25.6.15

Lo Spazio (In)Visto, Viaggio nel cinema dimenticato (N°3): Nacho Cerdà e la trilogia della Morte


Torna Frank di VisioneSospesa con la sua cultissima rubrica sul cinema sommerso. Puntata molto "tosta" questa, e non solo nella tematica, ma anche a causa di un regista che, specie per Aftermath, ha fatto molto discutere di sè...
Trovate i link ai film in fondo al pezzo. Per Genesis, inoltre, potete trovare la recensione estesa di Frank.
Buon "divertimento".

Premessa: questo articolo risale a qualche anno fà e attualmente, può sembrare alquanto insolito rispetto i parametri mediamente prefissati nel mio blog (dei tre film di seguito segnalati, infatti, solo l'ultimo - Genesis - è presente tra le pagine di Visione Sospesa in quanto, tra i lavori di Nacho Cerdà, è sicuramente quello più affine al cinema solitamente perseguito). Ho deciso così di recuperarlo, nella sua integralità, ma con l'ovvia aggiunta di qualche correzione, per due motivi: il primo coincide semplicemente con una questione di tempo, che in questo periodo mi tiene impegnato su altri fronti, lasciandomi così minor spazio alla scrittura e alla visione di film. Il secondo, che al contrario reputo utile (magari per un futuro ampliamento di rubriche) alla collaborazione con Caden e il suo blog, nasce da una nostra chiaccherata sul cinema horror (specialmente di vecchia formazione); un genere che, al di là degli stili proposti nei rispettivi blogs, ci appassiona piacevolmente entrambi. 
Come per gli altri appuntamenti, in fondo all'articolo troverete i link diretti alla visione dei film.


L'istante tra la vita e la morte. 
L'estremo confine tra sesso e morte. 
L'intenso desiderio che rigenera la vita.
Tre cortometraggi, tre opere significative che percorrono silenziosamente il percorso verso, durante e oltre, quell'inevitabile attimo che prelude alla fine di tutto.

The Awakening 
1990
8 minuti

Nacho Cerdà, classe 1969. Il regista spagnolo esordisce con questo cortometraggio in bianco e nero, fin troppo breve per riuscire ad approfondire il tema trattato, ma su cui si baseranno già le fondamenta per la sua visione "ultraterrena": un giovane studente in aula, durante la lezione, apparentemente si addormenta per risvegliarsi pochi attimi dopo accorgendosi che tutto intorno a lui si è fermato. Il professore (interpretato dallo stesso Cerdà) rivolto verso la lavagna, i compagni intenti ed immobili ad osservare. Il ragazzo guarda l'orologio appeso al muro, fermo sulle 13,27, poi guarda il suo orologio che invece continua a far scorrere il tempo. Preso da un attimo di panico corre verso la porta, che non riesce ad aprire, mentre dall'altra parte capiamo che anche le altre persone all'interno della scuola sono ferme. Rapidi flashback dell'infanzia cominciano ad apparire nella sua mente, ad intermittenza, sempre più veloci finchè la consapevolezza di quello che sta realmente accadendo (e che noi abbiamo già intuito quasi fin dall'inizio) prende il sopravvento nell'attimo in cui il protagonista si vede disteso a terra, privo di vita, accerchiato dai compagni mentre il professore le effettua un massaggio cardiaco. Bellissimo il finale, in cui nel volto del giovane, si nota l'espressione di rassegnazione, mentre alla sua sinistra appare una giovane donna che lo invita a seguirlo attraverso quella porta, fino a pochi minuti chiusa ed ora, varco di transito verso l'aldilà. La prima visione di Cerdà, tenta dunque di analizzare la sensazione che si potrebbe provare nell'istante del trapasso ma al contempo, anche sondare quei fenomeni più reconditi che vengono comunemente definiti "Viaggi astrali", ovvero il distacco momentaneo dell'anima dal corpo. La piramide con l'occhio che spesso appare durante i flashback, potrebbe infatti valorizzare l'ipotesi che il giovane non sia realmente morto, ma stia appunto vivendo uno di questi viaggi e che in molti, secondo varie testimonianze, dicono di aver vissuto.

Aftermath 
1994
32 minuti

Se in The Awakening la morte è rappresentata sotto l'aspetto ultraterreno, con Aftermath (il più estremo della trilogia, quindi occhio prima di accostarsi alla visione, se non si ha più che uno stomaco di ferro) il regista affonda invece nel ben più realistico terreno della perversione sessuale, mostrandoci una delle devianze che più inorridiscono l'immaginario collettivo: la necrofilia. Se retrocediamo un attimo nel tempo, già vari registi si erano cimentati sul tema: Joe D'amato (Buio Omega), Marijan David Vajda (Mosquito the Rapist), ma prima ancora ci fu Riccardo Freda, con L'Orribile Segreto del Dr. Hickock (1962). Solamente un altro regista, però, lo ha affrontato a cosiddetto "schermo pieno": trattasi del tedesco Jorg Buttgereit, che con il suo dittico Nekromantik, alla fine degli anni '80 inaugurò una tendenza di film estremi, diventando ben presto un punto di riferimento per molti splatterofili in tutto il mondo. Precisiamo subito che tra i film di Buttgereit e l'opera in questione di Cerdà, emerge però una notevole differenza. Quest'ultima si discosta nettamente dal puro cinema di genere e d'exploitation per accostarsi molto più elegantemente all'arthouse, grazie ad uno stile impeccabile che lo spagnolo delinea con estrema precisione chirurgica; dai minuziosi dettagli, a una patina fotografica incentrata sui toni freddi che ben si accostano alla glacialità della sala autopsica che localizza il dramma. Dal bianco e nero in formato 4:3 di The Awakening, si passa al colore su formato 16:9, il gore è ai livelli limite della sopportazione e visivamente, supera i più artigianali effetti presenti invece nei film del tedesco. Aftermath, inaugura le danze con l'inquadratura di un cane ridotto a poltiglia sull'asfalto, filo conduttore per mostrarci le gesta di un folle medico patologo interpretato dal bravissimo Pep Tosar (attore che verrà riutilizzato da Cerdà anche per il successivo Genesis). Il corpo, diventa in questo cortometraggio, un mero oggetto per il libero sfogo ai più belluini istinti (di)sumani; dapprima assistiamo a una necroscopia che ci riporta alla mente The Act of Seeing with One's Own Eyes, documentario di Stan Brakhage del 1971. Il protagonista osserva un collega intento a segare crani e toraci, mentre nella sua mente inizia a crescere l'irrefrenabile pensiero del dopo. Quel dopo, raggelante al solo pensiero, è rappresentato dal cadavere di una giovane donna morta in un incidente stradale, lo stesso in cui ha trovato la morte anche il cane che vediamo in apertura. Il protagonista si barrica all'interno della fredda sala e, in un crescendo di tensione accompagnato dalle sinfonie di Mozart in sottofondo, dopo aver infierito sul corpo inerme con un coltello, conclude il suo atto necrofilo immortalandosi con l'autoscatto. Dopo aver ripulito con meticolosa cura maniacale il reparto (facendoci intuire che l'atto è un'abitudine regolare e non un caso isolato), il medico fa ritorno a casa... Attenzione, la sequenza finale (che ovviamente non vi svelerò) è un autentico clichè del genere, e può essere interpretata in vari modi. 


Genesis 
1998
30 minuti

La poetica di Cerdà raggiunge la perfezione con quest' ultimo capitolo della trilogia (personalmente, il migliore), confezione ancora più elegante di Aftermath, una meticolosa cura dei dettagli e formato panoramico. Genesis si presenta come un insolito melodramma dalle tinte horror, dove il ricordo di un amore e l'immenso desiderio di poterlo rivivere fonda alla radice dell'opera. Un'opera intrisa di malinconia dove la morte viene oltrepassata, e l'ultraterreno, a differenza di The Awakening, è qui composto di carne e sangue; marmo e sabbia. Il processo vita/morte viene invertito, Cerdà rivisita il mito di Frankenstein e ne fà la sua personale visione, una visione che è puramente dettata da un amore incancellabile. Uno scultore (sempre Pep Tosar, protagonista di Aftermath) perde la moglie in un tragico incidente d'auto. Per onorarne la memoria decide di realizzare una statua che ne rappresenta le fattezze, ma qualcosa d'inverosimile sta per accadere. Una mattina al risveglio, il protagonista viene colto da epistassi e, successivamente, nota che la statua della moglie presenta dei solchi sanguinanti in varie parti del corpo. A nulla serve il lavaggio che le viene effettuato, le ferite riaffiorano ancor più numerose. La sera stessa l'uomo, osservandosi allo specchio scopre che anche il suo corpo presenta delle lesioni. Il processo d'inversione è iniziato, e a questo punto, lo spettatore può benissimo intuire come si evolverà la situazione; da un lato la statua riprende vita, il gesso lentamente si liquefa per far riemergere nuovamente la carne, viva e pulsante, generata da un amore che ha superato la barriera dell'oltre. La controparte è rappresentata dal processo inverso; la carne dell'uomo muta in marmo, il suo sangue in sabbia, le articolazioni s'irrigidiscono. Il corpo si trascina sofferto ai piedi della statua, un ultimo sguardo ai filmini di famiglia costantemente proiettati, dove il volto della moglie impresso nella pellicola si fonde con quello che sta per rinascere, un tentativo soffocato di poter dire qualcosa... Poi l'alba; la luce che filtra dalle finestre del laboratorio illumina la donna nella sua "palingenesi". Di fronte a lei una nuova scultura ha preso forma, con un braccio ancora teso in sua direzione. L'occhio è l'unico, importantissimo elemento a cui non è ancora stata negata la visione della vita, per un ultimo, brevissimo e intenso istante, lo sguardo dell'uomo riesce ad incrociare quello dell'amata, prima di chiudersi definitivamente sull'oscurità.

Genesis 





The Awakening




Aftermath


14 commenti:

  1. Ciao Frank!! Interessantissimo questo regista. Non ho ancora visto niente di lui, non lo conoscevo, ma provvederò a recuperare. Specialmente Genesis mi interessa un sacco. Guardo se riesco a trovarlo e poi torno per commentarlo! Ovviamente complimenti per la presentazione

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    1. Ciao Vittorio, felice di risentirti ed aver suscitato la tua curiosità su Cerdà. Guarda che però non serve che cerchi niente, i film puoi vederli tutti e tre in qualsiasi momento, sul tubo, ho messo appositamente i link per la visione, stanno proprio sopra di te ;)
      Genesis è veramente originale, anche per i miei gusti è il migliore della trilogia!

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    2. che idiota, non ci avevo mica fatto caso :-( Grazie!!!

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  2. Avevo già visto il secondo e il terzo molti anni fa. Aftermath mi era sembrato piuttosto eccessivo nel presentare la necrofilia, ma se si riesce a superare quella naturale riluttanza, è film film che si lascia guardare con piacere e se ne riesce ad apprezzare appieno la potenza. Genesis è una meraviglia. Si intuisce subito dove vuole andare a parare ma, se ci pensi, è questo il suo bello: l'attesa dell'inevitabile. Il primo? L'ho visto proprio adesso, grazie al tuo link. Fino a 8 minuti fa non ne conoscevo l'esistenza ed è stata, devo dire, una bella sorpresa. La mente vola inevitabilmente alle vecchie puntare de "Ai confini della realtà"... Un esordio davvero coi fiocchi!

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    1. Hai ragione Obisidian, Aftermath è sicuramente eccessivo nel rappresentare la necrofilia in rapporto a quanto il cinema horror ci aveva svelato fino a quel momento, quindi i nomi citati nel post: D'Amato, Freda, ma anche un certo Jacques la Certè (mi viene in mente solo ora, e trovo giusto citarlo) con un film del 1972 intitolato "La necrofila", molto interessante... Ad esclusione però dei due Nekromantik di Buttgereit (penso tu li abbia visti) che a mio avviso ci vanno giù anche più pesantemente. La differenza risiede in una certa classe, con la quale Cerdà ci mostra il tutto, e che alla fine, già di per se penso favorisca il superamento di quella renitenza. Buttgereit invece è più volgare, o perlomeno, è la sensazione che ci restituisce la pellicola (anche se con il secondo capitolo ci si innalza, qualitivamente), considerato anche il budget estremamente limitato.
      d'accordo anche su Genesis, ad oggi, certamente il suo capolavoro!

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  3. Oh Frank, lo so, io sono l'unico che non dovrebbe intervenire, ma che bel post...

    Mi piacciono troppo questi pezzi così coerenti, che nascondono un senso, un'evoluzione, un'idea.
    Sia sua, di Cerdà, che tua, nel restituirlo.

    Come qua sopra Obsidian anche io leggendo del primo ho pensato subito ad Ai confini della realtà, vera miniera d'oro dove puoi trovare, in nuce o molto evidentememente, tematiche presenti poi nella fantascienza, horror e chissà quanti altri generi dei 50 anni successivi.

    (solo di Genesis ho letto saltabeccando qua e là perchè voglio vederlo assolutamente. Aftermath, malgrado ho pelo sullo stomaco, lo salto, il primo durava soli 8 minuti, non avevo paura di spoiler troppo influenzanti).

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    1. No, tu sei il primo che dovrebbe intervenire, sei a casa tua ;)
      Sono veramente contento che il pezzo ti sia piaciuto. Il fatto è che, possedendo il dvd (import ovviamente) da una vita ormai, ho avuto più occasioni per rivederlo e ultimamente, studiarmelo con calma, apprezzandone l'idea e l'evoluzione nella sua completezza. Perchè quando lo acquistai, conoscevo (per sentito dire) solo Aftermath che, durante il mio periodaccio horror, in fondo era l'unico che mi interessava :)
      Oh,è incredibile: te e Obsidian fate entrambi riferimento a quella serie "Ai confini della realtà". Ti dirò che al contrario, io ne ho un ricordo molto offuscato, non riesco a mettere a fuoco nemmeno un episodio in particolare, eppure li guardavo...

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  4. Ragazzi, vi rispondo con calma nel pomeriggio, grazie...

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  5. Veramente ottimi spunti, hai presentato talmente bene queste pellicole che mi è venuto un insano desiderio di una maratona horror. Sono incuriosito in particolar modo da Genesis che mi pare ricalchi il mito greco di Protesilao e Laodamia.

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    1. Ti ringrazio, sei gentile! Noto con piacere che l'articolo ha suscitato interesse e ti dirò, che averci rimesso mano, ha quasi stimolato anche me per una revisione di qualche horror tosto, dei quali un tempo facevo indigestioni ;) Genesis è un autentico gioiellino, inoltre il tuo riferimento al mito greco mi ha incuriosito e sono andato a rileggere quella storia. Effettivamente, delle analogie ci sono, ma non sarebbe niente male una rivisitazione cinematografica che possa ricalcare più attinentemente i fatti, costruito nel modo giusto, ne uscirebbe qualcosa di veramente singolare.

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  6. Frank, dalla pagina facebook, commento di una utentessa che riporto qua per far leggere anche a te.
    Tu rispondi qua, poi o io riporto là o le insegno ad usare il blog.

    "Ti ringrazio moltissimo di avermi fatto conoscere questo regista le cui doti artistiche mi sono sembrate subito di altissimo livello. Il suo stile narrativo in questa trilogia appare sublime, con quella capacità, davvero rara, di creare emozioni soltanto attraverso le immagini, come nei più antichi silent movie, con l'unione però di musiche, suoni e soprattutto rumori, opportunamente adeguati allo scorrere delle immagini e all'eccezionale fotografia.
    Nonostante sia Genesis ad avere la migliore recensione io ho preferito Aftermath, anche se non sono affatto un'appassionata del genere, anzi il contrario. Mi domando come abbia fatto a cogliere tante sfumature di questa opera d'arte dal momento che l'ho vista con le mani poggiate sugli occhi sbirciando, di tanto in tanto, attraverso le fessure delle dita. Ciò è bastato, insieme alla musica, ai rumori, agli sguardi del protagonista a darmi emozioni da far salire l'adrenalina. Eppoi c'è l'inquadratura della macchina fotografica la cui lente funge da specchio che è sublime, una vera genialata.
    Peccato, davvero peccato che, a differenza degli altri due, questo non avrò mai più il coraggio di rivederlo, nemmeno con gli occhi coperti.
    Grazie ancora."

    poi io

    " Rosanna, ti ringrazio moltissimo ma io ho poco merito... Questa è una rubrica esterna nella quale ospito uno dei massimi conoscitori italiani del cinema sommerso. Semmai il mio unico merito è stato quello di contattarlo e di avere la "credibilità" per cui lui accettasse. Detto questo il tuo commento è bellissimo, intelligente e comptetente. Sarebbe bello che lo mettessi nel blog perchè Frank purtroppo non ha facebook. Andando nel merito io ancora non ho visto nulla di Cerdà. Conoscevo Aftermath da anni ma avevo avuto sempre timore a vederlo, malgrado il disturbante, di solito, mi piaccia. Non avrei mai detto che a te potesse essere piaciuto (te come il 90% delle persone) dato il "maledettismo" e la violenza delle immagini presenti. Se non vuoi entrare nel blog e metterlo là semmai mi dai il permesso di copia incollarlo io. mi piacerebbe che lo legga lui. Grazie ancora"

    poi lei

    " Si, avevo capito bene, ma io ringrazio te perchè sei stato il tramite, l'anello che mi ha permesso di conoscete Cerdà. Il film non mi è piaciuto per il contenuto, le scene violente le ho opportunamente evitate, specie quelle iniziali. Mi è piaciuto molto come è narrato: una sintonia in perfetto equilibrio tra tutte le componenti essenziali che costituiscono la costruzione di un film. Qualità queste che appartengono ai grandi artisti. Bisogna considerare inoltre che si tratta di un corto in cui è difficilissimo condensare così tanto in breve tempo fino al punto di scatenare così intense emozioni."

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    1. @Rosanna: A mia volta ringrazio Caden per avermi segnalato questo tuo sentito commento. Rilevante specialmente perchè nonostante affermi di non amare il genere, hai analizzato con lodevole profondità di pensiero l'operato di Cerdà (apprezzando sopratutto il suo film più estremo, e raccogliendone oltretutto dettagli che potrebbero condurre a riflessioni interessanti - come l'obiettivo della fotocamera, unica testimone non solo dell'empio atto in sè, ma del vero lato insano e oscuro del protagonista che, riflettendo bene, è più che mai raggelante al di là dell'ambiente di lavoro nonchè, oltre le mura domestiche tra le quali si conclude "apparentemente" il film) e valutandone giustamente le doti. Altissimi qualità, senza dubbio, per quanto concerne questa trilogia ma che purtroppo, duole ammetterlo, si sono anche velocemente dissipate negli anni successivi, in particolar modo con la realizzazione di "Abandoned" (horror puro, stavolta) che scivola negli stereotipi più abusati dal genere e che per il sottoscritto, è stata una grandissima delusione. Per concludere, probabilmente hai trovato in Genesis la recensione migliore perchè, fondamentalmente, dei tre è il film che più si avvicina a un contesto autoriale, e al cinema che sono solito segnalare nel mio blog. Grazie per il tuo intervento, spero di risentirti in futuro :)

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    2. @Caden: cioè, dopo questa testimonianza credo che tu non possa più esimerti dal vedere Aftermath... magari segui la tecnica del "copriocchi" usato da Rosanna ;)
      Ciao!

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    3. Hai ragione, se è riuscito a vederlo una gentil donzella come posso non vederlo io, rude uomo amante del disturbante?

      so fregato

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