24.1.16

Buongiorno


Anno Domini 2016, domenica, ore 5.20 del mattino.
In teoria è il giorno che nostro signore pensò per il riposo anche se, testimoni oculari dell'epoca, giurano di averlo visto parecchio scornato e pentito dell'ambaradan che aveva messo su.
Devo andare al lavoro.
Maremma maiala.
Scendo e trovo le auto dentro degli igloo. La mia poi ha un igloo con chiusura a doppia mandata. Grazie ad un buon lavoro di scalpello riesco ad entrare. I vetri sono ghiacciati come il cuore del killer frangettato dei Coen. Impossibile aspettare il disgelo, servirebbero ere geologiche.
Decido allora di affidarmi alla statistica.
Alle 5 di mattina c'è il 4% del traffico normale.
Quindi ho la possibilità di essere centrato dal 96% in meno delle automobili.
Decido così di immettermi in strada guidando solo con i due vetri laterali aperti, quello che succede davanti a me e dietro di me è perso in una obnubilante nebbia di ghiaccio.
Capisco di non esser morto quando arrivo vicino all'unico bar aperto della zona la domenica mattina.
Mi accorgo di avere la radio a tutto volume, mi vergogno un po' vista la moltitudine di gente che vedo fuori dal bar e che penserà "Ecco, è arrivato il napoletano". Abbasso il volume e mi accorgo in realtà che la mia radio è spenta.
La musica assordante non è dentro la mia macchina ma fuori.
E non precisamente fuori, ma dentro il bar.
Affascinato, entro.
La musica è assordante, la gente balla e canta, sono le 5 del mattino, mi aspettavo un freddo bar dove una vecchietta mi avrebbe preparato con mani sapienti un buon caffè e invece mi ritrovo il delirio.
Ci sono 4 spazzini con le tute arancioni che parlano di fica.
Ci sono una decina di ragazzi (molti ecuadoFregni, i giovani ecuadoregni di Perugia) con volti simili all'urlo munchiano che ballano, annuiscono a non so cosa con la testa mentre si sbafano di cornetti alla crema.
Capisco l'ovvio.
Per loro è ancora il sabato notte, non sono nemmeno andati a letto mentre io già mi sono svegliato per smadonnare.
Le facce sono inebetite, dentro la loro testa al momento ci sono più decibel che neuroni.
Ci sono poi due trans, con il loro classico viso triste e malinconico, il viso triste e malinconico di chi ha dentro di se un uomo che cerca disperatamente di raggiungere una donna senza mai riuscirci completamente.
Ad un certo punto in mezzo a quel delirio di musica e sballo mi viene in mente una cosa che mi inquieta. Mi immagino che quella sia una festa in onore del mio fallimento. E il festeggiato è appena arrivato.
Questa terribile e misantropa sensazione si affievolisce e poi dipana del tutto quando mi accorgo dopo cinque minuti che ancora non è arrivata nessuna torta con su scritto "Suca Giuseppe".
Prendo coraggio, del cappuccino non se ne parla, troppa gente e troppo casino.
Tento con il cibo.
Mi avvicino al bancone dei sandwich e quello che dovrebbe essere il gestore mi chiede, lo capisco dal labiale, cosa voglio.
Sto per rispondere quando mi accorgo che lui nel frattempo mi guarda e canta. Canta il pezzo house in spagnolo che sta imperversando nel locale. L'immagine è fastidiosa ed inquietante, mi stai servendo cazzo, non cantare che già non capisco una sega.
Gli urlo "IL TRAMEZZINO TONNO E CARCIOFINI !!!!!"
Gli indico quale e gli faccio due con le dita.
Annuisce mentre continua a cantare.
Me ne dà solo uno.
Decido che sticazzi, meglio fuggire.
Pago.
Mentre esco ho quasi la certezza che una ragazza mi abbia fatto l'occhiolino. Poi mi convinco che era solo un riflesso incondizionato, probabilmente il click dell'ultimo neurone che aveva fatto fagotto.
Scappo via da quello che mi è sembrato un incubo nel litorale perugino e mi avvio verso la fabbrica.
In portineria firmo e intanto racconto al portiere tutto quello che ho visto.
Lui annuisce, lo sa. Parliamo un po' con quella improvvisa, strana, estemporanea e mesta confidenza che si trovano ad avere due persone ritrovatisi nella stessa zattera del medesimo oceano.
Siccome la domenica di mille operai lavoriamo in tre posso quindi avvicinarmi con la macchina fino quasi all'entrata. Praticamente sono la prima macchina dopo i posti riservati ai dirigenti.
La domenica quell' avvicinarmi ai parcheggi davanti è la cosa più vicina ad una scalata sociale che abbia fatto in vita mia.
Entro usando il badge, l'immensa fabbrica sembra un gigante spento e addormentato.
Saluto i due operai che se ne stanno andando per far posto ai nuovi.
Magari anche loro adesso, uscendo, andranno al pazzo bar dove la notte non finisce mai.
E mentre se ne staranno là mangiando un cornetto vicini ad un trans triste io intanto penso che la bellezza del mondo sta in queste piccole cose.
Rido e intanto apro il mio primo saccone di fave di cacao.


(Mi scuso per gli errori ma ho scritto la cosa nei venti minuti di pausa qui in fabbrica con il tablet. E col tablet la come luogo, da come verbo e tante altre cose non riesco a farle. Evitate di commentare sta cazzata ma se lo fate voglio che scriviate solo buongiorno Giuseppe. Poi semmai il commento tra parentesi)



14 commenti:

  1. buongiorno Giuseppe (adoro questi pezzi) grassie.

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    1. Buonasera Macabar (sei sempre stato il fan numero 1 dei racconti di vita ;) )

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  2. Buongiorno Giuseppe!
    (molto bello)

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  3. Buongiorno Giuse (23 km di corsa su strade ghiacciate stamattina... Di Caprio suca)

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    1. A domani boss (e lui camminava, anzi, arrancava, te corri, digliene)

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  4. Buongiorno Giuseppe... E ormai , buonanotte🌝🌕🌌

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  5. Bello.
    E quanto calore in questo freddo!
    Senza nessuna vendetta, grande empatia.
    Buona notte.

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    1. Buongiorno Elena ;)

      solo gli uomini possono riscaldare dal freddo

      anche quelli più grotteschi ;)

      grazie mille

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  6. Ah, bello bello. Peccato solo i trans fossero tristi. Pensa se te li ritrovavi a sculettarti sul tramezzino.

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    1. Ma i trans sono sempre tristi, anche quelli che sculettano sui tramezzini...

      io sogno sempre quel tuo benzinaro...

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due cose

1 puoi dire quello che vuoi, anche offendere

2 metti la spunta qui sotto su "inviami notifiche", almeno non stai a controllare ogni volta se ci sono state risposte

3 ciao