23.8.15

Recensione: "The Bothersome Man"


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Un delizioso e intelligentissimo film (e, se ben letto, pure molto profondo) sulla strana storia di un uomo che arriva in una città in cui tutti sembrano felici, in cui tutti lo accontentano per ogni sua esigenza. Sì, ma niente ha sapore, nè la vita nè il cibo. Dove siamo?

Rece molto interpretativa, quindi consiglio come sempre di leggerla solo dopo aver visto il film per non essere condizionati nella vostra di interpretazione. In ogni caso spoiler molto grandi sono solo nelle righe finali.

Comincia con un bacio alla Attenberg questo strano film norvegese, tragicommedia surreale in perfetto bilico tra l'Andersson svedese del Piccione (del resto siamo sempre in Scandinavia) e il Dupieux di Wrong.
Del primo riprende volti, corpi, int(f)erni, colori, persino le musiche, del secondo la struttura narrativa (seguiamo un solo personaggio), la surrealtà e la sensazione che dietro il tono (tragi)comico si nasconda qualcosa di molto più grande.
Ma torniamo a quel bacio.
Senza passione, sguaiato, esagerato.
Se lo danno due persone che sembra che nemmeno lo stiano vivendo, con quegli sguardi persi in alto annoiati.

Quel bacio lo vede tra il depresso e il disgustato il nostro protagonista, Andreas. Siamo in una metropolitana. Quando arriva il treno Andreas si butta giù.
Fine del film? suo inizio? o forse qualcosa di diverso?
Fatto sta che Andreas era arrivato (o c'è arrivato dopo il suicidio...?) in un posto desolato, una stazione di servizio spersa in mezzo al deserto. Nulla più.


Viene portato in città, per lui ci sarà una bella casa, un buon lavoro, tutto quello che vuole.
Sì, ma in questa città è tutto così strano...
Potremmo definirlo un divertissement esistenzialista questo The Bothersome Man (L'Uomo Fastidioso), un piccolo film norvegese tutto sceneggiatura che ha la capacità di incuriosirti moltissimo all'inizio, stabilizzarsi un pò troppo in mezzo (rischiando ad un certo punto l'effetto noia) e diventare poi bellissimo alla fine.
Gli attori sono ottimi, la scelta delle inquadrature mai troppo banale (io ho amato da morire quella in cui lui si rialza nel buio della galleria), le location varie e suggestive. Ma quello che conta è il soggetto.
In questa città niente sembra avere sapore e colore. Il paradosso però è che tutti sono (sembrano) felici, tutti hanno tutto.
Sì, ma per uno che arriva da fuori (da dove? perchè? sembra un pò il Castello kafkiano) la sensazione è diversa. La gente sembra non avere passioni, emozioni, slanci. Oppure non prendere mai posizione. O meglio, qualcosa c'è, si ride, si sorride, si fa sesso, si intuisce una sorta di affetto e tutto il resto ma la sensazione fortissima è che sia tutto dannatamente convenzionale, quasi teatrale.
Quando infatti succede qualcosa di grosso (un suicida che si sbudella gettandosi dalla finestra) tutti sembrano vedere la scena indifferenti.


In questo mi ha ricordato Truman Show, dove tutti avevano una "parte" da recitare per far felice il protagonista.
E in effetti anche qua succede la stessa cosa. Andreas non riceve un singolo "no" in tutto il film, ogni sua richiesta, che sia lavorativa, di casa o d'amore viene soddisfatta.
Sì, o.k, viene soddisfatta ma così, per pro-forma, in maniera automatica, senza vita dentro.
Poi però Andreas sente una musica, percepisce un odore, nota una luce. E tutto questo è dietro la piccola fessura di uno scantinato dove vive uno come lui, uno che viene da fuori, un altro che se ne sta in quella città "imprigionato" anch'esso in questa non vita così finta e insapore.
Bisogna sapere che c'è dietro quel muro, per forza.
Quando finalmente, dopo giorni e giorni di scavi (eppure sembrava così vicina...) si raggiunge l'obbiettivo cambierà tutto. E si resta solo con un meraviglioso pezzo di torta in mano e la sensazione di aver di là, in quella stanza, colori, e vita, e bambini che giocano (tra l'altro scena meravigliosa questa del braccio che esce dal buco).
Secondo me ci sono tre possibili letture del film, una sociale, una trascendentale e una più umana ed emozionale.
La prima ci suggerisce come in una società l'unico modo per vivere è adeguarsi a tutto e a tutti, alle convenzioni, alle leggi, al vivere comune. Tutti fanno finta di trovarsi in un posto bellissimo dove ogni cosa è perfetta, come la città del magnifico Lego Movie. E chi non si adegua, chi vuole andare "oltre", chi ha l'ardire di pensare invece che limitarsi a vivere in quel mondo resta tagliato fuori.

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Oppure The Bothersome Man potrebbe essere metafora della felicità umana, di una felicità che si può raggiungere soltanto se ci limitiamo a vivere una vita in binari predefiniti, imposti da altri. Se ci accontentiamo. In questa città l'aggettivo felice torna più volte, sembra base di tutto. Ma tutti sembrano automi. Ecco che quindi l'uomo "intelligente" può risultare, come da titolo, fastidioso, perchè uscendo dai canoni mina quella felicità così apparente e relativa che stanno vivendo gli altri. Del resto questa è una grande metafora, ho sempre pensato che più l'uomo pensa più sarà infelice. Ma, a differenza degli altri che non pensano, le cose belle, i sapori della vita li vivrà molto più intensamente.
Terza ipotesi, quella che ha più elementi a suo suffragio, è che questo film sia la rappresentazione di un aldilà, specificatamente di una terra di mezzo, o purgatorio come si chiama di solito.
O limbo.
L'arrivo nel deserto senza sapere come si è arrivati.
L'impossibilità di andar via (quando prova a scappare la strada si interrompe).
Il non riuscire a morire.
L'atmosfera piatta, quella di una felicità senza vita sì, ma anche di un'infelicità piena di agi.
E, soprattutto, quella stanza coi bambini e quella torta, quell'Eden così difficile da raggiungere.
E quel pezzo di torta diventa una mela, un frutto proibito.
E il castigo un deserto ghiacciato.


8 commenti:

  1. Buzzati ancora, il racconto della parola vietata.

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    1. A sto punto dopo 6 anni di blog ho capito che solo South Park ha dentro più spunti e tematiche di Buzzati

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  2. L'uomo scomodo è l'uomo che s'innamora...che ancora sogna...che scava (che pensa, come hai scritto tu)
    E subito mi fermo un attimo. Giuseppe...hai mai notato quanto viene visto male il "pensare"? Si dice automaticamente che è "troppo". Ma è troppo sempre per chi pensa? Rimettere in discussione le certezze su cui scorre fluido il nastro trasportatore delle vite di tutti...non so se è sempre lecito, se è giusto...se è costruttivo...ma di certo crea disagio immediato.

    L'uomo scomodo soffre la mancanza d'amore e di emozioni, ricollega fatti tra loro, inizia a disegnare un percorso di fuga dalla realtà Matrix :) , è un percorso di felici intuizioni, (anche perché fisicamente non può fuggire, non riuscirà neanche a morire)

    Andreas si ritrova in mezzo al deserto senza sapere perché. Questa condizione la conosco e posso confermare che si è subito pronti ad accettare il primo passaggio che ci viene offerto.
    Della città distopica in cui verrà scaricato hai scritto già tutto tu... (mancano anche i suoni, la musica)

    Un mondo popolato da persone che parlano di case, sognano divani, cene in cui si parla dell'importanza del bagno piuttosto che della cucina... La casa...la casa...la casa come ossessione. Case tutte uguali, con quel freddo arredamento che di fatto è così imperante in questi ultimi decenni. La libido è incanalata verso il 'dentro', bagni, cucine, case. La convivente di Andreas schiavizza il suo uomo sessualmente, ma sembra molto più appassionata nel vederlo dipingere gli interni...
    Temo siamo restati chiusi dentro :(

    Come il coniglietto bianco indicherà ad Alice la strada magica per la conoscenza, così l'uomo nel bagno incuriosirà Andreas e lo condurrà fino alla fessura. In quella fessura ho visto una vagina. Metafora di una possibile nascita in un mondo più naturale e felice? Hai parlato di quel pezzo di dolce rubato come fosse la mela del peccato...concordo in pieno :) Non a caso gli costerà la cacciata dall'Eden...

    Una feroce e aperta critica alle multinazionali che ci vogliono tutti uguali per controllarci meglio? Sistemati poi in queste vite-prigioni in cui ci vengono dettati bisogni e desideri?

    Infine il protagonista si ritrova in un luogo sperduto e desolato, in mezzo a una bufera di neve. Mi sembra l'ennesima e finale metafora.
    Dopo questo 'percorso' all'interno della sua finta vita...in cui non si è fatto mancare davvero niente...si ritrova solo ed al freddo, ma vivo. Una condizione che mi ricorda davvero quella della nascita. Cosa farà Andreas a partire da adesso? Vorrà e riuscirà a vivere una vita diversa...oppure tornerà con la coda tra le gambe nella città-azienda madre-chioccia di tutti i suoi cittadini? Qualunque scelta farà...è risalito alle sue origini. Ora sì, che forse è davvero libero.

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    1. Allora Morghy, il commento è bellissimo e ha toccat due tasti molto importanti che io non avevo accennato.

      Il primo l'amore. E' vero, oltre l'uomo che pensa come ho scritto io potremmo pensare che anche l'uomo che si innamora destabilizza. Un pò questo era implicito dentro la questione "città senza sentimenti" ma fa sempre bene dirlo

      La tua traduzione del titolo è motlo più calzante del mio "fastidioso". Scomodo è l'aggettivo perfetto perchè oltre al fastidio che può causare presuppone anche che in quel posto lui non ci deve stare, mette in crisi tutti.

      L'altro elemento che tiri fuori, cruciale nel film, è quello sulla fissa per la casa e l'arredamento. La prima volta che Andreas viene visto male è quando consiglia un divano "sbagliato" e la sua prima donna sarà un'arredatrice che, come dici giustamente tu, sembra dare 100 volte più importanza a quelle cose che a lui.
      Anzi, non sembra, così è.
      Non credo che lo schiavizzi sessualmente, anzi, il suo far sesso con lui fa solo parte di quel ruolo per cui tutti lo accontentano. Insomma, il sesso non lo cerca lei ma è lei che accetta come una marioenta che lui lo voglia.

      Il discorso delle multinazioni c'entra, eccome, è un pò quello che sta dentro alal lettura sociale di cui avevo parlato. E la fissa per le case rientra in tutto questo.

      ora mi scoccia dirlo ma nei miei appunti ho scritto "fessura vagina" per poi non parlarne affatto ;)

      Ora capirne il significato non è facile, paradossalmente nella lettura del mondo-limbo può essere visto come una nuova nascita (praticamente quello che hai detto te)

      sia te che Ciku qua sotto avete visto quel finale parzialmente positivo. Dovrei rivederlo, io invece l'avevo letto come vero e proprio inferno

      grazie del bellissimo commento

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  3. scene preferite: i due che all'inizio giocano a volano (era volano?) nel prato con l'erba alta e il cielo plumbeo

    lui che si rialza nella galleria tutto sbilenco e cammina

    lui che lascia il ristorante mentre lei da lontano è ancora seduta al tavolo

    la mano che esce

    personaggio preferito: il signore che mette lo striscione

    mi colpisce il fatto che andreas alla fine non sia spaventato, che l'idea di uscire nel gelo non lo turbi più di tanto, che esca con l'espressione di chi è pronto ad affrontare senza drammi ciò lo aspetta.

    bel film, grazie della dritta, giuse'. e gran bell'intervento dell'anonimo qui sopra : )

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    1. Beh, hai scritto quattro scene e due sono le mie due preferite (le uniche che ho citato nel blog, di gran lunga le migliori per me)

      quella del ristorante adesso mi sfugge, intendo proprio il momento perfetto che citi

      il volano è vero, imamgine se ce n'è una di felicità, leggerezza e vite senza pensieri

      ecco, come dicevo sopra io sto finale dovrei rivederlo credo a sto punto

      beh, la scena dello striscione è splendida ;)

      grazie a te, fa sempre piacere che qualcuno veda piccoli film consigliati, altrimenti il blog nemmeno servirebbe a nulla ;)

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  4. Visto ieri, che bella botta! Per me è un film che mostra quanto sia importante "il male" (l'infelicità, la scontentezza, il conflitto) questo perchè vitale, corrotto, sanguigno. Vedi il tradimento, la ferita, come mezzi per "sentirsi vivi".

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    1. Oggi è la giornata mondiale del Peppe Fast Answer Man, rispondo subito

      (mmmm, Peppe, non Beppe come ho letto di là, lo odio. Lo so, è una cosa del nord ma ti prego... ahaha)

      che film interessante eh?

      ah, molto particolare questa lettura. Un pò, ma solo un pò, ricorda anche il ruolo di Tristezza in Inside Out quindi.

      Però ragionando per assurdo la lettura contrapposta è che il bene invece è sempre freddo, scritto, imposto, sceneggiato, morto

      sai adesso che ci penso con quale altro film ha tanti punti in comune? The Lobster

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