11.12.17

Recensione: "Loveless"

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Uno dei più bei film usciti quest'anno.
Il regista dell'enorme Leviathan stavolta non ci racconta il rapporto dell'uomo con le istituzioni ma quello, ben più intimo ma ugualmente impossibile e devastante, dei semplici rapporti umani.
Il mondo raccontato da Loveless, come titolo annuncia, è un mondo senza amore, un mondo dove un padre e una madre non meritano di esser tali, dove un bambino deve soffocare le urla del suo dolore, dove lo stesso bambino, un giorno, è costretto a fuggir via per salvarsi.
E la ricerca di Alyosha diventa, almeno per me, la ricerca di un raggio di luce in uno sfondo buio come una notte senza luna

piccoli spoiler dopo ultima immagine


La porta del bagno si chiude e scopre il viso di un bimbo di 12 anni letteralmente soffocato dal dolore, distrutto in un pianto afono ma nel quale percepiamo un urlo disumano.
Quando quella porta si è chiusa rivelando quel bimbo là dietro ho creduto di morire. La classe, la forza, la maestria, la potenza con la quale Zvyagintsev ci ha raccontato uno dei più grandi cancri -per me il peggiore- del quale la vita umana spesso si ammala, ovvero quello dei bimbi che crescono senza amore e nella violenza, è qualcosa di terribilmente sublime.
Per quanto mi riguarda questa è una delle sequenze dell'anno.
Loveless, senza amore.
Già.
E il grandissimo autore russo, quello che raccontò in modo enorme e macroscopico l'impossibile lotta tra Uomo ed Istituzioni in Leviathan, adesso restringe tantissimo il campo.
Lo stato scompare (anche se questo film è comunque smaccatamente politico, sia come cornice che come possibile metafora, specie nella figura della Patria, anch'essa madre degenere) e lascia il posto solo a noi poveri uomini, ai (non) rapporti che riusciamo ad instaurare, alla nostra meschinità, alla nostra incurabile capacità di non amare.
Che se è vero che spesso l'amore è una malattia, di certo il non saper amare è una patologia ancora più grave.

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Ne soffrono, veri e propri portatori sani, un padre e una madre che mi fanno vergognare anche di scriverle queste parole, padre, madre.
Loro figlio Alyosha, il bimbo che avevamo lasciato nel primo capoverso ad urlare di dolore senza poter far rumore, è un 12enne cresciuto nella quasi totale solitudine, tirato su da due figure che lo vedono come un peso.

Ma del resto quella madre nel film lo dirà, dopo esser stata sbattuta dall'amante si divertirà a raccontare di quanto quel figlio non lo volesse, di quanto l'avesse fatta soffrire durante il parto, di come, se potesse, lo cancellerebbe dalla sua vita.
Impossibile non richiamare lo splendido E ora parliamo di Kevin.
E sta cagna non riesce nemmeno a fingersi madre, non riesce nemmeno a simularlo l'amore. E a volte ad un bambino potrebbe anche bastare questo, un amore simulato, almeno finchè fa ancora in tempo a non rovinarsi l'infanzia.
Ma del resto la bella Zhenya, una donna tutto culo, tutto tette e tutto cellulare, non amava nemmeno il marito, sposato solo per convenienza.
E allora è qui che ci troviamo quando Loveless inizia, dentro questa coppia pronta a divorziare.
Ognuno ha il suo nuovo compagno e compagna, ci stanno bene, ci fan sesso, lei, la compagna del marito, è pure incinta, evviva.
Il problema è che, invece, ad Alyosha nessuno vuol bene.
E lui li sente urlare, li sente offendersi e li sente dire la cosa più terribile che un bambino può sentire in vita sua.
Io non lo voglio, prendilo tu.
Nemmeno io lo voglio, prendilo tu.
Questo dicono la madre e il padre.
E Alyosha, che doveva essere a dormire, a dormire non è.
Alyosha è dietro la porta del bagno e probabilmente ha sentito le frasi che lo condanneranno per sempre.

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E allora una mattina Alyosha, dopo che una lacrima incontrollabile gli è scesa sulla guancia, corre via.
Corre, corre letteralmente, corre via dal dolore, corre via dal non amore, corre via senza tornare mai più.
La madre se ne accorge dopo un giorno in mezzo, persa com'è tra il suo telefonino e le sue scopate. Il padre viene avvertito ma lui, se possibile, è quasi peggio di lei.
Ne approfittano per vomitarsi contro altre cattiverie, per darsi colpe ma poi, quasi costretti, denunciano la scomparsa del figlio, di quel figlio che non li merita.
E comincia così la seconda parte di Loveless, quella delle ricerche disperate di Alyosha.
  Zvyagintsev ci offre una lezione di cinema, di regia, di scrittura, di profondità.
Ci sono delle sequenze da antologia, ma da antologia sussurrata, per occhi buoni che riescono a scorgerle.
La lentissima carrellata avanti che parte dalla cucina dell'amante di Boris e finisce, in tempo reale, con loro che fanno sesso a letto (lei col pancione) è da far vedere a chiunque abbia l'ardire di tentare questo mestiere.
O quelle inquadrature che partono da fuori e poi finiscono sempre in quel vetro smerigliato, pazzesche.
E non parliamo di quelle statiche, come ad esempio quelle del prologo nel bosco innevato. Anche dei vassoi in un self service diventano arte in Loveless.
Commetteremmo però un errore a considerare la parte tecnica quella che fa di questo film un quasi capolavoro. No, perchè la forza di Loveless sta nel raccontare questo mondo senza amore, un mondo schifoso che se fosse popolato solo da esseri umani di questo tipo meriterebbe di esplodere. Del resto il film è ambientato nel 2012, e si cita la profezia del 21 Dicembre riguardo la fine del mondo. Fossimo tutti come i protagonisti di Loveless l'estinzione la meriteremmo davvero.
Coppie che non si amano, genitori che vivono come se loro figlio non esistesse, madri che vomitano contro cose indicibili verso le proprie figlie (mi riferisco alla grande sequenza a casa della nonna), amanti che chiamano il compagno mentre questo sta ricercando l'altro figlio e se ne fregano completamente della situazione.
E nel frattempo Alyosha non c'è più, chissà dov'è finito. Ed è geniale questa cosa, rendere assoluto protagonista del film un personaggio che vediamo per nemmeno 10 minuti.
Incredibile come in due sole scene la nostra empatia per quel bambino arrivi a livelli così alti che, anche se per 110 minuti non lo vediamo più, lo consideriamo comunque il "nostro" personaggio, quello che amiamo, il più importante.
Quel bambino rappresenta l'unica cosa che vogliamo salvare nel film, e allora anche noi stiamo lì a cercarlo, a provare a scorgerlo in ogni inquadratura (straordinario come Zvyagintsev prolunghi a volte le stesse inquadrature, mostrando praticamente il niente, come a farci sperare di vederlo arrivare, quasi un thriller, superbo), siamo lì nelle sterpaglie, nel bosco, in quel magnifico edificio abbandonato.
Alyosha dove sei?
Vieni qua, comincerai una vita nuova, vieni qua.

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E invece niente, non lo trovano, non lo troviamo.
E intanto abbiamo altre sequenze da urlo come quella nella camera autoptica in cui quel padre inumano si lascia andare in un pianto che crediamo di possibile e catartica presa di coscienza.
Macchè, basterà ancora una volta un solo gesto, in questo film in cui ogni piccola cosa racconta un mondo, un piccolo gesto a far capire che quel padre non meritava di esserlo la prima volta e non merita di esserlo nemmeno questa seconda.
Il bambino piange nel box, in maniera disperata.
Probabilmente, tra qualche anno, quando sarà più grande, quando avrà consapevolezza, si ritroverà a piangere senza far rumore dietro una porta.
Come fece Alyosha.

"Non si può vivere senza amore"

disse a letto l'amante di lei, probabilmente tra i 5 (le due coppie e la nonna) l'unico personaggio capace realmente di voler bene e sapersi comportare come un uomo.
Non si può vivere senza amore, e questo Alyosha l'aveva capito.
Per questo corse via, verso non sappiamo dove.
Speriamo si sia salvato, speriamo abbia trovato qualcuno capace di dargli quello che ogni bambino dovrebbe avere.
Non possiamo far altro che guardare quel nastro impigliato nell'albero.
Quel nastro legato a un bastoncino che, un giorno, un bimbo solitario lanciò.
Uno dei pochi gesti di piccola felicità e libertà che la vita gli ha concesso.

8.5

15 commenti:

  1. Un film lucido e raggelante che traccia un solco in chi lo guarda.
    Non è socialmente accettabile l'incapacità di amare eppure questo film racconta storie di anaffettivi che si intrecciano. Personalità che non sono tanto lontane da persone che incontriamo tutti i giorni. L'anaffettività ha mille volti, mille atteggiamenti e il regista indaga con delicatezza intorpedendo lo spettatore con piccoli segnali, agghiacciandolo con la quotidiana insensibilità due genitori che non amano il proprio figlio. 'Non si sopravvive senza amore' lo dice anche uno dei personaggi che a differenza tua non ho trovato tanto diverso dagli altri. Non partecipa alla tragedia della compagna, la lascia dormire durante le ricerche e intuiamo che lui stesso con la figlia ha un rapporto che è fatto di apparenze. Anche loro, che sono aguzzini non sopravvivono, riescono a far vivere solo i loro corpi, templi dell’unico benessere possibile, deprivati di ogni effettiva emozione, finiscono per vivere delle sole sensazioni. Oltre al riferimento al problema dell'indifferenza del paese verso gli strati più bassi della società e dei migranti è anche un'indagine lucida sull'emotività anestetizzata e traviata della società attuale.
    L'horror vacui quotidiano é la ricorsa di un futuro migliore, di un amante migliore, di una condizione economica superiore che scava un divario dove tutto diviene inaccessibile al senso profondo dell'umanità.

    Ma è un film che in qualche modo giustifica anche il loro comportamento. Chi può giudicare chi non essendo stato amato non sa amare? Chiara è, infatti, l’ereditarietà con la mamma di lei e in seguito il comportamento di lui.
    Gran film che ripensandoci ha un milione di sfaccettature.

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    1. perfetto Luisa

      a sto punto meno male non s'è visto insieme altrimenti tutte le cose di cui mi sono dimenticato di scrivere le avrei scritte io e per gli altri non c'era spazio

      il paradosso è che oltre le cose che ho detto io, oltre quelle che hai detto te, ce ne sono anche delle altre

      d qui capisci la grandezza del film

      ho avuto a che fare con persone anaffettive, è terribile... e più ti fan rabbia più vorresti aiutarle a rompere quel muro che, molto probabilmente, non si romperà mai

      riguardo l'amante della moglie è successa una cosa molto simpatica. Proprio nella scena che citi (la chat) mi è arrivato un sms preoccupante e per due minuti non sono riuscito a seguire.
      tanto che, a fin film, ho chiesto a Federico "Fede, e devi assolutamente dì come era quella chat tra l'amante e la figlia, per me è decisivo" perchè, appunto, avevo capito che quella scena poteva caratterizzare anche lui. Non mi ricordo che mi ha risposto Fede, stavamo uscendo e c'era ressa, fatto sta che per me quella scena è come se non ci fosse stata e, di conseguenza, quel personaggio m'è sembrato un pò meglio degli altri

      lui dice proprio "non si vive senza amore", non sopravvive

      e potremmo parlarne all'infinito

      "
      Anche loro, che sono aguzzini non sopravvivono, riescono a far vivere solo i loro corpi, templi dell’unico benessere possibile, deprivati di ogni effettiva emozione, finiscono per vivere delle sole sensazioni. Oltre al riferimento al problema dell'indifferenza del paese verso gli strati più bassi della società e dei migranti è anche un'indagine lucida sull'emotività anestetizzata e traviata della società attuale. "

      niente fa aggiungere

      sì, un horror vacui poi che semnbra completamente non poter comprendere la solitudine (solo Alyosha è solo), quando invece, molte volte, ci sono solitudini virtuose, anche solo per poco tempo, che quel vuoto possono colmarlo

      e anche sull'eredità della malattia del non amare avrei voluto scrivere, me l'ero appuntata

      ma l'hai fatto te e va bene così ;)

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  2. Ne avevo sentito parlare ma mi manca.
    Comunque dalle mie parti c'è un premio che ti aspetta ^^

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    1. Siccome a Torino non ti sei fatta vedere non verrei

      scherzo, grazie mille, vengo subito

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  3. Anch'io ho odiato Zhenya, ma quando ho conosciuto sua madre mi sono spiegato un po' di cose.
    Ma quindi secondo te Alyosha potrebbe essersi salvato? È vero che di certo non c'è nulla, ma quei paesaggi immobili all'inizio (un flashforward, visto che la vicenda si svolge in autunno e finisce in inverno, se non sbaglio), quel nastro che sembra dire "sono qui"...

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    1. ma sai che io senza sentire il parere di altri non ho mai minimamente pensato che quel corpo potesse essere il suo?

      poi mi ci hanno fatto ragionare, quell'urlo all'inizio di lei, quel guardarsi col marito e poi quel quasi mettersi d'accorso per dire che non era lui

      ma rimango della mia idea, non era lui

      rimangono due opzioni

      si è salvato

      non si è salvato ma non è stato trovato

      e, che dire, non lo so, ma quel finale con quei manifestini (che anche te hai citato) è come a dire "un bambino scomparve anni fa, e ne rimane solo questo volantino"

      non ho assolutamente legato l'immobilità dei luoghi come ad una specie di metafora della morte del piccolo ma, è vero, ci sta

      in ogni caso, in qualunque dei tre scenari, tanta tristezza

      sì sì, hai ragione, ho anche colpevolmente dimenticato citare questo aspetto "se sei anaffettivo è perchè sei cresciuto nell'anaffetività"

      quella scena è emblematica

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    2. Ciao.
      Anch'io pensavo che potesse non essere il corpo di Alyosha, poi ho letto questa recensione; è un sito che frequento di quando in quando:
      https://www.spiweb.it/cinema/loveless-andrey-zvyagintsev-recensione-rossella-valdre/

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    3. davvero una gran bella recensione, si vede che psicologicamente son forti ;)

      ed è buffo come per loro quella scena non sia nemmeno da interpretare, è così

      buffo perchè io mai avuto il dubbio fosse lui, l'opposto

      ma di sicuro, ripensandoci, il dubbio era voluto dal regista

      ma sono ancora sicuro non ci sia certezza

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  4. Già, non c'è certezza e forse davvero il regista ha fatto in modo che ognuno di noi interpretasse a seconda delle proprie attese. Resta il fatto che ai genitori non avrebbe comunque cambiato il successivo agire.
    Grazie

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    1. mmm, forse a livello macroscopico il loro agire sarebbe stato diverso

      ma tra sapere che il proprio figlio è morto (e averne visto il cadavere devastato) o che ancora non è stato ritrovato credo cambi tantissimo anche per loro

      in ogni caso per quanto il film sia "disumano" che due genitori non riconoscano il figlio morto mi sembra una disumanità nella disumanità a cui non voglio pensare

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    2. ops, a livello macroscopico (ovvero di cose fatte e vita vissuta) il loro agire NON sarebbe stato diverso, questo intendevo

      ma dentro di loro non posso credere sia lo stesso

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    3. Giuseppe,
      aspetto la tua recensione di Tre Manifesti a Ebbing Missouri. CHE FILMONE!
      Magari con un parallelo tra le due figure materne in Loveless e nel suddetto.

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    4. esce giovedì in sala, era già in programmazione che se riuscivo andavo subito il primo giorno

      in ogni caso entro una settimana sicuro :)

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  5. Sia la recensione che il trailer mi hanno ispirato un botto però non riesco a trovare lo streaming. Consigli su come vederlo?

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    1. Io visto al cinema.
      E per i film usciti da pochissimo non cerco e dò mai informazioni, ahah, so fatto strano, ma è una cosa a cui tengo molto

      credevo si trovasse facilmente ma se mi dici così ho i miei dubbi

      con calma lo vedrai, ne vale la pena ;)

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