9.11.16

Recensione "The Raid 2 - Berandal"

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A mio parere la meglio cosa che potrete vedere nel campo dell'action in questo millennio.
Un regista che è un Dio della messinscena per un film vorticoso, violento, esteticamente superbo, fotograficamente bellissimo.
Magari pieno di situazioni poco credibili che, purtroppo, non lo fanno uscire dal recintino di film di genere.
Sì, ma nel genere è un capolavoro.

L'ho scritto più volte.
Io odio il cinema d'azione.
Io odio le arti marziali.
Capite bene che un film d'azione basato sulle arti marziali è per me quello che potrebbe rappresentare un immigrato per Salvini.

Proprio per questo, per capire la grandezza dei due The Raid, basterebbe stampare queste due mie stupide recensioni e mostrarle a chiunque abbia la puzza sotto il naso e pensi che questo tipo di film non faccia per lui.

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Perchè, se io -un talebano della lotta contro il cinema d'azione- dico che questi film sono due capolavori vuol dire che possono veramente esserlo per tutti, anche gente con posizioni molto più morbide della mia.
In realtà è quasi impossibile scindere The Raid (1 e 2) dal suo regista, Gareth Evans.
Perchè Evans i film li ha pensati, scritti, girati e montati (e cazzo se il montaggio non è importante in queste due perle).
E in mezzo ci ha infilato quell'autentica bomba di Safe Haven.
Possiamo quindi dirlo con certezza, Gareth Evans è uno dei più grandi registi (in senso lato, non autorialmente) del nostro tempo.
E, senza ombra di dubbio, il più grande nel suo campo.
E, senza ombra di dubbio, nel loro genere, The Raid e The Raid 2 sono i due più grandi film che potrete trovare in questo millennio.
Ecco, ho messo un pò di puntini sulle i.
Quello che è più sbalorditivo in Evans è la messinscena.
Come confeziona lui una sequenza ce ne sono veramente pochi.
Un mix tra location, fotografia, inquadratura e gestione del capitale umano come è difficile trovarne nel cinema attuale.
Attenzione, stiamo parlando comunque di un cinema da entertainment eh, nessuna profondità, nessun tentativo di elevarsi da ciò che si è.
Evans è "semplicemente" un regista coi controcazzi, uno che allestisce spettacoli visivi impressionanti, uno che sa rendere l'arte marziale una cosa così bella, cinematografica, netta e debordante da restare a bocca aperta.
Un cinema visivo, spettacolare, muscolare, violento, vorticoso, sanguinario.
Sì, ma anche un cinema con un'attenzione al dettaglio pazzesca, che ha dietro un lavoro, una cura, una maniacalità e una passione che nel cinema di questo genere non solo è rara ma NON ESISTE.
Una sequenza qualsiasi di lotta in un film di Evans ha dentro più cinema, più dettagli, più estetica che interi film milionari simili ad esso.

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Ed è qui che anche un noioso fruitore di cinema pensante (riferito al cinema) come me alla fine crolla e deve genuflettersi davanti al regista gallese (che poi sta storia di un giovane regista gallese che fa tutti film in Indonesia è bellissima).
Non nel cosa, ma nel come.
Il come cazzo.
The Raid 2 è allo stesso tempo molto simile al primo capitolo eppure profondamente diverso.
Se da un lato abbiamo infatti lo stesso "tipo" di cinema e di scheletro -ovvero un crime profondamente incentrato sulle arti marziali- ci sono però notevoli differenze.
Intanto la location.
The Raid ne aveva solo una, quel fantastico e putrido palazzo che Rama e compagnia dovevano "scalare" per raggiungere il boss dei boss.
Qui di location ne abbiamo una decina, una più bella dell'altra.
Perchè anche in questo Evans eccelle, nel raccontare i luoghi.
Le sue inquadrature sono talmente belle e la sua fotografia così perfetta che - sarà per l'Indonesia in comune- paragonerei la regia di Evans a quella di Refn. Tra l'altro hanno un tipo di violenza molto simile, esplicita, esteticamente superba, inumana. Quello che li differenzia è che mentre in Evans oltre al "racconto" delle immagini non c'è nulla, Refn ha quella trascendenza in più, quella sorta di ieraticità per cui quasi tutti i suoi film non sembrano "soltanto" film terreni ma acquistano quasi una dimensione altra, sacra. Del resto questo è uno dei meriti ma anche dei limiti (per supponenza) di Refn.
Non dico una bestemmia se dico che il film in vita mia somiglia più a The Raid 2 è Solo Dio perdona. Eppure sono così diversi...
Comunque, tornando a The Raid 2, la possibilità, rispetto al primo capitolo, di poter "uscire", avere più spazi, permette ad Evans anche di curare più gli intrecci e la sceneggiatura.
Più luoghi, più personaggi, più interazioni, più plot.
Non che il plot sia una cosa importante per il nostro ragazzone eh. I suoi film rimangono film di combattimento, di botte da orbi, di scontri all'ultimo sangue, delle specie di videogame con scagnozzi e boss finali.
Però, ecco, questo minimo curare anche la trama è molto importante. Anche perchè più la curi, più la rendi grande più ti crei la possibilità di andare avanti con i capitoli.
E io un altro capitolo lo voglio.

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Di The Raid avevo amato una fantastica atmosfera alla polar francese che qua si perde quasi del tutto. Sarà che la parte poliziesca è praticamente assente, sarà che questo secondo capitolo è molto più colorato e meno cupo ma, ecco, ritengo la prima ora di The Raid ancora insuperabile.
Forse.
Per il resto, che dire?
The Raid 2 ha dentro una tale quantità di scene grandiose da non sapere dove cominciare a parlarne.
Il primo combattimento nel bagno del carcere; quello, impressionante -da estasi cinematografica- nel cortile fangoso, quello... no, fermiamoci.
Quello nel cortile fangoso.
Ecco, come fare a liquidarlo con una riga?
E' una cosa talmente bella da provocare risa di giubilo. Pioggia, fango, sangue, corpi a terra, cecchini. E in mezzo a tutto sto casino Evans riesce comunque a mantenere ordine, nitidezza, cura dei dettagli. Evans è uno che anche dentro l'occhio di un ciclone saprebbe inquadrarti un pezzo di carta.
Quando c'è gente che non sa riprendere manco il ciclone da lontano.
Rama (il solito straordinario atleta e lottatore Iko Uwais) riesce a conquistarsi la fiducia di Uco, il figlio del boss, anch'esso in carcere.
Il suo compito è quello di infiltrarsi in quella famiglia per scoprire tutte le corruzioni e le connivenze dei poteri forti di Giacarta.
Ne nasce un film sul potere, sulla brama, sul "conquistamose sta città". Da un lato Uco, dall'altro il boss zoppo Bejo (che, a differenza di tutti gli altri non sa combattere, riesce a malapena a tenere in mano il bastone), dal'altro i giapponesi.
Un mafia movie di clan fatto e finito ma che basa tutta la sua forza nei combattimenti, nelle coreografie, nella violenza. E questa violenza è così "bella", realistica e piena di trovate da restarci secchi.
Solo le indimenticabili sequenze tra Peter Griffin e il Pollo hanno saputo far di meglio.
Evans ci porta in luoghi fantastici, la fabbrica del porno (ma che meraviglia, che meraviglia) dove incontriamo quello che è per me il personaggio più bello, il nanetto in canotta sporca che gestisce tutto. Non a caso quell'attore è il superbo guru di Safe Haven.
E poi il lago dove buttare le vittime, i vicoli del barbone, la città abbandonata alla fine dell'inseguimento in macchina, l'hotel con le due zoccole e il ristorante di Bejo (luoghi altamente refniani), la discoteca e la sua neve fuori tanto Lady Vendetta, la metropolitana della ragazza sorda, il campo di grano, il palazzo abbandonato del killer con mazza, la cucina.
Un'orgia di luoghi.

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E anche di personaggi. Al tempo stesso molto bello ma anche un pò campato in aria quello del barbone, personaggio che avrebbe avuto bisogno o di meno spazio per non renderlo così importante o di più spazio per raccontarlo meglio.
I 3 killer di Bejo funzionano tutti, con lei veramente fantastica.
Ma vogliamo raccontare lo scontro a sangue in metropolitana? 
Effetti speciali praticamente invisibili, sempre. Ed è un tripudio di botte, tagli, teste fracassate, ossa spezzate. Tutto così realistico da starci male.
Per non parlare dell'inseguimento in macchina, superbo.
Insomma, un capolavoro.
Sì, ma con difetti.
Evans ci frega, è tutto troppo bello ma analizzando meglio non si può negare che The Raid 2 sia un gigantesco giocattolone, un videogame elevato ad arte. Poche scene di raccordo per passare da una sequenza di lotta all'altra.
E questo Rama che sembra invincibile, immortale. Prende botte, spari, lacerazioni da spade ma va sempre avanti. Mentre i suoi avversari cadono come birilli.
Il problema principale è però la quasi totale assenza di armi da fuoco. Centinaia di nemici di scagliano contro Rama (quasi sempre uno per volta, anche qui solita tara dei film con arti marziali) quando ne sarebbe bastato uno con una pistola e una buona mira.
Buffo che poi lo scontro tra boss sia invece tutto con armi da sparo.
L'unico modo per accettare tutto questo è fregarsene.
Se The Raid fosse stato un film drammatico sarebbe stato impossibile passarci sopra.
Ma The Raid crea un mondo tutto suo in cui la sospensione dell'incredulità è obbligatoria come in un horror.
In cui sembra esserci una specie di etica tutta sua, delle regole proprie.
Prendi la scena del barbone. Ha un machete ma lo usa solo per l'obbiettivo finale, non prima.
Da un lato dico peccato, perchè tutti questi problemi non ne fanno un capolavoro assoluto, uno di quei film trasversali che tutti dovrebbero vedere.
Rimane un film di genere, inutile negarlo.
Ma talmente bello, talmente perfetto che noi ce ne sbattiamo il cazzo di tutto il resto.

8.5

8 commenti:

  1. Io amo il cinema d'azione e le arti marziali... ma anche partendo da presupposti opposti su The Raid 2 la pensiamo quasi allo stesso modo :)

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    1. A chi non la pensa allo stesso modo mandiamo Rama cazzo

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  2. Due filmoni pazzeschi.
    Senza se e senza ma.

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    1. potrei copia incollare la risposta data a Michele ;)

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  3. Ciao,ti rispondo qui,perchè nella pagina dove ero solita scrivere,mi saltano fuori dei problemi.Boh.Comunque dopo provo a dare un'occhiata al blog del tuo amico.Ciao:)

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    1. Non è un blog suo ma una ribrica che cura qui sul mio.
      Si chiama Boarding House, la trovi sull'etichetta a destra.
      Recensisce film di quel periodo e di quel filone

      alla prossima ;)

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  4. Felicissimo che il film ti sia piaciuto e che le tue parole e sensazioni rispecchino le mie. Per me è il film action definitivo, e come scrissi nel commento della rubrica, è incredibile come scenograficamente sia perfetto e le lotte siano "comprensibili" che secondo me è il vero difetto degli action moderni. Ed è anche incredibile che la sua durata portentosa non sia un difetto, non dilati troppo la storia e le scene, che per i film di azione può essere un difetto, no qui è tutto perfettamente amalgamato e fluido, e si gode davvero tanto... a fine visione se ne vuole di più e ancora! :D

    Capolavoro action, e anch'io come te aspetto il terzo!! ;)

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    1. Credo che sia stato il film di due ore e mezza più "veloce" che abbia mai visto ;)

      Ricordo che vidi quanto era passato ad un certo punto. Era un'ora e 10 e io pensavo mezz'ora nemmeno.
      Davvero superbo

      poi, come dici, le coreografie sono pazzesche e girate in modo incredibile, anche per la "comprensione"

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due cose

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3 ciao