21.2.15

Al Cinema: recensione: "Arca Russa"

Credo che sull'onestà intellettuale di questo blog (mia sineddoche) ci sia poco da dire, e scusate la supponenza. Ho sempre riconosciuto i miei limiti, a volte anche esagerandoli un pò.
Questo mi ha portato ad un atteggiamento a cui tengo molto, ossia quello di considerare i film che vedo sempre più grandi di me, anche quelli che valgono poco.
Questa breve prefazione per dire che Arca Russa, film enorme, è troppo più grande di me.
Credo in realtà che Sokurov in generale sia troppo più grande di me. E attenzione, a me non fa paura la complessità filmica, anzi, l'adoro (se Synecdoche New York è il mio film preferito un motivo ci sarà) ma ci sono autori che culturalmente mi sovrastano.
Leggendo la filmografia di Sokurov noto come il regista russo sia ossessionato dalla Storia, dalla Politica e da quella strana cosa che unisce questi due mondi, il Potere. Io invece amo l'Uomo. A me poco interessa del contesto storico e politico di un film, io ho bisogno di analizzare l'uomo, i suoi tormenti e i suoi comportamenti.
In Arca Russa invece di prettamente umano c'è pochissimo, questa è un'opera che racconta un intero popolo, un'intera cultura e lo fa attraverso l'arte e la storia, magnificamente concentrati in quella meravigliosa costruzione che è l'Hermitage di San Pietroburgo.
Che poi la cosa buffa è che io in realtà amo i russi, amo San Pietroburgo, ma tutto in virtù della portentosa letteratura che quel popolo ci ha regalato, letteratura che, posso dirlo, credo di conoscere abbastanza bene,
Di storia ed arte invece non so nulla.
E, lo sapete, non mi informo mai sui film che vedo (anche quando, come in questo caso, sarebbe stato importante), racconto solo il mio rapporto nudo e crudo con essi. Ed Arca Russa non è un film che vuol far cultura, ma un'opera che la cultura ce l'ha dentro, è il mezzo, non il fine.
E allora, ben sapendo che questo viaggio in piano sequenza sarebbe stato un viaggio quasi incomprensibile per me, sono partito lo stesso.
A livello cinematografico ci troviamo davanti a qualcosa di portentoso.
Qui l'unico piano sequenza con cui è realizzato il film è vero, non come in Birdman. E quello che sorprende è l'assoluta fluidità del tutto (non c'è un movimento di macchina brusco) e la naturalezza, la semplicità con cui quest'unica ripresa è stata realizzata. Non ci sembra mai di stare "dentro" a un virtuosismo (e il piano sequenza è il virtuosismo per eccellenza) ma è tutto così naturale che rischiamo di dimenticarcene più volte. In alcune sequenze, vuoi quelle in costume di massa, vuoi quelle nei corridoi o quella bellissima esterna sulla neve, c'ho visto dentro tanto Kubrick, un mix tra Shining, Barry Lindon ed Eyes Wide Shut. Anche nell'atmosfera, abbastanza straniante.
La soggettiva (ossia gli occhi della telecamera) è quella di un visitatore russo ma il personaggio principale (quello che la soggettiva/regista segue) è invece un diplomatico francese del 1700 trovatosi senza saperne il motivo dentro L'Hermitage, ai giorni nostri. In realtà, ed è questa la magia del film, è difficile parlare di giorni nostri perchè Arca Russa è un film che collassa temporalmente e unisce in un unico spazio (quello del Museo/Reggia di San Pietroburgo) varie epoche storiche della storia russa. Aggirandoci per le varie stanze il tempo va avanti e indietro e noi ripercorriamo eventi storici (bellissimo quello delle scuse Persiane), incontriamo personaggi famosi (quasi tutti i più importanti zar e zarine), oppure semplicemente stiamo ad osservare le meravigliose opere d'arte presenti.
Già, l'Arte...
In realtà Arca Russa, e il personaggio del diplomatico francese -nostro Cicerone- ce lo ricorda spesso, se dal punto di vista prettamente storico ci racconta soltanto della Russia, per quanto riguarda quello artistico ci ricorda come di russo là dentro non ci sia veramente nulla. E' come se attraverso quadri e sculture la Russia avesse voluto portare la cultura europea "dentro" di sè (tantissima Italia ovviamente). Forte nazionalismo e identità dal punto di vista storico quindi, forte apertura e spersonalizzazione da quello artistico. Il diplomatico francese, in questo, è molto duro con il popolo russo, un popolo artisticamente privo di identità che ha avuto bisogno di copiare o importare per possedere anch'esso una propria arte.
E non è un caso, credo, che nel finale il diplomatico non voglia uscire insieme agli altri, come a dire che il viaggio insieme all'Europa (e alle sue opere) finiva là, dove finisce l'Hermitage, e adesso sta al popolo russo camminare con le proprie gambe, nazione in balia delle onde del mare (l'Arca).
E mi resta un'ultima sensazione.
Quella che in un film così pregno di storia e cultura le più intense tracce d'umanità le abbia trovate non negli uomini ma nelle opere d'arte.
In quei corpi perfetti de Le Tre Grazie del Canova, nei magnifici volti di Pietro e Paolo dipinti da El Greco, nell'infantile vitalità degli angioletti ne La Venere delle Pernici di Van Dijck.
A volte l'uomo non ha bisogno di carne, sangue e ossa per manifestarsi.
Basta un pennello.

29 commenti:

  1. via te la sei cavata strabene :D
    Questo lo considero come uno dei film meno ''umani'' di Sokurov, però hai scritto una cosa bellissima che mi ha fatto riflettere: l'umanità l'hai trovata nelle opere d'arte. Ecco.

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    1. T'ho fatto rilfette...
      Me voi dì che non hai mai pensato che dentro le opere d'arte poi ritrovà l'Umanità?
      Sia l'Umanità che l'umanità.
      Poi che c'entra, l'ho scritto perchè in questo film io l'ho vista solo lì

      Merci

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    2. Appunto, intendo non in generale ma in relazione a questo film. Sono quelle cose talmente implicite che non ci fai caso se non te le sottolinea qualcuno, e insomma il discorso è ampio ma hai capito.

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  2. Sokurov è davvero un Maestro, niente da dire.
    Dovrò rivedermi Arca russa, che mi manca da un pezzo.

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    1. Pensa che a me me mancano tutti invece ;)

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  3. Due cose. Una sul tuo stile di raccontare, che ho trovato molto intelligente, mi ha fatto venire alla mente le parole di Dante nel canto II dell'Inferno "Io non Enea, io non Paulo sono;/ me degno a ciò né io né altri 'l crede". Palesare la propria inferiorità rispetto a ciò che si racconta, per far sì, allo stesso tempo, che un racconto si faccia, si costruisca e trovi la sua strada. Trovo questo modo di procedere davvero molto interessante.

    Due. Sul film. Lo Avevo già visto, e lo trovo un grande esperimento di cinema, non solo per il lungo piano sequenza, ma proprio per il fine a cui questo piano sequenza è sottomesso. Cioè l'unità di una nazione in tutto uno spazio tempo, a cui era essenziale un racconto senza tagli che passasse attraverso le sue epoche come attraverso le membra di un corpo. La grande arca che custodisce le reliquie di una nazione che per molto tempo ha voluto assomigliare alle altre, e mentre lo faceva non si era accorta che già aveva preso il largo nel fiume del tempo per traghettare nel futuro il suo patrimonio. Credo che Sokurov abbia voluto spiegare la missione salvifica della Russia (e forse dell'Hermitage per la Russia (e forse dell'arte per l'intera umanità)) nell'economia della storia.

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    1. Non mi ricordo per quale post ma mi dicesti che ti eri emozionato.
      Mi hai restituito tutto con gli interessi.
      Ma che vuoi aggiungere a tutto quello che hai scritto?
      Per il punto 1 mi sono commosso per un motivo, ovviamente più personale, per il punto due per un motivo più intellettuale.

      In ogni caso, sei uno stronzo

      e te sai perchè

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  4. Ora come adesso non riuscirei a estrapolarne nemmeno una parola da un'opera enorme (hai perfettamente ragione) come questa. È passato troppo tempo e il ricordo sta svanendo progressivamente, in "balia di quelle onde", in un epilogo che è forse la cosa che più mi aveva fatto rimanere afasico. La tua recensione proviene (almeno credo, se non fosse così sei un fenomeno) da una visione fresca e mi ha fatto riflettere, sul fatto che dovrei sforzarmi di riprendere per mano film importantissimi, anche storici, che ultimamente ho relegato in un angolo della memoria. Lo scrivo qui, come una ripromessa da farsi nel corso dell'anno...
    Comunque sia, questo credo sia uno dei tuoi pezzi migliori... Sempre dopo i tipi da videoteca, s'intende :p

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    1. Ah, ma questa è buffa...
      Ho scritto la rece controvoglia,fino all'ultimo non volevo farla appunto perchè ho trovato il film troppo più grande di me e fuori dal mio campo.
      Credevo fosse pessima e ora te, proprio te, mi dici che è uno dei pezzi migliori.
      Buffa la vita...
      Però l'ho scritta sempre con onestà, non mi sono voluto informare su nulla, infatti vedrai che non ci sono nè riferimenti storici nè artistici, gli unici 3 quadri che cito sono quelli che cita espressamente il film...
      Sì sì, visione freschissima. Ma io su 600 film recensiti quello per cui ho aspettato di più non credo siano passate più di 16 ore...
      E' il solito discorso, scrivo di pancia e non di testa, le emozioni devono essere ancora vive.
      Se lo recuperi fammi un fischio!

      Oh, è uscito il Piccione visto?
      Io vado martedì o mercoledì che Perugia, come al solito, l'ha preso.
      Ciao!

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    2. Si, è uscito anche nella mia zona, ho appena controllato. Ci andrò in settimana pure io, poi ci aggiorniamo per qualche opinione :)

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    3. Minimo...
      Dai che 3 film comuni per anno in qualche modo li tiriamo fuori ;)

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  5. ci sono dei film hors categorie, come dicono per certe salite del tour de France, "Arca russa" è uno di quelli.

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    1. Ah, che tempi quelli in cui ero malato di ciclismo...
      La maglia a pois Sokurov l'avrebbe indossata certamente.
      Senza doping a la Massi

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  6. Questo è uno dei grandiosi film del 2000. Immenso.
    Bella recensione, comunque.

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    1. Grazie mille Denny.
      Sì, è oggettivamente un'opera straordinaria, peccato sia solo un pò lontana dal mio mondo.
      Però Dostoevskij poteva infilarcelo eh, Puskin l'ha messo :)

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  7. Mai visto nulla di questo autore. Dovrò rimediare, sperando di esserne all'altezza :/

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    1. Non cominciare da Arca Russa giacometto ;)

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  8. Ah, un grande tributo d'amore all'arte il tuo. Arca Russa non è un film, è la testimonianza che vivremo per sempre! È un omaggio all'uomo e alla sua creatura meglio riuscita l'arte. E adoro come l'hai narrato :*

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    1. E' davvero strano...
      Non so nulla di Arte, il film mi ha sovrastato, non volevo nemmeno scriverne e mi ritrovo tutti gli amici a complimentarsi.
      Ti ringrazio moltissimo Santa, io ho provato a scrivere le poche cose che ho notato o il film mi ha dato.
      A presto ;)

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  9. Grande Sokurov: vedere il suo Faust al cinema, anche quello un magma/continuum narrativo potentissimo, mi aveva emozionato come di rado capita.
    Ottima la tua recensione, meriterebbe una...recensione.

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    1. Ecco, in teoria il Faust sarebbe più vicino al mio mondo ma sono sicuro che mi sovrasterebbe comunque di molto. Regista tosto, non per tutti.
      Grazie caro

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  10. E vabbe'... qui voli troppo in alto per me, questo non provo neanche ad iniziarlo :-)

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    1. Vola troppo alto anche per me, non preoccuparti ;)

      Ma anche solo per come è stato girato vale la pena lo stesso

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  11. nel mio post ho messo solo qualche dato, e il making of, a mio avviso fondamentale per capire il film, essendo a mio avviso TROPPO per essere recensito, va visto e basta...comunque il tuo discorso, soprattutto l'arte e la capacità di esprimere umanità che certe opere hanno, mi ha piacevolmente sorpreso...

    http://onironautaidiosincratico.blogspot.it/2013/08/russki-kovcheg-2002-di-aleksandr-sokurov.html

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    1. Ecoc, bravissimo, questo è uno di quei film sul quale leggere informazioni è interessantissimo.
      Vengo subito.
      Sei già il secondo che è rimasto sorpreso da quel passaggio, va a capire perchè :)

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    2. magari, semplicemente perché è vero, tante opere esprimono più umanità di certa gente, come certa gente è capace di esprimere la stessa umanità di uno straccio sporco di merda...

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    3. Ma che dici???
      Nelle feci c'è quasi tutta l'umanità e la sua essenza!

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    4. si ma è poco umano, come oggetto, soprattutto se le feci son di animale...credo almeno...

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