7.12.17

Torino Film Festival - I Film visti (in più) da Vincenzo : "Casting" e "Kuso"

Ultimo appuntamento col reportage da Torino.
Dopo i 7 film recensiti da me e i 4 da Riccardo ecco gli ultimi due (gli altri che ha visto erano in comune con me).
Ce ne parla l'amico Vincenzo.
Due film davvero particolarissimi

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Una troupe televisiva impegnata nell’impresa di organizzare il remake del film di Fassbinder “Le lacrime amare di Petra Von Kant”. Una regista che, non riuscendo a trovare un’attrice adatta, rende l’impresa ancora più ardua. Se consideriamo poi che all’inizio delle riprese mancano pochissimi giorni, capiamo come sulla testa di tutti i personaggi di Casting penda una spada di Damocle non da poco.
Le vicende del film ruotano perfettamente intorno a questa crescente tensione. Con l’avanzare dei giorni e l’avvicinarsi della fatidica scadenza, sul set l’atmosfera si fa sempre più tesa ed emergono i conflitti, le frustrazioni, la paura e gli errori. Il set diventa quindi una macchina asfissiante che mette davanti alla difficoltà di prendere decisioni le cui conseguenze si rifletteranno sul futuro di decine di persone. Insomma una sorta di Boris abbastanza caustico ma molto meno grottesco e satirico.
Tutto il peso delle riprese, ovviamente, ricade sulle spalle di Vera, la regista. Personaggio complesso e ben scritto, Vera è una donna continuamente in bilico fra la volontà di dare un senso artistico al suo lavoro e il dovere di rispettare i dettami  e i tempi di un’emittente televisiva. Ne percepiamo perfettamente i conflitti interiori, il senso di colpa davanti agli errori (la scena con l’attrice al botulino è uno dei punti più alti del film) e la sensazione di essere ad una svolta di carriera: da questo progetto uscirà lanciata oppure rovinata. Senza mezze misure.

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E mo? Come caz accidenti ne parlo, di un film del genere? Senza dubbio questo è il primo pensiero che mi è venuto in mente a fine proiezione. Come posso parlare in un simile delirio lisergico, scorretto oltre ogni misura immaginabile, un film capace di far LETTERALMENTE fuggire il pubblico dell’ultimo Sundace Film Festival? Un film che pare girato da Lynch ma solo se si fosse prima bevuto una tanica di carburante per trattori. Impossibile o quasi farne una recensione sensata.
Kuso è l’Inferno. Un inferno in cui ogni liquido corporeo immaginabile viene sparato, mangiato, bevuto, vomitato da personaggi deformi e deliranti. Un’umanità distrutta da ciò che è uscito dopo un devastante terremoto, un confine ormai impossibile da cogliere fra la realtà e ciò che viene mostrato da una televisione allucinante. Parassiti, bambini deformi che fanno amicizia con giganteschi buchi di culo viventi, tazze di sputo, teste che escono dal water, esseri extradimensionali di pelo colorato costantemente fatti di erba. Davvero, a Kuso è impossibile e forse perfino controproducente stare dietro. Bisogna farsi investire dalla merda ed ovviamente ben pochi sono disposti a farlo
Perché alla fine, come le scoregge di cui è disseminato, Kuso piace solo a chi lo ha fatto e ad una piccola percentuale di bizzarri feticisti.
Per inciso, chi scrive è uno di essi

3 commenti:

  1. Per come l'hai scritto, sicuro che dieci anni fa sarei corso a vedere Kuso, Vince'. Oggi penso mi basterà il trailer.

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  2. Trailer visto e bastante. Però noto questo, è fatto da uno che ascoltavo, Flying Lotus: fiiiiga, per non dir sticazzi.

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  3. Vincenzo Ruscio9 dicembre 2017 11:28

    Diciamo che non è un film indispensabile �� se conosci abbastanza l'ambiente weird estremo ti interesserà sapere che alcune scene sono opera di quel pazzo di Jimmy ScreamerKlauz

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due cose

1 puoi dire quello che vuoi, anche offendere

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3 ciao