1.4.15

Lo Spazio (In)Visto, viaggio nel Cinema dimenticato (N°1): Il corpo e lo spazio nel primo cinema di Philippe Garrel

Per me è un onore "ospitare" Frank di Visione Sospesa, probabilmente,
almeno nel web, uno dei più grandi conoscitori e cultori del cinema sommerso, invisibile, quel cinema cioè che nessuno vi farà mai vedere ma devi essere tu ad avere la passione e la pazienza di cercare (operazione che fa anche Romina nel suo In Search of Visions). Come mi era capitato di dire un paio di volte Frank non solo offre, nelle scelte e nella scrittura, una grandissima qualità ma lo fa in una maniera mai saccente o "gerarchica". Il suo blog è una miniera di perle nascoste, metafora inflazionata che per una volta ha assolutamente ragion d'essere. La sua (nostra) speranza è che questa rubrica serva ad incuriosire qualcuno verso un tipo di cinema non convenzionale, molto spesso non narrativo ma che nasconde quasi tutta la sua forza nell'immagine, nel silenzio, nella forza della sospensione. Per far questo abbiamo deciso si mettere ogni volta i link per potervi far vedere i film. La rubrica presenterà sempre più titoli legati per tematica, epoca o regista.
Speriamo possa suscitare la curiosità di qualcuno.
In calce trovate i link ai film e alle recensioni complete di Frank.
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Con Le Revelateur e La Cicatrice Interieure, due tra i più interessanti film del cineasta francese Philippe Garrel, ho inaugurato ufficialmente (e cioè, aperto al pubblico) il mio blog, Visione Sospesa. La scelta del nome stesso (e del suo sottotitolo "il cinema dell'assenza"), prende spunto da queste due opere, indubbiamente tra le più significative del primo periodo garreliano e, allo stesso modo, certamente rappresentative per l'evoluzione che un determinato cinema d'autore meno conosciuto, più sommerso, ad oggi individuabile attraverso quello che più comunemente viene definito "cinema contemplativo", ha percorso negli anni. Ho quindi pensato di cogliere l'occasione per questa (speriamo fruttuosa) collaborazione alla rubrica propostami dal sempre gentilissimo Caden, come un secondo inizio, ripartendo (più o meno) dal punto cui ero partito oramai due anni fa (con la premessa che non sono/saranno visioni facili; al cinema che sono solito segnalare è necessario accostarsi con molta costanza e con la consapevolezza di trovarsi, comunque, dinnanzi a qualcosa di concettualmente diverso dall'ordinario), riportando così alla luce due film, che visto oltretutto il periodo della loro realizzazione, meritano sicuramente una maggiore diffusione.


Quello di Garrel, concepito durante quell'era di urlato anticonformismo
a cavallo tra gli anni sessanta e settanta, è un cinema genuinamente sperimentale, distante dalla convenzionalità dei generi e soprattutto, dal classico concetto di cinema narrativo (e di conseguenza, dal cinema più recente al quale l'autore ci ha abituati, spesso e purtroppo, con esiti alquanto deludenti, visti i trascorsi). D'altronde, quelli erano tempi incendiari, intrisi da fuochi rivoluzionari come quelli del "maggio parigino" al quale Garrel partecipò in prima persona e che, inevitabilmente, ebbero ripercussioni non indifferenti sul suo percorso formativo. Di conseguenza anche nel campo artistico emergeva quel profondo desiderio di capovolgimento dell'ordinario, tanto da portare alla spasmodica ricerca di nuove forme espressive che il cineasta trovò nell'immersione visiva di quei film provenienti direttamente dalle avanguardie cinematografiche sviluppatesi negli States alla fine degli anni cinquanta, e dagli ambienti da lui stesso frequentati, dove ebbe la fortuna di conoscere artisti quali Andy Warhol e la cantante Nico (Christa Paffgen), con la quale instaurò un legame (non solo professionale) che durò per gran parte del decennio successivo. E proprio La Cicatrice Interieure (1972), è il film che vede nascere questa collaborazione artistica, dove Nico si impegna su parecchi fronti (dalla recitazione alla sceneggiatura), non per ultimo, componendo appositamente una colonna sonora talmente suggestiva e ipnotica dove ancora oggi (scrissi testualmente nel blog), "la sua voce risuona imponente attraverso spazi sconfinati!" Lo spazio, infatti, nella sua immensità desertica è l'autentico protagonista della pellicola e la ricercata composizione dell'immagine (in entrambi i film), diventa a tutti gli effetti la principale forma di comunicazione (molti, i riferimenti alla pittura di fine ottocento). In questo caso è l'immagine di uno spazio che assume forti valenze simboliche legate alle origini dell'uomo che in esso vi circola, trovandosi disorientato, completamente assorbito al suo interno. Gli orizzonti diventano focali impercettibili, talmente lontani da amplificare quel senso di vuoto e solitudine che alberga nei corpi di queste "anime perdute". Che poi, in fin dei conti, è lo stesso vuoto emozionale vissuto dalla coppia in crisi, protagonista del precedente Le Revelateur (1968); effettivo esordio al lungometraggio (e probabilmente, a detta di molti, vero capolavoro del periodo) in cui è proprio il linguaggio del corpo (l'immagine di questi corpi fagocitati nel buio della Foresta Nera), all'opposto del film del '72, a sostanziare la pellicola nonostante la totale assenza di qualsiasi comparto sonoro (musiche, dialoghi). Le Revelateur è un film che affascina in maniera particolare, è forse l'opera di Garrel che il sottoscritto ama di più. Realizzato in un bianco e nero a contrasto elevato, prende le mosse da un passato che rievoca fondamentalmente l'era del cinema muto, rielaborato magistralmente all'interno delle nuove forme d'avanguardia. Ugualmente carico di simbolismi e metafore sulle origini della vita (la nascita, la famiglia), si presenta con un'impronta marcatamente più onirica del suo successore, in quanto mette in luce (letteralmente - vedasi la metodicità sull'uso dell'illuminazione nonchè, la memorabile sequenza "manifesto" dell'abbraccio materno) attraverso i sogni di un bambino (Stanislas Robiolles), evocanti il ricordo remoto della separazione dei propri genitori, o più verosimilmente, l'inconscia paura della loro perdita. Se volessimo infatti cercare una tematica portante, non solo nella prima fase del percorso garreliano ma per certi aspetti, di tutto il suo cinema a seguire, credo la si possa facilmente individuare proprio attraverso questa frattura/divisione del nucleo famigliare. Da un punto di vista formale, invece, a legare indissolubilmente le due opere prese in esame, persiste una geometria dello spazio e del movimento attraverso quest'idea raffigurativa del cerchio (la stessa carrellata a 360° effettuata in entrambi i film), che come ha osservato il filosofo Gilles Deleuze,"evoca metaforicamente il vuoto interiore al quale ruota la rappresentazione e nel quale essa rischia sempre di cadere, trattasi quindi di una figura che rimanda all'assenza, e alla perdita".

La Cicatrice Interiore
film
recensione

Le Revelateur
film
recensione

24 commenti:

  1. Ci provai con Les Amants réguliers ed altri suoi due film. Ma più che per lui per l'immenso amore che nutro verso il figlio Louis <3

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    1. Louis un periodo mi piaceva un sacco vidi qualsiasi cosa di suo ahahah e come non amarlo <3

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    2. Anch'io!!! Io me lo sogno ancora mentre parla in italiano nel ruolo di prof. in la belle personne. Poi un'altro film che amavo e di cui sapevo molte canzoni era les chansons d'amour :)

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    3. visto tutto varie volte ahhaah l'hai visto ma mère? con la Huppert che faceva la madre <3

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    4. Oddio che trauma quello... avevo 15 anni e non avevo mai visto un film del genere (nella scena finale mi è ceduta la mascella). Non che sia brutto ma non credo lo rivedrò così presto xD

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    5. E te pareva, doveva per forza uscire il nome di Luois, chiaro :)
      Scherzi a parte, come attore non dispiace nemmeno a me. Nella filmografia più recente di Garrel, "Les amants reguliers" è probabilmente il risultato migliore, e per certi aspetti si lega bene con "Le Revelateur" (gli echi della contestazione sessantottina, per esempio). Anche "La frontiera dell'alba" l'ho apprezzato parecchio (sempre con Luois).. Degli altri film che avete citato, invece, direi che è meglio dimenticarsene, va ;)

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    6. Frank, mi infilo in questo idillio in calore delle due ragazze per dire che io Garrel l'ho visto solo una volta, ovviamente in The Dreamers.
      E chiudo 2 cerchi in uno.
      Il primo perchè anche quello è un film sulla contestazione giovanile (se vede che la fa bene oh).
      Il secondo cerchio che chiudo è perchè Garrel sta a loro come Eva Green a me

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    7. ragazzi scusateci ma Louis ci smuove l'ormone ahahhahah<3 comunque è troppo legato al '68, anche basta eh :P chissà se riuscirà mai a slegarsi da quel ruolo, uhm :D

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  2. Conosci la mia ammirazione per quello che scrivi e per la tua ricerca e sono davvero felice che hai scritto per Giuseppe. Mi piace molto Garrel padre e sono molto legata, come ti dissi, a La cicatrice interieure, che considero un violento viaggio in circolo nell' incomunicabilità. Ho amato anche Le revelateur, sono due pellicole che mi hanno in qualche modo segnato perchè toccano temi a me cari. Grazie :)

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    1. Stessa cosa vale per quello che fai te Romina, l'ammirazione è reciproca! Si, questi due film di Garrel sono un autentico "viaggio in circolo nell'incomunicabilità"; la tua frase è perfetta. A tal riguardo si parlava con Giuseppe propro l'altra sera, sul fatto che al momento della scrittura, molte cose finiscono per sfuggirti pur volendole inserire, e te ne accorgi sempre dopo, a compito fatto... L'incomunicabilità, è la parola assente in questo testo. Grazie a te, per aver argutamente completato quel "cerchio di fuoco" ;)

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    2. Ho visto 3 minuti di Le Revelateur e l'esperienza è stata straniante come poche, mi riprometto di provarci un giorno.
      Andavo continuamente nel comando del volume per vedere se l'avevo disattivato.
      Davvero, una sensazione mai provata.
      Certo Frank non sei stato morbido come inizio eh :)
      Ma del resto questo è il pane che mangi tutti i giorni, e adesso lo offri in sacrificio per noi.

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    3. Giusè Le Revelateur è una martellata non sei ancora pronto, ti servono ancora altre sedute dal tizio bravo di ieri ahah scherzo, son film che vanno visti al momento giusto, e uno se ne accorge.
      E' proprio vero Frank, le parole sfuggono, forse perchè assorbiamo tanti concetti che poi non sempre riusciamo a restituire quando vogliamo, ma restano comunque dentro, presenti, e prima o poi si manifestano sotto forme imprevedibili.

      Ok ciao ragazzi vado a fare le prove per interpretare barabba nella via crucis :D

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    4. La prossima volta vediamo di ammorbidirci un pò allora... nel frattempo, che Garrel sia con voi. Amen (o Amer, come preferisci :)

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    5. magari lo vedrà presto e non ve lo dico :)

      Però insomma, 5 minuti ieri stavo quasi per andare in un'altra dimensione. Ce la posso fare.

      Oh, se poi non mi riesce è perchè ognuno ha le sue croci. Anche Barabba

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  3. di Garrell non ho visto ancora niente, forse è il caso che recuperi questa lacuna hehehe ^_^

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    1. Se sei ancora a digiuno del suo cinema, probabilmente ti sarà più facile iniziare dai suoi film più recenti, tipo Les Amants Reguliers, per citarne uno a mio parere tra i migliori... I primi (quelli di cui ho scritto qui) sono alquanto pesantucci, ma se vuoi lanciarti subito, li trovi sul tubo, i link sono a fine post :)

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  4. Ieri pomeriggio, dopo aver letto questo fantastico primo viaggio nel cinema dimenticato, ho iniziato il percorso per avvicinarmi a questo interessantissimo artista...
    Ho visto prima "Le Révélateur", dire che mi è piaciuto è eufemistico...se ricordo bene, non credo di aver mai fatto un' esperienza simile, mi riferisco soprattutto all' assoluta assenza di qualsiasi tipo di suono. Mi sento di dire che quello di "Le Révélateur" è un silenzio fastidioso, veramente straniante, quasi anacronistico dato che, almeno personalmente, associo questo "mutismo" al cinema dei Lumière e al cinema dei primi decenni del '900 (che poi anche molti di quei film sono comunque accompagnati da colonna sonora). Questo primo film di Garrel mi ha rimandato, seppur minimamente, al cinema di Maya Deren e, solo in qualche momento, al "The Grandmother" lynchiano.
    Per quanto riguarda "La Cicatrice Interiéure" posso dire che mi è piaciuto giusto "n' anticchia" in meno rispetto al predecessore, forse a causa dell' estrema difficoltà nel trovare un vero e proprio senso nelle immagini (simboliche e affascinanti) che Garrel ci mostra; ma è pur vero che lo stesso regista invita il pubblico a non porsi delle domande riguardo al film (cfr.
    http://www.filmtv.it/film/63805/la-cicatrice-interieure/recensioni/742791/#rfr:film-63805), accentuando ancor di più la soggettività dell' opera. Inoltre ho trovato magnifica e conturbante la (necessaria) colonna sonora di Nico.

    Concludo ringraziandovi vivamente, Frank e Caden, per il vostro impegno e passione nel far conoscere questa sconosciuta tipologia di Arte cinematografica.

    Al prossimo appuntamento!

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    1. Grandissimo Pietro! Ti sei immerso all'istante nelle due visioni, che non è cosa da poco vista l'accentuata sperimentalità, ma vedo che nei sei uscito perfettamente integro e con sensazioni positive, mi fa molto piacere. Riguardo a Le Revelateur, credo tu lo abbia vissuto come ha fatto Caden (o ha cercato di fare :), ne esprimi la stessa sensazione di straniamento dovuto principalmente all'assenza di musiche e dialoghi e in effetti, i riferimenti al cinema muto (ma anche a quello di poco successivo, Deren, è vero, d'altronde l'oniricità è forte) stanno all'origine dell'opera. Che anch'io preferisco di quella "n' anticchia" rispetto alla Cicatrice. Bellissimo anche The Grandmother, al momento però, non riesco a coglierne dei riferimenti istantanei, dovrei rivederlo perchè è passato parecchio tempo. Grazie mille a te Pietro, per questo piacevole intervento, io e Caden comunque c'è lo aspettavamo :)
      Alla prossima!

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    2. L'unico merito che ho io è l'esser curioso e il cercare sempre di trovare collaborazioni virtuose, non ipocrite.
      Quindi sì, ho il merito di aver cercato Frank, avergli proposto la cosa e avergli suggerito il "metodo" (ossia post multipli di film con un trait d'union).
      Per il resto io non c'entro nulla, anzi, sono un lettore come te della cosa, anzi, molto meno di te visto che su questo cinema te mi dai una pista.
      Io, diciamo, a volte tento di far conoscere un cinema a metà tra quello emerso e quello sommerso, sul pelo dell'acqua, che va giù e che va su.
      Incredibile che tu li abbia visti subito, immagino che soddisfazione possa essere per Frank (inteso in senso generale come blogger che propone e lettori che vedono subito).

      Grande ragazzo padre

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  5. Frank:
    Per quanto riguarda il mediometraggio di Lynch...l'accostamento è flebile, sottile, debole; direi anche azzardato, soggettivo e istantaneo. Mi è sorto durante la visione del film di Garrel. Finita la visione di "Le Révélateur" ho ripassato "The Grandmother" e mi sono accorto che l'avvicinamento(inconsio e irrazionale) tra le due opere è attendibile e accettabile solamente se si fa riferimento al triangolo familiare(padre-madre-figlio), alla fotografia caratterizzata dall' elevato contrasto, all' incomunicabilità/assenza di dialoghi(solo dialoghi dato che il film di Lynch è sorretto dal solito disturbante sonoro) ed alle problematiche familiari (separazione coniugale nel film di Garrel, violenza domestica perpetrata sui figli nel film di Lynch) e poi le atmosfere non proprio rassicuranti (anche se Garrel ci va più adagio rispetto a Lynch :))
    Alla prossima Frank!!


    Caden:
    "L'unico merito che ho io è l'esser curioso e il cercare sempre di trovare collaborazioni virtuose, non ipocrite"...chiamalo niente!! :)
    Io intanto mi complimento e ti ringrazio di nuovo;)
    Riguardo al "tuo" cinema...sono legatissimo anche a lui, anzi mi sento ancora molto attaccato a quel genere di cinema dato che la parte sommersa dell' iceberg ("il cinema di Frank") l'ho appena iniziata a scoprire.
    Ciao Caden!
    A presto !!

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  6. Grazie Pietro, ci voleva questa sottile rinfrescata riguardo al film di Lynch, ora il ricordo è tornato a galla, altrochè. A ogni modo voglio rivedermi il dvd dei suoi primi corti (The Shorts of David Lynch), dov'è inserita anche una delle sue cose migliori, a mio avviso: "The Alphabet"...
    A presto, e buone festività pasquali !!

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  7. Di niente ;)
    Io, purtroppo, dei suoi primi corti ho visto solo "The Grandmother". Comunque credo proprio che provvederò (sul tubo ho visto che ci sono parecchie cose) dato che Lynch è uno dei miei registi preferiti (MD e IE sono tra i film a ci sono più legato), inoltre mi "aiuterebbero" a fare un ulteriore passo verso il completamento della sua filmografia (devo ammettere però che mi manca la serie TP e Fuoco cammina con me, oltre a Dune, che però non mi ispira più di tanto).
    "The Alphabet" sarà il primo che vedrò ;)
    Ciao e buone feste anche a te!!

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    1. Auguri a tutti e due!

      Io i corti di Lynch li ho avuti sottomano spesso ma alla fine non ho mai voluti vederli, e non so perchè.

      Ci risentiamo presto su questi schermi, o su quelli di Frank.
      Ciao!

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