5.3.18

Recensione: "Dark Night"

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Il film che si ispira al massacro di Aurora (quello in cui un ragazzo che si credeva Joker massacrò 12 persone andate a vedere Il Cavaliere Oscuro) non è, come ho sentito dire, un inutile clone di Elephant.
E' semmai la sua evoluzione, il portare Elephant ai giorni nostri, negli Stati Uniti di oggi.
Non il film di una strage, ma quello di un paese dove può avvenirne una in qualsiasi giono.
Esteticamente superbo, antinarrativo, respingente per molti magari. 
Ma grande cinema

è questa settimana in una ventina di sale, se siete fortunati lo trovate
In alternativa potete trovarlo in rete, con sottotitoli italiani curati dall'amico Giovanni Verrillo

presenti piccoli spoiler, due più grandi sul finale sono segnalati

A mio modo di vedere sarebbe un errore molto superficiale o una grande occasione persa quella di considerare Dark Night come un film inutile, come un inutile clone del magnifico Elephant vansantiano, come un qualcosa di già visto e stravisto, qualcosa che non porta niente di nuovo.
Sarebbe un errore perchè -cercherò di spiegarlo nel miglior modo possibile- Dark Night non è una copia di Elephant ma, semmai, un'evoluzione dello stesso.
Non certo un'evoluzione tecnica, stilistica o qualitativa (che quel film resta superiore forse in tutto) ma un'evoluzione contenutistica.
Quando uscì Elephant, quando Van Sant raccontò il terribile massacro della Columbine, gli Stati Uniti non vivevano ancora con il terrore che quella strage potesse capitare ai loro figli praticamente ogni giorno.
Si raccontava una strage, magari si raccontava anche come certe tragedie possono colpire senza un perchè, senza un avvertimento, ma non si viveva ancora nel clima di terrore di adesso.


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Dark Night in questo senso va oltre, Dark Night si ispira al massacro di Aurora -quello in cui un giovane uccise 12 ragazzi in una sala cinematografica (all'anteprima de Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno)- ma alla fine la scelta di Sutton è magnifica, perchè riesce a discostarsi da quell'episodio e raccontarci invece un paese, gli Stati Uniti, che vive costantemente flirtando con le stragi, un paese dove gran parte dei giovani maschi ha la mania o la passione delle armi, un paese che, anche se trascorre placidamente la propria vita, è sempre sul punto del collasso, è sempre un vaso che aspetta solo la goccia per traboccare.

Ne nasce un film diverso da Elephant, un film che più che raccontare una strage o un giorno di ordinaria follia, racconta un'epoca, una nazione, un clima.
E' come se, passatemela, Dark Night sia crasi tra i due film ispirati a Columbine, il più volte citato Elephant e Bowling a Columbine di Moore.
Se quindi il film di Van Sant era un film sulla banalità e casualità del male, sul caso e su una strage ben definita, quello di Sutton in questo è diversissimo, perchè diventa il manifesto di una nazione dove questi episodi sono tutt'altro che casuali e imprevisti, ma quasi scontate e inevitabili conseguenze di un vivere.
Non è un caso che TUTTI i personaggi maschi raccontati da Sutton abbiamo a che fare con le armi, dal reduce di guerra che sta lì a pulirle al videogiocatore di sparatutto, dal ragazzo di strada a quello disturbato che sarà protagonista, lo vedremo, di quella che è la scena madre del film.

SPOILER E non è nemmeno un caso il finale di questo film, coraggiosissimo, imprevisto, un finale in cui della strage noi non vedremo nulla, zero assoluto. Quali altri registi l'avrebbero fatto? 
Pochissimi. SPOILER

Ma questa scelta di Sutton deriva, appunto, di voler fare un film ansiogeno, un film della minaccia e dell'attesa, un film di qualcosa vicino al collasso, un film di atmosfera e presagI, come ho già detto più volte, non un film su una strage ma su tutte le stragi e sul pericolo tangibile che ogni volta ce ne sia una diversa.
E poi prima di accusare Sutton di plagio bisognerebbe vedere quanti e quanto belli siano i rimandi espliciti che il regista fa a Van Sant. Bisognerebbe capire che quando nel cinema i rimandi sono così espliciti ( e autoriali) il plagio non c'entra un cazzo, anzi, dobbiamo parlare di omaggi, di amore per il cinema.
Mi riferisco alle tecniche, come ad esempio le carrellate (anche se Sutton usa le laterali, quelle di Van Sant erano quasi sempre a seguire), mi riferisco alla prospettiva, ovvero quella di raccontare semplicemente la giornata tipo di questi ragazzi, mi riferisco a dei rimandi espliciti ("sembri un elefante!" dice un ragazzo all'altro a un certo punto, o la scena del videogame sparattuto, identica a quella nella sequenza più bella di Elephant, la panoramica a 360 gradi al Chiaro di Luna beethoviano), mi riferisco allo stile e, volendo, anche alla scena che ho già accennato prima.
Ed è quella in cui il ragazzo riccio esce di casa col fucile, attraversa tutto il quartiere, arriva a casa della ragazza (di cui forse è innamorato), gli punta dalla finestra il fucile alla testa, poi desiste, riattraversa tutto il quartiere e torna a casa.
Questa scena è potentissima, inquietante, benissimo girata.
Sì, ma qual è la caratteristica principale della sequenza?
Il fatto che nessuno lo veda.
Sto ragazzo cammina indisturbato di giorno armato di fucile, tra i pratini rifatti delle villette. E nessuno lo vede. E non lo vedono nemmeno le due ragazze sulla stanza, malgrado abbiano la canna del fucile a 10 cm da loro.
Eccolo il famoso elefante nella stanza di Van Sant, eccola quella cosa enorme che nessuno vede o fa finta di non vedere.
Ed è incredibile come il film sia uscito qui da noi proprio adesso, dopo altre due stragi in una settimana. Qualcuno quell'elefante comincia a vederlo...

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L'inizio di Dark Night è magnifico.
Vediamo gli occhi di una ragazza, delle luci blu e rosse la colpiscono.
Pensiamo che sia in una sala cinematografica. E invece no, e invece sono le luci della polizia.

SPOILER Credo, vado a memoria, che questo sia l'unico flash forward del film e, udite udite, l'unico elemento che ci dà la certezza che in questo film sia successa una tragedia (se ci pensate nemmeno il finale ce lo dà, per quanto ne sappiamo quel ragazzo potrebbe avere qualsiasi cosa dentro il borsone e, comunque, non c'è certezza di cosa farà) SPOILER

Per il resto il film è molto lineare, va sì in continuo montaggio parallelo, ma senza avanti e indietro nel tempo (in questo differisce alla grande da Elephant). Si parte dalla mattina e si arriverà alla Dark Night del titolo.
A livello estetico siamo davanti ad una grandissima opera. Sutton non sbaglia una luce, un'inquadratura, un taglio. C'è la "panoramica" sui fuseaux pitturati della ragazza che è pura arte, un movimento di macchina pauroso.
La colonna sonora è bellissima e straniante.
E come dimenticare quelle due teste che si sorpassano (i ragazzi stanno andando in skate, altri rimandi a Van Sant), l'incredibile scena con Google Maps, nel completo silenzio, una delle più ansiogene, lui che si prova le maschere allo specchio, le inquadrature dall'alto su questo perfetto e placido quartiere, l'inquadratura, ripetuta, del palo della luce, una specie di orologio della vicenda.
E se avete occhi attenti noterete altro.
Ad esempio noterete almeno 4 volte il simbolo che fa da locandina al film. Magari disegnato in un marciapiede, in un muro, nascosto, ma è sempre lì. Anche questo è simbolo di qualcosa che sta per accadere. In questo senso paragonerei questo film al bellissimo 11 minuti di Skolimowski.
Alla fine però scopriamo che quel simbolo altro non era che la locandina del film che gli stessi ragazzi sono andati a vedere la sera. E, in una magnifica operazione metacinematografica, è la locandina anche del nostro film, di quello di Sutton.
Ma c'è un perchè, ci arriveremo.
E sempre se siete attenti noterete in una tv in alto un telegiornale che parla della vera strage di Aurora. Grande operazione di Sutton.
Lì per lì pensiamo magari che quello sia un flash forward. E invece no. Siamo comunque in un tempo lineare, quella strage non è la stessa che accadrà poi nella diegesi. Ma anche noi avremo un personaggio coi capelli arancioni, a confondersi ancora di più (e, forse, potrebbe anche significare che quel ragazzo visto in tv diventa un modello per altri).
 E niente, un grandissimo cortocircuito che, una volta di più, ci fa capire come Dark Night sia un film metafora di un clima, sia il racconto di una nazione dove anche giornalmente possono accadere fatti del genere.
Geniale.
Impossibile però non riconoscere che film come questi sono assolutamente respingenti per tante persone. Film in cui nulla succede, in cui si racconta solo la vita così com'è, film in cui le azioni non hanno conseguenze. Ci si può annoiare, si può far fatica a trovare il senso di tutto. Il segreto non è soffermarsi sulle immagini, ma andare oltre le stesse, oltre le righe. Farsi immergere in un silenzio assordante prima della tempesta, notare i dettagli, capire che quello che stiamo vedendo non è un film sulla banalità della vita dei giovani, dai videogame ai selfie, dalle manie di grandezza ai walmart, no, questo è un film che racconta di una polveriera pronta ad esplodere.
Anche io a tratti ho faticato e, ad esempio, ho trovato quella specie di "intervista" al ragazzo rasato estenuante e altamente fracassatrice di coglioni (anche se ha momenti molto alti).

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Ma, ragazzi, questo è cinema alto solo se lo prendete dall'unico verso in cui lo si può prendere, quello della riflessione, quello del contenuto, quello del dopo film.
E' finalmente notte, tutti i nostri protagonisti vanno al cinema, a vedere un film che nessuno in giornata aveva nominato mai.
La ragazza obesa e triste che si mette in macchina la mascherina di Batman è una delle ultime perle.
E arriviamo al finale. Spiazzante, anche deludente, forse, lì per lì. Ma, analizzandolo, altro colpo da maestro.
I ragazzi vedono il film, come noi vediamo il loro film.
La macchina da presa va sui corridoi vuoti, su quelli di entrata in sala, sulle porte.
L'angoscia è massima.
Un ragazzo parcheggia la sua automobile fuori. Ha un borsone.
Entra dal retro.
Fine.
Perchè questo non è un film sulla strage ma su un mondo fatto e finito per averne.
Non è un film sulla morte ma sull'ignoto pericolo di morire.
E noi siamo lì, in una sala, come loro.
Per fortuna non siamo negli Usa.
Perchè, credo, un finale come questo in quelle latitudini abbia portato ad una immedesimazione fortissima.
E gli occhi non vanno più allo schermo, ma alla via d'uscita

7.5/8

10 commenti:

  1. Una delle tue recensioni più belle, hai colto in pieno l’anima del film. Per me insieme a Phantom Thread il film più bello visto in sala quest’anno.
    PS sul tema di Dark Night uscirà (si spera a breve) il film presentato a Berlino U-22 Juli, penso sia ovvio di quale infausto evento tratta.

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    1. quando successe dicemmo subito che sarebbe stato impossibile non renderlo film

      e ci chiedemmo che titolo avremmo messo

      io proposti, semplicemente, Utoya

      sì, va visto

      grazie mille

      concordo anche sui più belli per ora in sala. Forse però metto tre manifesti qualche centesimo di punto sopra questo. Forse.

      vediamo chi nel tempo mi resterà più

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    2. Tre Manifesti non mi ha convinto a pieno. Magari domani ti scrivo sotto la rece di quel film perchè.
      U - 22 Juli poi mi ispira perchè sembra avere un’ impostazione completamente innovativa (relativamente alle stragi). Un unico piano sequenza, che viene gestito come se il film fosse un horror.

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    3. Ah che bella cosa...

      No, lo sai, io non mi informo su niente, queste sono e saranno le unicne informazioni che voglio sapere al riguardo

      ci sarebbe da discutere se eticamente giusto fare un film "di genere" per una strage in cui gente reale ha perso la vita, tutti giovanissimi poi

      ma aspettiamo, vediamo e poi diremo

      no, figurati, di cose che volendo npn vanno su Tre Manifesti ci sono

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    4. Mi sa che mi sono spiegato male. Sostanzialmente nel film su Utøya la figura di Breivik viene trattata come fosse antagonista di un horror, perché per uno di quei ragazzi sull’isola nell’infausto giorno, la sensazione deve essere stata, appunto, orrore.

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    5. ah, o.k

      sì, anche perchè la cosa fu molto lunga e in uno spazio vastissimo

      credo che l'atmosfera fu quella

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    6. Comunque non so se sai ma la parte di Dark Night relativa al ragazzo intervistato é realtà, è una parte documentaristica

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    7. no, non lo sapevo e manco l'avevo capito ;)

      in ogni caso credo sia la parte più debole del film

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  2. "Questo è un film che racconta di una polveriera pronta ad esplodere". E' la stessa sensazione che ho avuto io, anche se tu hai espresso meglio i concetti.
    Imperfetto e difficile, a tratti pure una rottura di palle immane, ma una volta che hai il quadro preciso capisci dove voleva portarti.

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