2.3.18

Recensione: "Un 32 Aout sur terre"

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Questo film fa parte de La Promessa 2/15

L'opera prima di quel fenomeno di Villeneuve.
Un 32 aout sur terre è cinema semplice, scarno, come il deserto bianco dove è ambientato per larga parte.
Eppure a questo aspetto così immediato, a questa atmosfera da Nouvelle Vague, affianca una cornice metaforica ed esistenzialista che ne fanno un film, volendo, per niente facile da interpretare.
La storia leggera e quasi tragicomica di un amore non vissuto.
Cinema raffinato, l'esordio di un grande

più che spoiler sono presenti interpretazioni molto personali. Sarebbe bello che leggiate dopo aver visto il film e formato una vostra lettura

 Finalmente, dopo una specie di strano (e casuale) percorso a ritroso, sono riuscito a vedere la vera opera prima di Villeneuve (e dico vera perchè questi anni in moltissimi credevano che l'esordio del regista canadese fosse o Polytechnique o Maelstrom).
Non solo, vedendomi Un 32 aout sur terre ho anche completato l'intera filmografia dello stesso, cosa sempre molto difficile.
Nove film, uno più bello dell'altro.
Ne approfitto per dire che, forse, il mio preferito resta Incendies ma, insomma, magari un giorno proverò a metterli in fila.
Probabilmente ultimo, al nono posto, potrebbe andare questo esordio.
Azz, direte voi, peccato.
In realtà Un 32 aout sur terre è una grande opera prima, un film quasi privo di difetti, molto interessante, molto raffinato, che ha la sola grande sfortuna che, dopo di lui, quel mostro canadese ha girato solo opere grandissime, senza mai un vero passo falso.
Se Maelstrom poteva considerarsi cinema già abbastanza complesso, maturo, sperimentale, qui ci troviamo davanti invece alla classica opera prima più semplice, scarna, essenziale. In realtà tutto questo asciugare e questa povertà di mezzi è da iscrivere al semplice significante (il film, quello che vediamo) perchè, al contrario, il significato e le possibili interpretazioni di Un 32 aout sur terre ne fanno un'opera tutt'altro che scontata, facile e lineare. Anzi, è quasi paradossale che uno dei film più difficili da interpretare (direi quasi l'unico insieme ad Arrival ed Enemy) di Villeneuve sia proprio questo primo, in una filmografia grandiosa ma quasi sempre di letture e storie molto esplicite.

Simone si addormenta in auto, di notte.
Fa un incidente.
La mattina dopo la vediamo risvegliarsi dentro la carcassa dell'automobile. Simone non ha una goccia di sangue, incredibile.
Quello che appare in sovrimpressione ci stranisce

32 aout (32 agosto)

ora non ci vuole un genio o non bisogna aver visto troppi film per capire che questa data così strana, inesistente, deve per forza voler dire qualcosa.
E unendo i pezzi:

incidente terribile
nessuna goccia di sangue
data inesistente

ho subito pensato che questo film racconti la storia di una ragazza già morta, di un'anima che va avanti (alla Enter the void) o di un ricordo pre-morte.
In realtà questo dubbio ce lo avremo fino alla fine ma il film, da lì in poi, andrà avanti in modo molto lineare, come se questa mia supposizione fosse errata.
Ho subito associato questo 32 agosto alla 25ima ora di Spike Lee, se ci pensate è lo stesso gioco di parole, dove una usa i giorni del mese l'altro usa le ore.
Ma mentre nel bellissimo film con Norton quell'ora inesistente era un'ora di speranza, di bellissimo futuro irrealizzabile (come il magnifico sogno lucido nel finale di Mommy) qui pare invece il contrario, questo "tempo in più" è forse il tempo della morte.
In realtà questo film può anche essere guardato e apprezzato senza scervellarsi affatto su queste questioni, semplicemente esser visto per quello che è.

E cos'è?
E' il racconto tragicomico, quasi surreale, strano e probabilmente metaforico di un amore taciuto, soffocato, imbarazzato, quello tra i due migliori amici Simone e Philippe.
Simone esce dall'incidente con una idea in testa assurda, deve avere un figlio, e deve averlo con Philippe.
Nella lettura che davo all'inizio, quella di un film post mortem, questo desiderio potrebbe rappresentare l'apice di un rimpianto avuto in vita, quello di non vivere l'amore con Philippe.
In ogni caso Philippe, dapprima titubante, accetta. Per scherzo però le dice che devono far l'amore in un deserto. Lei manco ci pensa un attimo e prende un aereo per Salt Lake City dove, in zona, c'è un magnifico deserto bianco, quello del Grande Lago Salato.
Ed è proprio in questa parte centrale, in questo stupendo deserto bianco, che Un 32 aout sur terre sembra diventare un film quasi metafisico.
Questi due esseri umani persi in questo bianco senza fine, senza punti di riferimento, senza tempo.
L'inquadratura di loro due seduti a cinque metri di distanza è già cult.
Buffo come la scena del taxi che cammina in questa sterminata landa bianca richiami, ai limiti dell'identità, quella di un piccolo gioiello successivo, il Wrong di Dupieux, anche quello, secondo la mia lettura, film profondamente esistenziale.

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Questa immagine è presa da Wrong ma non noterete la differenza
I due non ce la fanno a far l'amore, forse per il contesto, forse per timidezza, forse perchè il destino ha voluto che non stessero insieme.
Entrambi sono innamorati l'uno dell'altra ma non riescono a dirselo. 
Eppure lui riesce a dirgli "Questo è il più bel momento della mia vita".
Ma a questa frase non segue altro, i due decidono di tornare indietro e rinunciare.
Il film richiama tantissimo la Nouvelle Vague e se riesco a percepirlo io che ho visto sì e no 3,4 film di quella corrente sarò probabilmente esplicito per voi.
C'è quella grazia, quel modo di mostrar le cose, ci sono questi caratteri schivi e questi amori sussurrati, c'è un modo semplice, sincero e povero di raccontar la vita.
Però in questa dolce cornice di verosimiglianza rimane un film sempre sul confine col metaforico, sempre sul "ma è tutto vero?".
I giorni vanno avanti, e sono sempre giorni irreali, 33 agosto, 34, 35, finchè, a sorpresa, non irrompiamo di nuovo nella realtà, a Settembre.
Lo spettatore rimane confuso anche perchè stavolta in coma c'è lui (mentre prima potevamo immaginare a un film sul post mortem -o anche coma- di lei).

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E se allora fosse stato tutto un film dentro la testa di lui?
Se fosse stato suo il sogno di un figlio con Simone?
Non lo sapremo mai, difficile capire.
Anche perchè nullaci vieta di dire che, invece, tutto quello che abbiamo visto sia assolutamente reale.
Alla fine, tanto, che sia tutta una metafora (ripenso anche al sangue che le cola dal naso, forse spia del ricordo della morte, oppure a quel corpo carbonizzato tra la sterpaglia che potrebbe rappresentare quello di lei morta nell'incidente), che sia tutto reale, che sia il sogno di lei o di lui poco cambia.
Perchè quello che viene raccontato è comunque un amore che non è stato vissuto.
Vuoi per timidezza, vuoi per paura, vuoi perchè "deve esser così", ma Simone e Philippe non ce l'hanno fatta.
Sempre che lui non apra quegli occhi, sempre che tutto non sia reale, sempre che davvero non esca dal coma.
Perchè, siamo sicuri, in quel caso, se lui ne uscirà, riusciranno ad amarsi.
Villeneuve era stato grandioso nell'uso delle location.
Prima lo sterminato deserto bianco.
Poi la strettissima stanza giapponese del motel, quasi una capsula, quasi una navicella da astronauta (in questo senso bellissima la scena di lui che simula la cosa).

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Due luoghi così opposti, uno che tende all'infinito e uno che pare quasi una prigione.
Due luoghi opposti dove, però, Simone e Philippe non riusciranno comunque a dirsi nulla.
Perchè per avere il coraggio di amarsi non conta ritrovarsi in una stanza dove sei costretto a stare uno sopra l'altro o stare in un deserto dove poter fuggire ovunque.
L'unica cosa che conta, l'unico luogo, è sempre dentro noi stessi.
Ed è quella che crea il cielo in una stanza

7 commenti:

  1. Un esordio sicuramente interessante, per i suoi momenti surreali e quei paesaggi così bianchi ed "extraterrestri" del deserto, anche se il finale l'ho trovato deludente. In un certo senso precorre quelli che saranno sia i pregi che i difetti di tutto il cinema di Villeneuve, assai bravo nella messa in scena ma spesso carente nella narrazione.

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    1. riguardo l'appunto al saper narrare di Villeneuve non so, ci devo pensare. Non credo di pensarla come te ma magari potremmo essere a metà via ;)

      sul finale hai ragione, colpevole io a non averlo detto, ma mi ha un pò deluso. Mi sono riserbato dallo scriverlo perchè mi son detto che forse non ho capito qualcosa io.
      Resta però un finale deludente rispetto a tutti i possibili scenari che il film ci aveva offerto

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  2. Non è che per caso ce l'hai sub ita?

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    1. Yalmar, l'avevo messo sul Guardaroba, sei anche membro, non lo segui?

      facci caso ;)

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    2. Salve, sono nuovo qui..
      Sapete dirmi dove posso trovarlo sottotitolato in italiano ?

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    3. sì sì ce l'ho

      se sei su fb contattami (giuseppe armellini) altrimenti scrivimi in mail ;)

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  3. trovato su cinessuggestion! li adoro

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3 ciao