molto completa.
      Comunque il blog è questo https://lacrimenellapioggiablog.wordpress.com/

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    3. dopo leggo la rece e metto il blog nella mia blogroll in homepage

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  9. Porca miseria che recensione della madonna! A me solo Quentin e Scorsese mi tirano fuori così tanto aMMore.
    Lars... boh, Von Trier non mi fa né caldo né freddo, solitamente. Guardo ogni suo film senza pregiudizio e non penso che sia pazzo chi lo ritiene uno dei migliori registi viventi perché, a prescindere da cosa racconta, COME lo fa è sempre meraviglioso, come in questo caso.
    Per me la catabasi è qualcosa di geniale, così come l'autocritica e l'identificazione con Jack, l'ironia finale di quel "hit the road and don't you come back no more".

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    1. è bello così, come dicevo all'inizio gli amori e le passioni SONO tutte belle e nessuno deve permettersi di denigrarle (cioè, a parte quelle dannose per sè o per gli altri)

      molto strano... di solito Lars è amore o odio (davvero, si dice di tutti ma con lui è quasi sempre così), un atteggiamente medio o tiepido è inusuale

      però già riconoscere che il come è stupendo è bello, sai che tanti scrivono addirittura "regista mediocre", manco "autore mediocre"

      ecco, lì c'è o malafede o profonda incompetenza...

      cavolo, non avevo pensato al testo del pezzo (celeberrimo) finale, hai ragione!

      grazie mille amica ;)

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  10. Oddio…! Recensione tanto bella che mi hai fatto venir voglia di rivederlo! :D

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  11. Bellissimi anche gli omaggi alla musica: quando Virgilio dice "vuoi che ti mostri il whisky bar più vicino?" È una citazione dei doors "show me the way to the next whiskey bar". Tutte le scene con i cartelli sono un omaggio al video di bob dylan per "subterranean homesick blues" per non parlare dell'omaggio ai tableau vivant in super slow motion di bill viola (quando sembra mettere in scena la zattera della medusa di Gericault) ;)

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    1. io amico mio sai che sono una capra musicale

      due di questi tuoi riferimenti me li avevano detti sul guardaroba ma complimenti per averli colti ;)

      grazie per avermi citato sto Bill Viola, vado a vedere appena posso ;)

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  12. Premessa: ti ho già detto che purtroppo non mi sono potuto godere il film a pieno dato un mio preoccupante periodo di narcolessia che mi ha portato a perdermi qualche parte. Ci tengo a scriverlo anche qua per rendere indelebile la mia vergogna.

    Non sono d'accordissimo con la tua affermazione che questo film renderà ancora più detrattore un detrattore, perchè, in quanto io non mi consideri un vero e proprio detrattore di Lars, devo dire che l'ho sempre considerato un regista a cui manca qualcosa, ben lontano dalla perfezione, dato che in ogni suo film trovo dei difetti, talvolta piuttosto marcati. Invece questo film l'ho trovato inattaccabile. La recitazione di ogni attore è molto credibile: Matt Dillon si trasforma pian piano in un uomo introverso e un po' sfigato, in uno psicopatico col classico fascino del cattivo, alla Joker per intenderci. Questo in realtà mi ha fatto pensare che TUTTE (non solo quella della Thurman) le uccisioni mostrate siano avvenute in ordine cronologico, e probabilmente la dichiarazione a inizio film sul mostrare i delitti "a caso" riguarda solo la scelta tra quelli commessi, e non la cronologia.
    Le attrici che impersonano le vittime sono fantastiche, così come è fantastica la costruzione dei personaggi, e ho provato seria empatia e tristezza per loro, e la cosa più bella è che erano tutte sensazioni differenti. Dalla tiepida pena per vedova, sola e sconfitta dalla vita che viene strangolata, all'angoscia estrema per madre che ha perso i figli, fino a un senso di protezione per quella ragazza così bella e ingenua a cui vengono tagliati i seni (anche se ringrazio Lars per avermeli fatti vedere.. Li il sonno se n'è andato magicamente) insomma, un minestrone di sensazioni che solo uno come Lars può confezionare; in fin dei conti una rappresentazione perfetta delle depressione come in Melancholia non si trova da nessun'altra parte.
    La suddivisione del film in camere stagne mi è piaciuta moltissimo, come hai detto tu, ogni parte è un piccolo cortometraggio, e autorizza Lars a farci vedere un po' quello che vuole senza che noi dobbiamo chiedere spiegazioni su per come e per quando.
    Inutile poi ripetere cose che hai detto tu nella recensione, prima su tutto l'abilità nel trasmettere il disturbo ossessivo compulsivo, e la genialità delle macchie di sangue nascoste in posti "impossibili". E anche io mi sono ritrovato a ridere parecchie volte.. La donna legata alla macchina e trascinata come Ettore da Achille e che lascia la scia di sangue mi ha ucciso.
    Ho apprezzato moltissimo l'uso di video di repertorio, non fatti a posta per il film. E' una cosa che mi fa venire in mente quando da ragazzino insonne qual'ero guardavo quei film senza nome in terza serata, di nicchia, che volevano essere (o che forse erano) d'autore, e talvolta il regista ci buttava qualche video di repertorio così tanto per; qui per qualche motivo l'ho trovato un gesto di gran libertà visto che i vecchi filmati della cattedrale cozzano con l'armonia del film, ma Lars se ne frega.

    Insomma, di sicuro fossi riuscito a vederlo per bene avrei molto altro da dire.. Ma per adesso, pazienza.

    Complimenti per la recensione, un connubio perfetto di pancia e cervello.

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    1. cavolo, non va mica bene che hai saltato pezzi.. ;)

      dovrai rimediare

      no, confermo che questo è un film che dilata ancora più le impressioni, chi era di qua sta ancora più di qua, chi era di là più di là

      poi ci sono le eccezioni come te, molto belle, anche perchè sintomo di onestà intellettuale...

      guarda, i film di Trier, paradossalmente, hanno per forza difetti, hanno dentro troppe cose e lui osa troppo, non troverai mai il film perfetto, asciutto

      sì sì, assolutamente, i delitti sono in ordine cronologico, non si scappa.

      si capisce anche dai corpi nella cella ;)

      ma poi mi pare lo dica proprio, ci parla della sua evoluzione. L'unico dubbio semmai è se il primo è realmente il primo ma per più motivi, come hai letto, sono sicuro di sì

      Trier fa rendere gli attori sempre alla grande. E secondo me la sua regia sporca e non classica aiuta in questo. E le sue donne sono splendide, sempre e quasi sempre provocano tantissima empatia. Per questo io chi lo giudica misogino mi viene da ridere. Qui poi gioca con la misoginia, le fa tutte stupide. Eppure secondo me vengono fuori alla grande, e non in senso negativo (Thurman a parte)

      ormai la sua suddivisione a capitoli è celeberrima, credo sarà almeno il quinto film dove compare. Eppure in nessuno i vari capitoli possono essere così staccati uno dall'altro, compartimenti stagni come dici

      ahah, anche io adoro gli "inserti" che fa Trier, quel mettere tanti materiali diversi nei suoi film. E qui ce ne sono un'infinità, di ogni genere, dalla musica alla pittura, dalla Storia alle lezioni d'Arte ;)

      mi raccomando rivedilo!
      anche se dal tuo commento non si direbbe che hai saltato pezzi...

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  13. bella e partecipata recensione

    Lars von Trier non finisce mai di stupire

    intanto sta per uscire Études (A series of ten black and white shorts), dice Imdb.

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  14. Ieri sera, prima di andare al cinema ero in uno stato di tensione, non tanto per le aspettative verso il film quanto per la sensazione che in ogni caso avrei assistito a qualcosa di profondo, quelle cose che sai già che cambieranno qualcosa dentro di te.

    Mi sono quindi rilassato cucinandomi un bel piatto di trippa, che si è rivelato poi propedeutico alla digestione de La Casa di Jack.

    Sala piena, forse 2 posti liberi, cosa che non vedevo dalla proiezione di Titanic nel '97. Pubblico elettrico, diverso dal solito, pochissime coppie, tanti gruppi di amici 30-40enni, qualche solitario. Ho avuto la sensazione che ogni persona presente provasse la stessa tensione reverenziale che sentivo io. Bello. Per 155 minuti non è volata una mosca.

    In me busecca e formaggio stagionato marchigiano, sullo schermo in parallelo frattaglie e decomposizione: mentre assistevo alla sublimazione della decadenza, la stavo pure digerendo.

    Ho visto questo film come “l’Urlo di Lars”, la sua dichiarazione d’indipendenza, un grande “andate a fanculo tutti, questo sono io, e sono misantropo, narcisista, egotico. Questa è la mia arte, che voi la accettiate o meno”.

    Jack von Trier il paradiso lo cerca. Ma alla fine è con la gravità che deve fare i conti, scivolando nell’abisso di un inferno in negativo: la necessità di mettere in luce l’umanità perduta e senza possibilità alcuna. Umanità che trova un senso partendo dal marciume, la cui bellezza è data dalle sue tragedie, dalle sue sofferenze, un’umanità che con Dio non ha nulla a che fare.

    “Siamo fatti della stessa materia di cui sono fatte le stelle” diceva l’astrofisico Carl Sagan. Lars Von Trier la pensa diversamente: questo lo rende un autore necessario, che piaccia o meno.

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    1. ero abbastanza in tensione anche io, avevo paura di restar deluso

      e invece...

      trippa fantastica, la adoro

      bellissima l'atmosfera che racconti, non sei il primo a descrivermela così. Sei già almeno il quinto che mi parla di sala piena, stupendo. Non sono andato a vedere gli incassi ma a sto punto sono curioso...

      ma quindi hai fatto la trippa in bianco? o con pomodoro? sì, direi il cibo perfetto ;)

      assolutamente, è il film dove definitivamente urla al mondo chi è. Oppure glielo dice senza urlare, ironico e con un sorriso sornione. Ma credo è evidente quanto voglia far capire che lui può essere solo così e che semmai noi lo abbiamo solo portato ad esserlo di più

      l'umanità, la penso come Trier, la si vede quasi sempre nel marciume e nelle cose brutte, è lì il luogo dove l'uomo è più indifeso e vero

      autore unico e necessario

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  15. Era tanto che non andavo al cinema, non ho letto una singola parola su questo film (per scelta, perché come sempre leggo solo dopo, per non essere influenzata dalle parole degli altri), e mi hai convinta ad andare a vederlo con il tuo "spam" continuo, dove ne parlavi, parlavi e riparlavi. Cosa avrà tanto da dire Giuseppe sul nuovo di Von Trier? Questo mi ha spinto ad andare a vedere La casa di Jack al cinema.

    Ho passato tutta la notte a tirare i miei fili, ma il manierismo del film mi ha messa in difficoltà, non sono riuscita a "trovare la strada" da sola, solo piccoli indizi, sono stata un pessimo cane da caccia. Così ho letto - finalmente! - la tua recensione, e mi si è letteralmente aperto un mondo. Mi hai dato la chiave di lettura che avevo bisogno ed ora, finalmente, posso dichiarare che non solo si è trattato di un bel film, non solo mi è piaciuto, ma è davvero l'OPERA D'ARTE che mi sembrava, ma che non avevo interamente colto.
    A me Von Trier è sempre piaciuto, e quando non mi è piaciuto, mi è rimasto dentro lo stesso, che è quello che dovrebbe sempre riuscire a fare un regista. Ero a conoscenza delle polemiche sui suoi film, sulla sua personalità e via dicendo, ma, proprio come hai descritto tu, il negativo e le critiche sono state il nutrimento di qualcosa di davvero importante. E' una cosa difficile da fare, una su cui anche i più grandi rischiano di inciampare. Lui è inciampato, e invece di cadere, si è levato in aria.
    Grazie Giuseppe, BELLISSIMO IL COMMENTO, BELLISSIMO IL FILM.

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    1. Ciao Claudia!

      ahahha, credo di non aver mai fatto tanti post su un film come con Jack

      ma la colpa non è la mia, è colpa di quella polemica ridicola che ha mandato in tilt facebook. Volevo far chiarezza. Tra l'altro avevo anche ragione, non capita spesso ;)

      guarda, sta recensione che tutti ormai mi dite così bella alla fine come dato ufficiale ne ha tirato fuori uno, ovvero che questa mia lettura era al tempo stesso molto nascosta ma anche, dopo averci pensato, molto evidente.
      Insomma, pare che quasi nessuno l'abbia colta (quindi non crucciarti) ma solo che io abbia avuto a fortuna di farmela arrivare addosso. Sono convinto che se la scintilla arrivava a voi poi anche voi avreste tirato le fila perfettamente

      sì, è un'opera d'arte dell'opera d'arte, quasi un meta-arte ;)

      bravissima, Trier non deve per forza piacere, ma deve far riflettere e smuovere dentro. E secondo me chi nega questo in qualche modo non vuole affrontarlo

      quando uno è massacrato così ci sono 3 strade, o soccombe, o fa finta che non è vero niente oppure usa quelle critiche per scoprire e affermare ancora di più sè stesso

      e io sta cosa al di là del suo narcisismo la trovo magnifica

      grazie!

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  16. oggi rispondo a tutti, me lo sento :)

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  17. Come ti ho già detto Giusè, per me la tua migliore recensione ever, grandissima analisi! Ecco il mio solito commento “zibaldone”: Filmone, che merita diverse visioni. Fondamentale la versione originale per apprezzare a pieno la prova monumentale prova di Matt Dillon e per cogliere dei passaggi che non rendono nella versione doppiata. Nel primo incidente, ad esempio, elemento importante è il cric, jack in inglese: e il dialogo con Uma (bravissima anche lei) assume tutto un altro significato: ha un Jack da prestarmi? No? Ah pensavo che tutti avessimo un Jack….e lui: io no…il problema non è l’auto ma il Jack che è rotto.
    Nel primo incidente c’è un Jack rotto, che poi trova l’”amore” in Jacqueline e poi diventa più devastante che mai: full metal Jack-et
    Fil rouge del film è, appunto, il colore rosso: il suo furgone, il telefoni finti, la pompa dell’acqua, i cappelli che indossano al picnic, il riquadro della stanza chiusa nella cella frigorifera, l’accappatoio e ovviamente il sangue

    Infinite le citazioni, tra cui:
    - The house that Jack Built è una ninna nanna (già usata dal regista in Gli elementi del crimine). Forte il contrasto (fra gli innumerevoli nel film) con il nome del protagonista che evoca Jack the ripper
    - la scena del furgone che trascina la seconda vittima evoca quella di Achille che trascina il corpo di Ettore
    - scene tratte da L'elemento del crimine, Medea, Il regno, Le onde del destino, Dogville, Antichrist, Melancholia, Nymphomaniac
    - la Divina Commedia” illustrata da Gustave Doré
    - i fumetti From hell, di Alan Moore e Eddie Campbell, con i crimini di Jack lo squartatore correlati alle opere architettoniche dell’epoca vittoriana
    - Jack è anche Hitler, amante dell’arte fino a ritenersi egli stesso un artista
    - Richiami alla video arte di Bill Viola
    - La citazione de “La barca di Dante” di Delacroix (la scena mi ha ricordato anche La Zattera della Medusa di Géricault e la pittura di Caravaggio) durante gli incredibili 20 minuti finali
    - I richiami ai contadini di Jean François Millet nella scena meravigliosa dei Campi Elisi
    E poi la musica, come sempre importantissima nel cinema di Lars:
    - citazione visiva ai cartelli di Bob Dylan nel video di Subterranean Homesick Blues
    - Glenn Gould che suona le variazioni Goldberg, la musica preferita dai serial killer (Hannibal Lecter in The silence of the lambs…anche qui agnelli)
    - ancora tanta altra musica classica (da Vivaldi a Wagner)
    - Fame di Bowie: “Fame, it's not your brain, it's just the flame That burns your change to keep you insane”
    - nella versione in lingua originale compare la frase “Show me the way to the next whisky bar”, frase contenuta in Alabama song dei Doors
    - fino alla stupenda versione di Percy Mayfield di “Hit the Road Jack” dei titoli di coda

    FILM EPOCALE!

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    1. mannaggia, quella cosa del jack nel primo incidente è importantissima, io l'avrei lasciata...

      avrei messo una didascalia jack = crick

      tra l'altro rende la scena anche più metaforica

      e anche jacqueline e full metal jacket, hai perfettamente ragione ;)

      meno male te che mi regali sempre queste chicche. Alcune le avevo lette da altri amici o lettori, altre son nuove

      il colore rosso l'avevo completamente ciccato, la ninna nanna ricordavo qualcosa ma ora mi hai rinfrescato, quella di Achille manco pe la capa ce pensavo, i film suoi li ho riconosciuti credo tutti, tutti i richiami all'Arte niente, io sono analfabeta, la cosa di Hitler se ci pensi ancora più assurda visto che nel film c'è Bruno Ganz..., la scena dei campi elisi sì, è un quadro campestre fatto e finito, i richiami musicali ovviamente io nulla ma di questi qua quasi tutti erano venuti fuori con altri lettori

      film incredibile...

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    2. Avevo afferrato solo il nesso jack/cric del 1° incidente e la geniale conclusione di Hit the road Jack, gli altri "giochi" con il nome mi erano sfuggiti. Grazie per questo preziosissimo commento, non avrei mai colto tutti quei riferimenti.

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    3. Figurati...direi che la seconda visione è tornata utile ;-)

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  18. rispondo a Davide, Davide (sono due), Claudia e Stefano appena posso, sempre oggi credo

    è dura eh, siete troppo bravi ;)

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  19. Che filmone, denso, feroce, intelligente e ironico (Hit the road Jack, non aggiungo altro).
    Rimpiango solo di non averlo visto in lingua originale, mi sarebbe piaciuto godermi al 100% l'interpretazione del pazzesco Matt Dillon, ma ringrazio già di averlo potuto vedere, credo che in tutta la Sardegna ce l'abbia in programmazione un solo cinema (e in sala eravamo 9... 7 dopo la fuga di due spettatori nemmeno a metà film). Non mi dilungo oltre perché tutto quello che potrei aggiungere è già stato espresso alla grande nella tua recensione o negli altri commenti.

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    1. strano però...

      ho sentito di sale piene ovunque e te mi dici che l'unica sala sarda era deserta....

      ora sento i miei amici esercenti umbri per capire come è andato

      sì, vero, direi che in questo post (specie grazie ai commenti) c'è tanta roba, persino troppa ;)

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  20. Credo fosse l'unica sala, potrei sbagliarmi ma non ne ho trovato altre che lo avevano. Probabilmente l'orario serale di sabato non ha aiutato a riempire, però insomma, in 9 non gli abbiamo nemmeno ripagato la corrente elettrica! Non c'è niente di più desolante di un cinema vuoto, e purtroppo mi capita molto spesso...

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    1. eh, insomma, lo spettacolo del sabato sera invece sarebbe il più importante, ahah

      a me piace molto la sala vuota ma solo se la vedo dalla mia prospettiva

      se la vedo dalla prospettiva del cinema è orribile

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  21. Visto ieri non censurato

    Ecco, è indubbiamente bellissimo, però ho bisogno di un paio di giorni per poter ammettere che mi è piaciuto
    Penso mi abbia traumatizzato tanto quanto - se non di più - di funny games
    Perché se puoi condannare Jack non puoi condannare il film

    La casa finale però è ciò che mi ha fatto capire che tutto sta a: come per costruire cose che possano essere belle a volte dobbiamo usare lo schifo. È la poesia della merda. Poi vabbè, sappiamo cosa ci dice De Andrè su questa.

    Ma anche il fatto che alla fine della vita potremmo non aver realizzato quello che avevamo in mente sarebbe devastante senza quella casa. Perché qualcosa alla fine lo puoi sempre costruire, solo ti devi arrangiare con ciò che hai. Anche se il materiale costa.
    Che dire di più? Hai detto tutto. Mi inchino come al solito.


    Il sorriso di Bruno Ganz è stata la cosa più bella

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    1. dopo un paio di giorni che mi dici? :)

      io non sono rimasto scioccato per 3 motivi

      il primo abitudine
      il secondo perchè l'ho vissuto molto ironicamente
      il terzo perchè dopo mezz'ora iniziavo a percepirlo già solo come metafora

      quello che dici sulla casa finale è perfetto...

      grazie mille...

      e sì, quello che è successo poco prima dell'uscita a Ganz rende quel sorriso incredibile

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  22. Per me, questo tale non è altro che un povero malato di necrofilia. Tutto ciò che tocca, tratta, illustra e parla nei suoi film, si traduce in morte. L amore, il sesso, la violenza, il romanticismo, la perdita, l abbandono, sotto la sua lente distorta diviene un respiro cadaverico. La sua anima puzza di morte.

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    1. giudizio che pare molto negativo (lo è) ma che trovo interessante anche da amante spassionato di Trier

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  23. Hola Caden!
    Interessantissima recensione, molte cose le ho pensate anche io durante la visione, per altre invece mi hai dato nuovi spunti di riflessione.
    Una delle differenze sostanziali, la più importante, riguarda il finale.
    Personalmente infatti l'ho colto in un modo un pochino differente, ma non per questo corretto.
    Dal mio punto di vista Virgilio è una metafora di Dio, ma attenzione, non quello che siamo abituati a vedere nelle commedie americane. E' infatti un'entità che ascolta e giudica Jack (ad un certo punto gli dice qualcosa come "sei la persona più disgustosa che abbia mai visto"), ma lo fa in un modo distaccato, rassegnato, senza mai interferire con il suo operato, nemmeno quando agisce nel male.
    E' come se in realtà egli (Dio aka Virgilio) non esistesse davvero e, da ateo, come Lars del resto, ho percepito per tutta la storia la sua inutilità effettiva, insomma ogni qual volta erano in scena azioni "materiali" allora vinceva il libero arbitrio umano nella sua più totale efferatezza. Eppure Virgilio/Dio c'è sempre stato, era lì dal primo momento e lo si vede dalle foto, ma non ha mai fatto nulla per fermare né ostacolare Jack.
    Se Dio esiste, e non è la semplice personificazione della ragione, allora non solo egli non può far nulla per fermarci, ma forse è addirittura cattivo, o almeno è tale in quanto proiezione della ragione di Jack, il quale non brilla per empatia né per senno. Quando la pioggia cancella le tracce del secondo incidente secondo me si tratta di una grande, grandissima botta di culo, e Lars qui gioca con la superstizione, suggerendoci l'ipotesi dell'esistenza del Divino, che però sembra materializzarsi secondo l'uomo solo in questi casi, ma se ne sta alla larga quando deve impedirci di compiere brutte azioni. Esiste solo il caso o, al massimo, il caos (che regna :P ). Nel quotidiano non c'è Dio/ragione che possa aiutarci a meno che non siamo noi stessi a voler essere guidati o a prenderci per il culo da soli e credere che sia così.
    Ultima scena, quando i poliziotti entrano nel covo di Jack e gli sparano, io ho pensato che lui venga ucciso al primo colpo e che tutto ciò che vediamo da quel punto in poi è solo la sua immaginazione ma Jack, condannato all'inferno ed innalzandosi oltre Dio per saziare la sua onniscienza, trova la fine eterna, invece di passare il resto della sua morte due gironi più in alto (forse due film fa). E' come se ci fosse una forte autocritica da parte di Von Trier, il quale chiede di essere fermato da qualcuno per tutta la pellicola/carriera non riuscendoci dunque decide di osare talmente tanto da fermarsi coscientemente da solo. Non mi stupirei insomma se, visto il finale, questo fosse il suo ultimo film, ma in fin dei conti potrei semplicemente non averci capito un cazzo.
    E spero si a così, chi non sprofonderà nel baratro infernale vedrà.

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    1. grazie del bellissimo commento, anche qui arrivo, tranquillo ;)

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    2. quell'immagine che dai di Virgilio è molto pertinente

      e anche io ho visto questa specie di "ironia" nel dire "te Trier sei irrecuperabile, inutile sperarci..."

      è anche vero che pure da credente si può...credere nel completo libero arbitrio, questa cosa è stata dibattuta più volte

      riguardo la scena della pioggia la tua descrizione è perfetta, la penso esattamente come te, una coincidenza che molti uomini possono prendere come segno

      ma ci sarà sempre anche il dubbio che fosse invece un segno preso come coincidenza ;)

      trier, oltre ad essere ateo, è un narciso pazzesco, quindi credo non accetterebbe mai che ci sia qualcuno che guidi le sue azioni, dio è lui

      ma in questo film questo aspetto è, come detto, molto ironico, trier gioca con l'aldilà e il giudizio divino perchè esistiamo "noi", gli spettatori, il mondo

      è un gioco fatto con noi, è una metafora, è un portare questa metafora in un immaginario in cui noi crediamo, lui no

      secondo me la casa di jack è un film che racconta trier in maniera relativa (relativa nel senso di relazioni), rispetto a noi, rispetto alla fede, rispetto al suo successo

      insomma, non è una sua sega mentale (che io adoro), è un film in cui fa il punto della sua vita e della sua opera "nel mondo"

      assolutamente, anche io penso che il film sia anche una sua autocritica, come ho scritto è il serial killer che vuole essere fermato ma che se non lo è, fermato dico, gode a continuare la sua opera

      e sì, lui non vuole vivere nel nostro inferno, lui è diverso da noi, a quel punto preferisce scomparire per sempre

      guarda, a senso, anche per tutta la metafora che ho fatto in rece, questo è un film finale

      ma non lo sarà, speriamo ;)


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