11.8.15

Dialogo tra una comparsa e un assistente addetto all'entrata in scena

"Devo entrare adesso?"
"No"
"Ma sento i rumori della battaglia, non dovevo entrare quando sparavano?"
"Chi ti ha dato queste informazioni scusa?"
"No, nessuno, sentivo che dicevano così le altre comparse, quelle che stanno entrando adesso"
"E tu credi che usiamo comparse soltanto in una scena? No, non è la tua scena questa. E stai pure contento perchè questi che sono entrati adesso nemmeno si vedranno poi nel film montato"
"In che senso scusa?"
"E' una scena di guerra con centinaia di comparse, non hai visto quante sono entrate?"
"Sì"
"E allora in queste scene di massa chi riesce a riconoscersi è molto fortunato"
"Ah, capisco, ha ragione"
"Quando sarà il tuo momento te lo dico io. E ti dirò anche cosa devi fare, o.k?"
"O.k"

"Devo entrare adesso vero?"
"Ancora lei? No"
"Ma stanno entrando quasi tutti gli altri, c'è la scena della cena militare di gala, sento il rumore delle posate"
"Sì, bravo, lei è molto intuitivo, stiamo girando quella scena. Ma non è la sua scena"
"Ma io pensavo..."
"Ma poi, non l'ha visto come è vestito? Secondo lei poteva partecipare ad una cena di gala?"
"No, in effetti no, ha ragione"
"Allora per favore mi faccia fare il mio lavoro e se ne stia buono e calmo senza farmi più domande"
"Mi scuso di nuovo"

"Vado?"
"Dove scusi?"
"Entro dico?"
"Ancora?"
"No, guardi, stavolta ne ero proprio sicuro, sento dal rumore delle grida festose che è la scena di fine guerra e vedendo come sono vestito, così, da tutti i giorni, credevo fosse questa, per quello le ho chiesto se potevo andare"
"L'unico posto dove lui può andare è...non mi faccia essere volgare per favore."
"Le prometto che non la disturbo più, aspetto"
"Faccia che sia vero"

"Scusi, lei che scena ha?"
"Non lo so, me lo dicono loro quando devo entrare"
"Ah, quindi funziona così"
"E certo, come credeva funzionasse?"
"No, ha ragione, sono io che pensavo ce lo dicessero prima. Pensi che ho rotto le scatole non sa quante volte a quell'assistente là chiedendogli se potevo entrare o no"
"Ma perchè, vuole decidere lei quando entrare?
"No, assolutamente, ma pensavo..."
"Lei non deve pensare a nulla, probabilmente è un ansioso, probabilmente pensa che fare la comparsa in questo film sia la svolta della sua vita, pensa questo?"
"No no"
"E allora aspetti il suo turno, come tutti noi. E non si faccia illusioni, già sarà fortunato se riuscirà a vedersi nel film montato, poi, anche se si vedrà, oltre i suoi familiari non lo ricorderà nessuno. Ma lei è la prima volta che fa la comparsa in un film?"
"Sì"
"Ah, ecco, allora si spiega tutto, anche io la prima volta credevo che fosse chissàche. Invece niente, nulla, lo faccio solo perchè mi prendo i miei 100 euro e stop. Pensi che non sto nemmeno più a controllare se sono entrato nell'inquadratura o meno"
"Ma lei l'ha fatto molte volte?"
"Decine, forse un centinaio. Aspettando sempre il mio turno, entrando senza fare praticamente nulla, ritirando i miei bei soldini e stop, è una specie di catena di montaggio, nient'altro"
"E si ricorda però se almeno la prima volta era emozionato?"
"Guardi, le devo dire la ver..., no, scusi, devo entrare, mi stanno chiamando, arrivederci!"
"Arrivederci!"

"Scusi, lei lavora per il film?"
"Sì"
"Posso farle una domanda?"
"Brevissima, ho da fare"
"Sa mica quante scene mancano ancora oggi? No, così, per sapere quanto semmai devo ancora aspettare"
"Ne manca solo una, quella che sta cominciando adesso"
"Oddio, ma quindi lei vuole dirmi che sono stato qua tutto il gior..."
"Ehi!!! Lei!!!!! Si muova, deve entrare!!"
"Ah, meno male, mi hanno chiamato, devo entrare, arrivederci"
"Si muova!! Con chi sta chiacchierando? Si muova!!"
"Eccomi eccomi, che devo fare?"
"Entri, non deve far nulla, si muova che non c'è tempo"
"Ma com..."
"Si muova!!"

"Scusi!! Scusi!! Ma qui dentro non c'è più nessuno!!!"
"Non ho capito, cosa vuole?"
"Sono qui da solo, non c'è più nessuno! Mi apra per favore!"
"Ascolti, ora lei mi fa veramente arrabbiare, faccia la sua scena e si muova! Sono rimasto solo io di qua, la sto aspettando, si muova!"
"Ma le ripeto, non c'è più nessuno! Di cosa devo fare la comparsa se non c'è più nessuno???"
"Comparsa?"
"Sì!"
"Scusi, ma chi le ha detto che lei deve fare la comparsa?"
"Nessuno"
"E allora si muova a girare quest'ultima scena, la telecamera è là, già piazzata. Il film finisce con lei, può fare e dire quello che vuole, la stiamo aspettando. E, per favore, la prossima volta che le viene offerto un ruolo così importante, quello principale, eviti tutte le manfrine che ha fatto oggi, mi stava innervosendo. Se ne avrà per molto io vado a casa. Quando ha finito spenga la telecamera e chiuda la porta. Può fare quello che vuole, è tutto suo"

11 commenti:

  1. Bellissimo! Oh, sarò pure ripetitivo, ma sei proprio forte a scrivere.
    Se posso, come ti è uscito fuori sto 'racconto' (non so bene come chiamarlo :)? Hai (ri)pensato a qualcosa in particolare o altro? Sono curioso ;)

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    1. Grazie Pietro...

      A costo di sembrare stucchevole devo ripetermi su come sti racconti nascano assolutamente a caso. Non solo, si scrivano poi a caso.
      Nel senso che stamattina mi sono detto "scrivi qualcosa" poi "scrivi un altro dialogo" poi ho cominciato semplicemente a pensare a parole, possibili dialoganti. Ad un certo punto mi è venuta la parola "comparsa" e ho iniziato a scrivere. Talmente a casaccio poi che nemmeno sapevo come sarebbe finita. Anzi, ti dirò di più, arrivo alla fine e quando quell'assistente gli dice "chi ti aveva detto che fossi una comparsa?" m'è piaciuta come battuta così tanto che ho dovuto modificare dei pezzi sopra in cui lui, l'assistente, lo trattava esplicitamente come tale, e non come uno che dovesse entrare in scena.


      Detto questo, ricapitolando:


      recensioni: scrittura immediata e pochissimo pensata su un materiale però vivo e "concreto" come il film

      tipi da videoteca: scrittura divertita (non so se divertente) su esperienze personali raccontate in modo molto aderente alla realtà

      raccontini: foglio bianco e si va a casaccio. Anche se, ovviamente, poi ogni volta che scrivo ci metto dentro me stesso. E ogni racconto, anche se generato dal caso e portato avanti in maniera del tutto automatica senza sapere cosa scriverò la riga successiva, ha dentro vita, pensieri, traumi e speranze di chi scrive.
      Compreso quello di oggi

      tutto quello che ti ho scritto è anche il motivo per cui sono convinto non riuscirei a scrivere mai niente di lungo

      oggi pomeriggio ti rispondo su Wintersleep, vado a leggere

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    2. nel senso che adesso vado via a leggere un libro, non mi riferivo al tuo commento

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  2. Lo riconosco c'è un debito con Kafka di "davanti alla legge", se non altro perché ne abbiamo parlato da poco. Molto carino. Complimenti Giuse.

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    1. Ora che ci penso hai ragione. Ma il finale è completamente all'opposto, non solo lui entra ma ha il ruolo più importante. Del resto anche l'uomo davanti alla legge era quello più importante, quello che tutti aspettavano, ma per lui non ci sarà nessuna scena.
      Buffo, quando ho iniziato a scrivere nei primi 2,3 paragrafi avevo in mente tutt'altro.
      A stasera

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  3. Invece come penso da un po', tra l'altro seguendo un'interpretazione non troppo originale (Derrida e Cacciari hanno già insistito su questo punto), è proprio la morte di colui che aspetta l'evento principale del racconto. Tale fatto riesce a rompere l'attesa e la vigenza della legge. Come si può, infatti, pensare di aprire una porta già aperta?. Sì, dunque, il contadino protagonista ha il ruolo più importante, con la sua morte catalizza gli eventi nel senso che finalmente chiusa la porta potrà essere aperta. Principalmente vedo la rottura dell'attesa come elemento comune tra i due racconti. Ma non prenderla come critica, anzi, il racconto è molto originale e scorrevole, era solo una similitudine che mi è venuta leggendo il testo.

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    1. No, ma che critica, anzi...
      A parte che le critiche mi piacerebbero molto ogni tanto, su sto blog è sempre tutto rose e fiori verso di me.
      Tu hai fatto un confronto strutturale, io, molto più semplicemente umano.
      E come la metti la metti la morte del contadino morte rimane ;)
      Mentre qua, paradossalmente, il significato è diventare finalmente protagonista della propria vita, cominciarne una vera.
      Poi per il resto ne abbiamo parlato tanto e conosco benissimo la tua visione "positiva" del finale di quel racconto ;)

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  4. Per me è geniale e non posso che lasciare i miei complimenti.

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  5. Beato,
    i racconti si scrivono da soli... è sempre un piacere sottile leggerti ;)

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    1. Talmente sottile ma talmente sottile che direi inesistente ;)

      grazie mille, come sempre

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