19.3.16

Al Cinema (13): recensione "Ave Cesare"



Un film potenzialmente formidabile che, per costruzione, ahimè, alla fine non lo è.
Come se la somma delle parti non corrisponda al totale delle stesse.
Ma sempre di grande cinema, sempre di Coen, stiamo parlando.

Buffo che dopo i fratelli da rosetta alla mortazza Manetti mi ritrovi, praticamente per caso, a vedere il giorno dopo l'ultimo film dei fratelli cinematografici più famosi del pianeta, quei geniacci dei Coen.
Anche perchè ormai i Wachowski (oh, lo scrivo a memoria il cognome, io non riesco a controllar niente quando parto) fratelli non son più, ma sorelle.
Beh, passare da essere fratelli, poi fratello e sorella e infine sorelle è qualcosa di straordinario, altro che Matrix.
Ma torniamo ai Coen, che loro il grande, grandissimo cinema, lo sanno fare. E da decenni ormai.
Ave Cesare è il raro esempio di  un film che sfida qualsiasi legge matematica.
Una sequela di scene deliziose, alcune irresistibili, che non porta ad un film altrettanto delizioso ed irresistibile.
Come se la somma delle singole parti non rappresenti il totale delle stesse.

Il problema non è tanto nell'eccessivo numero di "inserti" all'interno della storia principale, no.
Un film, vedi La grande bellezza, può anche essere costituito da soli inserti e avere un'omogeneità pazzesca (penso anche al Piccione).


Il problema sta, appunto, in questa mancanza di omogeneità, in questo continuo andare verticali ed orizzontali che, non solo crea notevoli problemi di ritmo, ma rende le parti verticali (gli inserti, quelli che non portano avanti la storia) quasi insensate.
E qui abbiamo il secondo paradosso del film.
Perchè è proprio in questi inserti che spezzano il ritmo e si legano malissimo al resto che abbiamo le scene migliori.
Alcune, francamente, formidabili.
Mi riferisco in special modo alla deliziosa scena tra l'attore cane Hobie Doyle e il regista interpretato da Fiennes. Veramente perfetta, spassosissima e benissimo costruita. (ricorda molto il "dove vivevate" di Tortora, grande e storico sketch italiano).
O al travolgente tip tap di Tatum, ex attore da commedie testosteroniche che in pochi anni, con tutta la fatica che tale affrancamento comporta, si è dimostrato attore potenzialmente formidabile e sempre più poliedrico.
Ma anche la coreografia acquatica è roba da cinema alto.
Ecco, Ave Cesare funziona alla grande ogni volta che racconta e ricostruisce i set.
Ogni set un genere.
Il noir, il peplum, il musical, l'acquatico, il western, il biblico.
Una goduria per gli amanti sia della macchina cinema che del cinema tout court.


Non che qualcuno avesse mai avuto dubbi sulla straordinaria competenza e passione che i Coen avessero per il loro mestiere ma, insomma, questo ne è il film manifesto.
Ripenso adesso alla seconda confessione di Brolin col prete.
Quel suo dubbio "carrieristico" tra il cinema e il management d'aviazione.
Ecco, quel suo finale decidersi, senza alcun dubbio, per il cinema, quella sensazione improvvisa, quasi una folgorazione, di capire che malgrado tutti i pasticci, i problemi, le montagne russe, i compromessi e gli imprevisti che quel circo gli creava, il cinema era la cosa giusta per lui, ecco, mi sembra un atto d'amore, una dichiarazione degli stessi registi.
E, attenzione, non è atto d'amore verso il cinema, ma soprattutto verso la macchina cinema, che è cosa collegata al primo ma affatto scontata, appunto, da collegare.
Ave Cesare ricostruisce alla grande (sia in senso scenografico che di dinamiche) la Hollywood degli anni 50 e lo fa attraverso i problemi, continui, infiniti, di diversissima natura, che deve affrontare il "fixer" Eddie Mannix, interpretato da Josh Brolin, ormai da anni, tecnicamente, uno dei migliori attori del pianeta.
Anche se in mezzo a Fiennes, Clooney (sempre piacione eh, è inevitabile), Johansson, Swinton e compagnia bella mi piace sottolineare la prova dell'a me sconosciuto Ehrenreich nei panni dell'attore cane re del western e incapace di far altro. Personaggio, tra l'altro, più interessante del film, capace anche di intuizioni geniali (sospettare le comparse, il seguire Tatum) e abilissimo nel suo genere.


Ma in mezzo a tutte queste grandi scene, in mezzo a quest'atmosfera di ricostruzione praticamente perfetta, ecco che abbiamo tante magagne.
La storia principale è debolissima, così debole che forse la si poteva anche togliere a quel punto preferendo una sceneggiatura pazza senza tante basi d'appoggio.
Alcune storie laterali, come quella della Johansson, sono così inutili, scollegate e poco interessanti da rimanerne sbalorditi.
Questo sembra il film manifesto del McGuffin.
Non penso solo alla valigetta, a ben pensarci inutile ai fini della trama (forse proprio per questo viene fatta inabissare) ma a vere e proprie vicende che paiono importanti, smuovono la narrazione, ma alla fine si rivelano o inutili, o false piste, o non completate.
Volutamente?
E come potevano poi i Coen non metter dentro le loro riflessioni religiose e politiche?
Ecco, la tavolata di eminenze religiose alla fine sembra funzionare più per ritmo che per scrittura e tutte le vicende dei comunisti paiono a brevissimi tratti formidabili (ad esempio è ottima l'idea di associarli agli sceneggiatori) ma, in generale, sono veramente tirate per le lunghe e troppo, troppo simili una all'altra.
Arrivando poi alla scena dell'acqua e del sottomarino, quasi biblica, visivamente da ohcazzo, ma alla fine talmente esagerata e senza senso che sembra ancora più degli altri un pezzo staccato da un altro puzzle e messo in questo.
Per non parlare della voice off, a mio parere un inutile espediente, in questo caso, di metacinema.
Eh, peccato, perchè questo era un soggetto formidabile, perchè gli attori, le scene, le suggestioni c'erano tutte.
Per non parlare della scrittura dei dialoghi, sempre di altissimo livello (c'è quasi sempre un ricorso ad un linguaggio "alto" di grandissima presa per me).
I Coen sono i Coen, gente che viaggia col marchio in saccoccia, uno stile, una poetica, un fagotto di tematiche sempre sulle spalle.
Forse stavolta avrebbero dovuto divertirsi di meno, non sbracarsi in un soggetto che era un invito allo sbraco troppo allettante.
Forse sto puzzle dovevano curarlo di più.
Avremmo avuto un film magnifico

(voto 7.5)

45 commenti:

  1. L'asticella Coen è sempre elevata, anche se sarebbe ora di sfornare un nuovo cult: ci hanno abituato troppo bene!
    In effetti voice off abbastanza fastidiosa, come il doppiaggio (pessimo) di alcuni personaggi, tipo l'attore cane re del western. Sono sicuro che in originale è un'altra cosa.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' vero, da loro ormai ci aspettiamo capolavori, i bei film quasi ci deludono ;)

      mamma mia, credo che quelle scene sull'attore cane in originale erano perfette. Doppiaggio pessimo da noi. E comunque funzionano alla grande, pensa te.
      Pedicini (il doppiatore di Fiennes) invece io lo adoro

      Elimina
  2. Ne parlavo con un amico (Mauro) qualche giorno fa, che mi faceva notare la raffinatezza dell'emblematica scena in cui il personaggio di Clooney, recitando il monologo finale, si interrompe proprio prima di quella parolina così antinichilista: fede.
    Comunque sono d'accordo in tutto e per tutto con te, ho avuto la stessa sensazione di disarmonia, ma non riuscivo a definire il perché. Tu lo hai spiegato benissimo. ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ma che bella cosa che ha notato.
      Io ho trovato la scena spassosissima ma non una da rifletterci. Eccome invece...

      Io invece, ma credo un pò tutti, avevo notato la coincidenza che anche questo film, come Tarantino, partisse da un crocifisso.
      Ma poi me so scordato de mettelo ;)

      ahah, grazie

      Elimina
    2. Pure io l'avevo notata la cosa del crocifisso, ma pure un'altra cosa, che ho pensato "E' proprio alla Tarantino", però poi mi so' dimenticata quale fosse. E va be' pazienza, l'età :D

      Elimina
    3. Questo tuo riferimento all'età è deliziosamente stronzo

      anzi, volevo provare a capire e pensare quale poteva esse sta cosa ma per vendette e acrimonia rinuncio ;)

      Elimina
    4. Ahahah ma va che io mi riferivo anche a me stessa :)

      Elimina
  3. Concordo anche io: è un film patchwork, ma talvolta la coperta è davvero troppo corta.
    Per il resto non ho patito il problema del doppiaggio essendo riuscita a vederlo in versione originale.
    Poi grande Josh Brolin una conferma oramai e grandissima sorpresa Channing Tatum, ottimo.
    Hai mai visto la serie Boris? La gag tra l'attore e il regista per l'intonazione e l'intenzione della battuta è assai simile (soprattutto nel l'escamotage risolutivo finale) ad un episodio della serie tra il regista (Pannofino) e l'attrice "cagna maledetta".

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Eheh, la frecciatina di Elena sul doppiaggio non manca mai, ahaha

      Beh,m dopo aver visto Tatum in Foxcatcher per me è uno di quegli attori con cui vado sul sicuro. Sì, con un solo film lo dico, si vede da lontano.
      Sorprendente

      ahaha, mai vista Boris ma, ecco, quella sarebbe una serie tremendamente nelle mie corde

      ma come dicevo in rece a me ha ricordato motlissimo (e prima di Boris fu fatto) una fantastica gag di Tortora

      https://www.youtube.com/watch?v=-dU0WhpDSdQ

      dovrebbero esse 5 parti

      Elimina
  4. Sono d'accordo, film faticoso (fatica al quadrato per me visto che l'ho visto cinque giorni fa), di difficile interpretazione. Credo che possa essere pensato come un buon esperimento di metacinema. Il cinema che vuole raccontare il farsi del cinema per certi versi apparentabile (anche per le difficoltà di comprensione) con il potente inland empire di Lynch . Si installa come quello sul vero paradosso del cinema, esso può raccontare il passato e non può mai essere evento immediato di ciò che avviene in scena. Ogni ribellione, ogni svolta dalla strada maestra, ogni meccanismo che non combacia con le grandi ruote dell'industria viene ingurgitata, masticata e vomitata. In fondo i Coen, anche se svelano tutto l'apparato ideologico e strumentale che c'è dietro ogni quinta, fatalmente sembrano anche rivelare che non si può uscire dalla narrazione. Ogni storia diventa ineludibilmente cinema, ogni storia è sempre girata prima. Mai veramente nulla può accadere al cinema.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io rispondo ai commenti e mi appari te in contemporanea...

      oh, sei tornato ai commenti de una volta, quelli per eletti?

      ahaha

      ti prego, spiegamelo meglio

      intendi che il film è come se parlasse di una sceneggiatura di ferro già prestabilita? ma in che senso, mi puoi fare degli esempi?

      Elimina
    2. Stavo parlando degli incidenti che deviano la storia ma al contempo la scrivono. Il rapimento di un attore o la maledizione di una scenografia (per inland empire). Sembra cioè che degli accidenti possano rompere quel senso di predeterminazione che c'è nel cinema, ma alla fine per quanto possano aggiungere, non ci riescono. Non si può dare alcun evento tutto è sempre predeterminato.

      Elimina
    3. sei troppo avanti

      e ora forse ho capito

      ma è un discorso complesso perchè tropo metacinematogeafico, difficile capire quando parli di cinema, quando parli di cinema nel cinema, di film o di film nel film

      ne parleremo a voce

      Elimina
  5. Come per inland empire è come se ci fossero forze potenti che complottano per far sì che una storia finisca in una certa maniera. Come se ci fosse un destino che debba compiersi, un film che debba realizzarsi con ogni mezzo. All'opposto mi viene in mente Cassevetes (grazie Chiara) e i suoi personaggi senza destino, arbitrari, passionali e istintivi che combinano ogni storia nell'immediato dei loro incontri.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Eh, ma questa faccenda dell'ineluttabilità che non riesco a focalizzare del tutto su Ave Cesare.
      Ma l'hai spiegato benissimo già in 3 commenti, è solo io che ci devo riflettere meglio e farmi scattare il click al cervello

      di elementi me ne hai dati anche troppi ;)

      Elimina
    2. per ineluttabilità intendo il film che deve essere completato ad ogni costo e contro ogni complotto comunista. Sono le major, le case di produzione, l'industria stessa del cinema, o forse gli stessi valori di Hollywood a volerlo finito quel film. E forse l'adesione ai valori hollywoodiani anche se si percepisce la loro illusorietà e falsità è probabilmente la stessa dei fratelli Coen, che rimangono affascinati dallo stesso mondo che smontano e criticano.

      Elimina
    3. Ah, quindi la questione era molto più pragmatica e semplice di quello che pensavo, io stavo cercando di leggerla solo in senso metaforico.
      Sicuamente nella confessione di Brolin c'è anche la voce dei Coen.
      Qualsiasi siano le regole di questo mondo, qualsiasi siano i problemi e i compromessi, qualsiasi sia lo sforzo che pretende fare cinema per loro è "giusto", è quello che devono fare

      Elimina
    4. Misà, forse, ho capito quello che vuoi dire. E' vero, Hollywood ha la febbre della narrazione, il panico dei tempi morti, l'allergia alle divagazioni e alle deviazioni. E sì, Cassavetes da regista ha combattuto contro tutto questo. Da spettatore ha amato molti registi hollywoodiani, Frank Capra, Michael Curtiz, John Huston, proprio per il loro potere di arrivare alla gente. Come dice con rassegnazione il personaggio di un suo film, dopo aver visto "Casablanca":

      "Il cinema è una cospirazione, lo penso sul serio"

      Ho pensato molto a Cassavetes anche io, quale contraltare, guardando il film dei Coen.




      Elimina
    5. Sì ma è qualcosa che sorpassa la storia stessa, stanno parlando profondamente di loro stessi, del fatto che non possono uscire da quel mondo anche se ne hanno compreso le fondamenta fragili e marcescenti.

      Elimina
    6. Sì Chiara detta in termini semplici è la narrazione che si fa a spese dei personaggi, che li limita, che li situa in uno spazio tempo e non li fa esplodere e schizzare come vorrebbero (come le passeggiate schizoidi di Mabel per esempio). E sopra le loro teste si aggira anche questo apparato ideologico Hollywoodiano che blocca al cubo registi e personaggi.

      Elimina
    7. Tra l'altro tra tutte le cose che ancora una volta per fretta mi sono dimenticato di mettere in rece ce n'è una che credo fosse una buona intuizione.
      Eppure sul blocchetto l'ho messa

      ecco, credo che questo sia un film, se ce n'è uno, sul McGuffin. E non penso solo alla valigetta che, alla fine, se ci pensate, a nulla serve, ma ci sono vere e proprie vicende che paiono dei grandissimi McGuffin, forse non voluti

      di solito ci si riferisce a degli oggetti, secondo me qui ci sono vere e proprie vicende laterali che hanno quella funzione

      forse lo aggiungo, per quel che serve

      Elimina
    8. Caspita ottima intuizione, hai fatto bene ad aggiungerla.
      Comunque Giuseppe, era la valigetta la cosa! La valigetta, espediente disperdente anche in Pulp Fiction. Vedi, ti volevi vendicà, e invece ti devo ringraziare. :)

      Elimina
    9. CIoè, sta cosa è assurda...

      La mia aggiunta era la risposta alla tua dimenticanza

      il mcguffin di pulp fiction, cazzo sì

      karma

      Elimina
    10. Che poi, se vogliamo, sta cosa del mcguffin c'entra moltissimo anche col discorso serio de rocco se vogliamo

      anzi, pare una pista inconckudente e solo strumentale anche tutta l'intera vicenda de Clooney a ben vedere. Però, ecco, quanto tutto è voluto, quanto invece è brutta scrittura?

      riguardo l'età dicevo che appunto, se te lamenti te a 25 anni io che c... dovrei dì?

      abbi rispetto
      via, su ave ave(mo) detto tutto

      Elimina
    11. Sìsì t'ho letto anche di là, calza a pennello. Ecco un esempio di film che all'uscita dal cinema non c'avevo capito molto, e parlandone mi si sta risvolgendo davanti. Bellissimo.

      Sull'età: ha ragione signore, mi scusi.

      Ave :)

      Elimina
  6. Mi sono informato sui mcguffin che pensavo fosse una marca di merendine. Credo sia collegato al discorso che avevo fatto, ma rinuncio ad aggiungere altro. Ave anche per me.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ma guarda che sono delle merendine

      stai là una settimana con quella confezioni, te la porti dapertutto e poi quando la apri è vuota

      aaaaaaaaveeeeeeeee
      aaaaaaaaaaaveeeeeeeeee
      aaaaaaaaaaaveeeeemoooo

      faaaaaameeeeeeee

      (parodia da taverna umbra dell'ave maria cantata solitamente nelle processioni. Autore sconosciuto)

      Elimina
  7. http://www.filmtv.it/film/74282/ave-cesare/recensioni/855528/?anteprima=1458649137#rfr:none

    RispondiElimina
  8. La recensione è un po' pomposetta e autocompiaciuta, ma:
    1. è una dichiarazione d'amore per i Coen
    2. spiega, in controtendenza rispetto alla masnada dei commentatori precedenti, che il film NON è disorganico.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Bentornato Omero ;)

      rece perfetta, come le altre due che mi facesti leggere

      in realtà anche te scrivi che il film è assolutamente "disorganico", "incoerente" e "sconclusionato" ma, a differenza di tanti, anche me compreso, dici poi, scoprendolo solo dopo un'attenta riflessione, che quel caos non è il mezzo ma il fine di tutto.
      E ci sta, eccome.
      Resta un film disorganico ed incoerente però, poi come lo spettatore percepisca sta cosa è a discrezione.
      In ogni caso rece molto completa, molto esaustiva (ad esempio nel riepilogo che fai di tutte le cose da tener sotto controllo di Mannix), molto competente e molto "coeniana", per tutti i riferimenti che fai.
      Che buffo che alla fine il voto sia così simile però

      ciao!

      Elimina
  9. Mi è successa una cosa strana ...
    leggendo la tua rece, di cui tra l'altro sapevo già qualche cosa da fb , anzichè abbassare la mia valutazione iniziale di un pelo superiore alla tua (8) sto pensando di portarla a 9 ahahah....poi torno con più calma e ti spiego ...ora sto impazzendo con la connessione ... mi pare di avere a che fare con un piccione viaggiatore ...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vedi, so talmente bono e caro che anche quando trovo qualche difetto ho l'effetto (scioglilingua) de migliorà i giudizi altrui, anche quando erano già più alti del mio.
      Un paradosso che mi racconterai

      Elimina
  10. .,..allora provo a spiegarmi...
    leggendo la tua rece ho trovato , paradossalmente , il modo di soffermarmi sulle qualità del film e meno sui difetti perchè tu hai fatto si che rivedessi nell mente le varie scene e poco alla volta mi sono resa conto che in questo film è sicuramente il caos a farla da padrone ( come dice giustamente @omero) ma non tanto o solo per il fatto che normalmente nel caos viviamo am pure perchè nel rappresentarci il dietro le quinte di un mondo così variegato e complesso come la macchina cinema , il caos appare ancora più evidente ...
    Mannix deve barcamenarsi tra finanziatori , registi , attori , scenografi , giornalisti e quanat'altro , dividendosi tra un capriccio ed un reale problema logistico mentre a noi spettatori , normalmente , arriva il lavoro finito e solo saltuariamente qualche notixzia sui retroscena , grazie ai giornalisti , appunto ...che a loro volta rielaborano a modo loro ogni comunicato ....tutto ciò è puro caos visto nell'insieme ...
    di fatto la storia segue ogni vicissitudine con logica e niente resta in sospeso...o ...come dici tu disorganico ed incoerente ...semplicemente caotico...
    certo in confronto alla maggiorparte dei loro film in questo caso i Coen non mettono conto nessun colpo di scena e bene o male i personaggi sono qusi " anonimi " , ma alla fine è semplicemente un atto d'amore verso il cinema e tutto ciò che 'sta dietro al lavoro finale ( sul parallelo tra la figura di Mannix ed i coen stessi io credo non ci sia da discutere ...i loro dubbi e quella decisione finale dice tutto e noi spettatori ringraziamo ...)
    resta poi il fatto che questa "storiella " apparentemente leggera ci è stata raccontata tramite attori strepitosi ed altri sconosciuti ma diretti in modo eccezionale ( come sanno tirare fuori il meglio loro pochi altri -..) , inserendo comunuqe conme loro solito una buona dose di ironia tagliente , ecco fatto ...forse riesco ad arrivare ad un 8 e mezzo 9 ...
    scusa errori vari ...contninuo ad avere problemi di connessione e alla fine mi rompo le balle di aspettare e tornare a correggere ...spero di risolvere ...è uno strazio

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ecco, questa sembra una cosa banale del film (banale nel senso di molto evidente) e invece credo tu abbia toccato la corda giusta per evidenziarla al meglio

      "Mannix deve barcamenarsi tra finanziatori , registi , attori , scenografi , giornalisti e quant'altro , dividendosi tra un capriccio ed un reale problema logistico mentre a noi spettatori , normalmente , arriva il lavoro finito e solo saltuariamente qualche notixzia sui retroscena , grazie ai giornalisti , appunto ...che a loro volta rielaborano a modo loro ogni comunicato ....tutto ciò è puro caos visto nell'insieme ..."

      credo questo sia il punto focale e più interessante del metacinema che c'è dentro questo film.
      Perchè hai ragione, il dietro le quinte è quel caos, a noi arriva il lavoro pulito, messo in fila, ordinato, tagliato e montato, non la vita che c'è dietro.
      E forse Ave Cesare è un film finito e ripulito (perchè, insomma, sempre film rimane) che però parla solo di queste cose che ci sono alle spalle, del caos, dei movimenti, di tutto quello che accompagna la realizzazione di un film.
      Un film che parla del caos che c'è dietro cercando di mantenere lo stesso caos anche dentro "sè stesso".
      Insomma, del dietro le quinte si poteva parlare anche in maniera ordinata, non dico documentaristica, ma ordinata.
      Quindi in questo senso il film nel film non è solo contenutistico (nel senso che si parla dei film dentro il film stesso) ma anche stilistico.
      Non so come spiegarmi.

      Sì, rimane un film pazzo alla coen ma che più che ai personaggi e allo script deve la sua pazzia alla narrazione, all'assemblaggio.

      Io, però, pur dandoti ragione su tutto, continuo a parlare di film disarmonico perchè così l'ho percepito io. Insomma, i passaggi bruschi li "sentivo", avevo cali di ritmo. E invece pur con questa costruzione si avrebbe potuto trovare un'armonia migliore, un tutt'uno fatto di pezzi staccati.
      Ma, ripeto, son percezioni personali.

      su attori e ironia manco a discuterne ;)

      Elimina
    2. ..giusto ...chiaro ....
      se normalmente la visione di un film va di pari passo con la percezione personale , competenze tecniche e "coscienziosa obiettività".... , in un film del genere prevale su tutto ....ed il caos è difficile da gestire ...

      Elimina
    3. Il caos può essere percepito come caos o come bellezza del disordine.
      Di solito io vado per la seconda, specie in casa mia.
      Ma qua ho provato più la sensazione "negativa" che quella positiva.
      In un film, intendiamoci, che m'è piaciuto molto

      Elimina
  11. Visto l'altro giorno, ne parlerò a breve.
    Sì, è un film che ha mille problemi e li condivido tutti, ma stranamente sono rimasto con gli occhi incollati sullo schermo per tutto il tempo. Pur coi suoi innumerevoli difetti, l'ho amato.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ah, ma con i Coen si rimane sempre là, affascinati. Sono veri e proprio fenomeni del cinema e qui, pur sbagliando qualcosa (molto), lo dimostrano per l'ennesima volta.
      Ti dirò, non so quanto mi è piaciuto ma se mi passasse davanti lo rivedrei più volte

      salvata la pagina della tua rece

      Elimina
  12. Ecco, questo è una bomba di film

    Ci ho visto tanto Fargo (rapina)

    Tanto non è un paese per vecchi (texano)

    Incantesimo : bellissimo film degli anni 30 (quello con Cary Grant)

    Il grande sonno ( scena con la donna delle foto all' inizio)

    Un americano a Parigi e cantando sotto la pioggia (musical)

    Rapina a mano armata (di Kubrick con la scena dei soldi e del cane)

    Fratello dove sei (logico)

    Barry Lyndon e spartacus (di Kubrick)

    Ben hur (logico)

    E tanta originalità e costruzione perfetta in ogni personaggio, con una storia complessa ma grandiosa

    È un film che su imdb ha 6,6 , ma dovrebbe essere sulla top 250

    Per me è un 9,5

    I Coen hanno puntato alla costruzione dell' AFI 100 e ci sono riusciti in un film moderno, simpatico e rivoluzionario

    A presto

    Giacomo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Apperbacco!!!!

      beh, complimenti! non so se hai visto tutti quei grandi classici che citi ma, insomma, se lo hai fatto a 16 anni sei avanti tipo di 15...

      voto incredibiel, ma si vede che c'hai visto dentro tutto l'amore per il cinema che, in effetti, il film ha

      e che te hai ben esplicitato con tutti questi riferimenti

      Elimina
    2. Beh per arrivare a spiegarti come mi sono addentrato alla mia "carriera" di telespettatore ti devo spiegare che :
      1 ho iniziato a 12 anni quando nella mia città hanno fatto un cineforum su Hitchcock e da li mi sono innamorato del cinema (quindi ho vissuto quasi tutto Hitchcock)

      2 per motivi vari ho smesso per circa un annetto, ma dopo la mia pausa (che comunque una volta al mese mi guardavo un film con la mia famiglia) ho ripreso con i Cohen,Allen,Eastwood ,(il mio preferito) Wilder e Tarantino

      3 da li mi sono detto:" questo è il mio campo"

      4 allora da circa 2/3 anni a sta parte mi sono visto un sacco di film:

      a)ho iniziato (come lista) a seguire gli AFI 100 (quindi quasi tutti i grandi classici (tranne star wors, il gladiatore, il signore degli anelli,west wide story,indiana jones, braveheart balla coi lupi(a proposito dovrei vederli?)))

      b) il grande imdb (soprattutto i top 250 e i film con voto sopra( circa) il 7

      Ecco così è la mia storia

      P.S.:i film degli anni sessanta in giù non li batte nessuno, per questo conosco pochi film "moderni", ma tanti vecchi

      Se hai domande sul mio piccolo "passato" chiedi pure

      Sono un libro aperto

      A presto

      Giacomo

      Elimina
    3. Beh, ma questo sembra il curriculum e il percorso di un 40enne, non di un 16enne...
      Ho due cose molto constratanti da dire. La prima sono complimenti vivissimi per questa incredibile passione ad un'età così giovane. La seconda invece sarebbe un avvertimento che, è logico, non potrai seguire. Ed è quello di rallentare un pò, centellinare, dare più spazio ad altre cose. Perchè altrimenti un giorno, senza nemmeno accorgertene, ti troverai in overdose di cinema e film e avrai un rifiuto così grande che smetterai anche di vederli. Capita quasi sempre.

      Tutti i film che citi sono bene o male film per appassionati di vari generi, di film trasversalmente capolavori non ne vedo. Se non ami fantascienza, epico, musical e fantasy difficilmente potrai amarli.
      Ecco, l'unico film "normale" è Balla coi lupi.
      Per il resto non chiedo niente, tanto nei commenti le cose vengono sempre più fuori da sole

      sono i film a parlare

      Elimina
    4. Si, un periodo mi è capitato di non interessarmi più di film (questa estate dove ne no visti moltissimi (essendo a casa da scuola)) pero in un modo o nell'altro ho continuato.....

      A me piacciono di più i film "normali" e non horror, fantasy , super eroi, sci-fi e saghe varie ed è per questo che ho visto moltissimi film-capolavori per questo motivo mi sono appassionato al cinema

      Ho paura , come dici tu, di fare overdose, ma terrò duro.....

      ....anche perché ho rotto il ghiaccio dopo 2 anni (soprattutto per un consiglio di mio papà)

      Elimina
    5. Mi piace molto questo commento, molto maturo e "consapevole".
      Sì sì, avevo capito molto bene che non eri appassionato di genere. E sti cazzi, non muore nessuno. Anche io ne vedo pochissimi del resto. Quello che vorrai vedere vedrai

      Elimina

due cose

1 puoi dire quello che vuoi, anche offendere

2 metti la spunta qui sotto su "inviami notifiche", almeno non stai a controllare ogni volta se ci sono state risposte

3 ciao