11.8.14

BuioDoc (N°11): recensione "Room 237"

E' vero.
Ho sempre indicato Le Ali della Libertà come mio film preferito fino al 2003.
Poi quell'anno è arrivato un coreano con un martello e un segreto che era meglio non scoprire.
Ed ho preso lui.
Poi due anni fa è arrivato un regista teatrale che ha deciso di mettere New York dentro un capannone, e non solo New York, ma anche la sua vita e la vita di tutti noi, poi è arrivato quel regista teatrale.
Ed ho preso lui.
Per, credo, non lasciarlo mai più.
Ma se c'è un film, uno solo, che posso vedere all'infinito, uno che se becco mezza scena poi non riesco a staccarmi questo è Shining.
Sì, Shining è il film nell'intera (mia) storia cinematografica che posso vedere all'infinito, senza soffrire (come SNY), senza annoiarmi nel sapere ogni battuta (come OB), ma solo goderne.
Di ogni inquadratura, di ogni movimento di macchina, di ogni sguardo torvo di Jack, di ogni sguardo impaurito e amorevole di Wendy, di ogni tremolio di Danny.
Credevo di conoscerlo quasi perfettamente.
Poi vedi Room 237 e capisci che di Shining non sai un cazzo, per dirla da frate cappuccino.
O forse no, non è vero che non ne sai niente.
Ma sei rimasto comunque in superficie.
Room 237 è, per chi ama Shining, uno straordinario documentario che analizza il capo d'opera di Kubrick in una maniera talmente capillare, profonda e maniacale che in confronto le interpretazioni della Divina Commedia che il mio caro ex prof Carmine provava ad insegnarmi(ci) (tra l'altro ricordo quei momenti come forse gli unici nel mio intero percorso scolastico in cui veramente volevo imparare qualcosa, probabilmente perchè quei versi avevano una potenza e una forza tale da superare qualsiasi immaturità o disagio), in confronto, dicevo, l'esegesi della Divina Commedia pare un "bello!" piazzato nel commento di un post su facebook.
Diversi approcci, diverse voci, diversi studiosi che analizzano Shining in diversi aspetti, da diverse angolazioni.
C'è quello che lo vede come metafora dell'Olocausto, quello che crede parli del massacro dei Nativi Americani, quello che dimostra quanto Shining, o parte di esso, sia la confessione di Kubrick nell'aver "aiutato" gli Usa nel montare le finte immagini dell' Allunaggio, quella, una donna, che lo racconta in modo geometrico, a mappe, quello che ci legge dentro immagini subliminali sessuali, insomma, di tutto.
E tutto con un approccio affatto pedante o troppo sicuro di sè, anzi, abbastanza umile, l'approccio di chi vuole raccontarti semplici supposizioni, interpretazioni, idee, a volta strampalate, altre quasi oggettivamente dimostrabili ma sempre capaci, anche la più assurda, di metterti un piccolo dubbio, una certa inquietudine, un brivido.
Kubrick era un genio, caspita, lo era quasi oggettivamente.
E quindi pensare che Shining sia solo Shining è troppo banale, impossibile.
E così ecco quel 42 che appare qua e là, quel 42 che nel secolo scorso rappresenta una data particolare.
Ecco quelle dissolvenze che nell'incrociarsi formano cose incredibili, come il custode che diventa un gigante o l'hotel che perde metà della sua grandezza.
O quegli errori veri o presunti tali della tv senza fili, dell'automobile che sta per investire i personaggi, dell'irreale quantità di bagagli.
(Poi, e questo c'entra poco col doc, vedo Wendy entrare in una hall blu piena di scheletri.
Beh, mi si gela il sangue, io quella scena non l'ho mai vista. Scopro così che la versione non americana ha 24 minuti in meno, incredibile.)
Si va avanti e ci sono teorie incredibili, splendide, affascinanti.
Come quel Cucciolo che scompare dall'armadio dopo la prima visione del Male nell'albergo da parte di Danny luccicante (come se avesse perduto in quel momento la sua infanzia ed innocenza).
Tutta la lunga teoria sul Minotauro (ricordiamo che il labirinto è aggiunta di Kubrick al libro) con quello sguardo da toro di Jack.
Poi tutta la parte sopracitata dell'allunaggio che all'inizio ti sembra quasi comica ma più va avanti e più vengono i brividi con quel maglione dell'Apollo, con quella chiave che da Room può diventar Moon, con quella stanza che è, se ce n'è una, la stanza delle finzioni, delle allucinazioni.
E quello stesso 237 che è la distanza in migliaia di miglia tra la Terra e la Luna.
Che poi 2 x 3 x 7 = 42, sempre quello.
Come se Kubrick ci volesse dire "Ho dovuto farlo, ma è tutto finto, scopritelo da soli".
E poi le affascinanti traiettorie dei percorsi del triciclo di Danny, personalmente le sequenze più indimenticabili di Shining.
Quei percorsi che come in un sogno vanno da un piano dell'hotel all'altro, senza rispettare la minima verosimiglianza.
O quelle finestre che mostrano il cielo dove il cielo non dovrebbe essere.
E poi l'esperimento di mandare il film avanti e indietro contemporaneamente con quelle incredibili coincidenze che vengono così a formarsi.
Una, probabilmente la più stupida, è però quella più pazzesca, i baffetti di Jack.
Ma più che altro quello che è innegabile è che Shining sia un film che racconta di un massacro avvenuto tanto tempo prima
Un massacro che piano piano prova a venir prepotentemente fuori.
Il massacro della festa certo.
Ma anche il massacro della sua famiglia da parte del maggiordomo Grady.
E non so può entrarci qualcosa l'Olocausto.
E non so se può entrarci qualcosa il massacro degli Indiani.
Perchè magari si parla semplicemente del massacro alla festa o di quello di Grady.
Sta di fatto che noi quel mare di sangue vogliamo far finta comunque che non esista, vogliamo nasconderlo, dimenticarlo.
"Non mi ricordo di questa cosa" dice Grady a Jack quando quest'ultimo gli rivela che sa quello che ha fatto alla sua famiglia.
Già, non se lo ricorda.
O non se lo vuole ricordare.
O siamo noi che non ce lo vogliamo ricordare.
Quel massacro, qualsiasi esso sia.
E chiudiamo così l'ascensore, tutte le porte.
Per tenerlo lì dietro.
Ma tutto quel sangue riesce comunque a schizzare fuori, di lato, con gli ascensori chiusi.
Possiamo provare a contenerlo, costruire una diga.
Ma prima o poi uscirà fuori.
E ci inonderà.
E Danny, intanto, torna indietro nei suoi passi, nel suo passato.
Nel candore della neve.

( voto 8)

9 commenti:

  1. FW: Sembra quasi una dichiarazione d'amore al film, che condivido e sottoscrivo! Anche se il documentario, a mio avviso, ha un pò troppo un'epicità orrorifica ostentata costantemente.

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    1. Pietro, per la prima volta sono assolutamente in disaccordo.
      Il documentario non prende mai Shining dal "verso" dell'horror, anzi, lo rifugge proprio.
      Lo prende dal verso della Storia (Olocausto, Indiani, Luna), da quello del Mito (Minotauro), da quello gemometrico, da quello freudiano, da tantissimi punti ma mai un accenno all'horror, al legame di Shining con il genere.
      Anzi, mi dispiace anche un pò, da buon appassionato mi sarebbe piaciuto qualche dettaglio horror in più...

      (sempre che ti abbia capito)

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    2. Esatto, prende tutti i punti di vista/opinioni/qualsiasi pensiero ti passi per la testa vedendo un 42 o una somma che moltiplicata tra se stessa, aggiunta al numero di volte che il regista ha detto "ACTION!" sul set e sottratta al numero di attori presenti in campo al minuto 21.01.20 (che sommato da 42). Il mio discorso è riferito al montaggio, ma soprattutto alla fastidiosissima quanto pressoché costante musica "horror" di sottofondo.

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    3. Sei un genio, fa 42 davvero il tuo calcolo!!!

      Bisogna mandare una mail al documentarista.

      Finalmente ti ho capito ma quello che tu consideri un difetto per me è un pregio.
      Si vede che veniamo da mondi e passioni diverse ma io che il doc faccia pendant con il film l'ho trovato bellissimo.
      Ecco perchè mi dicevi ti facesse paura...
      A me ha solo divertito e l'inquietudine di cui parlo è un'inquietudine intellettuale, per quello che potrebbe aver fatto quel mostro di regista

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    4. Comunque è bellissimo, gradevolissimo e ben fatto; ed è una chicca per tutti quelli che hanno amato il film, il libro da cui e tratto, la storia e tutto ciò che ci naviga intorno.


      cerco subito la mail di Rodney Ascher xD

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  2. Quando ho visto questo doc – qualche mese fa su laeffe, di notte – effettivamente sono rimasta inquietata. Dalla sovrapposizione che, a una certa, ti mostra la faccia di Jack con dietro le gemelle sanguinolente e sembra un clown – no nvoglio dire: ho paura dei clown. Perché non mi sembra neanche possibile che esista qualcuno a cui non facciano paura -, ma anche dal lavoro del regista, dall’interpretazione di tale Mastermind – voglio vederlo in faccia!!! – ecc. E il giorno dopo, al lavoro, ho beccato un appassionato di Kubrik e gli ho detto: sono arrabbiata, quel doc avrei voluto girarlo io. E lui l’ha visto e mi ha dato ragione e così tutti a quelli cui l’ho consigliato. Perché c’è dietro un lavoro filologico che fa di Room 237 qualcosa che va oltre il documentario. Diventa una riflessione, un castello di teorie – più o meno verosimili, ma non importa, c’è qualcuno che le ha pensate, raccolte, esposte, dato voce e dignità diversa a ognuna -, un’ode a quello che resta uno dei capolavori indiscutibili del cinema in generale (perché è sì un horror, ma è anche tante altre cose).
    Bellissima rece!!!!!!!!!!!

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    1. Hai quasi detto più cose te in questo commento.
      Perfettamente d'accordo :)

      Grazie, come sempre

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  3. Sai che stavo per vederlo proprio qualche giorno fa. Per vari motivi non l'ho potuto più fare ma dopo averti letto credo recupererò al più presto.

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    1. Frank, tutto sta a quanto ami Shining.
      Se non lo ami ti può anche dar fastidio come doc, con tutte le sue teorie strampalate
      Se lo ami è talmente grande la passione che quegli studiosi hanno messo nell'analizzarlo che non puoi che restarne affascinato :)

      un caro saluto

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