27.3.19

Recensione: "Ricordi?"

Risultati immagini per ricordi? valerio mieli poster

A mio parere una delle più grandi sceneggiature del cinema italiano degli ultimi 10 anni.
Il piccolo Eternal Sunshine italiano è un film fatto della stessa materia del ricordo, così come quelli di Lynch, se vogliamo, sono fatti di quella del sogno.
Attenzione, un film sui ricordi, quelli improvvisi, emotivi, incidentali, non un film sulla memoria.
Colto, emozionante, girato alla grandissima, con dentro talmente tanti meccanismi delle reminiscenze che servirebbe un saggio per parlarne.
Un gioiello che sfiora la perfezione rovinato in parte da 5 minuti d'appendice finale a mio modo di vedere quasi criminali.
Ma sticazzi, stupendo

Valerio Mieli, fino a ieri a me sconosciuto (ma dicono sia imperdibile anche il suo precedente Dieci Inverni) firma quella che considero una delle prime 10 sceneggiature del cinema italiano anni 2010.
E' ovvio che per uno come me che considera Kaufman il più grande sceneggiatore dell'epoca modernissima ritrovarsi davanti questa sorta di Eternal Sunshine italiano era come vincere abbastanza facile.
Eppure Mieli è riuscito ad andare ogni possibile aspettativa scrivendo e dirigendo un'opera in una maniera così complessa, emotiva, colta e, soprattutto, curata che ne sono rimasto sbalordito.
Dirò di più, ovvero che la sceneggiatura di Ricordi? (non amo questo punto interrogativo nel titolo, lo dico) è per certi versi ancora più difficile di quella del capolavoro di Gondry.
Di certo il film con Carrey era più complesso per lo spettatore - specie per quei suoi magnifici avanti indrè temporali - ma qui, nel nostro piccolo Eternal, siamo riusciti ad essere ancora più radicali e a costruire un film che sì, possiamo dirlo, è fatto della stessa materia del ricordo tanto quanto, ad esempio, quelli di Lynch sono fatti della stessa materia del sogno.
Ma c'è una cosa che mi devo toglier subito di dosso, che c'ho na rabbia...
Ma Valerione mio, scrivi un film grandioso, riesci ad arrivare alla fine con un climax magnifico (anche se c'erano almeno due finali possibili già in precedenza, ne parleremo) e poi che fai?
Aggiungi minuti che non regalano niente al film, che ripetono solo cose già viste, che smorzano una grandissima emozione. 
Ti giuro,quasi mi son dimenticato del resto del film in quel finale.
Ma caspita, avevi già tre finali in mano, tre.
Il primo al matrimonio.
Il secondo quando lui se ne va.
Il terzo quando invece ci ripensano.
E qui metti quel discorso sui ricordi da immagazzinare, e quel "puff" per tutti quelli che perdiamo.
Cazzo, al secondo "puff" chiudi il film, schermo nero, e hai firmato un capolavoro.
Anche gli altri due finali erano assolutamente perfetti tra l'altro, anche se ognuno avrebbe dato una diversa visione all'anima del film probabilmente.
Ma quell'appendice no.
E niente, voglio dimenticarla.

"Ricordi?" è un film magnifico, scritto in stato di grazia, girato in stato di grazia, recitato in stato di grazia.
Marinelli finalmente lo vedo al di fuori dal romanaccio e non perde nulla del suo immenso talento.
Lei, Linda Caridi, è bellissima, dolcissima, bravissima, perfetta.
Somiglia tanto, sempre per restare nell'ambito dei giovani talenti italiani, alle gemelle Fontana, colori mediterranei, mento volitivo, tanta sensualità.
Funzionano anche tutti gli altri, a riprova che se c'è un regista che sa dirigere attori anche noi ne abbiamo tanti che valgono...

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L'incipit è bellissimo ed è solo uno dei tantissimi temi che il film mette su.
Un ricordo comune raccontato da due fidanzati.
In uno la luce è livida, la musica marginale, l'atmosfera smorta.
Nell'altro, quello di lei, i colori sono caldissimi, la musica travolgente, tutto una festa.
I due si incontrano, lui prova a intristire lei ma lei non si fa fregare, la scintilla è scoccata.

Più volte il film affronterà il tema della relatività dei ricordi, di quanto questi possano essere cangianti a seconda di mille variabili.
In questa prima scena io direi che la coppia e le loro dinamiche non c'entrano nulla, ma la diversa prospettiva è puramente esistenziale.
Lui sta attraversando un periodo molto difficile, fosco, spento.
Lei invece è solare, sempre allegra, con un sorriso che ti uccide.
I due mondi si incroceranno, i due colori si mescoleranno, e partirà la storia di una coppia che è la storia di tante coppie, quell' unione di anime a volte tanto diverse quanto potenzialmente affini.
Io non ricordo se i loro due nomi vengano mai detti, mi sembra di no, e questo renderebbe la sequenza in cui se li sussurrano all'orecchio una delle tante perle di scrittura.

Comincia un film che ha una sola temporalità (a differenza di Eternal), sempre cronologico, ma che diventa un continuo avanti e indietro nel tempo attraverso un solo elemento, quello del ricordo.
E in questo Mieli compie un'operazione talmente radicale che ha del miracoloso, ovvero l'eliminare due elementi molto simili al ricordo, ovvero l'immaginazione o il sogno (se vogliamo stessa materia del ricordo ma opposto utilizzo, futuro contro passato) e la memoria.
Non ricordo infatti una sola scena in cui i protagonisti si immaginano qualcosa che non è stato, qualcosa che sperano o temano accada. Al massimo possiamo parlare di falsi ricordi o di speranze del passato disilluse.
Ma è ancora più sottile la differenza con la memoria, ovvero con lo sforzo o la capacità di ricordare.
Il film è quasi del tutto composto dai ricordi improvvisi, inconsci, fulminei. Sono quasi tutti flash del passato che Mieli usa in un modo di devastante verosimiglianza.
Questo non è quindi un film sulla memoria ma, come titolo dice, sui ricordi, quelli che quasi sempre prescindono dalla nostra volontà.

Quali sono le tre macrocategorie in cui quasi tutti i nostri ricordi finiscono?
La famiglia.
L'amore.
L'amicizia.

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E il film non ne tralascia uno, in un'armonia praticamente perfetta.
Come spesso accade anche se le delusioni più grandi della nostra vita spesso le associamo all'amore è anche vero che i traumi più forti sono invece quelli avvenuti in famiglia.
In questo senso ci sono alcune scene dell'infanzia di lui davvero fortissime, primo tra tutte quella della madre che sbatte la testa nella finestra.
E qui abbiamo una delle prime, magnifiche, sinestesie del film, ovvero quella che associa a quel sordo rumore un'immagine.
Nei ricordi l'effetto sinestetico avviene spessissimo (in questo caso con l'udito) e non è un caso che la scena più bella del film nasca da un meccanismo simile, dopo la vedremo.
Ma Mieli li racconta tutti questi possibili meccanismi, tanto che non mi stupirebbe se questo film in futuro sarà usato all'Università.
Pensiamo ad esempio all'uso che Mieli fa dei luoghi, di quanto un posto possa causare immediatamente un ricordo oppure di quanto noi stessi siamo portati a tonare su certi luoghi apposta per farli riaffiorare questi ricordi.
Nel film questo avviene una decina di volte, del resto "Ricordi?" è un film in cui i luoghi hanno la stessa forza dei personaggi che li vivono.
Pensiamo ad esempio alla scena in cui lei cammina per casa sua, e ogni stanza diventa un'immagine del passato (con quello studio in cui il padre tocca le parti basse della modella che sono un possibile trauma).
Del resto si parla spesso di "stanze della memoria", in questo senso c'è una perfetta identità tra il significante e il significato.
Non parliamo poi del senso di "casa" che suggerisce il film, di come alcune abitazioni possano essere al tempo stesso delle prigioni ma anche dei luoghi dai quali non si vuole mai andar via perchè, probabilmente, solo lì ci si riconosce.

Il film ha in montaggio incredibile, anzi, direi che è un film legato indissolubilmente al montaggio.
Ed è proprio il montaggio l'elemento di hardware filmico in cui si riconoscono maggiormente i meccanismi che Mieli vuole raccontare.
La velocità in cui vengono inserite le sequenze, il punto dove vengono inserite, il "colore" delle stesse, raccontano attraverso la macchina cinema quello che ci accade nella testa.
In questo senso ci sono delle scene pazzesche.
Penso alla scena di sesso nella quale lui rivede i volti di tante ex, in quella strana cosa che a tutti noi almeno una volta è capitata.

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O la sequenza in cui lui racconta a lei uno dei loro ricordi più belli, la chiacchierata sul latino fatta nella sauna. Per scoprire poi che dietro quella foschia, dietro quel vapore, c'era un'altra ragazza.
"Questa cosa non è divertente, è mostruosa" dice lui in un moto di incredibile sincerità e lucidità.
Tra l'altro ne approfitto per dire che anche a livello dialogico il film eccelle. Mai prolisso, mai retorico, con tantissime frasi magari non geniali ma che messe in quel contesto danno più volte dei brividi.

"I ricordi sono belli così" 
dice lei ad un certo punto, a testimoniare che non ha senso sperare e sognare che siano diversi, che si possano salvare quelli belli e sotterrare quelli brutti, che sarebbe bellissimo poterli manipolare come vogliamo.
No, i ricordi sono belli così, perchè ci sovrastano, perchè non possiamo controllarli, perchè se qualcuno, anche orribile, ci arriva addosso si vede che c'era un motivo per cui è arrivato, e non possiamo trascurarlo.
C'è il concetto su quanto noi a volte abbelliamo i nostri ricordi oppure, al contrario, ci come soltanto molti anni dopo ci rendiamo conto di quanto fossero belli.
C'è un mondo destro questo film, roba da fermare la visione ogni 10 minuti e metter su un cineforum ad hoc.
E come non pensare a quel cane in freezer, quel cane in freezer che poi porterà alla scena in cui lei sogna (ecco, un'eccezione, forse l'unica) di essere lei in freezer, a sottolineare come sente che per lui non esiste più, è morta, e l'ha messa dentro il frigorifero.
Ma del resto il film è un continuo gioco di rimandi, per questo la sceneggiatura è pazzesca.
E l'amico che legge la poesia del gatto asciugato col phone (in questo c'è identità col personaggio di Elijah Wood in Eternal Sunshine) e poi noi che sia vedremo il momento in cui rubò quella lettera sia quello in cui il piccolo Marinelli vide effettivamente quel gatto.
Ma di cose nascoste il film ne è pieno, niente rimane isolato o lasciato al caso.
Come quel ricordo in cui Marco salta la fila per permettere all'amico di baciare la ragazza dai capelli rossi.
E Marinelli che rispondendo nel presente alla sua ragazza su come sia diventato amico con Marco le risponde: "una volta c'ho rimediato un bacio".
Una frase apparentemente innocua ma che in realtà ha una pesantezza incredibile perchè Marinelli quella ragazza di quel bacio non l'ha mai dimenticata e in questo modo, fortuito e casuale, lo sta raccontando a lei.
Ma è proprio la ragazza dai capelli rossi il fil...rouge più importante del film.
Perchè per quanto lui viva altre esperienze, per quante ragazze conosca, per quanto magari più volte creda fermamente nell'amore, la sua mente, i suoi ricordi, vanno sempre a quella ragazzina del passato, quella del primo bacio, quella delle prime pulsioni, quella che lo fece impazzire.
Ed è qui che Mieli compie per me il suo capolavoro di sceneggiatura.
Lui è solo, si sono lasciati.
Prende il coraggio e la disperazione in braccio e va al paesino di lei, della ragazza dai capelli rossi.
La trova.
Comincia a parlarle.
Probabilmente lui inizia a sperare o avvertire qualche bella sensazione.
E Mieli monta qui una scena in un bosco, quella in cui Linda Caridi va via da Marinelli.
Perchè i suoi ricordi con la ragazza rossa sono meravigliosi, indimenticabili e la sua mente lo porta lontano dalla ragazza dell'oggi.
Ma lei gli dice che invece i ricordi che ha con lui non sono così belli e importanti.
E Mieli cosa fa? fa tornare indietro la Caridi nell'immaginazione-ricordo.
Perchè questo accade spesso, ovvero come in un momento di estrema difficoltà il nostro pensiero possa andare a quell'amore impossibile non vissuto, quello di cui si hanno dei ricordi fortissimi.
E poi invece ti rendi conto che tutti quei ricordi, tutte quelle speranze, erano solo falsi ricordi, solo false speranze.
E allora da un lato ti senti morto, dall'altro finalmente libero, libero di un fantasma che ti ha accompagnato per tutta la vita.
E così Marinelli in maniera forse ipocrita ma tremendamente vera allo stesso tempo, se ne torna da lei, finalmente convinto.
Ma lei non c'è più.
E questo accadrà, al contrario, anche nel finale, in uno di quei finali forse eccessivi.
E stavolta sarà lui ad andare via, forse per orgoglio.

Ma prima di arrivare alla fine una menzione alla regia di Mieli, ispirata, sognante ma anche tremendamente realistica, con alcuni tocchi alla Gondry (il nonno sull'albero, le meduse da acido) e alcune scene invece di grande impatto realistico.
Un film che avrebbe potuto finire in quel matrimonio che, con molta tristezza, chiudeva il cerchio perfettamente (anche perchè ambientato nell'isola del prologo).

"Perchè sei venuta?"
"Perchè ho sbagliato"

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Oppure in quel suo andare via per orgoglio.

Oppure in quel ripensarci e ritrovarsi con quel discorso sui discorsi svaniti, sul puff, che sarebbe stata una chiusa perfetta e al massimo del climax emotivo.
E invece quell'appendice sia visivamente che come scrittura che come emozione davvero evitabile.
Eppure questo è un magnifico film sull'amore, sui meccanismi di quasi ogni storia di coppia, su come a seconda del nostro carattere, di quello che ci accade, di quello che abbiamo vissuto e di come affrontiamo le cose anche i nostri ricordi possano esserne modificati.
Ed è un film coraggioso, radicale, che una volta scelta la sua cifra la porta fino in fondo in quella che credo sia stata una sceneggiatura di grandissima difficoltà (e il fatto che Mieli in 9 anni abbia fatto solo due film la dice lunga...)

Ma andiamo alla Scena.
Che poi è anche la più forzata se vogliamo, la più inverosimile.
Lui entra in una profumeria.
Cerca il profumo di lei.
Ovvi i rimandi alla sinestesia proustiana della madeleine (lì era il gusto, qui è l'olfatto come prima era stato l'udito nella testa che sbatte della madre) anche se qui più che un'epifania parliamo di una volontaria ricerca.
E Mieli ci racconta come ogni odore può essere ricordo, da quello più repellente a quello più indimenticabile.
La scena, come detto, è forzata, con tutti quei profumi uno vicino all'altro, con tutti quei ricordi in climax ascendente, con quel profumo di lei poi trovato al momento giusto.
Tra l'altro lo spettatore più attento (questo è un film per tutti ma che solo pochi, chi ha voglia di "faticare", può apprezzare completamente) noterà che l'unico profumo che lui quasi si rifiuterà di annusare è proprio quello che usa la bella profumiera. Quasi come non volesse "tradire" la sua ex ragazza.
Ma la scena è bellissima, emozionante, perfetta.
E poi quel pianto che strugge.

"E' cominciato a finire quando è iniziato" 

dice lui

perchè tutte le cose del mondo, la vita stessa, cominciano a finire nel momento stesso in cui iniziano.
Sta a noi farle vivere ed invecchiare nel miglior modo possibile

8

(ma avrei dato anche più senza il finale)

13 commenti:

  1. Ero totalmente immerso nella visione, incredulo della bellezza e della perfezione de sto film. Poi sono stato svegliato come con uno schiaffo da quella parte finale.
    Al di là del quando farlo finire e del modo a livello di trama che in ogni film può essere discutibile o meno, è stato il come a darmi fastidio. Io quelle note intervallate dalle immagini non le ho proprio digerite, penso che peggio non si potesse fare. E poi il carico da 11 con ancora immagini durante i titoli... Disastroso.





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    1. per me note o no quei 5 minuti distruggono un'intera atmosfera

      non sono stati proprio capaci a chiudere, un peccato mortale

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  2. Dieci inverni è una piccola chicca, da vedere assolutamente

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  3. Risposte
    1. Ogni adolescenza ha le sue colpe, qualcosa che si è fatto e non si doveva, qualcosa che si doveva e non si è fatto. E persino l'odore del té può portarci alla vergogna di quando avevamo diciannove anni, alla dolcezza di una lingua al sapore di mou, alla consapevolezza che oggi quello che manca, è soltanto nostalgia di quello che c'è stato. Ma (un Ma grosso come una casa) il ricordo che emerge senza chiedere permesso è spesso falso, perché passa dalla rielaborazione del vissuto di ciò che siamo nel presente. Oppure, forse, presente e passato si confondono in flusso ciclico dove riviviamo e riviviamo le emozioni di tutte le nostre "prime volte". Però non è questo che volevo scrivere, non ricordo ... :)

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    2. ad umberto, o alla tua rivisitazione di umberto, impossibile rispondere o aggiungere nulla

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  4. Raccontare i ricordi attraverso flussi di coscienza nel linguaggio cinematografico non è certamente facile, ma Valerio Mieli riesce a farlo in modo originale e coinvolgente. Il regista non lascia nulla al caso; anche le immagini finali chiudono il cerchio tra passato, presente e futuro.
    L’ immagine grafica nel finale, peraltro molto piacevole, sembra segnare una linea di demarcazione tra il passato e il presente, che subito diventa futuro.
    Come non notare le luci sopra la bancarella con la scritta “happy new year” ?
    Le immagini dei titoli di coda hanno anch’esse un preciso significato: ad esempio, l’immagine dei ragazzi che corrono con in mano un orsacchiotto si ricolleg al tema dell’amicizia con Marco.
    Lo spettatore attento riesce a cogliere tali significati anche in queste ultime immagini e ad apprezzare appieno la tecnica narrativa di Valerio Mieli, che risulta ancora una volta originale e densa di significati profondi.
    Normanna

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    1. leggo con piacere e interesse tutta questa tua disamina sul finale

      detto questo io ho odiato quel finale e non, se mi hai letto, perchè non sono uno spettatore attento (a differenza tua che lo sei), semplicemente perchè in quella sceneggiatura ho trovato quell'appendice criminale, da qualsiasi lato la si guardi

      e non perchè non l'ho capita, ma perchè l'ho trovata semplicemente terribile

      peccato, film grandioso

      un abbraccio

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  5. Per questa volta i tuoi risparmi sono al sicuro! :) Niente soldi indietro del biglietto. L'abbiamo visto e cmq hai ragione, andava visto. E' alquanto piacevole (soprattutto se penso che - molto molto di base - è un film italiano su una storia d'amore).
    Inevitabile fare il paragone con Eternal sunshine, ma non sarebbe giusto cmq. E se invece lo paragoniamo al panorama medio italiano...
    Ben fatto!
    GP / JP

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    1. sì, il paragone è inevitabile ma, come dici, non è che ricordi voglia emulare o far meglio di quel film, c'è solo una suggestione simile, i ricordi, svolta in maniera completamente diversa

      molto bene!

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  6. Ti giuro, ho pensato io un "Ma che è sta cafonata?" quando ho visto il finale.
    Ma il film ha un sacco di perle!
    Mi è piaciuto, forse non quanto a te, ma mi è piaciuto.

    "Dieci inverni" passa pure oltre, a patto che tu non sia un fan di Capossela - che fa una comparsata. Per me sono stati cento minuti che avrei potuto impiegare a fare altro.

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    Risposte
    1. esatto, cafonata è il termine perfetto, ancora mi ci incazzo...

      aha, davvero? sei il primo che me ne parla male!

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due cose

1 puoi dire quello che vuoi, anche offendere

2 metti la spunta qui sotto su "inviami notifiche", almeno non stai a controllare ogni volta se ci sono state risposte

3 ciao