8.12.17

Recensione "Chevalier"

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Torno finalmente al mio amato cinema greco.
Lo faccio col nuovo film della regista di Attenberg.
Sei uomini, un mini yacht di lusso.
Decidono di misurarsi in tutto, dall'aspetto fisico a quello comportamentale, da quello agonistico a quello morale.
Chi sarà il migliore in generale?
Film entomologico, una fredda, cinica e distaccata analisi della ridicolaggine del Maschio.
E di quanto apparire, ogni volta, conti più dell'essere

potete vedere il film in questa straordinaria iniziativa (cliccare)


La Grecia, come noi del resto, non sarà ai Mondiali di Calcio.
Eppure ci sarebbe senz'altro un mondiale in cui gli ellenici non solo si qualificherebbero ogni volta, ma sarebbero quelli da battere
Il Mondiale dei Soggetti Cinematografici.
Basterebbero già tutti quelli di Lanthimos a portarla in finale, se poi i suoi connazionali lo aiutano, beh, allora non c'è storia.
E tremendamente, tremendamente lanthimosiano è il soggetto di Chevalier, ultimo film della Tsangari, la regista del bello bello bello Attenberg.
Un mini yacht di lusso.
Sei uomini (più l'equipaggio).
Nessuna donna (importantissimo).
E parimenti importante è ricordare come i sei uomini siano legatissimi tra loro, migliori amici, fratelli, genero e suocero, tutti legami fortissimi.
Fanno pesca subacquea, oziano, si crogiolano nel lusso.
Poi ad un certo punto viene in mente di fare un gioco, ovvero capire, tra loro, chi sia "il migliore in generale".
Non il migliore in qualcosa, in tutto.

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E la loro vacanza allora cambia, diventa un misurarsi su tutto, sia fisico, che agonistico che comportamentale.
Come dicevo pare Lanthimos o, perchè no, Saramago.
Una situazione surreale, strana, inconsueta.
Ma, al tempo stesso, e qui il secondo richiamo ai due enormi autori qua sopra, l'usare questo stranissimo status quo per fare una spietata, scientifica, asettica, analisi dell'Uomo.
Spesse volte ho usato l'esempio dell'entomologo nelle mie recensioni. Eppure poche volte come in questo film c'è questa sensazione per cui tutto quello che vediamo rappresenti un osservare, un dissezionare, un analizzare il comportamento di alcuni individui.
Entomologia, etologia o antropologia, quello che volete. Ma questo accade, abbiamo sei "animali" in una specie di gabbia e stiamo a vedere come si comportano.
In realtà le tematiche son tante.
Chevalier (ah, il titolo richiama l'Anello Chevalier, quello che il vincitore della sfida indosserà) è un'incredibile metafora (ma perchè poi metafora? direi dimostrazione) della vanità maschile, del desiderio dell' Omo Masculus di essere superiore all'altro. Più forte, più bello, più intelligente, con il cazzo più grosso (letteralmente, accadrà anche questo), più conquistatore, più atletico, più de classe.
I sei uomini prendono un taccuino e si appuntano tutto, come dorme uno, come prende il caffè l'altro, quanti capelli mancano in testa, chi arriva per primo alle richieste di aiuto, chi monta meglio i mobili Ikea, chi ha le analisi del sangue migliori, chi è più sano, chi non fuma, chi lancia meglio sassi e ancora e ancora.
E se alcune di queste "gare" -in realtà più che a gare siamo davanti a comportamenti di vita normali- hanno risultati oggettivi (penso alle analisi del sangue o le gare di abilità) per il resto questo è uno spietato film sull'apparire, sul mostrarsi migliori di quello che si è.
E in un'epoca virtuale, da social, di fasulli pixel, è geniale un film che gioca sull'apparire in modo così naturale, basico, crudo.

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Oserei dire che in questo Chevalier è un film assolutamente pirandelliano, il Pirandello di Uno, Nessuno e Centomila. Il come ci vedono gli altri, i possibili centomila di noi, diventa l'unica cosa che conta. Non la più importante, l'unica.
Alcuni iniziano a fare squadra insieme, altri, anzi, solo uno, il grassone quasi autistico, sembra essere autentico.
Ma in questo gioco gli autentici soccombono.
Film, come quasi tutto il cinema greco, colto, cerebrale, sobrio, interessantissimo.
E, ancora una volta (sembra quasi una firma a questo punto) abbiamo la scena dello strano canto-ballo, presente praticamente in tutti i più importanti film ellenici di questi anni.
Sinceramente potevamo avere tra le mani un mezzo capolavoro. Eppure qualche difetto c'è e, paradossalmente, sta proprio nell'allontanarsi da Lanthimos.
Perchè questo soggetto nelle mani del regista di Dogtooth (o anche di Haneke) avrebbe portato a conseguenze terribili, a un massacro psicologico devastante.
Magari partendo anche coi toni quasi da commedia eh (come del resto Chevalier parte, straordinaria la scena del panda).
E invece nella Tsangari sembra mancare un pò di coraggio e Chevalier rimane un pò a metà, al tempo stesso forte ma anche abbastanza innocuo. I rapporti si incrinano, un paio di scene toste ci sono, eppure, alla catastrofe non si arriva mai, anzi, si finisce con una canzoncina comune a decretare il vincitore. 
Fa un pò storcere il naso anche il gioco in sè. Forse, anche se siamo sempre nel surreale, dargli più corpo, più regole, più senso, sarebbe stato meglio. 
La regia non sbaglia nulla, sfrutta l'Egeo alla grandissima, si muove tra piccoli spazi e primi piani.
C'è una sequenza di fuoco e fuori fuoco quando fanno ginnastica davvero stupenda.
Un film impossibile da perdere, un trattato sui lati più ridicoli del maschio, uno sguardo cinico, freddo, distaccato su quanto noi uomini giochiamo a chi ce l'ha più lungo perdendo di vista ogni cosa importante.
Le donne non compaiono mai, se non in un paio di telefonate che servono solo ad "usarle".
Per quanto mi riguarda il film definitivo per alcuni aspetti che io, come la Tsangari, odio profondamente.
Eppure resta quel pizzico di delusione, quel pizzico di mancanza di cattiveria senza appelli (che di cattiveria ce n'è comunque tanta), quel non portare tutto alle estreme conseguenze.
Grazie Grecia, di nuovo

7.5 / 8

9 commenti:

  1. un film che merita, sono d'accordissimo

    https://markx7.blogspot.it/2017/03/chevalier-athina-tsangari.html

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    1. Bravissimo.
      Mi sono incredibilmente dimenticato di citare la voce del comandante. Non solo me l'ero appuntata ma volevo farci un discorsetto. Una delle cose più inquietanti e curiose

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  2. Qua non c’è gusto a commentare.
    Praticamente quello che volevo scrivere del film lo hai scritto tu nella rece.
    Le impressioni che ho avuto le ho ritrovate poi scritte da te .
    L’ho trovato un film strano , surreale e questo l’hai scritto.
    Ridicolaggine dell’ego maschile e pure questo l’hai detto te.
    Mi sta da subito simpatico il cicciotello , quello a mio parere più “normale “ della combriccola.
    Che poi te dici sia un po’ autistico e anche se lo fosse davvero è proprio quello più a posto nel delirio comune del gruppo.
    Va bhe anche te l’hai sottolineato! .
    Poi come te anch’io noto che questo Chevalier carbura poco.
    Gli manca la capacità di osare e qua io provo a trovarci una risposta che tu non hai dato.
    Ci provo.
    Non decolla perché l’ego maschile è stato rappresentato col cazzo da una donna !!!
    Un film sui luoghi comuni, sulla competizione maschile vista da una donna nel modo sbagliato.
    Si lo so può sembrare un discorso maschilista il mio , ma non lo è!
    È come se noi maschi volessimo parlare della competizione femminile alle donne...credo che ai loro occhi sembreremmo superficiali..
    Una regista donna ha voluto ridicolizzare l’ego maschile (almeno come lo vede lei)e ne è venuto fuori un film “senza coglioni” .
    Questo è il mio primo film Greco ...non so se ne c’è saranno altri...bho?
    L’ho trovato molto essenziale come dici te , povero no...( stavano in uno yacht, con servitù 😀).
    La Grecia non l’ho mai visitata ma quella che si è vista in Chevalier è come me la son sempre immaginata , abbastanza spoglia e scevra.
    Il mare Egeo è freddo è incredibilmente bello in questo film.
    Ciao



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    1. ma lui l'avevi visto in Suntan? dico il cicciottello. Non mi ricordo se avevi visto quel film ma secondo me come tematica ti piacerebbe. E' davvero un grande attore
      E sì, il suo personaggio "stacca" dagli altri, era troppo importante ce ne fosse uno così

      ma non devi vedere il film come realistico ovviamente. E' come se compendiasse tutti i nostri difetti, come se tutti le cose più ridicole di noi uomini fossero messe in una teca di vetro e noi le osserviamo

      quindi certo che è parziale e spietato ma va visto in quella maniera, gli uomini sono molto di più di quello

      per il resto concordo sulla mancanza di coraggio però io la intendevo su quello che succede, non su quello che lei dice di noi. Su quello, come dici, anche troppo oltre è andata

      il cinema greco è il mio favorito, troverai cose eccezionali per te e altre che non reggi

      vero, mare bellissimo e nazione stupenda. Poi certo, la Grecia la puoi vivere in tante maniere diverse ma il mare, le isole, la gente e il cibo tanta roba

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  3. Il cicciottello (con due t pure , non mi smentisco mai..;)è il protagonista di Suntan?!
    Va bhe dai avevi scritto che era brutto...forse lo avranno imbruttito con il trucco..in questo film non mi sembra Igor di Frankenstein junior ahaha!!!
    Suntan non l'ho visto ma potrei scaricarlo e vederlo...solo che ho letto a suo tempo la tua rece e so già come va a finire !!

    Ma anch'io intendevo su quello che succede...alla fine non è una e vera propria commedia , non è nemmeno un dramma ne un action movie...ci manca quel pizzico maschile che probabilmente avrebbe fatto carburare di più il film...manca quel "cameratismo",quella solidarietà tipicamente maschile che le donne c'invidiano;)
    Poi lo dico a te che hai giocato in una squadra di calcio e vissuto lo sport in maniera sana e con la giusta competizione...capirai ciò che voglio dire.

    Un 'ultima cosa che non c'entra niente con il film ma te che hai studiato italiano magari mi puoi aiutare.
    Perdonare e dimenticare sono ossimori?
    Io perdono ma non dimentico, si può considerare un ossimoro?
    Per me non lo sono , sbaglio?
    Ciao

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    1. davvero ho scritto brutto? ricordo un bruttino che sembra cosa simile ma è molto diversa. E comunque contano i contesti, in quel film il suo aspetto estetico era opposto a quello di tutti gli altri, a prescindere da come è lui l'idea che si voleva dare era della persona non attraente e che mai avrebbe potuto conquistare certe ragazze, ecco

      eh, so che leggi tutto,i rischi son quelli ;)

      sì sì, vero, qualche volta siamo l'opposto, ovvero una camerata. Di solito la cosa che racconta il film, ovvero la competizione, è molto più femminile

      ma secondo me ha preso proprio l'idea del sentirsi machi e volerlo dimostrare, la competizione viene di conseguenza, è più una cosa personale

      per il resto concordo che gli uomini sanno fare molto più gruppo delle donne. Ma, in un certo senso, anche qui fanno gruppo, accettano regole condivise, non è una competizione "di nascosto"

      no, l'ossimoro deve accostare due termini opposti, creando quasi un paradosso

      perdonare ma non dimenticare è un atteggiamenteo assolutamente coerente, i due termini sono sono in contrapposizione

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  4. Avevo ragione io.
    Era più giusto contraddizione o contrapposizione.
    Adesso faccio un copia incolla del tuo pensiero e glielo infilo dentro un altro blog , spacciandolo per mio .
    Tanto te non guardi mai dagli altri ;)
    Grazie mille ciao

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    1. ahah, l'avessi saputo avrei spiegato un pò meglio

      tra l'altro il 99% delle volte l'ossimoro è l'unione di due parole (sostantivo ù aggettivo) e non una perifrasi come quella là sopra

      per capirsi giocando con le parole tue io direi dimenticanza indelebile o perdono vendicativo

      sostantivo + aggettivo di due termini in netto contrasto tra loro, 180 gradi

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  5. Grazie sei stato chiarissimo.
    Ciao

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