10.2.18

Recensione "La Scoperta" (The Discovery) - Su Netflix - 6 -

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Un grande soggetto iniziale.
Uno scienziato riesce a dimostrare l'esistenza dell'Aldilà.
Da quel momento nel mondo in tantissimi decidono di suicidarsi.
Ma lo scienziato vuole fare di più, ovvero mostrarcelo pure questo mondo successivo.
The Discovery è un filmone mancato che, per parecchi problemi (un attore principale debolissimo, l'uso di troppi registri e il non sapere creare un'atmosfera adatta a un'idea del genere) non riesce a mantenere le promesse dell'avvio.
Eppure credo sia una visione interessante.
Anche solo per scoprire veramente in cosa consista quest'Aldilà.
E, a mio parere, la soluzione trovata è molto bella.

spoiler dopo seconda foto, giganteschi, rovina film, dopo terza


Dai, per una volta faccio una recensione veramente breve (credo, vediamo mentre scrivo quello che succese) dato che son passati già 3 giorni dalla visione del film, che già mi sta scomparendo dalla testa e che oggi non c'ho tanta voglia e c'ho giusto sto buchetto di tempo.
Allora, La Scoperta è un altro originale Netflix che ha

1 una grande idea alla base (se del tutto originale non so)
2 uno svolgimento sul quale c'è molto da recriminare
3 una bella e anche emozionante parte finale che allo stesso tempo un pò sorprende e un pò sembra tutto già visto

Roberto Redford è un grandissimo scienziato che scopre, da qui il titolo, una cosa incredibile, forse la più grande cosa, insieme agli alieni, che l'uomo potrebbe mai scoprire, ovvero l'esistenza sicura e scientificamente provata dell' Aldilà.
Le nostre coscienze in qualche modo si staccano dal corpo e "vanno avanti", in un nuovo piano di esistenza -così lo chiama Redford-.

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Capite che questa scoperta cambia quasi completamente la vita degli esseri umani.
In tantissimi, infatti, cominciano a suicidarsi, anche se, e qui una delle pecche del film, andava meglio specificato che i suicidi erano persone che con la vita vera, quella dove puoi prendere calci negli stinchi i mangiare pane frattau, ecco, con la vita vera stanno malissimo.
E invece, sin dal bel prologo, ad ammazzarsi sono anche giovani che tanto disperati non paiono (ma, insomma, di solito la disperazione è più nei giovani che nei meno giovani).
Quello che voglio dire è che una scoperta del genere non dovrebbe tanto portare ad un suicidio (se non in condizioni veramente disperate) ma, ANZI, dovrebbe portare a vivere la vita ancora con più forza, ancora con più coraggio, ancora con più speranza, tanto sai che se poi va male comunque non finisce qua.

Questo il mio pensiero.
Andiamo avanti nel tempo di due anni e troviamo Jason Segel (che io avevo visto solo nei Muppets, e con questo HO DETTO TUTTO) incontrare in un traghetto la meravigliosa Rooney Mara, qui in versione bionda (e quindi per me sempre inferiore alla mora) ma sempre bellissima.
Mi fermerei qua perchè, en passant, abbiamo incontrato uno dei veri problemi del film.
Segel.
Ecco, in un film dal soggetto simile, in un personaggio come questo, un neurologo afflitto da problemi esistenziali, etici e filosofici, affidare la parte ad un attore che sembra un commesso di McDonald, boh.
Segel o non sa recitare, o non sa restituire la complessità e l'intelligenza di un ruolo simile.
Dirò di più.
Il film si trasformerà anche in una bella, difficile e per niente banale storia d'amore, anche questa secondo me affossata completamente da Segel. E se non riesci a fare la faccia innamorata con la Mara allora hai grossi problemi figlio mio.
In ogni caso i due si incontrano sul traghetto, la Mara è una stronza, si vede che è incattivita dalla vita.
In qualche modo, comunque, dopo alcune vicissitudini che non vi dico, i due si ritroveranno in un gigantesco maniero dove veniamo a scoprire che continua a fare i suoi esperimenti RobertRedford.
Perchè non solo ha dimostrato che esiste l'Aldilà, ma ora lo vuole far pure VEDERE alla gente.

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Ecco, gran bel soggetto che avrebbe potuto portare a un film di sci-fi esistenziale di altissima levatura.
Il problema sta in più punti.
Il primo, l'ho detto, è Segel.
Il secondo problema è che non puoi farmi un film che tratta temi così devastanti e ha dentro così tanto dolore (tutti i personaggi hanno subito traumi devastanti, anche tutti gli ospiti della "setta) mettendoci dentro ogni tanto battute, musichette, banalizzazioni.
Non parla il Giuseppe "serio", quello che vuole sempre e solo soffrire, ma quello che crede che in alcuni casi di registri ne serva uno e uno solo.
Terzo problema è in una parte centrale che davvero fatica ad andare avanti, abbastanza noiosa, piena di spiegoni e dialoghi non tanto convincenti.
Non c'è l'atmosfera che uno si aspetterebbe in un film così.
In ogni caso viene fuori un film sul dolore, sull'onnipotenza umana (ricorda molto Frankenstein ad un certo punto) e sul desiderio di sapere.
Lo spettatore finalmente torna veramente ad interessarsi del film quando Segel vede sullo schermo l'Aldilà di quel morto.
Ho trovato che questa scelta vintage, di immagini sgranate in bianco e nero, di farci vedere il mondo successivo, sia davvero buona, credo la cosa più potente del film.
Mi ha convinto pochissimo la ricerca di Segel e Mara nello scoprire di più su quel filmato.
Ma quello che veramente tiene lo spettatore abbastanza incollato è scoprire cosa rappresenti quel filmato.
Inizialmente si pensa ad un futuro della coscienza, poi è quasi sicuro che quello che era stato registrato fosse un ricordo, poi, nel finale, arriveremo a capire veramente cosa ci succede nel secondo mondo.
E sì, lo so, forse è una cosa abbastanza vista ma a me è piaciuta molto.

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Nel secondo mondo le nostre coscienze continuano a vivere per riparare gli errori fatti in vita, anzi, l'errore più grande fatto in vita, il rimpianto maggiore.
E quasi sempre, perchè anche io credo sia così, i rimpianti maggiori sono fatti profondamente umani, che riguardano i rapporti con gli altri.
In questo senso ho trovato la scena dell'Aldilà di Redford come momento più bello ed emozionante del film.
Quel "Tesoro, aspetta" è frase simbolo di tutte quelle volte che avremmo potuto parlare, fare qualcosa, dimostrarci esseri capaci di amare e voler bene e invece poi, per una cosa o un'altra, siamo stati fermi, inerti.
Senza aver poi avuto il tempo di rimediare.
In realtà questo che per me poteva essere un finale avviene a mezz'ora dalla fine.
Succederanno molte cose fino a un, per me abbastanza inaspettato, colpo di scena (ma è un periodo che non riesco a prevedere colpi di scena che tutti prevedono, vedi anche Radius).
E capiamo che il film non era altro che un aldilà di Segel, che lui è sempre stato morto.
Un aldilà, avete capito bene, uno dei tanti,perchè in realtà queste coscienze vanno avanti morendo anche più volte, ogni volta tentando di cambiare qualcosa, anche solo un piccolo particolare, per non fare accadere quello che le ha fatte precipitare in questo loop infernale.
Il finale, che molti troveranno happy end e consolatorio, credo sia solo molto bello.
Segel è comunque morto, o almeno credo.
E quello che avviene in quella sequenza finale che vediamo sulla spiaggia è bellissimo.
Perchè è come una specie di metafora della forza trascendentale dell'amore.
Come Jim Carrey riuscì a ritrovare la Winslet a Montauk, nel finale di Eternal Sunshine, così Segel in qualche modo riesce a ritrovare la Mara.
In qualche modo è come se lui (il cui senso di colpa era aver fatto morire lei) fosse riuscito ad entrare nel senso di colpa di lei (la morte del figlio per disattenzione).
Un miracolo, qualcosa che probabilmente può riuscire solo ad una persona innamorata. 
Poi non si sa cosa accadrà, il volto finale di Segel (anche qui abbastanza debole) è quello di "oddio, ma forse lei la conosco".
La stessa cosa che successe a Carrey e la Winslet.
O.k, in qualche modo le nostre coscienze, i nostri destini, sono riusciti a ritrovarsi, che sia Montauk o una spiaggia.
Quello che accadrà da adesso in poi non lo sappiamo

6.5

(oddio, me sa m'è venuta lunga lo stesso)

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