27.4.16

Al Cinema (20): recensione "Le Confessioni"



Un soggetto formidabile.
Un film nuovo, molto interessante.
Ma, purtroppo, c'è da arricciare il naso più volte, troppo spiegato, troppo parlato e poco credibile a tratti.
Quasi un'occasione persa.

Ho la netta sensazione che questo film di Andò avesse tutte le carte in regola per poter diventare una piccola pietra miliare del cinema italiano più nascosto, uno di quei piccoli cult che con il passa parola potevano ambire ad entrare prepotentemente nell'immaginario collettivo, magari non in un modo fragorosamente popolare come il Le Conseguenze dell'amore sorrentiniano (che ora sembra titolo famosissimo ma nacque come piccolo capolavoro di un regista non ancora venuto prepotentemente fuori, ricordiamo), ma senz'altro nemmeno misconosciuti come, per fare un esempio, lo splendido Rosso come il cielo di Bortone.
Invece, ahimè, ho la sensazione che questo film possa passare senza che nessuno se ne accorga, troppo interessante per non stuzzicare qualche avventore ma troppo imperfetto per sperare in un effetto domino che lo faccia emergere dal limbo.

Ecco, interessante, credo non ci sia aggettivo più banale ma più appropriato per descrivere un film che ha un soggetto ai limiti del geniale, uno di quei soggetti piccoli e formidabili allo stesso tempo.
I ministri dell'economia mondiale, insomma, un G8 di quelli che amministrano i sordi, si ritrovano in un hotel da paura, letteralmente da paura, in Germania.
Li ha invitati il capo del Fondo Monetario Europeo, insomma, uno dei massimi burattinai del globo.
L'ordine del giorno prevede una nuova manovra finanziaria che avrà effetti devastanti per i piccoli paesi, un'apocalisse.
Al convegno viene invitato pure un monaco italiano. Perchè? perchè er capoccia, il burattinaio, si vuole confessare. Il problema è che dopo averlo fatta, la confessione dico, l'uomo si uccide.

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Ecco, il soggetto formidabile non è tanto in questa situazione che ho descritto ma nella conseguenza che ne deriva. In quella ultima confessione potrebbero essere stati rivelati segreti inconfessabili, segreti che nessuno deve conoscere.
I ministri hanno il terrore che quel monaco, se parlasse, possa destabilizzare il potere economico dell'intero globo, smascherarli, creare un disastro senza precedenti.
Il futuro economico del mondo, specie nel suo aspetto più laido e marcio, è quindi "dentro" al silenzio di un monaco.
Ripeto, grandissimo soggetto,
Comincia così una specie di thriller psicologico che aveva tutte le carte in regola per regalarci un film formidabile.
Così non è.
Cast impressionante, il meglio attore italiano (Servillo), uno dei meglio francesi (Auteil), uno dei meglio tedeschi (Bleitbreu), persino lo splendido protagonista di quel magnifico film che è Alabama Monroe, c'è da leccarsi i baffi per il cast (c'è pure Favino).
Ma il doppiaggio è, in alcuni casi, criminale (specie Auteil) e anche sbagliato concettualmente (nel film parlano tutti italiano, quando in realtà credo, anzi, ne sono sicuro, che la lingua ufficiale del summit fosse l'inglese e solo in alcuni casi, vedi i discorsi Favino-Servillo, i protagonisti parlassero effettivamente l'italiano. Questa cosa DOVEVA essere lasciata, non ha senso così).
Ma quello che convince meno a mio parere è un'atmosfera per cui lo spettatore non riesce ma del tutto a credere che quelli che ha davanti siano effettivamente i ministri dell'economia mondiale. Sembrano piuttosto personaggi da film, fanno cose da film (assurda ad esempio la scena della piscina con Favino), sfiorano la macchietta più volte. Anche ne Il Divo il lato grottesco era preponderante ma quello, appunto, era un "colore" che dava Sorrentino, una sua deformazione. Qua non viviamo la stessa sensazione, ci pare tutto un pò sbagliato.



Ma gli errori non finiscono qua. Il personaggio del musicista è improponibile, senza alcun senso. E senza alcun senso sono alcune scene, come lei che esce nuda dopo aver trombato il ministro (ma perchè non si è rivestita, perchè???) o come quell'irritante finale in cui lui scompare davanti ad una cinquantina di persone (e dai, se questo doveva far pensare ad una metafora divina fa ride).
E, restando al finale, ho trovato pleonastico e tremendamente didascalico il discorso del monaco. Bello ma inutile, retorico. Ma del resto io sono tra i pochi che ha sempre sostenuto che ne Il Dittatore di Chaplin il discorso finale di Hynkel fosse l'unica scena sbagliata di un film capolavoro.
No, soggetti così non devono calcare le mani nelle morali e nelle spiegazioni. Devono lavorare sul togliere come, per buona parte del film, Le Confessioni del resto fa.
Ho amato moltissimo il gioco di ruoli che si instaura, i ministri che sembrano quasi un corpo unico ad 8 teste, il monaco e la sua filosofia di vita senza tempo e senza denaro, la scrittrice che è quella che in mezzo a tutto questo prova a cercare la verità, la notizia. Probabilmente lei siamo noi stessi, quelli che vorremmo sapere sia i segreti e gli inciuci dell'economia sia entrare nei silenzi del monaco.
Mi è piaciuto molto anche la costruzione temporale dell'opera, con quei flash back che componevano sempre di più il puzzle della confessione con Auteil, o con quel continuo montaggio alternato tra le varie stanze dell'albergo, con quel senso di tempo sospeso, lentissimo.
E ho trovato ancora una volta formidabile tutta la questione legata alla formula matematica, quella formula che, a detta dello stesso Rochè, servirà solo a far scervellare tutte le teste altrui su qualcosa che in realtà è assolutamente vuoto.
Anche se il piccolo momento più emozionante per me è stato quel registratore restituito dal vecchio a Servillo.



Le Confessioni è un film assolutamente politico, un j'accuse contro i governi mondiali, contro il potere del denaro, contro l'amoralità e l'assoluta mancanza di cuore (barzelletta nel film) di tutti i "banchieri" che gozzovigliano in quell'albergo.
Di contro l'emblema della spiritualità, del non aver bisogno di nulla, il monaco.
Una specie di anarchia spirituale che risulterà essere più forte del mostro a 8 teste di cui sopra.
Eppure anche queste tematiche le ho trovate troppo esplicitate, troppo urlate, troppo spiegate.
I grandi autori non hanno bisogno di spiegare, di parole.
Se questo film fosse stato più simile al monaco di cui racconta, se si fosse servito di più silenzi e di più sguardi, sarebbe stato bellissimo.
Invece rischia di sprofondare in un finale a metà tra il divino e il francescano (quel cane... uff) che sa tanto di occasione persa.
Eppure sto film va visto, è un film diverso, è un film nuovo.

( voto 6.5)

8 commenti:

  1. a me è sembrato:
    https://www.youtube.com/watch?v=ylWHvrCtczk

    http://markx7.blogspot.it/2016/04/le-confessioni-roberto-ando.html

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    1. Sai che senza aprire il link avevo già capito che video sarebbe stato?

      ma anche te me cadi su sta cosa???

      ahaha, la odio, la usano tutti, dapertutto ;)

      ho letto abbastanza dei tuoi estratti e in certe cose sono molto d'accordo

      limiti evidentissimi

      ma sai, a me piace premiare anche le cose belle, io vedo sempre il bicchiere mezzo pieno

      e sto film ha un grande soggetto e 2,3 spunti notevoli

      poi li banalizza e li rende verbosi in maniera a tratti insostenibile purtroppo...

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    2. c'è chi da piccole cose tira fuori grandi film, e chi vuol si crea montagne e partorisce topolini.
      se voleva dire che il mondo è nelle mani di idioti e di gente da niente, per non dire di peggio, c'è riuscito benissimo, ma la visione è del tutto deludente, molta gente che era al cinema quella sera è rimasta così, come se si dicesse, o io non ho capito niente, o il film non è riuscito a dirmi cose da ricordare.
      forse voleva dire troppo, e ha detto davvero poco.

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    3. No, ma sono perfettamente d'accordo, credo di averlo sottolineato anche io.
      Ostenta tutto, parla troppo, dimostra e mostra.
      Ma rimane un grande soggetto questo. E non solo per l'idea del grande segreto nella confessione, ma anche per la location, l'atmosfera, tutto

      come dicevo un'occasione sprecata per me

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  2. Non leggo la rece perchè il film ho tutta la voglia di recuperalo, anche se probabilmente non al cinema, quest'anno è l'anno in cui ci stò andando meno in assoluto, è un pò così, ho cambiato abitudini, ma di Roberto Andò vidi il suo precedente Viva La Libertà sempre con Servillo e mi convinse molto, vediamo se questo mi trasmetterà le tue stesse sensazioni, trovo che Servillo sia in assoluto uno dei migliori (se non il migliore) attore italiano contemporaneo, lo amo alla follia in tutto ciò che ha fatto :)

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    1. Anche io adoro Servillo e ormai nemmeno "lotto" più con i detrattori. Che ognuno dica ciò che vuole.
      Guarda, non ho visto il precedente ma sono tutti concordi nel dire che era sensibilmente superiore

      mi dirai ;)

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    2. Eccomi, e devo dire che questa volta siamo un pò in disaccordo, perlomeno sul gradimento e certi difetti che te gli imputi. Sebbene inferiore al precedente lavoro di Andò, questo Le Confessioni mi è piaciuto molto; per l'atmosfera (che ricorda Sorrentino e Youth) per l'attore principale (Servillo che solo con le grinze del volto recita e la fa da padrone, con i suoi silenzi interminabili che parlare più di mille parole) e per il tema trattato (il potere politico-economico). Per me tutto piuttosto riuscito meno che il finale, quello si l'ho trovato superfluo, spocchioso a tratti e forse inutile. Andò per me si conferma un autore molto acuto e capace, da continuare a seguire.

      Voto: 7/7,5

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    3. S', ricordo ancora il finale, veramente disastroso...
      Però è un film molto interessante e dal soggetto per me geniale, uno di quei soggetti "piccoli", che si basano soltanto su un breve assunto e poi vanno avanti.
      Però, ecco, lo trovai un pò scontato, stereotipato, didascalico

      però meglio film così che altri, anche superiori, ma da catena di montaggio

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