14.6.17

Recensione: "La Santa"

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L'opera seconda di Alemà, regista di At the end of the day, è un altro gioiello.
Quattro ladri decidono di rubare la statua della santa patrona di un paesino pugliese.
In mezzo al folklore e al racconto di una religiosità ottundente ne verrà fuori un film spietato, con più di un problema di script, ma bellissimo.

presenti spoiler nella seconda parte

Vidi addirittura al cinema At the end of the day.
Ne rimasi folgorato.
Esteticamente bellissimo, teso, a tratti lirico, girato da Dio.
Certo, un pochino zoppicante nello script ma questi grancazzi, il nome di Alemà mi rimase stampato.
Finalmente, dopo anni, mi ritrovo quasi per caso a vedere la sua opera seconda.
Ed ho la conferma di trovarmi davanti ad un grande regista.
Ripeto, un grande regista.
La Santa è un piccolo gioiello che se non fosse per alcune facilonerie nello script (ancora) sarebbe pressochè perfetto.
Un noir paesano con così tanti colori dentro da restarne sbalorditi.
Quattro poveri cristi decidono di rubare la statua della Santa Patrona di un piccolo paese pugliese.
Un colpo facile apparentemente. E, anche dovesse fallire, dalle quasi innocue conseguenze.
E invece Alemà gira un thriller dalla cattiveria quasi inumana, impressionante.
Porta tutto alle estreme conseguenze, in un modo improbabile forse, ma con talmente tanta verosimiglianza, coerenza e "testa" da non renderlo quasi un difetto.
Perchè alla fine La Santa è quasi un film a tesi, che vuole dimostrare qualcosa, e non importa se ci arriva in modo un pò raffazzonato e forzato.

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Siamo in uno di quei paesini che Silvestri raccontò magnificamente ne L'Autostrada.
Un incrocio, una casa, una chiesa, una croce.
Come dice uno dei banditi un posto di "gente piccola con desideri piccoli".
Sì, ma questa poca gente è capace di unirsi insieme e diventare un mostro a tre teste, un'unica entità pronta a difendere tutto quello che ha.
O a vendicarsi.
C'è qualcosa di Calvaire in questo piccolo bellissimo film, più di qualcosa di Padroni di casa, tantissimo dello splendido La Zona.
Ma le riflessioni di Alemà sulla piccola comunità non si fermano qua. Perchè è forse ancora più forte il pensiero sulla religiosità ottundente, quella che fa vedere il semplice furto di una statua come un motivo per uccidere ("non uccidere" sarebbe un comandamento, ricordiamolo), quella per cui l'ubriacatura religiosa, il conoscere soltanto quella realtà, può portare delle ragazze a privarsi persino di conoscere il proprio corpo, le proprie pulsioni.
Ma che bella la scena in chiesa, che bella.
In questa cornice di devastante ristrettezza mentale i 4 ladri si ritrovano ad esser braccati.
Del resto anche At the end of the day parlava di una caccia.
Non si può uscire da quel paese, come il giovane ragazzo non poteva uscire dalla Zona.
Non resta che dividersi e sperare in non so cosa.
Comincia così un film a 4 personaggi distaccati, ognuno con la propria fuga, le proprie vicende.
E Alemà ne approfitta per colorare il suo film (girato benissimo, recitato perfettamente e con un uso degli spazi e dei luoghi mirabile) di mille cose diverse.
Ogni scena una sfumatura diversa, adesso una fuga, adesso la tensione del nascondersi, adesso spruzzate di vita pugliese al limite del divertente, come tutte le scene nella casa della carnosissima ragazza (con quella radio che inneggia al trovare i colpevoli del furto) o quella del panettiere.
Alemà unisce il folklore, il crime, l'analisi sociale e, incredibilmente, riesce persino, in solo un'ora e venti, a date una tridimensionalità ai suoi personaggi quasi miracolosa.
Tutti e 4 i banditi diventano personaggi a tutto tondo, complessi, empatici, fatti e finiti.
Specialmente il fratello piccolo risulta quasi tragico, lui con la sua scarsa intelligenza, la sua bontà, la sua paura, anche sessuale.
Quel palpare quegli immensi seni alla donna svenuta non è scena comica, tutt'altro.
Sarò esagerato, ma c'è tenerezza, c'è profondità nei personaggi di Alemà.
Intendiamoci, a livello di plot c'è da storcere il naso più volte. La storia delle due donne che si mischia alla loro non sarebbe nemmeno quotata dai bookmakers, quello che i paesani fanno per vendicarsi è qualcosa che non potrebbe mai accadere, alcune fughe son gestite male (come quella, bellissima, tra gli olivi, prima venti persone dietro poi più nessuno).
Ma questo è uno di quei film che non vuole avere meccanismi perfetti perchè racconta di cose al di là del plot.

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La cattiveria, l'ottusità, il destino, il dolore.
Le morti non sono morti normali, non sono legittime difese o confusionarie conseguenze di azioni.
No, sono tutte esecuzioni a freddo, programmate, pensate, volute.
Qualcuno storcerà il naso per tutto questo, e a ragione probabilmente, ma io non riesco a non vedere questo film come un tremendo eccesso voluto per raccontare d'altro.
Il pianto di una ragazza, l'urlo di un prete sono gli unici due momenti in cui sembra che venga fuori un pò di umanità, anzi, nemmeno umanità, soltanto razionalità, in un giorno di follia condivisa e animale.
Era solo una piccola rapina in una festa patronale.
Era solo questo.
E' diventato un massacro senza un perchè.
La Santa è un film spietato e quella statua di cartapesta nel bus che finalmente ti porterà via lo rende ancora più radicale.
Non c'è alcuna ricompensa a tutto questo dolore, nessuna.
C'è solo la nuda, fredda, inconcepibile cattiveria umana



4 commenti:

  1. l'altro mi era piaciuto moltissimo, questo lo cerco...

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    Risposte
    1. Ti piacerà molto Ismaele

      è su RaiPlay, streaming legale

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    2. gran film davvero, a suo modo perfetto

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    3. Non a avevo il minimo dubbio

      se ti era piaciuto tanto ATEOTD che è molto meno nelle tue corde questo era matematico

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due cose

1 puoi dire quello che vuoi, anche offendere

2 metti la spunta qui sotto su "inviami notifiche", almeno non stai a controllare ogni volta se ci sono state risposte

3 ciao