24.12.16

BuioLibri (4) - Jose Saramago - L'Uomo Duplicato

Risultati immagini per l'uomo duplicato

Dopo un anno e mezzo sono riuscito finalmente a finire un libro.
E' stata una rilettura in realtà.
E anche "strumentale", dovevo farla per un motivo cinematografico.
Poco male, rileggersi un capolavoro fa sempre bene.
L'Uomo Duplicato è il romanzo di un'ossessione, della non accettazione di non essere unici.
Un'opera esistenziale che più si va avanti più somiglia ad un thriller.
Un libro con protagonisti due uomini identici.
Ma che, per me, ha come vera protagonista una donna, un personaggio meraviglioso di struggente forza, Maria da Paz

spoiler dopo la riga

Il mio ritornare a Saramago, il mio ritornare a Maximo Tertualiano Afonso, è stato, lo ammetto, un pò forzato.
"Dovevo" (eh, La Promessa...) vedermi Enemy, la trasposizione di Villeneuve de L'Uomo Duplicato, e non ce l'avrei mai fatta senza rileggere prima il capolavoro, uno dei tanti, di Josè.
Lo lessi appena uscito, 2002, io 25 enne ragazzo in rampa di lancio per diventare uomo.
E lo rileggo adesso, a 39 anni, io ragazzo che quella rampa di lancio la sognerebbe ora con direzione contraria, che mi riporti all'esser ragazzo.
In effetti sta cosa la sogniamo tutti ma, tranne Benjamin Button, non credo mai nessuno l'abbia realizzata.
Ho riletto il libro principalmente in fabbrica, tra una pausa e l'altra, in tuta blu da operaio e col rumore incessante del Grande Macchinario che mi ronzava nell'orecchio, così forte e senza soluzione di continuità che, alla fine, manco te ne accorgi più.
Me lo ricordavo abbastanza ma non così tanto da, specie nelle indimenticabili, struggenti e meravigliose 30 pagine finali, non restarne sopraffatto.
Maximo Tertuliano Afonso (sulla particolarità del nome Saramago tornerà più volte) è un bravo professore di Storia di una scuola media. Anche abbastanza originale, lui e la sua idea di poter insegnare la Storia all'indietro, dai fatti più recenti ai più vecchi.
Un giorno vede per sbaglio un film (in vhs) consigliatogli da un collega.
Film bruttino, abbastanza divertente ma niente di che.
Va a letto.
Ma si sente strano, c'è qualcosa che non gli torna, sente una presenza.
Capisce che è il film appena visto a renderlo inquieto.
Lo rivede e quello di cui si accorge è sconvolgente.
In una piccola parte, poco più che una comparsa, c'è lui stesso.
O.k, non può essere proprio lui, ma l'attore che interpreta quel personaggio è identico a lui, in modo assoluto.
Maximo decide allora che sapere chi è quell'uomo gli è indispensabile, non si può vivere sapendo che, perlopiù nella tua stessa città, c'è qualcuno identico a te.
Comincia così la sua matta, maledettissima e metodica ricerca del suo uomo duplicato.
Quello che parte come un romanzo curioso, quasi divertente, diventerà più si va avanti qualcosa di molto cupo, ossessivo, nerissimo, tragicamente esistenziale.
Come quasi sempre suo solito Saramago affida il ruolo di protagonista ad un uomo (spesso solo) ma saranno poi le donne -e qui come non mai- le vere protagoniste, almeno moralmente, dei suoi romanzi.
Nella seconda pagina leggiamo questo

"Ciò che per lo più si vede, al punto di non suscitare ormai sorpresa, è gente che subisce con pazienza il pignolo scrutinio della solitudine, come è avvenuto in passato recente a esempi pubblici, benché non particolarmente notori, e persino, in due casi, dal felice epilogo, quel pittore di ritratti di cui non siamo mai giunti a conoscere altro che l'iniziale del nome, quel medico generico che tornò dall'esilio per morire fra le braccia dell'amata patria, quel revisore di bozze che esautorò una verità per impiantare al suo posto una menzogna, quell'impiegato subalterno dell'anagrafe che faceva sparire certificati di morte, e che rientravano tutti, per casualità o coincidenza, nel sesso maschile, ma nessuno che avesse la sventura di chiamarsi Tertuliano, e questo avrà certo rappresentato per loro un impagabile vantaggio per quanto riguarda i rapporti con il prossimo."

ovvero una fantastica carrellata dei personaggi saramaghiani descritta dallo stesso autore.
Ma del resto il "rapporto" tra Saramago e i suoi personaggi, i suoi siparietti "con loro", il suo conoscere tutto quello che gli accadrà ("Tuttavia, il privilegio di cui godiamo, e cioè di sapere tutto quanto dovrà succedere fino alle ultime pagine di questo racconto...") ma, al tempo stesso, lasciarli talvolta ai loro pensieri, come se in qualche modo abbiano una vita propria in cui l'autore, almeno per un pò, non vuole entrare, sono alcune delle tecniche che fanno dello scrittore portoghese uno dei più grandi dell'era contemporanea.
Come del resto quasi inutile ricordare la pazzesca sintassi di Saramago, quel suo saper portare e reggere una frase anche per una pagina e più, quel suo far dialogare i personaggi in flusso continuo, privo di schemi e di punteggiatura.
Ma, forma a parte, sono anche i contenuti, i soggetti, a rendere i libri del nostro interessantissimi.
Soggetti improbabili, anzi, impossibili, ma che Saramago ci racconta con tale verosimiglianza e "tranquillità" da renderli dei reali status quo.
Quando scopriamo dell'uomo duplicato solo per poche pagine pensiamo all'impossibilità della cosa, poi più si va avanti più il fatto ci pare assodato.
E, come sempre, le cause, i perchè, non esistono.
E' così, se vi pare.
Scoprire che esiste un uomo identico a noi, persino nei nei e nelle cicatrici, è destabilizzante.
Ed è questa la tematica principale del libro, questa scoperta di non essere unici.
Sono molte le persone che non si amano, che non si piacciono, che desidererebbero essere diverse.
Poi, in realtà, nessuno di noi sopporterebbe però l'idea che nel mondo ci sia un altro "noi".
Alla fine la nostra unicità è qualcosa che vogliamo difendere, che non sopportiamo essere minata.
Questo è forse, più di tutti, il romanzo di Saramago che richiama in maniera maggiore Pirandello, e per più motivi che chi conosce l'autore italiano non farà fatica a scoprire.
Maximo Tertuliano Afonso sprofonda in una vera e propria ossessione che lo porta, vedendo film su film, a cercare di scoprire chi sia questo suo clone.
Sì perchè quel'attore è un attore secondario, nei titoli di coda non compare il suo ruolo, è solo un nome perso nei rulli finali.
Il suo metodo è allora noleggiare tutti i film della stessa casa di produzione (a tal proposito qua c'è un errorino, ovvero il commesso che spera, dopo aver fatto dei calcoli, che Maximo compri i film anzichè noleggiarli. In videoteca comprare i film noleggio è una rimessa enorme), vedere se l'attore compare in qualche scena, andare ai rulli finali e, se è comparso, cerchiare i nomi che si ripetono da un film all'altro, se nel film non c'era cancellare tutti quelli elencati in quei titoli di coda.
In realtà questo faticosissimo metodo non sarà quello che lo aiuterà a scoprire il nome di quell'attore.
Ma accadrà in modo fortuito.
Appena dopo fatto l'amore con la sua amante, la meravigliosa Maria da Paz (ci torneremo), Maximo decide di cambiare metodo, di partire dall'ultimo film, dal più recente.
E il suo attore stavolta ha un ruolo superiore.
Nome e relativo ruolo nei titoli finali.
Il fatto che Maximo scopra quel nome dopo aver fatto l'amore con Maria sarà solo la prima di tante cose che lo legheranno a quella donna, anche solo metaforicamente.
Antonio Claro.
Questo è il nome dell'uomo duplicato.
Sposato, con Helena.
Tertuliano lo chiama, lo incontra, le due gocce d'acqua constatano di esser tali.
E parte così un altro libro. Se prima c'era quello della ricerca ossessiva dell'altro da parte del nostro personaggio principale adesso comincia invece un romanzo a due punti di vista, a due personaggi. Ognuno dei quali, in qualche modo, non sopporta l'esistenza dell'altro.
Antonio Claro viene colpito dalla stessa ossessione di Maximo. E anche lui comincia a fare ricerche, a dire bugie, a vivere nel costante bisogno di sapere tutto dell'altro.
C'è una differenza abissale però, differenza che risulterà poi fondamentale.
Helena, la moglie di Antonio Claro, sa tutto.
Maria da Paz, l'amante di Maximo, niente.
Quattro personaggi cui la faccenda dell'uomo duplicato in qualche maniera sta stravolgendo la vita.
I due uomini sono gli attori principali, quelli che portano avanti i fatti.
Le due donne sono costrette ad essere, una ignara, una no, soltanto degli esseri umani che subiscono le conseguenze delle decisioni degli uomini.
Saramago, soprattutto quando fa parlare Antonio Claro, usa più volte l'espressione "nemico" riferita al suo clone. Quella parola che sarà poi titolo nel film di Villeneuve.
Siamo ormai entrati in una spirale.
La decisione di Maximo di cercare il suo clone è stata sbagliata.
Quella di contattarlo non ne parliamo.
Quella di vedersi, l'inizio della fine.
Eppure il suo Senso Comune, strana entità con la quale Saramago fa più volte dialogare Maximo, gliel'aveva detto.
Fermati, fermati.
Ma niente, le piccole decisione del nostro protagonista hanno ormai mosso un qualcosa che non si può arrestare.
Anche perchè i nostri due uomini poco valgono.
Maximo Tertuliano è un buono sì, ma comunque una persona che non sa prendersi responsabilità, un mezzo vigliacco, uno che sa dir bugie e non considerare mai gli effetti collaterali delle sue azioni.
L'altro, Antonio Claro, è pure peggio, un uomo senza qualità, rancoroso, abbastanza freddo con la moglie, cinico.
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Unendo i loro due caratteri si arriverà alle ultime 30 pagine, struggenti e meravigliose.
La cattiveria di Claro si sposerà perfettamente con la vigliaccheria di Maximo.
E così i due uomini duplicati passano alla fase successiva, l'ultima, diventare ognuno di loro l'altro, scambiarsi di ruolo.
L'Uomo Duplicato diventerà così una specie di thriller, anche nei piccoli dettagli (vedi l'anello finale).
E in questo romanzo di identità, di ruoli cinematografici e di uomini ossessionati, come spesso in Saramago, a spiccare sono le donne, le sue donne.
Donne straordinarie, virtuose.
E' talmente innamorato delle donne Saramago che anche in una impiegata che leggiamo per solo una pagina sa incarnare la virtù (il rifiuto al corteggiamento di Claro).
Poi c'è Helena, moglie innamorata del suo Antonio, moglie che non sopporta che possa esistere una copia di suo marito e sta lì, soffre con lui, cerca di aiutarlo, di farlo ragionare.
Ma riceverà una coltellata impressionante.
E poi c'è lei, Maria da Paz, un personaggio solo letterario ma talmente grande da renderci orgogliosi di appartenere al suo stesso genere, all'essere umani.
Maria innamoratissima del suo Maximo.
Maria che come tutte le donne di Saramago capisce le cose.
Ma per quanto possa capire non potrà mai immaginare una cosa "impossibile" se il suo compagno non gliela dice.
Maria che è anche donna orgogliosa e risoluta ma troppo innamorata.
E quando sei così innamorata i castelli dell'orgoglio e della risolutezza vengono costantemente bersagliati dai cannoni dell'amore. Ed aprono crepe, voragini, che sono tremolii nella voce, che sono l'umiliazione di chiedere di non essere abbandonati.
Maria che esulta con la madre quando, finalmente -in una pagina di telefonata dalla bellezza sublime- Maximo le dice che vuole vivere con lei.
Maria che poi ci morirà tra le braccia da una riga all'altra, senza alcuna preparazione.
E restiamo secchi davanti quella riga, rigidi.
Dolore, senso di ingiustizia enorme.
Dolore che diventerà ancora più struggente quando sapremo che cosa è successo in quella casa di campagna.
C'erano due uomini uguali in tutto per tutto.
Una sola differenza, uno era sposato.
E la fede nuziale tolta lascia "un segno circolare biancastro", la prova che in quel dito c'era qualcosa.
E Maria è troppo innamorata di Tertuliano per non notare anche questo piccolo dettaglio.
Morirà per amore quindi, probabilmente distrutta e devastata dall'aver scoperto la verità, dall'aver constatato con chi ha passato la notte.
E tutto diventa ancora più struggente.
Perchè quell'anello, quell'unica differenza in due uomini duplicati, era il suo stesso sogno, lo stesso anello che, un giorno, avrebbe voluto infilare nella mano di Maximo.
Ci saranno poi due finali, quasi sorprendenti.
Uno sono due persone che capiscono che l'unica soluzione, ormai, è provare a passare tutto insieme.
L'altro è quasi un finale cinematografico, inaspettato.
Ma il mio finale resta quello di Maria da Paz.
Resta la sua dolcezza, il suo amore, la sua purezza.
Non so cosa accadrà a Maximo Tertuliano Afonso.
Non so quella pistola a cosa porterà, non so con Helena come finirà
So soltanto che per egoismo e superficialità ha perso la donna più grande che avrebbe potuto avere al suo fianco.


5 commenti:

  1. a volte non sbagliano dando il premio Nobel :)

    Gli insegnanti hanno bisogno di andare a scuola ben nutriti per poter far fronte al durissimo lavoro di piantare gli alberi o i semplici arbusti del sapere in terreni che, nella maggior parte dei casi, tendono più all'agreste che al fecondo.


    http://stanlec.blogspot.it/2013/12/luomo-duplicato-jose-saramago.html

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    1. sì, ma così rischi di confondere quando parli di insegnanti proprio sull'Uomo Duplicato

      intende quelli veri lui eh, non il personaggio del libro

      ovviamente approvo tutto quello che hai scritto ;)

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  2. Ciao caden, a proposito di libri, da poco ho finito di leggere cecità di saramago e la strada di mccarthy (dopo aver visto i relativi film) e sono alla ricerca di altri titoli simili. Hai qualche consiglio?
    Marco

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    Risposte
    1. In che senso amico?

      parli di livello dei libri o di argomento?

      perchè son due libri diversissimi ma sì, c'è quella specie di apocalisse umana che li accomuna

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    2. Sì, intendevo argomento, post apocalittici e zenza speranza per l'umanità o quasi. Qualcosa che mi faccia pensare "cosa farei io in quella situazione?". Ho cercato in rete ma non sono bravo nel cercate i buoni libri, per ora ho trovato solo titoli per giovani adulti, come pare si usi dire al giorno d'oggi.

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