27.3.16

Al Cinema (15): recensione "Il Condominio dei cuori infranti" (Asphalte)



Un film tenero, dolcissimo e a suo modo originale che viene dalla Francia.
Tre rapporti improbabili.
Sei solitudini che provano, almeno per pochi giorni, a non esser più tali.

Chi mi conosce sa benissimo come io adori i rapporti improbabili.
Io posso dare confidenza ad un bambino di 8 anni e ad un vecchio di 80.
La videoteca -e se avete letto i miei racconti lo sapete già - esaltò questa mia caratteristica di poter diventare amico, o comunque non sentirmi a disagio, con chiunque mi si presentasse davanti.
Giocavo a pallone coi bambini sul piazzale e poi facevo amicizia con gente strana all'interno del negozio.
Ecco, c'è solo una categoria di persone con la quale non riesco proprio a socializzare, gli snob.
I vanesi, gli egocentrici, i supponenti, chiamateli come volete, ma io li metto, per far prima, tutti sotto la categoria di snob.

Ecco, però con tutte le altre categorie io so instaurare rapporti in 3 minuti, a costo di fare figuracce.
E di amicizie improbabili racconta questo delizioso Asphalte (ecco, per una volta il titolo italiano sembrava bello e poetico, se non fosse che è sbagliato), quasi minuscolo film francese che poi, almeno a cast, tanto minuscolo non lo è del tutto vista la presenza, tra gli altri, della Huppert e di Michal Pitt (che torna in Francia dopo The Dreamers quindi, sempre che in mezzo non ce ne siano degli altri).
Siamo in condominio abbastanza sgarruppato, sporco, cadente e popolato da una fauna umana abbastanza deprimente.


L'incipit, ottimo, ci mostra tutti i condomini, ma poi la storia si focalizzerà soltanto su alcuni.
Sterkowitz (cognome che in italiano è tutto un programma) è un grasso, sempliciotto e metodico uomo che abita al primo piano, e che per questo motivo rifiuterà, unico tra tutti, di pagare la nuova ascensore.
Sì, però poi perderà quasi l'uso della gambe pedalando per 24 ore su una cyclette. E con la sedia a rotelle l'ascensore, a lui vietata per i motivi di cui sopra, servirebbe, eccome.
Poi c'è Jeanne Meyer (la Huppert), un'ex attrice molto famosa all'epoca ma ormai tristemente sola, talmente sola e senza un perchè che la sua casa è un ammasso di scatoloni da trasloco ancora da aprire.
Davanti a lei abita Charly, un adolescente salutista che pare allergico alle emozioni.
E poi c'è Madame Hamida, una vecchia signora marocchina con un figlio in carcere.
Tutti personaggi molto ben caratterizzati, interessanti, eterogenei.
In qualche modo tutte le loro esistenze subiranno uno scossone.
E quello scossone sono quei rapporti improbabili di cui parlavo all'inizio.
L'ex attrice e l'adolescente si incontreranno più volte.
Tra loro nascerà uno stranissimo rapporto di dolce dipendenza, mai morboso, mai sbagliato.
Lui è un ragazzo che sembra saper tutto della vita, così sicuro di sè che pare essere lui quello più maturo tra i due, quello capace di dar consigli. Lei probabilmente vede in questo ragazzo un inno alla bellezza della gioventù. Ne nascerà un rapporto tenero (come tutti gli altri) ma anche difficile e contrastato.


Sterkowitz si ritroverà costretto ad uscire solo di notte (per via dell'ascensore, per non essere visto mentre la usa) e quindi impossibilitato a fare spesa. Mangia dal distributore automatico di un ospedale. E nelle pause di lavoro notturne di lei stringerà un rapporto con un'infermiera. Questo rapporto è forse come intensità il più debole tra tutti ma porterà a parecchie risate, specie per come Sterkowitz tenterà in tutti i modi di portare avanti la bugia riguardo il suo lavoro da fotografo (vederlo fotografare cieli e documentari alla tv è una grande trovata).
Ma quello che esalta il film è il terzo rapporto, che definire improbabile è un eufemismo.
Un astronauta americano atterra per sbaglio sul tetto del condominio (scena fantastica).
Si ritroverà poi nell'appartamento di Madame Hamida.
Un astronauta americano e un'immigrata marocchina, meraviglioso.
Lui parla solo inglese, lei solo francese.
Ma Beautiful (magnifica sequenza), il cous cous e, soprattutto, l'enorme cuore della donna (che attrice...) rappresenano un linguaggio universale.
Il film è un continuo montaggio tra le tre vicende.
Quella impacciata e comica  di Sterkowitz e dell'infermiera; quella molto interessante e profonda tra l'attrice e il ragazzo (sicuramente quella più seria e con meno gag) e quella incredibile ma allo stesso tempo così naturale tra la marocchina e l'astronauta.
Asphalte racconta tante solitudini che almeno per un breve tempo hanno l'illusione di non esser più tali.
Tutti e 6 i personaggi sono soli, alcuni per scelta, altri per disgrazie (il figlio in carcere), altri per lavoro (l'astronauta - a proposito, interessantissimo il contrasto spazio infinito-condominio), altri per motivi non meglio specificati (il ragazzo), altri ancora per incapacità di instaurare rapporti.
L'attrice ritroverà nel ragazzo non solo una specie di figlio, ma anche una nuova speranza di vita, nuovi stimoli.
I due dell'ospedale cominceranno a non poter più fare a meno uno dell'altro.
E Hamida in soli 3 giorni è come se avesse dentro casa un nuovo figlio (trovo che questo rapporto sia straordinario).


Asphalte ci parla di quegli improvvisi slanci di umanità che la vita ci offre.
Lo fa in maniera divertente, mai pesante, mai retorica.
C'è tanto amore in questi personaggi, tante cose belle e tanta voglia di manifestarle.
E' come se ci trovassimo davanti a un Roy Andersson a cui qualcuno ha "acceso" la voglia di far vivere i propri personaggi.
Il brano di colonna sonora è bellissimo e porta a due scene emotivamente coinvolgenti, ma sempre in un'atmosfera di leggerezza unica.
Ed è buffo come in due vicende su tre il momento di maggiore vicinanza tra le "coppie" avvenga attraverso un mezzo "cinematografico", la telecamera del provino in una, la macchina fotografica che non fa foto nel finale dell'altra.
Ironia, tenerezza, originalità.
E brevissimi slanci di poesia.
Come quell'ultima inquadratura che svela, finalmente, cos'era quel rumore che tutti sentivano.
Un astronauta se ne torna negli Usa.
E quel tupperware di cous cous che riporta indietro ha dei condimenti che non si dimenticherà mai.
Sono l'affetto, l'amore e la dolcezza di una donna straordinaria.

36 commenti:

  1. E' vero Giuse per quanto semplice è incredibile non averci pensato se non dopo averti letto, è un film sulle relazioni umane. In un condominio tanto popolato come lo vediamo all'inizio, alla fine ognuno sembra radicarsi ad un solo ed unico personaggio e finire per astrarsi dalla realtà. Forse, per la verità, questo elemento diventa anche il limite del film che non riesce a far camminare questi bei personaggi nel campo sociale, e li trasforma nei fantasmi delle loro passioni. Certo però è difficile non empatizzare con questi buffi fantasmi che non comprendono ciò che li attraversa, vittime come sono delle circostanze, che cercano però di riscattare le proprie condizioni nello sguardo l'uno dell'altro.

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    1. E' vero, prima la scena dell'assemblea, poi solo solitudini su solitudini (ma non è del resto così?).
      Molto interessante la tua ultima frase, alla fine era quello che volevo dire io segnalando la curiosità delle due scene conclusive di due storie sul tre, il provino su una, quelle foto a 1 cm dell'altra.
      Un gioco di sguardi (e di sguardo cinematografico) che rappresenta il momento di più alta vicinanza.
      Sì sì, questo è un film quasi "perfetto" ma che non ha grandissime ambizioni, quindi certo non lo si può mettere tra i grandissimi film.
      Nel suo piccolo, con umiltà e tenerezza, fa il meglio che può. E ci riesce

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  2. Ebbravo che sei andato! La storia di Hamida e l'astronauta é splendida: i miei occhi erano solo per loro (causa anche un amore di lunga data per Pitt). Molto Roy Andersson, é vero, ma qui la malinconia e il vissuto dei personaggi si sente tutto, e sa toccare nel profondo.

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    1. Ho colpevolemente glissato su Pitt, piace da morire anche a me... (ad esempio magnifico su I Origins, visto da poco).
      Io direi che anche nel regista svedese la malinconia e il vissuto vengono prepotentemente fuori. Ma senza la possibilità di riscatto, gli sprazzi di vita e di felicità che c'è qua.
      Gran bella rece anche la tua, come sempre, ma ormai non rispondi più nel blog, inutile commentare, ahaha

      un bacio

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    2. Dal rispondere a tutti, al non rispondere mai per mancanza di tempo/ispirazione, al rispondere alle domande. Vado un po' a giornate, e mi rendo conto che è un male, ma quando provo a impegnarmi di più faccio peggio!

      I Origins è lì che mi aspetta da un po', di Cahill non mi aveva convinto troppo Another Earth -troppo snob, personalmente-, questo lo vedrei esclusivamente per Pitt.

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    3. Ahah, quindi la prossima volta che commento alla fine metto "che ne pensi?", almeno sei fregata ;)

      Per me Pitt è gigantesco lì. E il film ha molte più cose dentro di AE, pare meno d'autore

      secondo me lo amerai, vedemo

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    4. Eh eh, hai trovato il modo di fregarmi ;)

      Visto che al cinema arriverà sempre meno, I Origins è salito ai vertici della lista!

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    5. Hai scritto 3 commenti da me, non potevi con lo stesso tempo rispondere a 3 tuoi???

      ahahaha, grazie mille Lisa

      e fammi sapere

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  3. Visto il trailer non mi ha ispirato troppo, ma eRica ha detto che avrebbe voluto vederlo....stavolta ha avuto ragione lei, mi sa (andremo a vederlo in settimana, anche se non le dirò che è francese, visti gli ultimi flop clamorosi del cinema d'oltralpe).


    Comunque l'ascensore è maschio
    https://it.m.wiktionary.org/wiki/ascensore

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    1. Ho capito quale sarà la mia prossima battaglia, quella per considerare l'ascensore femmina.
      Del resto alla fine è un utero, solo loro possono permettersi di trasportare corpi

      e brava Erica...

      Io non ho visto nessun flop, ma solo perchè me ne sto lontano da quelli che possono esserlo mi sa...

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    2. comunque ancora è maschio...ahuahuahuahu

      noi abbiamo visto, nell'ordine: tomboy, solomon kane, ricky, giovane e bella...quindi ti lascio immaginare il piacere di vedere film francesi per lei (anche per me il cinema francese ha perso molto...in seguito a queste visioni)

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    3. Qui al buio in sala la vogliamo femminile, creerò una petizione ad hoc

      io non la tocco ;)

      ah, visti nessuno di quelli, quindi non so quanto darti ragione o no

      io sono sempre andato alla grande col cinema francese, m'ha detto culo ;)

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    4. casomai parte la petizione, dimmi che mi attivo pur io!

      anche a me, fin ora, solo bella roba...ora cerco di farle una listarella per recuperare, mi sa!

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    5. Intanto fammi sapere come andrà con questo.
      Che la certezza che andrà bene non ce l'ho per niente ;)

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  4. Trovo la tua introduzione autobiografica molto bella.
    Anche io ho fatto caso che in due casi l'avvicinamento avvenga attraverso mezzi cinematografici. Volendo attuare una forzatura, potremmo applicare il concetto anche all'astronauta americano e alla signora algerina. Quando lui le illustra come vede e sente lo spazio, in fondo non fa che raccontare una storia attraverso l'uso delle immagini.
    Ciao!

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    1. "fatto caso che in due casi". Non ci fa caso :D

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    2. Guarda, ce so stato 5 minuti boni a cercà anche nella storia dell'astronauta una cosa del genere, ma non me veniva.
      Più che altro nelle altre due storie quella cosa è nel finale, in questa il finale era diversissimo, c'è poco da fare (un grande avvicinamento negli altri due casi, uno che presuppone anche un futuro, in questo invece c'è un distacco).
      Quindi, insomma, se mi sembrava che quelle due scelte fossero "volutamente" simili come la giri la giri nella storia di Pitt è diverso. Però, ecco, sì, te hai trovato una grande chiave, l'unica forse-


      ahahah, ti scusi per gli errori te, siamo alle comiche

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    3. Sìsì hai ragionissima, specie sui finali delle singole storie. Il mio discorso è molto molto forzato, ma come te io pure c'ho rimuginato sulla faccenda. Va be', la coppia astronauta-madame è la più assurda, quindi ci sta pure che sia diversa dalle altre due.

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    4. Eh, però che sia la più assurda secondo me col fatto di questa cosa che abbiamo notato ma che qui manca c'entra poco.
      Oh, magari l'abbiamo notato io e te mentre per il regista è stata una coincidenza ;)

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  5. Visto ieri sera, questo entra di diritto nel lungo elenco delle traduzioni ad minchiam dei titoli italiani (che novità!) dei film. In ogni modo l'ho trovato dolcemente grottesco, mi è piaciuto molto. Bravo il Pitt McKenzie, ma la pedofila che alberga in me ha adorato il giovane Charly, Jules Benchetrit, figlio del regista.

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    1. Bravissima a citare il ragazzo (sì, mi ero scordato di dire che era il figlio del regista, l'avevo notato già al cinema), perchè ha una parte stranissima, affatto facile, quella di sembrare distante da tutto ma allo stesso tempo così concentrato e sottilmente profondo sulle cose,

      Sul titolo ne abbiam parlato tanto io e la Chiara, veramente inconcepibile...

      non hai linkato la rece, mi costringi ad alzarmi dal divano ;)

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    2. non l'ho linkata perché non esiste ancora! :)

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    3. Eh, appunto, dicevo che mi fai alzare dal divano per venire a vedere! vedere o leggere sempre alzare dal divano è

      la prossima volta dimmelo subito, ahaha

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  6. ciao a tutti! dove potrei vedere il film in streaming? Grazie!

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  7. Risposte
    1. Io non darò mai link streaming di film attualmente in sala.
      E non solo perchè sono contrario, ma anche perchè in realtà non sono un gran ricercatore, di solito guardo nei miei 2,3 siti di riferimento e basta.
      E là ancora non c'è caro il mio simpaticissimo poeta maledetto ;)

      Ma se qualcuno legge e ti aiuta ben volentieri.
      Ciao!

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  8. Giusè, indovina?






























    Sono andata al cinema da SOLA :)

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    1. Stavolta non riesco a trattenermi e ti meriti un "grandissima".

      Ma non abituarti ai complimenti

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    2. Rachele Tommaso14 aprile 2016 21:50

      Ahahah tranquillo ;)

      Prima di entrare in sala mi sentivo un po' a disagio, ma una volta spente le luci è stato come essere sul divano di casa, anche perchè ho messo gambe e piedi dovunque, ahahah

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    3. Guarda, se è un multisala mi sentirei a disagio anche io, di solito là non vado mai da solo. Se è un cinema normale vedrai che già la seconda o terza volta ti sentirai come a casa. E sì, quando inizia il film è tutto dimenticato

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    4. Rachele Tommaso14 aprile 2016 22:21

      È un multisala vecchio stampo.
      No, ma il mio disagio è stato fuori la sala, mentre aspettavo.
      Qualche occhiata strana l'ho ricevuta.
      È difficile vedere ragazzi che vanno al cinema da soli,almeno qui da me non capita mai

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    5. No, ma io proprio quello dicevo.
      Ai multisala mi dà fastidio essere da solo prima del film. Perchè sono luoghi non creati solo per il cinema, ti senti un pò stupido. Ai cinema normali invece nessun problema, uno va per forza per il film e ci si va da soli tranquillamente.
      Ma del resto ai multisala, appunto, vado solo quando mi invitano gli amici, è talmente varia e grande l'offerta degli altri cinema del centro che nemmeno guardo la loro programmazione

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  9. Gran film, uno dei preferiti quest'anno. E bella e come sempre equilibrata rece. Bravo

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    1. Ti ringrazio moltissimo ;)

      e benvenuto! almeno nei commenti dico

      film delizioso

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  10. Pellicola davvero, ma davvero deliziosa, minore ma grande in quello che rappresenta e per come lo rappresenta. Non conoscevo il regista ma ha davvero stile e senso dei tempi, attori tutti in parte e scene che rimangono nella mente, pellicola sottovalutata ma che merita molto :)

    Voto: 7/7,5

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    1. ho un ricordo bellissimo di questo film, è uno di quelli da vedere quando si vuol star bene

      peccato quel titolo bellissimo ma ridicolo per quanto c'azzecca col film

      concordo su tutto ;)

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