19.7.16

Al Cinema (24): recensione: "Tom à la ferme"


Dolan sa girare anche il genere a quanto sembra.
Anche se sembra non avere il coraggio o la cattiveria per andare fino in fondo.
Una storia di manipolatori e plagiati, attrazioni e repulsioni, un film che sta sempre in rampa di lancio per diventare un grande noir ma non riesce mai a diventarlo del tutto.
Una specie di Foxcatcher in mezzo alla campagna.
In ogni caso, grande cinema.


Tom ha i capelli che sembrano fatti della materia e del colore del fieno.
E proprio in mezzo al fieno corre in una scena.
E sta là, ansimante, impaurito, tra le spighe.
Ecco, quei capelli che si confondono in tutto quel giallo, lo stesso giallo dei suoi capelli, l'ho trovata un'immagine bellissima.

Ma del resto di Dolan stiamo parlando, ovvero di uno che il senso estetico lo mangia a colazione.


Uff, terzo film che vedo del ragazzo d'oro canadese e terza volta che vorrei lanciarmi nel dire quanto sia incredibile che bla a quest'età bla maturità bla genio bla e bla bla bla.
Dai, su, questo è un fenomeno, inutile ripeterlo.
Andiamo al film via.
Ecco, Tom à la ferme in un certo qual senso è, credo, un unicum nella giovane ma già corposa filmografia di Dolan. Un tentativo di fare un film di genere, a metà strada tra il thriller e il noir, che ha proprio semmai nel suo restare sempre ai margini del genere il suo difetto principale.
Perchè a me Tom à la ferme è parso un noir sempre in procinto di lancio, un noir che non diventa mai noir. Un film drammatico, a tratti molto intenso, che sta sempre lì lì per tingersi di nero, per farsi più cupo, crudele, torbido e terribile negli eventi, senza, però, affondare mai il colpo.
Con i miei sempre arbitrari e probabilmente insensati accostamenti il film che più mi ha ricordato è il grandissimo Foxcatcher.
Stesso gioco di ruoli, stessa latenza omosessuale, stessa importanza dei corpi -corpi che si toccano, che lottano, che ansimano- quasi stessa ambientazione, stesso gioco tra manipolatori e plagiati, addirittura stesso ruolo castrante della madre del quale uno dei protagonisti vuole liberarsi. Ecco, ma se nel fantastico film di Miller tutti questi elementi hanno poi i loro sfoghi, in Tom à la ferme non si affonda mai completamente il coltello, tutto si lascia sospeso, pochissime risposte, pochissimi epiloghi. Che poi non è un difetto eh, io sono un amante spassionato delle cose in sospeso. Ma, ecco, se di solito le parti che il regista lascia in sospeso e lo spettatore deve riempire per me sono un "guadagno" stavolta mi paiono più una mancanza.
Dolan ci racconta una storia che avrebbe potuto essere dolorosissima e invece non lo è. Perchè sin da subito il ragazzo morto, il fidanzato di Tom, ci sembra una presenza molto lontana, affatto empatica. E quello che poteva essere un film sul dolore e sull'elaborazione del lutto diventa invece un'opera che ci scaraventa subito in altre dinamiche.
Da thriller, appunto.
E, attenzione, anche solo la colonna sonora, che richiama tanto certi gialli anni 60/70 ci sta a dimostrare che proprio col thriller Dolan voleva giocare.


E, almeno a livello psicologico, ci riesce alla grande.
La situazione apparecchiata è tanto semplice quanto geniale.
Un ragazzo (Tom, interpretato, e benissimo, dallo stesso Dolan) torna per il funerale del suo compagno. Ma la madre di quest'ultimo non sapeva nulla di questa storia omosessuale. Anzi, considera Tom alla stregua di un nuovo figlio che l'aiuti a ricordare il proprio. Il fratello del ragazzo morto però sapeva tutto e costringe Tom a fingersi quello che non è, un semplice amico del fratello.. Per fare un favore alla madre, dice lui, per farla star bene.
In realtà, e sta qui forse l'aspetto più interessante del film, anche il secondo fratello, forse, ha un'attrazione per Tom.
Ecco, m'è piaciuto un sacco questo gioco psicologico tra i personaggi. Questo continuo passare dalla repulsione all'attrazione tra i due ragazzi. Francis (il fratello del defunto) ha modi violenti ma chiare ascendenze omosessuali. Sta lì, fatica a contenerle.
La scena, magnifica, del ballo nel fienile vuoto è al confine tra il trash e il sublime.
E, attenzione, è geniale l'idea di mettere la madre lì a guardare (ma chissà cosa ha visto) ed ascoltare (ma chissà cosa ha sentito).
(tra l'altro questa scena, per me, richiama la scena più bella di Foxcatcher, quella della finta lezione agli atleti con la madre presente in palestra)
Piano piano Tom passa dal terrore di Francis ad una certa complicità.
E nella scena, francamente esagerata, in cui l'amica lo prega di partire, Tom appare del tutto innamorato (plagiato) dal ragazzone di campagna.
E' un film di non detti e non fatti, un film di sensazioni. In questo Dolan si conferma ancora maestro di sobrietà. Ancora una volta, dopo Mommy, dopo Laurence, dimostra che a lui l'eccesso non piace. In 3 soggetti che in altre mani avrebbero potuto portare a scene di violenze, nudi, sesso, perversioni (che poi nei gay movie su ste cose ce spingono ancora de più), ecco, con lui non c'è mai nulla, se non un'inaspettata grazia, molto poco tipica per un regista così giovane (di solito ai giovani piace shockare, aggiungere, esagerare).


La presenza di continui ed intensissimi primissimi piani sta a dimostrare quanto il gioco di sguardi, la "battaglia" psicologica tra i vari personaggi sia per Dolan la prima istanza. E che la possibile svolta nera e delittuosa sia importante per il film lo dimostra la stessa sceneggiatura. Prima il funerale che Francis passa da solo, poi la dottoressa che chiede a Tom se conosce bene i suoi parenti, poi la scena in cui Francis entra in quel bar per poi fermarsi a discutere con quei due fuori, poi quel taxi che si ferma lontano, poi Tom che gli chiede perchè tutti lo scansano. Ecco, Dolan costruisce un'atmosfera da giallo per cui lo spettatore piano piano acquisisce quasi la sicurezza che sia successo qualcosa di bruttissimo in passato.
Quando poi scopriamo la verità, inutile dirlo, abbiamo una mezza delusione, perchè ancora una volta ci sembra che sto film sia nelle intenzioni un thriller girato dalle mani e dalla sensibilità di un'anima troppo pura per il genere.
La madre, ecco, la madre è un personaggio perfetto. La sua scena di sfogo, quella con tutti quei "perchè", è una grande sequenza perchè abbiamo come la sensazione che lei abbia capito tutto senza avere la certezza che abbia capito alcunchè.
Come del resto nella sopracitata scena del ballo.
Ma del resto questo è un film di maschere in cui ognuno o nasconde qualcosa o deve nascondere qualcosa. E straordinario, in questo senso, è il modo in cui Tom parla della "sua" relazione con Guillaume (il ragazzo morto) in modo indiretto, facendo finta di riferirsi alla ragazza immaginaria dello stesso. Quel sesso violento, quel "venirsi" addosso, quel lessico forte usato in quella tavola non sono altro se non un modo di far venire fuori implicitamente la "vera verità" e lanciare frecciate psicologiche a Francis.


Grande fotografia (le nebbie, i crepuscoli), grande colonna sonora, attori, al solito, di altissimo livello come in tutta la filmografia dolaniana.
Non c'è niente che non va se non quella mancanza di un pizzico di cattiveria che avrebbe reso il film ancora più potente.
E due/tre domande non risposte che avrebbero necessitato di più indizi per darci la possibilità di "lavorarci" sopra (ad esempio, la madre è stata uccisa?)
Nel finale quell'uomo che grida nel bosco è lo stesso uomo che ballava nel fienile vuoto.
Uno che fa di tutto per raccontarsi diverso da quello che è ma che, in un grido d'amore nel bosco o in un passo di danza, rivela tutto sè stesso.





13 commenti:

  1. Oh, finalmente sei andato al cinema:)
    Allora, io Tom a la ferme lo conosco già da un po', perchè era l'immagine del profilo del cineforum in cui bazzico ( da leggere: ci sono stata una volta sola). Quindi devo trovare solo il tempo e la voglia di vederlo.
    Stasera mi sparo Happiness intanto.

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    1. 3 film visti al cinema in quasi 3 mesi, un disastro

      mille ragioni diverse ma la più importante è che c'era pochissima roba in giro

      ormai sto aspettando tutti i Dolan al cinema visto che, pare, li passeranno tutti

      Happiness bella botta

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    2. Non sono riuscita a trovare i sottotitoli :,(
      Tu non ce l'hai, vero?

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    3. Io lo vidi addirittura in tv, mai cercato.
      E se non li trovi te immagina quello che posso fa io....

      al limite tocca sentì la chiarina

      ovviamente se me dici così credo che manco in streaming c'è, c'avrai guardato

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    4. C'è in streaming, ma non riesco ad ingrandire lo schermo.
      Non so, però, se questo è un problema mio o proprio del video.

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  2. Non sapevo fosse uscito (finalmente) da noi. Io ce l'ho sul disco rigido a fare la ruggine da un poco, ma quasi quasi con la scusa me lo sparo sul grande schermo :)

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    1. Eheh, non so se da te l'hanno preso oppure no. E nel primo caso, se l'abbiano tolto (ormai ha già due settimane dietro mi pare).

      però era una bella scusa per andare ;)

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    2. Tanto per cambiare non è passato e ho dovuto arrangiarmi. E dico che a questo giro concordo esattamente con te. Quella scena finale, con Francis che grida, non la dimenticherò mai.
      Però sì, gli manca qualcosa per essere cattivo e diventare il capolavoro che avrebbe potuto essere...

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    3. Eh, mi fa molto piacere, la "nostra" critica è tutt'altro che scontata, meno male che qualcuno la pensa così

      magari si potrebbe dire che è bello proprio per quello che NON è ma io la penso diversamente

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  3. Visto! Non e` tra i suoi miei preferiti, ma mi e` piaciuto tantissimo. Sono d'accordo con te riguardo a tutta la tensione dovuta al personaggio di Francis, che oscilla tra il fascismo violento che solo un represso puo` manifestare e l'attrazione morbosa di chi non conosce ma vorrebbe e, allo stesso tempo, e` repulso dalla forza dei suoi desideri.
    Bellissimo anche Tom che sembra soffrire della sindrome del "coniuge" (anche se qui non lo e`) maltrattato, per cui dopo tante angherie subite il primo spiraglio di gentilezza lo tiene legato a Francis. Epilogio che mi ha fatta restare raggelata per un bel po`.
    Bella rece, as usual! :) vero anche che ormai Dolan sappiamo che e` talmente bravo che non si sa piu` che complimenti fargli, ma tu ce l'hai fatta!

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    1. Sì, la forza del film secondo me sta proprio nella scrittura dei tre personaggi. Cioè, le vicende poi contano poco o nulla, quello che conta sono i personaggi.
      Straordinaria questa lettura della sindrome del coniuge maltrattato, hai perfettamente ragione

      purtroppo questa sindrome è la base della maggior parte delle coppie, una piaga sociale, storica

      ahah, se vedrò un altro film suo proverò a parlare solo del film

      ma con lui è impossibile

      grazie!

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  4. Io lo reputo finora il miglior Dolan (ma mi mancano i primi due film): non ha la carica emotiva, dirompente, di "Mommy" ma secondo me è molto più "robusto" come costruzione. Hai ragione: Dolan non ama gli eccessi, e a me piace proprio per questo... poi, vabbè, lui sa di esser bravo e a volte "esagera" un po' con la ruffianeria, ma questo secondo me è un signor film.

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    1. Finora con me tre su tre

      difficile metterli in fila, ogni giorno potrei dire una cosa diversa

      per alcune cose questo sì, è superiore

      ma nel complesso per me è dietro gli altri due. Probabilmente, anzi, senza probabilmente, Laurence è il più completo e complesso di tutti

      poi si va a gusti personali, as usual

      però, insomma, sto ragazzo difficile che deluda ;)

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due cose

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3 ciao