15.7.14

Recensione: "Amour"

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Ce n'est past un amour
Ce n'est past l'amour
C'est amour
Seulement

Perchè tanti hanno provato a raccontare un amore, nel suo senso particolare
Perchè tanti hanno provato a spiegare l'amore, nel suo senso universale
Nessun articolo adesso, semplicemente amore, qualcosa di grande e di indefinito, qualcosa di superiore a noi, qualcosa che non si può ridurre alla definizione.

E scorre l'acqua mentre tu hai smesso di farlo, scorre l'acqua mentre tu non scorri più.
E poi non la sento più, sei tornata finalmente.
Ma si dice che ogni fine abbia un inizio e l'inizio di questa fine ha il rumore dell'acqua che scorre.
E il sapore di un uovo alla coque.

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Ma anche ogni nuovo inizio parte sempre da una fine.
E questo nuovo inizio ha anch'esso il rumore dell'acqua del rubinetto che scorre.
E in cui tu lavi i piatti.
E adesso usciamo insieme.

Il paradosso è che il regista più glaciale del pianeta ha provato a raccontare il fuoco più grande.
Il regista della violenza dall'aria rarefatta prova a raccontare l'amore rarefatto, quello essenziale.
Quello dei piccoli gesti e delle piccole parole, quello che non si dichiara ma si prova, quello che non urla, non si manifesta ma si percepisce.
Glaciali inquadrature fisse che dentro hanno vecchie persone, vecchi discorsi, stanche situazioni che sembrano essere pendant con quelle inquadrature. Loro non si muovono, noi non ci muoviamo.
Still life.
Non c'è apparentemente vitalità dentro a quelle inquadrature perchè forse la vitalità è proprio quella cosa che decade all'inizio della fine.
E dentro quelle inquadrature fisse vive quel Jeans Louis Trintignant che 50 anni prima affrontò un fatale sorpasso.
E quella Emmanuelle Riva che 50 anni prima si innamorò di un architetto giapponese.
E adesso sono uno lì davanti all'altra, là dentro, in quei quadri cinematografici fermi e immobili.

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Amour è un lento e allo stesso tempo inarrestabile viaggio di accompagnamento verso la fine.
Il racconto di un lento ma inarrestabile decadimento.
Cade la prima foglia, cade la seconda, cade la terza.
Amour è dire che è stato bello vivere così a lungo sfogliando l'album dei ricordi.
Amour è una mano che non suona un pianoforte mentre la musica suona altrove.
Amour è una gamba paralizzata, una mano paralizzata, 1000 rughe su un volto e un corpo che come un campanello ci avverte di qualcosa.
Ma è anche un'altra mano che ancora stringe la tua e ti racconta qualcosa.
Poi arriva Haneke e per una volta quel gesto estremo di violenza inaspettata ha una valenza diversa.
Stavolta quel gesto la spiegazione ce l'ha.
E la spiegazione è in quel qualcosa di grande ed indefinito che è stato là per tutti quegli anni.
In teoria perdere e ritrovare sono due cose che possono stare, sempre che tutto vada bene, solo una di seguito all'altra.
Ma a volte, questa volta, possono esistere contemporaneamente.
Perchè in quei tuoi occhi ormai persi io ritrovo me stesso.
E ora ascolta l'orologio della vita che si allontana.
tic tac
tic tac
tic tac
tic tac
tic tac
tic tac
tic tac
tic tac 
tic tac


Sono ancora qua ed esco con te adesso.

E ricordiamoci di quando quella volta mi affacciai per vederti o di quando tu stavi lì ferma sulla porta con quel kimono.













( voto 9)

29 commenti:

  1. Film, bellissimo, ricordo che in sala avevo quasi pianto - ecco, questo avevo assolutamente voluto vederlo al cinema e mi ero fatto 20 chilometri XD poi una personale esperienza similare aveva contribuito a farmi empatizzare ancora di più.

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    1. Son contento Jacques.
      Allora è vero che non fai le canne :)

      L'hai recensito?

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    2. Ovvio che sì. Io però gli ho dato il massimo del punteggio <3

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    3. Ah, perchè dici che io con 9 sono stato basso? :)

      Oggi vengo a vedere

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  2. Mi ha letteralmente schiantata. Non vedevo un film di Hanecke da "Funny Games", che a suo tempo mi indispose parecchio...questo mi è piaciuto. Ma che male ragazzi...

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    1. Dipende quale Funny Games Beatrix , cambia tutto il discorso, o non vedevi Haneke da 3,4 anni o da più di 20 :)

      Che male sì, ma a differenza di altri film che raccontano vicende terribili ma causate dall'uomo questo racconta semplicemente la naturalezza e inesorabilità della morte.
      Anche se, ovviamente, Haneke non poteva limitarsi all'assoluta naturalezza...

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  3. fa stare male davvero (non sempre mi piace Haneke, qui moltissimo)

    http://markx7.blogspot.it/2012/11/questo-e-un-film-osceno-nel-senso-che.html

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    1. Io tendenzialmente amo questo regista, lo considero un vero e proprio maestro.
      Arrivo

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  4. E' stato il mio film dell'anno due anni fa, potente con i suoi silenzi, straziante nell'amore vero che riesce a raccontare, soprattutto perchè, come dici, a farlo è un regista dal quale non lo aspetteresti.

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    1. Forse quest'anno cambio metodo, altrimenti anche per me se la lotterebbe come film dell'anno.

      Non te lo aspetti, è vero, ma alla fine la crudeltà della messinscena di Heneke c'è tutta

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  5. Un paio di scene memorabili, ma forse il più paraculo dei film dello spietato Haneke.
    Senza dubbio quello che mi ha convinto meno.

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    1. Non l'ho trovato affatto paraculo.
      Però è un Haneke diverso sì, e può piacer meno, capisco benissimo

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  6. Grande il riferimento a "Hiroshima mon amour". Te voglio bene solo per questo...

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  7. Io questo film l'ho trovato tenero e doloroso e crudele e amorevole allo stesso tempo, come l'abbraccio di Trintingnat al piccione, che mi ha spezzato il cuore. Sai dove leggere quello che penso di questo film (e comunque Haneke assieme a Lynch e von Trier ha un posto speciale nel mio cuore).
    Bellissima recensione, dice tutto quello che il film mostra senza parlare. Complimenti

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    1. Grazie...
      Incredibile come abbia completamente dimenticato di citare la scena del piccione...
      I registi son quelli, c'è poco da fare, chi li odia secondo me è perchè non sopporta quello che sono.
      Verrò a leggere di certo, ciao!

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  8. Ieri sera ho rivisto Benny's Video. A parte il fatto che secondo me si tratta di uno dei film migliori di Haneke, sono rimasta sconvolta dall'abisso (pur sempre restando nel suo) di differenza tra Benny (e Der siebente Kontinent e 71 Fragmente e anche Funny Games se vuoi) e Amour, che mostra davvero TUTTO e non solo il peggio. Io adoro Haneke, ma, se possibile, adoro ancora di piu` Amour!

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    1. Sai che mi manca praticamente tutto del primo Haneke?
      Credo di aver visto solo Funny Games.
      Dopo tutto, la pianista. Cachè, Il tempo dei lupi, il nastro bianco e questo.
      E bisogna dire che la straordinarietà di questo regista è l'essere sempre sè stesso ed avere una sua cifra pur facendo un film completamente diverso dall'altro.
      Anche Il nastro bianco era una cosa parecchio non hanechiana.
      Eppure tanto hanechiana.
      Ma Amour ha anche tanto bianco dentro oltre al solito nero.
      Non so quale sia il suo film che preferisco, sono in difficoltà!

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  9. Io lo adoro. Forse il film che offre la sintesi migliore è Caché, dove coesistono male e bene, soprattutto grazie al personaggio di Majid che, secondo me, è di una bellezza esagerata e dei due figli, che sono un po’ la speranza nascosta in quell’oceano di schifo che il personaggio di Auteuil (e la società) ha creato. Poi il massacro degli algerini non era mai stato scoperchiato in modo così intelligente. La pianista, però, con quella pugnalatina lì finale è fenomenale!
    Il nastro bianco. Meraviglioso (fotografia inclusa).
    Ma Amour è decisamente magico.

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    1. E' vero.
      Dici del massacro degli algerini gestito sottotraccia.
      E a questo punto anche il nazismo de Il Nastro Bianco.
      E ripensando a Majid impossibile dimenticare quella scena, tra le due scene nella mia vita in cui ho rischiato lo svenimento (e calcola che io vedo horror, torture e tutto il più estremo possibile).
      L'altra è sta in Mulholand Drive.
      Ma quella scena la unisci a quella pugnalatina e al finale di Amour.
      Questi improvvisi gesti di violenza.
      Nessuno come lui sa inserirli al momento più giusto e nel modo più terribile e inaspettato.
      Cachè andrebbe visto due volte.
      Io sono a una, dovrei rimediare.

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  10. Io sono a tre! Guarda, spezza il cuore ogni volta. Perché si vede quanto sia un gesto di dolore puro. E fa malissimo.
    Quale scena di Mulholland Drive? Adesso cerco se hai recensito qualcosa di Lynch. Io prima o poi voglio mettermici, ma potrebbe diventare una monografia, è sempre stato il mio preferito.
    Il fatto comunque che Haneke faccia funzionare cosi` bene queste sottotracce politiche, sociali, eccetera secondo me è uno dei suoi pregi maggiori, perché riesce a insegnarci e farci notare delle cose senza essere pedante (cosa che invece molti fanno) o didascalico.
    Il nastro bianco - la scena della ragazzina sul letto che sembra il quadro di Munch Pubertà e dice TUTTO. No, io questo regista non saprei nemmeno come descriverlo, se non come perfetto

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  11. Incredibile, hai così tante volte parlato (giustamente) di Lynch che ho scritto Mulholland Drive invece di Million Dollar Baby...
    E' successo nel film di Eastwood, quando lei crolla e sbatte la nuca nella sedia.
    Sono svenuto al cinema, ho un pò di problemi per tutto quello che riguarda colonne vertebrali e simili, sono tra le poche cose che mi fanno star male.

    Assolutamente, Haneke non insegna mai niente ma lascia che siamo noi a capire le tracce o i frutti di quell'insegnamento mancato.
    Non ricordo quella scena del nastro mannaggia.
    Ma il film era portentoso.
    Credo che di Lynch qua ci sia solo Strade Perdute, tra l'altro rece ad catzum perchè c'avevo capito poco o niente mi sa.
    Poi verrò a spulciare anche io.
    Ma non hai tantissimi film recensiti, quindi devo farlo piano piano :)

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  12. Il ghiaccio che si scioglie nel tè bollente, ecco.

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    1. O un cubetto di fuoco che si spegne in un thè ghiacciato

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  13. È difficile per me questa volta trovare parole per commentare. La recensione è bellissima; tra tutte quelle che ho letto nel blog, questa è di sicuro la più bella.
    Per quanto riguarda il film, non so se troverò mai le parole giuste per commentarlo. Sento che, qualsiasi cosa possa dire, non renderebbe giustizia a questo capolavoro.
    Un film lacerante, che ti entra dentro. Forse il più umano tra tutti i film di Haneke che ho visto.
    Bellissimo.

    Ne approfitto per consigliarti un bellissimo fumetto che condivide alcune tematiche con Amour: Rughe di Paco Roca. Uno dei miei fumetti preferiti, un piccolo capolavoro :)

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    1. Addirittura la migliore?
      Sai che non la ricordavo per niente?
      Quando ti ho letto mi sono chiesto chissà mai che avrò scritto.
      Poi rileggendomi ho capito perchè non mi ricordavo nulla.
      Ed è perchè ho scritto tipo on trance appena finito il film.

      Se un giorno inizierò a leggere fumetti credo proprio che il maestro debba essere tu

      (già il titolo dice tanto)

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  14. Qualche anno fa studiando Heidegger lessi il suo concetto di essere-per-la-morte, in breve significa avere la piena e costante consapevolezza che la morte è la fine di tutto.
    Se un uomo ha chiara questa concezione non può che essere angosciato dal suo destino e proprio per questo vivrà compiendo scelte nella consapevolezza che esse sono un numero finito e spesso non reversibili; nella prospettiva di una vita eterna ogni scelta può essere reversibile e non esiste un tempo perso in una scelta sbagliata.

    Da qui l'uomo ha cercato rifugio nella religione, ovvero nel costruirsi l'illusione di un tempo infinito che lo salvi dall'angoscia della vita, conducendolo però dentro un'esistenza inautentica.

    Essere-per-la-morte anche se ha un nome poco accattivante ha una valenza molto positiva perché conduce a scelte autentiche e con esse ad una vita autentica.


    Quando venni a conoscenza di questo pensiero ne rimasi molto affascinato e soprattutto grato che questa persona mi avesse dischiuso in modo così palese uno dei segreti per condurre al meglio la propria vita, credevo di poter davvero elevarmi al di sopra di molte persone e delle loro vite inautentiche ed inconsapevoli.

    Mi ero illuso, ma mai come oggi, dopo aver visto questo film, me ne ero reso conto.

    Georges nel momento più debole della sua vita si è rivelato un uomo con una forza incredibile.
    All'inizio davanti alla possibilità di trovarsi un ladro dentro casa la moglie dice "Morirei di paura" e lui "anch'io"; o mentiva o durante il film ha raccolto più coraggio che in tutta un'intera vita.

    E proprio la forza di Georges mi ha fatto capire che anche se ho letto un libro sull'esistenza autentica, non posso immaginare la fatica e la difficoltà che si prova per raggiungerla, il desiderio di appellarsi ad un Dio che risolverebbe ogni cosa in un prossimo futuro, la continua voglia di fuggire da quest'angoscia che mi mostra un'intera vita sgretolarsi letteralmente pezzo dopo pezzo, da una semi paralisi alla totale mancanza di gesti parole e pensieri.

    Questo film mi ha angosciato e la voglia di chiedere aiuto dentro di me era fortissima, Georges non lo fa, Haneke lo ha chiuso dentro questa casa con una figlia che non comprende la necessità della morte, che si è arresa come me all'angoscia, "vuoi portare la mamma a casa tua?? vuoi spedirla in una casa di cura? è questo che vuoi?"
    Vuole solo chiedere aiuto ad altri, perché da sola non può sopportare l'angoscia della lenta morte di sua mamma, non arrabbiarti Georges, non tutti possono essere o saranno mai forti come te.

    E poi la tua ultima scelta Georges, una scelta autentica, impossibile per chi come me è troppo spaventato dalla morte per essere in grado di accettarla.


    E nella progressiva perdita del tuo amore non ti sei mai concesso una sola lacrima Georges, le hai volute lasciare tutte a noi spettatori.
    Da un cuore straziato
    grazie
    e grazie anche a te Giuseppe,
    bellissima recensione, credo che tu abbia colto ed esaltato la quotidianità racchiusa nel film, quei piccoli gesti insignificanti che però vengono fatti talmente tanto spesso che in realtà dentro essi si cela buona parte di tutto il nostro tempo, ed allora amarli e farli con passione significherebbe forse riempire di amore la nostra stessa vita.

    "Ma anche ogni nuovo inizio parte sempre da una fine.
    E questo nuovo inizio ha anch'esso il rumore dell'acqua del rubinetto che scorre.
    E in cui tu lavi i piatti."

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    1. mi hai fatto venire la pelle d'oca

      uno dei commenti più belli letti qua dentro

      un privilegio, per me, averlo letto

      grazie Filo

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