19.4.15

Recensione "Cut Bank"




Ma che strano film questo Cut Bank...
Lo guardi e pur nella sua assoluta cornice di verosimiglianza ti sembra quasi di stare assistendo ad una serie di fatti senza alcun senso, una spirale di cose e violenza che accadono così, una dietro l'altra, senza tante spiegazioni. Affascinante.
Un film quasi sconosciuto che però ha dentro Billy Bob Thornton (uno di quegli attori di cui tutti hanno visto pochissimi film ma che quando lo leggi nel cast ti dici "Che cazzo, c'è Thornton!), lo straordinario Bruce Dern (con un personaggio praticamente fotocopia a quello di Nebraska) e John Malkovich (straordinaria interpretazione, con un personaggio che per stanchezza, malinconia e incapacità di capire il mondo ricorda moltissimo lo sceriffo di Non è un paese per vecchi).
Poi vedi lui, quello che alla lunga diventerà il protagonista assoluto del film (anche questa è una delle cose "strane" de sto film, il presentarti 3,4 personaggi principali ma piano piano farne venire fuori un altro) e ti dici "Oh cazzo, questo è un attore formidabile". E poi lo cerchi in rete, scopri che è uno con un cognome che se non è impronunciabile è comunque uno di quelli destinati ad essere sempre sbagliati, Michael Stuhlbarg, ma scopri anche che è il protagonista di A Serious Man. E allora hai la conferma che questo è un interprete di quelli che, da ora in poi, quando lo leggerai in un cast hai un motivo per vedere il film.
Cosa è Cut Bank?

E' un thriller dal passo lento o un drammatico dalle tinte crime, scegliete voi da che parte stare.
Uno di quei piccoli noir di periferia che a me, personalmente, fanno impazzire.
Siamo in un una piccolissima cittadina americana, "La più fredda della Nazione" cita il cartello di entrata.
Una cittadina dove accade nulla, ma veramente nulla, così poco che lo sceriffo (ripeto, un grande Malkovich), bravissimo uomo di anima, valori e sentimenti semplici, si ritrova a vomitare solo vedendo il video di un uomo che spara ad un altro. In campo lungo poi.
In realtà quel video (ottima scena davvero) è un falso, lo sapremo subito, una truffa (abbastanza assurda, ma è una delle tante assurdità dentro Cut Bank) architettata da 4,5 persone -specialmente da una coppia- per fare un mucchio di soldi.
Solo che quel falso omicidio è come la prima tessera di un domino.
Che è ormai caduta sulle altre.
Iniziano a succedere cose, iniziano a morire persone, si formano tre angoli dello stesso triangolo.
In uno c'è lo sceriffo e la città, in un altro il gruppo di truffatori e nell'ultimo, da solo, c'è il disadattato Derby Milton, occhiali spessi come la coltre che lo divide dagli altri uomini, impagliatore di animali che, come un paradosso, lui dice di salvare dall'uomo, e un'intelligenza sopraffina nascosta dietro le fattezze di un malato mentale.
E un solo obbiettivo, ricevere il pacco postale che per colpa del finto omicidio (del postino appunto) non gli è potuto arrivare.
Un pacco importantissimo per lui, ma soltanto alla fine capiremo perchè, in un'altra, l'ennesima, delle scene di Cut Bank di cui non riusciamo a capire fino in fondo il senso.
Ecco, per capirsi, è come se nelle vicende e nei personaggi raccontati dal film ci siano mille possibilità di espansione, come se questa fosse la prima puntata di una serie. E invece nulla, tutto rimane lì sospeso (perchè dicono tutti a Derby che pensavano fosse morto? cosa sono quei manichini? che passato ha lo sceriffo? a cosa serve il padre catatonico del ragazzo?).
Ma se molti potranno vedere questa come debolezza io, al contrario, credo che sia l'aspetto più affascinante di un film che racconta di solitudini, ossessioni e punti di rottura.
Un film che più sembra staccarsi dalla realtà e dalla verosimiglianza più, invece, cerca di far riflettere sulla stessa.
C'è un concorso di bellezza paesano, c'è un uomo morto dentro che vuole un pacco vuoto come lui, c'è un ragazzo che inizia a fare i conti con i sensi di colpa, c'è un funzionario che ogni cosa che mangia è la più buona mangiata in vita sua, c'è uno sceriffo stanco con gli occhi lucidi, c'è l'omicidio di un uomo già morto che regala la libertà a chi ha provato a prendersela nel modo sbagliato.
E c'è il racconto di un'orsa e dei suoi cuccioli, racconto che è la genesi di una solitudine cosmica.
C'è tutto questo.
In mezzo ci siamo noi che proviamo a capire perchè ci sia tutto questo.
Ma, forse, capire non serve a nulla.

"E' la prima volta che uso un giubbotto antiproiettile" dice lo Sceriffo Vogel.



32 commenti:

  1. Mai visto e mai sentito... che dire? Lo recupererò :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io non ne avevo mai sentito l'esistenza fino al momento in cui l'ho trovato Michele :)

      Elimina
  2. Spero di trovarlo. Non conosco il regista, ma sugli attori che dire... Thornton e Malkovich mi hanno regalato momenti memorabili.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Secondo me lo trovi facilmente Santa.
      Tipo cliccando in cima alla recensione... :)

      ciao!

      (grandissimi attori, e Dern e quell'altro non ne parliamo...)

      Elimina
    2. Ahahah Grazie per il link. Quando si dice "cecata"

      Elimina
    3. Anche perchè da cecata saresti passata a cercata.

      Invece ora ce l'hai

      Elimina
  3. Grazie per il link. Sembra una bomba! :D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Forse, come al solito, l'ho fatto più bello di quello che è.
      In realtà credo possa risultare un bellissimo film per gli amanti di questo tipo di piccoli thriller di periferia, per gli altri mmm, non credo.

      Diciamo che sta in un range dal 6.5 al 7.5 (e ovviamente io sto nel polo alto)

      Elimina
  4. Risposte
    1. Che poi, se non sbaglio, è opera prima (benchè il regista lavorasse nelle serie tv da anni e anni).
      E' difficile avere in un'opera prima, sempre che lo sia, tutta sta gente...

      Elimina
  5. Risposte
    1. Almeno per una volta ti dò il link io e non mi dici che ce l'avevi già nel tuo marsupio doraemonesco

      Elimina
    2. l'ho preso dal fiumiciattolo, però :)

      Elimina
    3. Perchè, in HD ti faceva schifo? ;) ;)

      Elimina
    4. vederlo al computer non mi piace, è scomodo, e ho ancora una tv "antica"...

      Elimina
    5. Si vede che non ci capisco nulla dell'argomento...

      Io avrei detto che se scarichi film e poi li vedi in tv (con un cavo credo) la stessa cosa potresti farla con lo streaming collegando computer e tv.
      Ma probabilmente non c'ho capito na sega :)

      Elimina
  6. Pierluigi Tronchetti10 ottobre 2016 11:40

    -Ma tu non sei Derby Milton? Pensavo fossi morto-. E' con questa domanda, e un ipotesi come breve "intercalare", che molti degli abitanti di Cut Bank introdurranno colui che sarà il personaggio cardine delle sconvolgenti vicissitudini che destabilizzeranno gli equilibri di una tranquilla comunità di provincia:Derby Milton. La location e' Cut Bank che, come recita solennemente lo statuario pinguino dal proprio piedistallo, vanta di essere " Il punto più freddo della nazione" . Cut Bank appare come un luogo sospeso, un luogo dove non accade mai nulla che esuli dagli sgarbati schiamazzi dei solitari ragazzini intenti a giocare . Ed e' dinnanzi a tutto questo immobilismo che non ho potuto far a meno di pensare all'interiorità di molti esseri umani, e quel freddo da primato tanto decantato, equipararlo alla temperatura della loro anima. Un'anima che si nasconde tra le nefaste brutture di comportamenti viziati da interessi e avidità, i mali incurabili di una società ingorda, incapace di autoprodurre anticorpi per rendersi immune a questi metaboliti. Con il pretesto del riscatto sociale, a cui gli ambienti periferici si prestano per convenzione, il disonesto piano generato dalla cerebralità baldanzosa di Dwayne, con la complicità del nativo Match e dell'anziano postino Georgie, sarà l'evento catalizzante che condurrà gli stessi ad una introspezione forzosa, il cui resoconto sarà impetuoso e di una violenza inesorabile ed inaspettata. Cut Bank come il vuoto che la perdizione, a discapito dello stretto sentiero della rettitudine," riempie" l'interiorità di un essere umano, e al cui interno interagiscono sinergicamente cupidigia, omertà e corruzione. Un collage dal purulento reflusso morale ed etico, costituito dai tre personaggi sopracitati: la cupidigia, con la fisionomia di un giovane irresponsabile disposto a delinquere pur di sbarcare il lunario. Un ragazzo il cui illusorio sogno di riscatto si scontrerà beffardamente con il rimando mitologico insito nel nome della sua ragazza, Cassandra, quale sventurato premonitore di quello che presto diverra' il suo peggior incubo. L'omertà, con la corpulenta fisicità di un nativo americano deturpato della parola. E la corruzione( sia sotto l'aspetto "pratico" del termine,per essersi lasciato coinvolgere-comprare- dalla trama immorale di Dwayne , sia nell' accezione di uno dei suoi sinonimi, depravato, lasciato intendere nel momento in cui Georgie viene colto in flagrante a spiare le ragazzine ) ,impersonata attraverso i solchi che l'incedere del tempo ha tatuato indelebilmente sul volto e sul corpo in decadimento di un vegliardo e asmatico signore; un uomo che ha perduto sé stesso un po' alla volta, alla stregua di ogni messaggio epistolare che, dapprima custodito diligentemente, ha poi dovuto consegnare durante il corso della propria esistenza .

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Pierluigi Tronchetti10 ottobre 2016 11:42

      Ma anche se nella fredda Cut Bank gli abitanti credevano ad una sua inesorabile dipartita(" credevo fossi morto!"), la coscienza si aggirava indomita per le sue sparute strade , pronta con la sua folle e irrazionale razionalità ad irrompere nel vissuto di chi inconsapevolmente credeva di non possederne una, a cui, un giorno, dover rendere conto. Derby Milton, a mio avviso, e' la rappresentante metaforica della coscienza; come se la coscienza fosse un' anima separata dal corpo e ci osservasse nervosamente da una finestra affacciata sulle nostre esistenze, in attesa di risposte. Di un errore, frutto di asincronia tra azione e rielaborazione. Una coscienza dal basso profilo, occhialuta, dall'aspetto goffo e dall' incedere impacciato ed incerto, che per lungo tempo e' (soprav)vissuta segregata nei meandri più bui di personalità ancora scevre da una condotta deleteria che ne implicasse un diretto coinvolgimento "emotivo". Ci sono esseri umani che non riescono ad interagire con la propria controparte interiore. Si sentono immuni, liberi di muoversi nel mondo esterno senza la consapevolezza dell'esatta misura con cui un loro comportamento potrà condurre a delle conseguenze, giuste o sbagliate che esse siano. Dwayne, e' l'unico della banda di balordi a possedere ancora una labile connessione con la propria coscienza. Connessione rappresentata, nella realtà, da quel padre tanto malato e per il quale nutre contemporaneamente un sentimento di odio e amore. Un' amore che lo farà desistere , in quel breve ed interminabile istante di liberatorio egoismo, nel lasciare che la morte, soffocandolo, lo porti con sé. Allo stesso tempo, quel padre tenuto in vita da una macchina, e' come se impersonasse metaforicamente, con quel groviglio di tubicini e fili, il cordone ombelicale che resta a Dwayne per interagire flebilmente con la propria coscienza.( Per alleggerire il peso della sua anima, confida al padre di essere l'artefice del piano criminogeno). Match e Georgie invece, sembrano distaccati. Moralmente ed eticamente sordi alla voce che insistentemente grida dentro di loro, continuano con noncuranza le proprie vite, come se ciò che hanno fatto non li tangesse minimamente. (Match si presta tranquillante a un gioco con dei bambini, e poi a bighellonare lanciando coltelli contro la parete della sua sciatta abitazione; Georgie si adagia beatamente tra sbronze di birra e film porno, in una sorta di mini vacanza imbastita nel suo improvvisato covo). Ma in ogni piano maldestro che si rispetti, c'è sempre un dettaglio che sfugge a chi ne ha partorito modalità e dinamiche, nonché a chi vi si e' prestato svendendo la propria onestà per tramutarsi in complice.

      Elimina
    2. Pierluigi Tronchetti10 ottobre 2016 11:43

      E' il dettaglio appartenente più banale e insignificante, quello che si divincola sempre dal calderone del mero calcolo: il nostro essere umani. "Buoni o cattivi", ognuno di noi risponde principalmente a sé stesso, e che questa interazione sia biunivoca o meno, nelle profondità di ognuno di noi, c'è sempre una controparte che aspetta impazientemente una risposta. O un pacco prioritario. Come nel caso di Derby Milton,l' introverso balbuziente che tutti credevano morto. Perché la nostra coscienza, sia che ci degniamo di prestargli ascolto, oppure no, ha una propria autonomia e una propria vita; una propria coscienza ed un proprio scopo. Quello di ricollocare, nella materialità della realtà, la consapevolezza dei risvolti a cui ha condotto una nostra azione , partendo dal fotogramma( inteso come il pensiero astratto "disegnato" nella nostra mente, antecedentemente alla sua messa in atto ) che l'ha generata. Nella pellicola tutto ciò e' rappresentato dalla ricostruzione meticolosa, sul piano della realtà, di una scena familiare che Derby Milton ha realizzato ispirandosi all' immagine nata dall' assemblaggio di un puzzle. Un progetto, il suo, che sembra voler cristallizzare un'altra consapevolezza: quella dettata dall'inopinabile certezza che, l'istante in cui una mamma consegna una borsetta con la merenda di scuola al proprio bambino, mentre un papà annuisce sorridendo, resterà per sempre uno dei momenti più onesti, sinceri e veri di tutta la nostra vita. Uno dei momenti in cui, coscienza e noi, non abbiamo avuto il bisogno reciproco di sapere dell'esistenza l'uno dell'altro . La borsetta, se da un lato rappresenta la congiunzione di un momento felice, dall' altro assume allegoricamente l'aspetto della mancata risposta che la coscienza tanto impazientemente attendeva, e senza il quale le discrepanze tra di essa e la consapevolezza degli effetti scaturiti da un' azione(in questo caso una truffa), si paleseranno in tutta la loro violenta conflittualità. Conflitto che avrà come campo di battaglia l'interiorità dei protagonisti stessi . E, mentre per gli ottusi Match e Georgie non ci sarà alcuna possibilità di scampo, per il giovane Dwayne, tradito dal rimorso, ci sarà il tempo per una lenta ma inesorabile presa di coscienza : la consapevolezza di aver agito in nome e per conto della disonestà. Disonestà bilanciata in parte, dagli antipodi di un 'altra Cut Bank , quella della legalità, dalla presenza di uomini tutti d'un pezzo, ligi alla disciplina e al dovere, intransigenti e immuni al compromesso.

      Elimina
    3. Pierluigi Tronchetti10 ottobre 2016 11:44

      Qualità con i volti e le fisionomie del padre di Cassandra, Big Stenn e dello sceriffo Vogel. Mentre Big Stenn e' la personificazione della morigeratezza, Vogel rappresenta l'onestà. Quel valore sopito cioè, che da solo avrebbe il potere di cambiare il mondo; quel valore per cui qualsiasi coscienza sarebbe messa a tacere prima ancora di essere interpellata. E sarà proprio dinnanzi alla sua presenza che a Derby Milton non resterà che soccombere, mentre un ultimo riflesso nei suoi piccoli occhi velati, si riempirà di quel nostalgico fotogramma costituito da quell' agognata borsetta. Eppure, se per tutta la pellicola, una sorta di netta demarcazione tra lo stretto sentiero che guida e anima i giusti(Vogel e Big Stenn), e quello che conduce chicchessia ad una vita moralmente sbagliata(Il trio di estemporanei lestofanti), era stato verosimilmente tracciato, il twist finale rivelerà , in verità , quanto tristemente questo confine sia labile o addirittura inesistente. - E' la prima volta che uso il mio giubbotto antiproiettile!- , dirà lo sceriffo. Come se l'utilizzo di quel giubbino rappresentasse l'ultimo scudo che resta ad un uomo per proteggersi dai proiettili sputati da un mondo cementato da scelte disoneste e sbagliate. Poiché la potenza di fuoco scaturita dalle vocali e consonanti sparate a raffica dalla brutalità della frase pronunciata da Vogel, non potrà che condurci all'amara consapevolezza che, in quella mistificazione di prove e indizi, anche le anime più pure, in un pianeta dove la purezza non trova nel terreno un naturale fertilizzante, alla fine dovranno piegarsi al compromesso e alla menzogna, incuranti del fatto di aver repentinamente svoltato deviando dal sentiero di un senso morale ed etico. "Non c'è più speranza, la coscienza non e' più in città", sembra recitare il logo d'ingresso della città più fredda della nazione, mentre Dwayne e Cassandra si lasciano alle spalle Cut Bank dirigendo le loro giovani vite, forti dell'insegnamento della loro esperienza(anche Cassandra, pur non avendo partecipato direttamente al piano del suo ragazzo, davanti ad uno specchio confiderà il suo non sentirsi in pace con la propria coscienza) , verso un futuro incerto. Perché forse, come sostenevano gli abitanti di Cut Bank, stavolta Derby Milton e' morto davvero.

      Elimina
    4. Pierluigi Tronchetti10 ottobre 2016 11:47

      Scusa davvero Giuseppe(lo so che non dovrei scusami), ma sono andato lungo anche stavolta. Un caro saluto e un fortissimo abbraccio.

      Elimina
    5. Non conosco nessuno in Italia che legge i film come te

      secondo me spessissimo vai oltre l'intenzione degli autori

      ma sti cazzi, ci guadagniamo noi a leggerti, a prescindere dall'eventuale pertinenza

      Elimina
    6. I miei complimenti Pierluigi per la lettura che hai avuto di questo film che anche a me è piaciuto moltissimo, è stato un piacere leggerti :)

      Elimina
    7. Pierluigi Tronchetti3 novembre 2016 10:02

      Giuseppe.. Che posso dire? Ogni volta con te rischierei veramente di apparire banale. Non so davvero in quante lingue dovrei dirti grazie per le tue belle parole. Quelle parole cioè, con cui riesci sempre a farmi sentire piccolo e al contempo così grande. Dunque,niente "grazie" stavolta; devo solo stringerti la mano al più presto. :-)

      Elimina
    8. Pierluigi Tronchetti3 novembre 2016 10:05

      Troppo gentile Revu10! Lo dico sempre anche a Giuseppe: apprezzando smodatamente il tempo(l'unica valuta che nessuno ci ridarà mai indietro), non posso che ringraziarti per quello che hai speso per me, leggendo ciò che ho scritto. Grazie davvero. E grazie anche per le tue delucidazioni nel merito al collegamento, non solo "visivo", ma anche più effettivo di quanto non sembri, con i fratelli Cohen. Non informandomi mai, per il timore di inquinarmi la visione di un film, non ero a conoscenza dei particolari da te citati. Ciao e alla prossima.

      Elimina
    9. "al più presto" significa poco meno de due mesi, lo sai...

      Elimina
  7. Complice il fatto che il film è uscito da poco in home video ho potuto recuperarlo e me ne sono completamente innamorato! Cut Bank è un piccolo gioiellino con un cast stellare, mi ha ricordato molto lo stile e il modo di fare cinema dei Coen (Fargo ma senza neve) complice la presenza di due loro attori neiu suoi film come Michael Stuhlbarg in A Serious Man e Billy Bob Thornton in L'Uomo Che Non C'Era. C'è lo stesso destino befferdo, gli stessi personaggi maldestri ma anche intelligenti che da una loro azione ne scaturisce un'altra in perfetto sincronismo andando a formare un gioco di incastri perfetto tra il thriller, la black comedy e la storia di formazione del protagonista. La sceneggiatura è piena di dettagli che me lo hanno fatto adorare, con dialoghi lunghi ma sempre significativi e mai banali o riempitivi con interpretazioni tutte completamente in parte dove però svetta un Michael Stuhlbarg fantastico, un attore sottovalutatissimo ma che avevo apprezzato stupendamente in appunto A Serious Man e nella serie Boardwalk Empire oltre ad altri ruoli minori. Qui da il meglio di se tratteggiando un personaggio difficilissimo ma donandogli un senso tra il malinconico e il dolce da lustarsi gli occhi. Inutile menzionare le prove di Thornton, Dern e Malkovich, mostri della recitazione che al di là del minutaggio non sbagliano una virgola, merito anche di chi li dirige, Matt Shakman, che non conosco ma che ho letto ha diretto diversi episodi della serie Fargo (oltre anche ad altre serie di rilievo), e allora tutto mi torna, il cerchio si chiude e inquadro quest'opera come una chicca sconosciuta ma meritevole di essere vista e apprezzata.

    Voto: 7,5/8

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non avrei mai detto uscisse in home video...

      E' vero, questo è un film perfettamente coeniano, oltre tutte le cose che dici te ci aggiungerei anche una location e un'ambientazione che ricordano molto alcune dei fratelli.
      E il fatto che il regista, come scopro con te, sia quello di Fargo (la serie) è davvero la conferma di tutto.
      Perfetta la disamina sulle dinamiche, sui generi e sugli attori.
      Questo è davvero un cast impressionante, stupisce che non gli abbiano dato una possibilità in sala...

      Se fosse stato proprio dei Coen?

      magari a quest'ora ne parlerebbero tutti...

      Elimina
    2. Si sembra derivante da una sceneggiatura dei Coen da quanto lo ricalca, senza dubbio fosse stato dei fratelli sarebbe conosciutissimo e diventato quasi un piccolo cult!

      Elimina
  8. Complimenti bellissime recensioni Pierluigi . A me ha fatto impazzire il fatto che gli occhiali di Derby Milton fossero veri occhiali da ipermiope , lo si vede in certe inquadrature dove la visione laterale è ristretta . Film bellissimo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Per dire quanto questa tua nota sia importante basta vedere la locandina...

      Elimina

due cose

1 puoi dire quello che vuoi, anche offendere

2 metti la spunta qui sotto su "inviami notifiche", almeno non stai a controllare ogni volta se ci sono state risposte

3 ciao