29.9.14

Recensione: "La Fabbrica di Cioccolato"

C'è poco da fare, è una roba diversa.
Ho rivisto da circa un annetto la prima e storica trasposizione cinematografica del romanzo di Dahl (ovviamente durante il periodo natalizio nel quale quel film e il Canto di Natale dickensiano la fanno sempre da padroni) trovandoci dentro tutto quello che ci trovai da bambino, ovvero una favola nera terribile, crudele, visionaria sì, ma angosciante.
La fabbrica di Burton è diversa, la fabbrica di Burton è un film per famiglie che sebbene mantenga nel plot tutti gli snodi narrativi del film con Wilder (e del libro, of course) lo fa in un'atmosfera completamente diversa, spettacolare, a tratti divertente, senza raggiungere mai la cattiveria e il cinismo del primo film.
Credo, credo, che più che da Burton e dalle esigenze di marketing tutto dipenda dalla figura di Willy Wonka.
Quello di Wilder era una specie di orco con cappello, un uomo che in maniera fredda, cinica, calibrata e disinteressata si liberava di tutti i bambini viziati che dimostravano, anche dentro la sua fabbrica, di non essere bambini meritevoli di nulla.
Quello di Depp tendenzialmente è lo stesso personaggio ma sembra spaesato, svampito, un istrione che non ha nulla della freddezza del Wonka wilderiano, quella freddezza che era quasi sentenza.
Eppure la misantropia di questo nuovo Wonka è assolutamente marcata (vedere ad esempio il fastidio per l'abbraccio di una delle bambine all'inizio), anche lui pare come una persona che odia l'umanità, o almeno l'umanità che merita di essere odiata.
Ma non fa paura, non ci inquieta, anzi, Burton quasi ce lo dipinge come un personaggio di cui aver tenerezza, veramente l'opposto del suo predecessore.
E' una specie di cappellaio matto che organizza uno show divertente per punir bambini, non pare, come Wilder, qualcosa di trascendentale, una morale e un'etica che spazza via tutto il resto.
E non è un caso che alla fine Burton mostri tutti gli altri bambini che escono dalla fabbrica illesi, anzi, è solo la conferma che abbia avuto paura di affondare il colpo per far sì che questo film avesse successo.
Che poi si vive di un paradosso visto che Burton resta ancora più fedele al romanzo (ad esempio in tutte e 4 le uscite di scena dei bambini insopportabili) ma poi inserisce ex novo tutti i flash back sull'infanzia di Wonka, a mio parere malriusciti ed inutili (è un personaggio magnifico, sfuggente, raccontarlo lo banalizza).
Anche la sua balbuzie e il rifiuto (da trauma) del concetto di famiglia è troppo reiterato, spiegato. Insomma, dove uno ci veniva presentato come un personaggio da "odiare" questo è da amare.
E uno era traumatico, questo traumatizzato.
Ovviamente glisso sugli stacchetti musicali degli Umpa Lumpa, davvero insopportabili...
A proposito, sono (stato?) un Umpa Lumpa anche io e mi ci riconosco moltissimo, specie in quella spersonalizzazione che li (ci) rende tutti uguali.
La forza di questo Burton resta nella potenza visiva, nella passione che ha messo nel raccontare questa storia, in un prologo (di mezz'ora) straordinario sulla famiglia di Charlie e sui vari vincitori dei biglietti d'oro.
C'è amore in questo film, perchè questa è una storia che Burton ama.
Ma io preferivo la perfidia del primo, perchè solo quella restituiva del tutto quello che questa fantastica storia ci vuole raccontare, ossia che l'esser buoni, credere nei propri piccoli sogni, praticare l'umiltà al posto dell'arroganza alla fine potrà premiarti.
Nella nostra vita di biglietti d'oro ce ne capitano pochissimi.
E Charlie non ci insegna che quel biglietto d'oro finisce nelle mani di chi se lo merita.
Perchè non è importante il fatto che Charlie con solo tre barrette di cioccolato abbia trovato il biglietto.
No, quella è fortuna, quello è caso, quello, forse, è destino.
La forza di Charlie non è aver trovato il biglietto d'oro ma averne riconosciuto l'immenso valore.


16 commenti:

  1. Come spesso succede, le conclusioni delle tue recensioni mi danno i brividi...
    Io purtroppo non ho mai visto quello con Wilder, sono sempre incappato in questo di Burton - regista per cui ho avuto una certa fissazione. Non è il suo film che preferisco, però mi ha sempre divertito.

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    1. Grazie Giacomo...

      Ti capisco, ed è proprio lì il busillis, questo fa divertire, il primo inquietava.
      Io ti consiglio di vederlo anche solo 10 minuti, scoprirai tutto un altro Willy Wonka

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  2. Il film originale aveva una forza "nera" molto superiore a quello di Burton, seppure la tecnica del buon Tim sia ottima.
    Personamente, comunque, non è uno dei film che preferisco del regista.

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  3. Esiste una sola "fabbrica di cioccolato" ed è l'originale del 1971 con Wilder. Quello di Burton non regge il paragone e Depp è una parodia dello stupendo personaggip interpretato da wilder. Un reboot di cui,francamente, non avevamo bisogno.

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    1. Come non essere d'accordo...
      Ecco, parodia dell'altro Wonka forse è il termine giusto perchè la parodia in genere ridicolizza e banalizza

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  4. Io non ho visto quello di Burton, forse perchè l'altro, prendendo nel senso giusto la mia affermazione, "mi era bastato". L'ho visto più volte ed in ciascuna mi è sempre parso lampante il gusto provato da Wonka nel vedere sfoltirsi il gruppo di bambini. Surreale e inquietante, hai detto bene.

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    1. Esatto Marti, fotografia perfetta.
      Anche qua alla fine come plot è la stessa cosa ma tutto con un'altra atmosfera, difficile spiegarti

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  5. Avulso: la trilogia di "feast" l'hai vista?!

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    1. No!!

      E conoscevo solo il primo, mai saputo fosse una trilogia.
      La prossima serata splatter è per lui :)

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  6. Spinto /anche questa volta!) dalla tua recensione, mi son noleggiato willy wonka originale, tra l'altro una versione esclusivamente in inglese con sottotitoli. devo dire che hai ragione: il film degli anni settanta ha non pochi momenti disturbanti (le allucinazioni del viaggio in barca ad esempio) e poi il willy wonka è ambiguo e freddo: mi ha colpito la sua entrata in scena, dove finge di zoppicare, per poi alla fine fare una capriola per arrivare al cancello davant al pubblico e ai bambini. come a dire - non credete a tutto quello che vedete, e soprasttutto non pensate che io sia indifieso e non crediate a tutto quel che vi dirò e farò vedere! sottili brividi, accentuati dai suoi sorrisi freddi, dove gli occhi rimangono distaccati e distanti. cmq, molto belo (ma anche qui, i balletti degli umpalumpa, insomma, vabbè...)


    ps
    quello di burton devo rivederlo fincheé la memoria è fresca, per fasre il confronto

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    1. Ti ringrazio sempre moltissimo Giovanni...

      Sono d'accordo su tutto quello che hai scritto, ma fino a che non rivedrai il Burton non potrai capire fino in fondo cosa intendevo, quanto quello originale sia più cinico, subdolo, sottile e inquietante di quello di Depp

      Gli umpalumpa sì, alla lunga rompono il cazzo sia allora che adesso :)

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    2. sai cosa mi hanno fatto venire in mente gli umpa lumpa? i minions di cattivissimo me, oppure - ,ma meno - le lumache di giù per il tubo! Wilder è un attore secondo me di grande sensibiolità e preparazione, che riesce a rendre la freddezza del personaggio attraverso pochissimi cenni misurati, sghiardi e intonazioni. depp, è un grande attore, ma su tutt'altro registro. morale: il noleggio si impone :)

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    3. Ahahha, è vero!
      Ma i Minions, almeno a me, stanno simpaticissimi, gli Umpalumpa meno...

      Depp secondo me, almeno in quel personaggio, ha meno sfumature, o comunque molto meno interessanti.
      Vedi te, poi mi farai sapere :)

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    4. certamente! è probabile che depp questa volta si sia lasciato prendere da un eccessivo istrionismo, pensando di caratterizzare willy wonka come un eccentrico.

      anche a me i minions stanno simpaticissimi! li adoro!

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due cose

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3 ciao