14.4.17

Cinema e Musica (2): Recensione "La Notte dei Diavoli" (1972 - Ferroni) - Scritti da voi (103) - Alex Cavani

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Torna il nostro giovane musicista Alex Cavani per analizzare un altro film da un versante atipico per questo blog, la colonna sonora.
Stavolta invece di tre piccole recensioni Alex ne scrive una lunga e "completa" su un misconosciuto film gotico italiano degli anni 70, La Notte dei Diavoli di Giorgio Ferroni.
Per gli appassionati di colonne sonore un pezzo da non perdere.
Ma anche per chi ama questo genere di pellicole.

Anni '70. Italia. In questo periodo il nostro paese sforna valanghe di film di genere: horror, peplum, giallo, western, fantascienza... Alcuni destinati a lasciare il segno in modo indelebile, altri meno; altri ancora invece purtroppo destinati a rimanere dimenticati, persi nel marasma di pellicole che guadagnavano la celebrità quasi subito e nell'indifferenza di un pubblico interessato ad un altro tipo di intrattenimento cinematografico e non.
Perchè allora concedere una visione a questo "La Notte dei Diavoli"? Un classico gotico all'italiana, genere reso celebre da registi ben più noti e da film ben più autorevoli?
Iniziamo col dire che Giorgio Ferroni non è proprio l'ultimo arrivato dei registi, in una carriera quarantennale ha spaziato tra film di ogni genere (ma davvero qualsiasi! Tra cui il weird, la parodia western e anche il documentario) e ci ha regalato almeno una pellicola degna di nota: "Il mulino delle donne di pietra", del 1960. Riscoprire la sua filmografia può essere davvero interessante.

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Questo film poi si fa notare per la produzione italo-spagnola e gli effetti speciali del mitico Carlo Rambaldi, l'ambientazione – siamo nella Yugoslavia ancora unita – e la storia vera e propria, che trae ispirazione abbastanza fedelmente dalla novella del 1839 "Sem'ja vurdalaka" di Aleksej Konstantinovič Tolstoj.
Su questo racconto già Mario Bava, nel 1963, si era basato per scrivere l'episodio “I Wurdalak” per il suo film “I tre volti della paura” e il film di Ferroni si pone quasi come una sorta di “sequel” proprio di questa pellicola baviana.

Una storia di vampiri quindi, il titolo fuorvia non poco, ma l'Italia vanta una triste e immemore tradizione per quanto riguarda i titoli dei film - basta pensare alle versioni inglesi dei film di Mario Bava: Operazione Paura/Kill Baby Kill! I tre volti della paura/Black Sabbath, Reazione a catena/Twitch of the Death Nerve… - .
La trama, piuttosto semplice, gioca poi su una struttura a flashback non banale, sulla quale si innestano i ricordi del protagonista Nicola (un ottimo Gianni Garko,che rilasciò un'intervista molto interessante su questo film, disponibile su youtube), rimasto in panne con la sua auto nei boschi e ospitato da una famiglia di boscaioli, i Ciuvelak, che si riveleranno più inquietanti di quel che sembra.
L'amore per la giovane Sdenka (un'imbambolata – e perciò perfetta per il ruolo – Agostina Belli) metterà il protagonista a contatto con la maledizione che grava sulla famiglia, portandolo quasi alla pazzia, per arrivare all'epilogo del film, straziante, ingiusto e cattivo, ambientato nell'ospedale psichiatrico da cui ha inizio la storia, destinato a imprigionare per sempre l'innocenza di Nicola e la leggenda della famiglia Ciuvelak.

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Senza dire troppo sullo svolgimento del film, parliamo ora di cosa mi ha spinto davvero ad analizzare la pellicola: le musiche magnifiche ad opera di Giorgio Gaslini.
Gaslini dai più è conosciuto per il triangolo più o meno amoroso che lo lega a Dario Argento e ai Goblin per la scrittura della colonna sonora di Profondo Rosso; ma questo non è sufficiente per conoscere la sua intensissima attività di jazzista e compositore a tutto tondo, che ha firmato il commento musicale di una dozzina di pellicole tra gli anni '60 e '70 – tra cui film di Michelangelo Antonioni e Miklós Jancsó – e che nel film di Ferroni ci regala delle piccole gemme degne di essere ascoltate a parte, che cinematograficamente danno un tocco di inquietudine e di classe non indifferenti per un film horror.
Principalmente Gaslini si serve dell'orchestra, degli archi in particolare e soprattutto del flauto e di strumenti etnici - come in “Slavian Little Song”, dove sentiamo uno strumento a corde che sembrerebbe un kantele o un'arpa dal suono molto secco - , ma l'eclettismo del compositore si riflette su tutti le composizioni presenti.
Tra i brani che spiccano durante la visione del film ci sono “Electroshock part.1”, poco più di un minuto in cui un piano elettrico accenna nervosamente qualche piccolissima frase dissonante sopra un bordone acuto e disturbante, un brevissimo brano che odora di improvvisazione e aleatorietà, che ben si sposa con le espressioni del protagonista legato sul lettino dell'ospedale psichiatrico; “Terrible Echoes”, un'inquietante melodia di archi accompagnate da austere e imponenti percussioni, che accompagnano il vagare spaesato di Nicola attraverso i boschi; in “The Vurdalak Theme III ” addirittura Gaslini si serve del güiro per dare un ritmo più esotico al brano.
Ma sono due i brani che saltano all'occhio, o meglio all'orecchio, da subito: “Sdenka's Theme”, che apre il film e “Warnings”, sempre all'inizio del film.
Quest'ultimo è un brano abbastanza lungo, che partendo da un bordone di synth (presente in quasi tutte le composizioni di questo film) sviluppa una trama di pianoforte, vocalizzi femminili, percussioni e contrabbasso che si rincorrono fino a lasciare spazio a un clavicembalo (o forse un piano elettrico) incerto e agli archi che lo coprono progressivamente. Cinque minuti di ansia pura magistralmente orchestrati, in cui si esalta anche l'estro jazz di Gaslini.
All'estremo opposto si pone il brano che ascoltiamo sui titoli di testa e nel finale, che ci presenta il “tema di Sdenka” per l'appunto.
Questo è un brano arioso e pastorale, incentrato sugli archi e sul flauto e sulla voce allo stesso tempo spettrale e angelica di Edda Dell'Orso, una melodia in maggiore che modula per un secondo in minore e che poi riprende il suo andamento malinconico, che nasconde però una speranza di innocenza e fanciullezza di fondo e una sensualità femminile che avvolge l'ascoltatore e lo conduce all'ingesso nel bosco fatato (o meglio stregato) della famiglia Ciuvelak.

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Tengo questo brano per ultimo perché voglio soffermarmi su dei particolari: “Sdenka's Theme” si differenzia dalle altre composizioni, più orchestrali, per avvicinarsi ad un sound quasi pop, vicino per certi versi al rock progressivo a tinte folk che proprio in quell'anno in Italia iniziava a spopolare davvero (uscivano in quell'anno “Storia di un minuto” della PFM, i primi due capolavori del Banco, “Uomo di pezza” delle Orme, “Ut” dei New Trolls…). In questo ampio orizzonte di proposte musicali, in quel periodo si affacciava nell'affollato, ma libero mercato musicale col suo brano più celebre un trio palermitano, che proponeva un folk morbido e delicato, alternato a sfuriate hard rock influenzate principalmente dai New Trolls. Il pezzo in questione si intitola “Campagne Siciliane” e loro sono gli Era di Acquario. Dai toni soffusi e pastorali una melodia di flauto si muove sinuosa tra una chitarra a dodici corde e delle percussioni giusto accennate.
Il parallelo è azzardato, ma neanche troppo data la visibilità che una band in quegli anni grazie ai numerosi festival pop in giro per l'Italia poteva avere.
La struttura del brano di Gaslini, i suoni e l'atmosfera ricordano molto il pezzo di questa poco conosciuta band italiana; può esserci stata un'influenza del rock progressivo sul modo di comporre del jazzista milanese? Non lo so e non ho trovato informazioni a riguardo, ma il mio orecchio mi ha spinto a fare questa riflessione. In più la stessa atmosfera di “Sdenka's Theme” ritornerà tre anni più tardi in un brano composto da Gaslini, ma eseguito dai Goblin nella colonna sonora proprio di Profondo Rosso; il brano è “Gianna”, ed ecco che ritornano i flauti e i paesaggi rurali tipicamente mediterranei, stavolta con l'aggiunta di un sax fumoso e notturno.
A volte ascoltare anche solo un frammento di brano, una frase musicale o un piccolo stralcio di colonna sonora porta a fare ragionamenti che ci conducono lontani dal punto di partenza, ma è affascinante esplorare mondi apparentemente distanti, uniti idealmente anche solo da una nota musicale.

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Tutto questo insieme di curiosità, riflessioni e ragionamenti portano quindi il film all'attenzione di una vasta schiera di pubblico, dai più disparati interessi; in più si aggiungano l'attenzione meticolosa ai dettagli – la bambola della bambina, gli interni della cascina del bosco, i boschi – , la buona recitazione, gli effetti speciali a volte impressionanti (come nelle iniziali visioni di Nicola), dal sapore tipicamente artigianale (Rambaldi insegna), che strappano oggi anche più di un sorriso e la storia non banale e “La Notte dei Diavoli” diventa un piccolo cult da recuperare assolutamente!

5 commenti:

  1. Ciao Alex complimenti per la tua recensione.
    E' curioso che di Ferroni ho il DVD de "Il mulino delle donne di pietra" e che nonostante abbia sentito parlare della "Notte dei diavoli" non sapessi che fosse dello stesso regista e comunque chissà perchè ho sempre snobbato quel film.
    Lo recuperero' al piu' presto e te lo commenterò .
    Sei bravo che ne hai parlato senza svelare troppo per quello che concerne la trama ...per non togliere l'effetto sorpresa a chi come me deciderà di vederlo.
    E mi piace soprattutto come sei sceso nei particolari per descrivere la colonna sonora del film accendendo in oltre modo la mia curiosità.
    Credo che utilizzerò la tua rece come una cartina d'indicazioni legata ai momenti musicali presenti nelle scene del film.
    A presto e auguri di buona pasqua.
    Ciao
    Massimiliano

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    1. Ciao Massimiliano, grazie per i complimenti, anche io sono un collezionista di dvd di questo genere, ma quel film non ce l'ho in formato fisico, lo devo trovare.
      Questo invece si trova intero su youtube (qualità audio video pessima ma tant'è...), mentre la musica l'ho cercata su vinile per ascoltarla come si deve :)
      Fammi sapere se vedrai il film allora! Spero di esserti stato utile.

      Tanti auguri di buona pasqua a te e alla tua famiglia.
      A presto.

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  2. Credo che su Amazon non dovresti aver problemi a trovarlo ( io ho visto che i Diavoli a9,90 € c'è infatti la settimana prox lo ordinerò...) o su qualsiasi altro sito in linea di Dvd.
    È un bel film e credo anche la colonna sonora se ho un ricordo del film positivo vuol dire che anche le musiche dovevano essere ok..ma sinceramente particolari sulla musica non li ricordo, dovrei rivederlo ma più che altro riascoltarlo con orecchio più attento!
    Ricordo che il film "il mulino..." l'ho preso perché nella striminzita rece c'era scritto che la fotografia /scene ricordavano un quadro fiammingo..in effetti ci può stare visivamente parlando .
    Tieni conto che per essere un film di quegli anni ha un buon ritmo ...insomma non vale per tutti i film ma gli horror anni 60 a noi della nostra generazione e anche la tua ( credo) risultano molto noiosi ...anche se prendi pure con le pinze questa mia affermazione...non so se son riuscito a spiegarmi...?
    Comunque se non trovi il dvd scrivimelo pure che te lo masterizzo e te lo spedisco.
    Anche se da quel poco che ti conosco credo che voglia giustamente solo materiale originale!
    Buona Pasqua ancora
    Max

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    1. Eh si mi hai già inquadrato bene ahah

      Se c'è una cosa di cui sono maniaco sono i dischi e i film in dvd. Ma soprattutto i dischi, vinili o edizioni limitate, la mia camera è un tripudio di custodie di ogni genere. Tra quelle e i miei strumenti non ci sto più io.
      Comunque "il mulino" l'avevo visto tempo fa in qualità infima, se me ne riviene voglia ti chiederò quel piacere che mi hai offerto.
      Grazie ancora e spero che tu abbia passato una buona pasqua, come lo spero per tutti gli altri utenti del blog :)

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  3. Bel film Alex.
    Non so su quale altro film dopo i primi 5 minuti di immagini vedi già la topa della protagonista 😀 ...e poi che effetti splatter😀...va be dai quando ho finito di guardarlo te lo commento .
    A presto
    Massi

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