15.12.17

Recensione: "Sono la bella creatura che vive in questa casa" - Originals Netflix - 2 -

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Giro su Netflix e mi trovo davanti un ghost movie raffinatissimo, elegantissimo e che, più di fantasmi, racconta di dolore e solitudine.
Incredibile come per tante cose ricordi quel capolavoro di A Ghost Story, anche se il livello non è certo lo stesso e anche l'ambizione (qui siamo quasi soltanto nel genere).
Seconda regia del figlio di Anthony Perkins, un horror gotico che non farà paura ma è davvero un gran bel vedere

presenti spoiler dopo ultima immagine

E così per la seconda volta mi avventuro nel catalogo degli originali Netflix.
E se già la prima volta ero stato fortunato a beccarne uno buono ( 1922 ) adesso è andata pure meglio.
In realtà quando questo titolo improbabile (ma in originale è lo stesso, stavolta non è colpa nostra) m'è capitato sott'occhio mi sono ricordato che 2,3 mesi fa me lo consigliò il mio grande amico salernitano Paco.
Ricordo che quando mi disse sto titolo pensai "(troppa birra o troppe salsicce, non pò esse così bello dai, che cazzo sta a dì)"
E invece Paco non solo è vivo (cit) ma aveva ragione.
"Sono la bella creatura che vive in questa casa" (d'ora in avanti solo "il film") è l'opera seconda nientepopodimeno che del figlio di Anthony Perkins, Oz.
E già mi parlarono benissimo della sua prima, February.
Due soli film sì, ma abbiamo già un autore.

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Pazzesco come questo film, specialmente all'inizio, possa ricordare il gioiello dell'anno, A Ghost Story.
E' incredibile come tutto il discorso iniziale, quello in voice off, racconti esattamente quello che avevamo visto nel capolavoro di Lowery.
Il fantasma, il concetto di tempo (molto più veloce nel regno dei morti), la solitudine, l'attaccamento del fantasma verso il luogo in cui è vissuto e morto (dice, a parole, praticamente quello che avviene in AGS, "ce ne potremmo andare ma decidiamo di restare qui" ), la tristezza della propria condizione, la prigione del ricordo.
O.k direte voi, 5 minuti di frasi che accomunano i due film.
E no, perchè poi, appena il film comincia davvero, sembra di trovarci esattamente in A Ghost Story.

E' impressionante infatti come tantissime inquadrature si somiglino, come i luoghi stessi si somiglino ma, soprattutto, è pazzesco come la fotografia si somigli. La luce dei primi 20 minuti del film di Perkins è esattamente la stessa, meravigliosa luce, di quello di Lowery. Tanto che, se prendessimo dei fotogrammi, non sapremmo a quali film appartengono.
C'è poco da fare, questo film è il cugino povero dell'altro, figlio "di genere" (quando l'altro invece è film d'autore tout court) di un padre gemello omozigota dello zio.
Intendiamoci, il livello è un altro, ma in alcuni aspetti siamo davvero lì.

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Ghost movie di un'eleganza e raffinatezza pazzesca il film di Perkins è una storia di fantasmi come ormai sembra aver preso piede essere raccontata in questi nostri anni, ovvero più sul piano esistenziale che su quello puramente orrorifico.
I fantasmi degli anni 2000 non sono più dei baubau o dei poltergeist ma sono delle anime in pena, colme di dolore, sole, attaccate a quella vita ormai persa. La loro condizione molto spesso è più terribile ed empatica dei personaggi cui questi, anche involontariamente, terrorizzano.
Oltre a questo film di Perkins e a quello di Lowery ci tengo a ricordare in questo senso almeno lo splendido Lake Mungo o il sottovalutatissimo The Last will ad Testament of Rosalind Leigh, altro film gotico di grande raffinatezza e profondità.
Lily (interpretata da Ruth Wilson, grandissima attrice che, per caso, avevo appena visto 15 giorni fa nel bel Dark River) è un'infermiera che deve accudire, in una grande e vecchia casa, un'anziana scrittrice di horror.
Trama vista e rivista sì, ma è comunque interessante la costruzione narrativa che dà Perkins.
Il sapere sin dall'inizio che Lily morirà presto ("ho 28 anni e non arriverò a 29") e, soprattutto, lo straniante stratagemma per cui quello che noi vediamo (il film) è come se lo vedesse anche la voce che lo racconta (la prima volta che appare un fantasma ci dice "lo vedete? era già lì ma io ancora non lo sapevo") rendono questo film già molto interessante.
E ancora più interessante si farà poi con tutti quei piani che si mischiano, il presente, il passato, quello che lei legge nel libro, il ricordo della vecchia, tanto che, in certi momenti, sembra quasi di stare in un piccolo Animali Notturni.
Probabilmente questo elegantissimo film (Perkins non sbaglia un'inquadratura) ha il difetto non tanto di tenere un ritmo troppo basso (chi parla lo ama) ma di non dare mai un cambio di passo e di non sorprendere quasi mai.

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Un pò alla The Others inizieremo a nutrire dubbi su chi sia vivo e chi non lo sia, avremo concetti molto interessanti (specie quello della bella ragazza che, se sola e non ammirata, marcisce) e inizieremo a capire meglio (ma non troppo) la storia di quella casa. Ad un certo punto credo che il riferimento al Gatto Nero di Poe sia addirittura esplicito.
Non aspettatevi paura, solo una certa atmosfera che ha il merito di non calare mai.
Un film sulla solitudine come pochi (sola è il fantasma Polly, sola la vecchia, sola Lily che -forse- è Polly stessa) e sullo strazio di trovarsi in una condizione irrecuperabile (perchè il limbo che vive il fantasma non ha possibili sbocchi positivi) ma voluta fortemente dal fantasma.
Impossibile abbandonare quel luogo, impossibile recuperare tutti i ricordi di sè, specie quello della morte.
E allora piano piano di marcisce.
E, nel finale, se possibile, torna ancora A Ghost Story.
Una famiglia con due bambini come quella messicana di quel film.
Dei nuovi inquilini.
Di una casa che, però, non sarà mai loro.
Perchè la casa dove avviene una morte resterà sempre alla morte.

7.5


6 commenti:

  1. Affascinante, ma poco chiaro e autoreferenziale a livelli pericolosamente oltre la soglia del pericolo, cosa che può essere vista come un pregio o un difetto a seconda dell'umore. Gli ho preferito Blackcoat daughter, forse più compatto, con un punto di vista più peculiare, in ogni caso tutti e due prodotti molto interessanti

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    Risposte
    1. Ah vedi? mai sentito questo Enrì...

      s', forse affascinante è il termine più giusto. Sembra comunque mancargli qualcosa e che la cura che ha dietro sia troppo più forte del contenuto

      film anche con un'anima ma un pelo più di coraggio non guastava forse

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    2. Blackcoat's daughter è il primo film di Perkins, sempre con lo stesso stile ermetico, atmosfera rarefatta e minacciosa, però me lo ricordo con un'atmosfera più fiabesca, davvero particolare, te lo consiglio in ogni caso

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    3. ah, ma è February?

      ahah, non sapevo del doppio titolo ;)

      lo vedrò presto

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  2. Una cagata pazzesca, film nosense noioso come pochi. Jumpscare pochi ed odiosi. Zero azione zero storia zero coinvolgimento. Una narrazione sciatta di un fatto accaduto in quella casa.

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due cose

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3 ciao