30.4.13

Al Cinema: recensione "Nella casa"

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Potrei fare il critico fico e dire che sto film di Ozon è un gioiello.
Potrei farlo perchè forse lo è davvero.
Ma non sono un critico fico (al massimo affascinante, ma fico no e nemmeno critico se è per questo) e probabilmente non ho il giusto background culturale per apprezzare al massimo questo film che in alcuni momenti mi è parso andare oltre le possibilità di mia (piena) comprensione. Non che sia un film difficile di per sè, ma è senz'altro un film colto, molto colto.
Tra l'altro il soggetto mi attirava da matti, un mix tra cinema e letteratura fantastico.
Uno studente, attraverso dei temi scritti, racconta al suo professore di lettere la sua morbosa ossessione verso la casa di un suo amico, quella casa grande e bella come quelle di una normale famiglia borghese. Inizialmente l'interesse sembra solo per la casa ma più i temi (e le visite dall'amico) aumentano più il ragazzo sembra entrare in intimità con gli abitanti della stessa, il suo compagno di classe e i suoi genitori.
Il professore, affascinato dalla scrittura del giovane e anch'esso oramai morbosamente attratto da quella famiglia costringe il ragazzo a proseguire, andare sempre più avanti, entrare sempre più spesso nel cuore di quella casa e di quella famiglia.
Il soggetto è strepitoso.

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La prima mezz'ora è un omaggio straordinario alla letteratura.
Qual è la differenza tra realtà e romanzo? E' possibile raccontare la prima? Colti discorsi tra naturalismo (descrivere la realtà così com'è), parodia della stessa o pura invenzione sono al centro dei dialoghi tra lo studente e il professore.
Claude racconta davvero quello che accade in quella casa o il tutto è filtrato dalle sue parole, dal suo punto di vista, dalla letteratura?
All'inizio al professore sembra interessare la verità ma più si va avanti più la vita di quella famiglia diviene invece una specie di romanzo che Claude in qualche modo deve scrivere per lui. Bisogna aggiungere conflitti, dare più spazio ai personaggi, porsi un obbiettivo, creare un finale. In una parola inventare. E lo spettatore da questo punto in poi rimane anch'esso confuso, i confini tra ciò che è vero e ciò che Claude potrebbe essersi inventato non esistono più.
Claude siede in fondo alla classe, è il posto dove lui vede tutti ma nessuno lo vede. E' il ruolo dello scrittore per eccellenza, quello onnisciente ma fuori dalla vicenda. E anche a casa dell'amico Claude è sempre là, ad osservare tutto, ma perlopiù nascosto. Ascolta tutto,vede tutto. O almeno così racconta. Ma piano piano il suo ruolo nel romanzo diventa quello di protagonista della storia, le sue azioni non sono più passive ma tremendamente decisive ed importanti. Nel frattempo la vita del professore va a rotoli, la sua ossessione per il ragazzo e per quello che va scrivendo lo allontanano dalla vita reale.
Il film a mio modo di vedere sarebbe stato fantastico se avesse premuto l'acceleratore su questa atmosfera opprimente, morbosa, pericolosa, sfuggente. Ne sarebbe venuto fuori un noir sui generis senza vittime di altissima fattura o un thriller psicologico molto ansiogeno e serrato. Ozon inizia invece a stemperare la tensione inserendo sequenze irreali -quelle in cui il professore entra in scena "fisicamente" pur non essendoci nella realtà- che se da un lato danno più valore alla dicotomia romanzo-realtà che lo stesso regista sta raccontando, dall'altro rischiano di far cadere tutto il castello. E la stessa cosa capita con alcune scene del giovane protagonista e le due donne accompagnate da musichette da commedia.

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Meno sarcasmo, meno gusto per la commedia nera avrebbe giovato, così il rischio di un cortocircuito tra generi è stato troppo alto.
Come nel miglior romanzo aspettavo il guizzo, aspettavo che il racconto crescesse ma invece Ozon non riesce a chiudere la vicenda nel migliore dei modi.
Anche se il dubbio che ci rimane alla fine di chi manipolasse chi è davvero suggestivo.
E quelle parole che i due mettono in bocca a quelle donne sul terrazzo, quella scena, è davvero potente. Ancora una volta viene fuori il potere del racconto, dell'inventiva e la millenaria impossibilità di conoscere la realtà così com'è.
La vita è un romanzo da scrivere.
O, come ci suggerisce il finale con quella specie di sipario che si chiude, una semplice rappresentazione teatrale.

( voto 7 )

13 commenti:

  1. a me è piaciuto molto, è colto e raffinato ma non astruso e fuori portata di uno spettatore medio, contiene poi talmente tante sfaccettature che ognuno troverà qualcosa a cui appassionarsi...

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    1. Assolutamente.
      Il film in sè non è difficile ma la piena comprensione a mio parere richiede un grande sforzo intellettuale.
      E ben venga!
      Però quella tensione stemperata in quel modo me l'ha rovinato...

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  2. i libri sono pericolosi, e leggere e scrivere, questa è la realtà:)

    e il film è da non perdere, sicuro

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  3. Morbosamente piacevole. Apprezzato parecchio.

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    1. Molto morboso.
      Quanto vorrei averlo apprezzato quanto merita...

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  4. Insomma... un film interessante e comunque godibile anche se resta l'impressione di un'occasione persa o di un progetto non pienamente riuscito.
    Temi affascinanti come quelli del processo creativo, del rapporto fra realtà e immaginazione, dell'ambiguità su chi condiziona o e' condizionato non vengono sviluppati nel modo migliore.
    E' come se il regista non fosse stato capace di implementare completamente le sue idee.
    Diversi personaggi "sopra le righe" (vedi la moglie del professore) non mi sono piaciuti.

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    1. Esatto, è quel sopra le righe (anche di alcune scene) che mi ha fatto un pò crollare il tutto.
      Questo sulla carta era un film che poteva essere meraviglioso per me, proprio per i temi di cui parli.
      Occasione un pò persa, sì

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  5. Non so come mai, ma a me questo film ha fatto un effetto pazzesco, mi ha proprio spezzato il cuore. Ozon, che di solito fa sempre opere interessanti ma molto calcolate, qui mi sembra averci messo qualcosa d'altro, ma forse non sono riuscita a separare quella che sono io da quello che voleva dire lui! (Se ti capita, prima o poi, sai dove leggere cosa ne penso)

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    1. A me invece più piaceva più scadeva quando allentava la tensione o si prendeva in giro da solo.
      Peccato, perchè il soggetto era grandioso.

      Sai che vado indietro a ritroso, e ogni film che hai commentato e io ho visto lo commento.
      QUindi quando mi imbatterò in questo leggerò :)

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  6. Quel ripetersi della parola -Continua- mi è rimasto impresso e mi riecheggia accompagnata dalla sublime musica di Rombi, dalla luce della classe e di quel bellissimo liceo. E quelle inquadrature perfette del volto di Claude, in una recitazione impeccabile. Chapeau!
    Quel duello cerebrale che si crea tra il prof e lo studente , e la consapevolezza reciproca che i due non si toccheranno mai.
    Straordinario.
    Ce ne fossero di film così...
    Marietoile

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    1. Voto 10, se non si fosse capito!
      Marietoile

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    2. Mi verrebbe quasi voglia di rivederlo.
      Il primo tempo ero veramente presissimo.
      Poi ho mollato un pò la presa.
      Ma tutte queste caratteristiche che dici le ricordo abbastanza bene.
      Però se misi 7 all'epoca dei motivi ci devono essere stati, non posso rinnegarlo

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