14.12.16

Recensione: "E' solo la fine del mondo" (Juste la fin du monde)

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AL CINEMA (37)

Un finale meraviglioso e un personaggio, quello di Cassel, davvero indimenticabile riescono a tirar su un film -come mai mi era capitato con Dolan- che faceva fatica a muoversi e decollare.
Un Dolan più controllato, forse più maturo, è vero.
E un film sull'attesa, sul ricordo, sull'altrove in cui, a volte, ci capita di perderci.
In ogni caso sempre grande cinema

presenti spoiler

Quando, all'arrivo di Louis, Dolan tira fuori 5 minuti buoni di primissimi piani ho pensato ad una cosa.
Come sapete generalmente i primi e primissimi piani servono per dare empatia, visto che non esiste niente di così espressivo al mondo come il viso umano.
Sempre generalmente, però, l'uso dei primi piani serve per instaurare quest'empatia tra lo spettatore e i personaggi. Ieri ho avuto la sensazione che Dolan usasse tutti quei primi piani non per noi, ma per sè stesso. Ho sempre pensato, l'ho pure scritto, che pochi registi al mondo amino i propri personaggi come Dolan. Come li scrive, come li tratteggia, come li racconta, come li protegge, come riesce sempre a coglierne il lato umano, fragile e nascosto. Ecco, a me è sembrato che quell'avvicinarsi ai loro volti, quello stargli addosso, fossero un segnale di empatia tra Dolan e i suoi personaggi, non una scelta registica. Come un direttore d'orchestra quando si inebria per la musica, come un pittore che allunga il collo sognante estasiato dal soggetto che ha davanti così, secondo me, Dolan sente l'attrazione e il bisogno fisico di star vicino a chi riprende, di soffrire con lui, di lottare con lui.
In questo senso noi spettatori siamo l'ultima cosa a cui pensa.

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Lo dico subito, "E' solo la fine del mondo", per me, è il film minore del piccolo genio canadese.
(non ho visto i primi due però)
Stiamo parlando di film minore in una media d'eccellenza, attenzione, eccellenza che non viene per nulla scalfita nemmeno in questo caso.
Certo, ci troviamo davanti sicuramente a un Dolan più controllato (maturo?), più rigoroso, meno a briglia sciolta.
Un Dolan che, ancora una volta, ama rinchiudersi in 4 mura per raccontare gli interni inferni che lo contraddistinguono.
A volte ci penso, a volte credo che sia ancora più particolare per un regista così giovane non liberarsi mai spazialmente e rifugiarsi dentro ad una casa, dentro rapporti famigliari, e stare lì a scrivere sceneggiature basate quasi del tutto su dialoghi e su non-azioni. Capita più spesso a registi più affermati o ai drammaturghi. Ma lui è così, lui è al contempo il regista del mettere (colonne sonore, colori, caratterizzazione dei personaggi) e del togliere (sceneggiatura essenziali, azioni sempre controllate, grande misura e nessuna ricerca dello scandalo).
L'unica cosa è che, a differenza del Dolan numero 3,4 e 5, qua mi sono trovato più volte a storcere il naso.
Il problema principale è la verbosità del film e la sua mancanza di dinamicità.
Certo, essendo adattamento di una piéce teatrale di certo questi erano due rischi possibili, ma ciò non toglie la sensazione che Dolan, in questo senso, avrebbe potuto far meglio.
Ci troviamo davanti ad un film di soli dialoghi -con nessuna azione significativa- che ha il difetto di non saperli rendere omogenei e dinamici.
Sei, sette compartimenti stagni talmente poco legati e comunicanti tra loro che, in alcuni casi, potremmo persino cambiarne l'ordine. Parole, parole, parole che non finiscono più e che, a mio parere, in molti casi, non sono nemmeno troppo interessanti.

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Dolan tenta ogni tanto di dare ritmo con dei timidi flash back che però, tranne nel caso di quello del materasso -momento più dolaniano dell'intero film- sembrano davvero poca cosa.
Ma del resto il passato di Louis resterà sempre limitato a qualche piccola e quasi insignificante pennellata. Piccoli squarci di ricordo che non rovinano una tela nera di oblio, 12 anni, anzi, 34, di nulla.
Perchè Louis se ne andò? Perchè, soprattutto, non è più tornato? Perchè non si è mai informato di come stessero e cosa facessero i suoi familiari?
Non lo sappiamo e, attenzione, questo per me è un bene, sempre.
Resta anche difficile pensare ad una famiglia ostile al suo esser gay, non riusciamo a trovare alcun elemento in tal senso.
Pare più probabile una fuga "intellettuale", l'allontanarsi di una mente pensante da una situazione famigliare in questo caso un pò castrante con quel fratello maggiore stupidotto e violento (verbalmente e non, avete visto le nocche?), quel padre che non c'è più e quella madre mezza matta.
Probabilmente una fuga egocentrica, con venature snob. Del resto lo stesso Louis compie una mezza gaffe proprio quando dice che tornare non è stata la fine del mondo, che alla fine sono vicini. Quasi un'ammissione di colpevolezza, volontaria o no, che acuisce questa sensazione di allontanamento menefreghista.
Tra l'altro, se avete notato, l'unico momento in cui Louis si abbandona veramente al pianto è alla notizia della sorte del'ex fidanzato. In famiglia lo vediamo scosso, emozionato, forse anche legato agli altri, ma sempre abbastanza controllato.
Credo fermamente che questo sia un film su due aspetti principali, l'Altrove e l'Attesa.
Louis è fisicamente là ma mentalmente altrove.
Questo altrove è quasi personaggio del film. 
(ed è anche la spiegazione, l'unica possibile, della recitazione a due espressioni di Ulliel).
In ogni dialogo Louis è sempre e solo ascoltatore, quasi mai attore. Mentre la gente gli parla, mentre i famigliari gli raccontano di tutto -anche quello che lui in questi 12 anni si è perso- il suo sguardo, i suoi occhi, sono chiaramente persi in qualcosa fuori da quel discorso.
Questo "fuori" è quasi sempre il pensiero del dover dire loro il motivo per cui è tornato, la sua malattia mortale (non ci viene dato sapere cosa, ma le possibilità si limitano, credo, ad AIDS o tumore).
Ma è anche il voler ricercare in quelle mura, in quella casa, qualche brandello della sua giovinezza.
Non c'è niente da fare, anche adesso che è tornato da 12 anni, Louis ha un atteggiamento egoriferito, un pensiero fisso su quando dovrà fare la rivelazione e una ricerca del proprio passato.
Eppure ha davanti la sorella che all'epoca era bambina e non lo ricorda. Ma lo ama.
Eppure ha davanti una madre straordinaria che lo ama anch'essa-ah, le madri di Dolan, queste fragili e fortissime creature-.

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Eppure potrebbe veramente affogarsi degli affetti e ricordi altrui.
Ma niente, l'Altrove lo sovrasta.
Eppure, perchè gli occhi non mentono, siamo sicuri che anche lui ami -alla sua maniera- quella famiglia. E quell'occhiolino lanciato ad Antoine -mamma mia gli occhiolini di Dolan, mamma mia quelli indimenticabili di Laurence- vale più di qualsiasi discorso.
E a questo altrove si affianca un altro attore non fisico, l'Attesa.
Louis ha fretta, Louis vuole dir tutto entro poche ore, Louis la sera vorrebbe già essere a casa sua.
Ne nasce un film in questo senso quasi ansiogeno, claustrofobico, scandito da sguardi all'orologio e inquadrature sul cucù.
Questo guardare l'orologio da parte di Louis è il suo, ennesimo, gesto da condannare. Dodici anni di nulla e un ritorno scandito dalla fretta di vuotare il sacco ed andarsene.
Se ci pensate, se freddamente analizzaste questo film, se ve lo raccontassero soltanto a parole, ci troveremmo davanti ad un personaggio davvero odioso.
In realtà, magia di Dolan, noi riusciamo a voler bene anche a Louis, a questo ragazzo che non caca nessuno, a questo artista che sembra perso nel suo Olimpo privato.
C'è la sensazione, quasi incredibile, che questo film sia un coming of age.
Di un 34enne e in sole 3 ore.
Uno che in queste tre ore cresce, matura, capisce, diventa uomo.
Ma, attenzione, l'Attesa non è solo quella di Louis per la sua rivelazione.
Ci stiamo dimenticando di una ben più importante, quella che ha provato in questi 12 anni la sua famiglia.
Ed è anche qui che il film si fa interessantissimo.
Perchè ci mostra come l'attesa infinita possa portare a derive tanto diverse.
L'attesa di Suzanne è quella dell'emozione mista alla curiosità, è quella del bisogno visivo, della sorpresa, del vuoto cosmico da sperare, d'ora in poi, di pienare piano piano.
L'attesa della madre è quella del dolore che, come un'alchimia, va trasformato in gioia, in malcelata serenità, in difficilissimo controllo del tutto.
E poi l'attesa di Antoine che si è invece tramutata in rabbia, in risentimento, in dolorosissima strafottenza.

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E' lui il personaggio più vero, l'unico senza maschere, l'unico che non abbozza, l'unico che non ce la fa ad adeguarsi ad un surreale pranzo vestito da gioia e serenità ma denso di rancore e dolore.
E forse questa sua schiettezza, questo suo non avere sovrastrutture mentali lo porta ad essere l'unico che riesce a vedere oltre all'apparenza, l'unico a capire.
Lui sa.
Lui capisce che quello per cui è tornato Louis è terribile.
Probabilmente lo dice anche a sua moglie, una dolcissima Cotillard, che cerca Louis, che lo trova sul materasso perso nei ricordi, che gli chiede "Quanto manca?", che gli dice che suo fratello è solo, vai da lui, parlagli.
E tutto quello che mi è mancato per gran parte del film, il pathos, il dinamismo, il senso del tutto, esplode in 15 minuti finali meravigliosi.
Sorretti dal gigantesco personaggio di Cassel.
In quelle urla, in quel non capire cosa sta succedendo, il suo "lo stavo facendo per difendervi!" è quasi struggente.
Un uomo con le lacrime agli occhi che cerca violentemente di portar via un fratello che di lì a poco, lui lo sa, avrebbe distrutto di dolore la propria famiglia.
E forse anche Louis lo capisce, questo Louis nuovo probabilmente capace, da adesso, di pensare anche agli altri.
E quell'attesa che noi e lui abbiamo avuto per tutto il tempo alla fine non porterà a niente.
Meglio un'altra volta, forse.
Meglio un'altra volta.
Perchè un'altra volta, adesso Louis lo sa, ci sarà.
Adesso c'è solo un'attesa finita.
E l'attesa finita è un cucù che canta l'ora.
Sarebbe bello che quell'attesa, quel cucù, portasse a un uccellino che vola, portasse gioia, portasse leggerezza.
E invece no, non può farlo.
E l'uccellino se ne sta a terra.
Agonizzante




35 commenti:

  1. Bè, se questo era il film minore, ora vedere gli altri è d'obbligo.
    Sono abbastanza d'accordo con te: alcuni dialoghi erano evitabili. Di contro ho trovato interessantissimo il personaggio della Cotillard,che sebbene viene conosciuta da Louis il giorno stesso, sembra capirlo più di tutti (bellissimo il primo lungo sguardo tra i due sul divano, lontano da tutto e tutti). Sarà che su di lei non pesano dodici anni di assenza.
    In realtà io avevo dato un'altra lettura al finale. Con quel "però devo partire" ho avuto la netta sensazione di una dichiarazione esplicita. Tutto ciò che succede dopo l'ho visto come una reazione della famiglia a un meraviglioso "non detto", tutti piangono e Cassel tenta di portarlo via, come per prendere sopra di sé la responsabilità della morte del fratello. "Perchè lo porti via?" gli dicono come se fosse lui la morte stessa, lui che cerca di fare la cosa più giusta.
    "la prossima volta ci preparemo meglio" gli dice la madre, e spera, spera che sia possibile una prossima volta.

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    1. Beh, sì, devi vederli...
      Io sono abbastanza convinto che il 3,4 e 5 siano superiori ma vabbeh ;)

      grandissima lettura Marco

      sì, molto distante dalla mia. Però a quel punto la frase di cassel (volevo solo difendervi) perde di forza, cosìccome tutto il suo comportamento

      anche se, da come dici, è come se Cassel abbia capito e sappia che anche la famiglia lo abbia fatto ma vuole comunque evitargli il "detto" (rispetto al non detto)

      io non credo mamma e sorella abbiano capito, non l'ho vissuto per niente così

      ma è molto interessante ciò che scrivi

      tra l'altro non ho dato tutta questa sensibilità e intelligenza alla Cotillard visto che credo, l'ho anche scritto, sia stato suo marito a dirgli di quello che ha capito di Louis.
      Questo l'ha portata sia a quella domanda (quanto tempo) che a dirgli che doveva andare a parlare con Antoine

      ma qui ho molti più dubbi...

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    2. Sono Mattia ahahaha (avevi sbagliato il nome anche all'introduzione di Me and Earl and the Dying girl ma lì ho lasciato correre;) )

      In effetti hai ragione, però mi piace più pensarla come l'avevo letto prima ahahah
      Odio pensare che quello che accade sia solo quello che accade, senza nulla di più. Oh, so' strano, lo so.

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    3. Ahah, addirittura sull'introduzione ho scritto Marco?

      assurdo

      scusa, non so davvero come spiegarmelo...

      no no, intanto quale sia la lettura giusta non si sa. E in più la tua, le tue, caro MATTIA, sono assolutamente ottime e condivisibili

      sta anche qui la bellezza dei film, viverli con emozioni ed interpretazioni diverse

      ed è sempre un bene tenersi le proprie

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    4. Ahaha no sull'altro era Matteo, consolati

      Bè, è assolutamente vero. A ognuno la sua emozione!

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  2. Vò stasera, non leggo nulla.



    Ciao Caden! Come stai tu? Un saluto.

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    1. io? sempre male, grazie amico!

      andato?

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    2. Almeno abbiamo le nostre certezze... )
      (che vada -sempre- male intendo, mica a livello ideologico)

      Nah! Sostituzione ultima ora accompagnamento corale, sabato concerto, domenica ritento.

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  3. Torno domani a leggere, che lo vedo stasera (anche se la storia mi è nota).

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    1. Mi è piaciuto. Molto teatrale, ovvio.
      A parte il doppiaggio terrificante, che fa apparire in particolar modo la Cotillard una ritardata mentale, sono quasi 90 minuti di "Parlamm' e nun ce capimm' anche se poi lo splendido intervento finale di Antoine - una roba così forte e meravigliosa che già da sola varrebbe il prezzo del biglietto - ribalta la situazione.

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    2. cazzo, ma è praticamente il riassunto di quanto ho scritto

      anzi, è identico al mio cappello iniziale ;)

      qua la mano ;)

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  4. ho letto dopo che ho scritto il mio pezzo (che non ancora pubblicato). non sono del tutto d'accordo con la tua lettura. però mi ha stupito il fatto che abbiamo fatto ricorso ad uno stesso elemento per decrittarlo. (ora può apparire oscuro ma non lo è!)

    (e lo so, sono noiosa, ma credo che il doppiaggio abbia penalizzato Cassel)

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    1. allora aspetto il tuo link casomai non me ne accorgessi ;)

      perfettamente d'accordo, l'ho scritto su fb, doppiaggio Cassel malriuscito, l'ho detto pure al cinema appena ha aperto bocca...

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    2. anzi due, a ben guardare ...

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  5. D'accordissimo Giuseppe, su praticamente tutto! Anche a me mancano i primi due e fortunatamente il cinema dove faccio la volontaria farà una "maratona DOlan" a gennaio, così potrò recuperarli e avere una visione completa di questo geniale regista.

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    1. Insomma, siamo d'accordo anche su quanta filmografia di Dolan abbiamo visto ;)

      sì sì, mi ricordo del cinema, ottima cosa ;)

      qui l'hanno fatta due volte ma i primi due li ho sempre persi

      (comuqnue sono a 4 dolan su 4 al cinema...)

      ciao!

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  6. Solo io ho pensato che tutto potrebbe essere una visione di Louis, come immagina che ognuno potrebbe reagire al suo ritorno.
    Ci sono dettagli e la parte finale che non mi tolgono di testa questa idea :)

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    1. Insomma, il cucchiaio non esiste

      e manco il film ;)

      molto interessante ma non mi sarebbe mai passato nemmeno per l'anticamera del cervello...

      più che altro quello che non ho capito è perchè all'inizio appare la didascalia "un pò di tempo fa" quando poi il tempo presente è quello che vediamo delle vicende...

      mah, o non ho capito io o boh ;)

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    2. Mi è venuto in mente perché...SPOILER...
      nella scena finale in cui mangiano il dolce, c'è poca luce e sembra che fuori stia piovendo, poi all'improvviso, quando tutti vanno nell'ingresso c'è il Sole che invade la stanza e poi viene lasciato solo. Mi è sembrato tutto così straniante. E mi sembrava una lettura interessante dato che il protagonista è anche uno scrittore in fondo.

      Comunque grazie della risposta, non conosco molto il tuo blog ma è davvero ricco e ben fatto! ;)

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    3. ma infatti non c'è nulla che possa escludere sta cosa

      anche se, c'è da dire, il film è troppo coerente, verosimile e "piatto" per appartenere al mondo dell'immaginazione

      però magari potrebbe essere non tanto un0immaginazione ma una piece scritta da lui...

      se il blog vale non lo so, quello che è certo è che non salto mai un commento, grazie a te (voi) di scrivere, non io che rispondo ;)

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  7. Non leggo nulla, ci torno a post visione, di Dolan mi voglio recuperare tutta la filmografia, per adesso ho visto solo Mommy e mi è bastato ed avanzato per capire cosa mi potrò aspettare da questo ragazzo prodigio...

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    1. Sì, recupera tutto, tanto credo sia uscito tutto in dvd o esca sicuro. Ormai li hanno recuperati anche nei cinema, figuriamoci ;)

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    2. Si si tutto già uscito in home video a parte questo ovviamente ;) eh ma purtroppo il fatto che siano usciti al cinema non è sempre certezza di uscita in home video, purtroppo...

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    3. Assolutamente.
      Ciò che esce al cinema non sempre arriva in home video.
      Ma quando qualcosa al cinema viene recuperato dopo anni e anni è quasi matematico che l'operazione si affianchi all'home ;)

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    4. Come già sai recuperati tutti i Dolan e anche questo in una rassegna al cinema.

      La tua recensione e la tua analisi fotografa il mio pensiero, pellicola anche per me inferiore ad altre del giovane cineasta anche se profondamente diversa, la visione è stata un pò stancante, ho fatto fatica a seguire e dare un senso a quei dialoghi che ti prendono a pugni le orecchie e non ti fanno quasi capire nulla, lì secondo me Dolan esagera, si poteva dare lo stesso effetto allo spettatore senza calcare così la mano e diventare al limite dello stucchevole. Però poi tante altre cose sono pregevoli come gli stacchi dei flashback, la direzione degli attori, le musiche che vanno di contrasto e quel finale che come un imbuto converge tutte le discussioni e i malumori della famiglia e da un senso al tutto. Un'opera alla luce delle sue precedenti che mi aspettavo diversa, forse migliore, ma nonostante tutto pregevole e soggetta ad al tre visioni.

      Voto: 7/7,5

      La mia persona graduatoria dei film dolaniani, con i primi due quasi alla pari:

      Mommy
      Laurence Anyways
      Tom A' La Ferme
      J'Ai Tu Ma Mere
      E' Solo La Fine Del Mondo
      Les Amours Immaginaires

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    5. Non ho visto i primi due ma sai che la classifica mia potrebbe essere identica? sui 4 che hai visto ci siamo, anche se io tra Laurence e Mommy non so scegliere

      anche stavolta stesse parti meno piaciute e stesse parti più piaciute

      perfetta la definzione di imbuto, devo rubartela alla prima occasione

      ci sono stati anche film pieni di parole che mi sono piaciuti proprio per quello. Ma questo ricordo invece mi aveva proprio stancato ad un certo punto, come la prima parte di Hateful Eigth del resto ;)

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    6. Si si ma anche per me tra Mommy e Laurence non so quale scegliere, l'ho anche scritto sopra, forse Mommy perchè lo vidi al cinema e fu folgorazione per Dolan, ma Laurence è più denso e architettato, per me quasi alla pari :)

      Esattamente le mie stesse sensazioni, anche per Hateful, probabilmente entrambi ad una seconda visione migliorerebbero, chissà ;)

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    7. ahah, c'è troppa concordanza ;)

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  8. Visto stasera.
    E nulla... mi mancano un paio di titoli, ma questo mio coetaneo lo odio da quanto è bravo. Un film che per me è vero cinema, anche nella sua forma più verbosa, e che in quei minuti finali mi ha letteralmente scosso.

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    1. E' un fenomeno, punto

      e sta cosa lo rovinerà, alla gente non sta bene, alla fine si annoierà e dirglielo

      o lo odierà, come amabilmente dici tu ;)

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  9. È un film pesante, inutile girarci intorno.
    Dopo la scena di apertura, sull'aereo, che ho trovato bellissima, ho iniziato a patire i dialoghi ( specialmente quello tra Louis e Suzanne).
    Però, Dolan è un cazzo di genio! È riuscito a smorzare la pesantezza dei dialoghi con quei primi piani fantastici, da pelle d'oca.
    Il primo, tra Ulliel e la Cotillard, è perfetto. Quello scambio di sguardi tra due sconosciuti che forse riescono a comprendersi meglio rispetto agli altri, sguardi senza rancore, rabbia, senza aspettatitive, risentimento, sguardi che riescono a vedere al di là dell'apparenza.
    Io credo, a differenza tua, che la Cotillard sia la prima ad aver capito il vero motivo del ritorno di Louis e credo lo abbia capito proprio durante la scena degli sguardi.
    Sulla scena dello scontro sono un po' perplessa. Inizialmente ho pensato che anche Cassel avesse capito della malattia di Louis, per questo quel comportamento aggressivo, il voler andar via a tutti i costi, non solo per risparmiare dolore alla famiglia, ma soprattutto per risparmiarlo a sè. Lui ha capito ma non ha il coraggio di sentirlo pronunciare dal fratello perchè così diventa reale.
    La frase della madre "la prossima volta ci prepareremo meglio", non so come leggerla. Lo ha capito anche lei? Fa finta di niente? Sono tutti consapevoli della scelta di Louis tranne Suzanne, insomma?
    Però, non mi spiego il gesto del silenzio che lui fa a Chaterine.
    Tu sai e mi raccomando non dire niente? O non c'è bisogno di aggiungere nulla?
    E la scena del cucù che prende vita? Tu come la leggi?
    Per me significa che è scaduto il tempo, il tempo di Louis.

    Ps: ma perchè parlate male dell'interpretazione di Ulliel? A me è piaciuto.

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