14.9.14

Horror Underground (N° 11): recensione "The Poughkeepsie Tapes"

Non so se sia un caso, probabilmente lo è solo in parte, ma mi trovo ad aver visto due film consecutivi del buon Erick Dowdle (con suo fratello correo), ovvero questo, ca va sans dire, e quel riuscito pastrocchio che è stato Necropolis.
In mezzo c'erano stati il discreto Devil e l'operazione, francamente inutile e poco riuscita, del remake di Rec, Quarantena.
Altra coincidenza è che sto film venga appena dopo aver stilato la ballerina (nel senso di molto ma molto poco convinta) lista dei film più disturbanti, lista nella quale The Poughkeepsie Tapes, che d'ora in poi chiameremo semplicemente The P. Tapes per risparmiare dita e neuroni, starebbe con tutte le scarpe.
Siamo dalla parti dei film che percorrono il pericolosissimo confine tra le opere socialmente accettabili e quelle amatorialmente inaccettabili, ossia le macellare e scioccanti merde (non) d'autore.
In realtà sul confine The P. Tapes ci sta semplicemente per il soggetto e per quello che racconta durante l'ora e mezzo di visione perchè in quanto ad immagini ce ne sono sì di fortissime (da star male per i non avvezzi) ma non c'è mai, veramente mai, quel perverso gusto del dettaglio macabro o gratuitamente scioccante.
Insomma, l'atmosfera e il racconto hanno molta più importanza delle singole immagini in sè.
Il soggetto, a proposito, è incentrato sulle videocassette ritrovate in casa di un terribile serial killer operante negli USA nei primi anni 90 (a partire dal 93 credo).
L'assassino già da anni era braccato dalla polizia ma la sua cattura si era resa quasi impossibile a causa dell'incredibile capacità del killer di mutare modus operandi e tipo di vittime, cosa rarissima negli assassini seriali. La polizia brancola. Ma alla fine ritrova queste tremende tapes e può finalmente vedere in faccia l'orrore, quell'orrore del quale conosceva sì e no il 10%.
Sì perchè questo killer (soprannominato The Butcher, il Macellaro) ama riprendere tutti suoi crimini, tutte le sue sevizie, tutti i suoi giochetti.
La qualità video delle vhs è scandalosa. Pixel questi sconosciuti, colore che si alterna al bianco e nero, interferenze, riprese a cazzo, insomma, un disastro.
Eppure è qua tutta la potenza di questo possibile cult, nella sua sporcizia, amatorialità e verosimiglianza.
Anzi, il killer è esistito veramente, altro che verosimiglianza.
Anzi, non è vero.
Sì, è vero.
Fate voi.
L'assassino è veramente terribile, perverso, cattivo, anche geniale nella sua malattia.
Vedere ad esempio l'incontro con la madre della ragazza sequestrata, la facilità con la quale riusciva a fregare la gente o quello che fa alla sua "schiava".
Atmosfera perfetta, urla, implorazioni, pazzia, maschere veneziane.
Tantissimi momenti da horror perfetto, come l'iniezione, come la camminata con maschera sopra la testa, come la terribile condizione, a mò di bambola, nella quale il killer costringe la ragazza "amata".
La scena con le due bambine poi, il finale di quella scena, è davvero sorprendente.
Ho apprezzato, lo ripeto, il riuscire a fare un film "malato" senza esagerare o non scendere nel dettaglio lasciando il posto a tutto quello che avveniva prima o dopo degli orrori più grandi.
Anche tutto quello che la povera schiava ha subito negli 8 anni di prigionia, o comunque gran parte di quello che ha subito, è soltanto raccontato, non mostrato.
Ed è terribile, perchè verosimile, il parossismo della Sindrome di Stoccolma che colpisce la ragazza. Probabilmente a livello umano quell'intervista è la cosa più tosta del film, il pensare che quell'orrore le possa "mancare" è davvero tosta come cosa.
E affatto incomprensibile.
Se a livello di immagini c'è quindi un minimo "freno" a livello di racconto non ci sono inibizioni, siamo davvero al circo degli orrori.
E, altra cosa meritevole, anche a livello sessuale non si mostra nulla, nulla.
Ma vi assicuro che tutto quello che c'è basta e avanza.
Piccolo film quasi solo per appassionati anche perchè per tutti gli altri rischia davvero di essere troppo disturbante.
E, per una volta, c'è un uso perfetto, anzi doveroso, della telecamerina, vera protagonista (tramite le vhs ovviamente) della pellicola.
Insomma, un giovane regista che ha già fatto tante cose e diverse tra loro.
Ma la migliore, probabilmente, era all'inizio.
Questa.

( voto boh, 6.5/7-5)

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