29.5.16

Recensione "Possession" (1981)



Un film bellissimo, cult assoluto.
Potente, inquietante, di difficile ma intensa comprensione.
Eppure anche un'opera talmente piena di difetti da restarne esterrefatti.
Ma il maledettismo che lo contraddistingue, forse, con quei difetti, diventa ancora più forte.
Con una Adjani da poterne morire.

"Die mauer muss weg"
"Il muro deve sparire", riusciamo a notare nella terza o quarta, velocissima, inquadratura.
Che sia questa una delle letture, o forse la lettura principale, di un film quasi impossibile da decifrare completamente così strano, simbolico, confusionario e potente.
Già, forse proprio di muri da abbattere parla questo Possession, un cult maledetto che mi gironzola intorno da 15 anni, da quando quel viso della Adjani mi parve una cosa talmente bella che al tempo stesso mi attirava a sè e mi diceva no, aspetta, verrà il momento in cui incontrarsi.
Quel momento è arrivato l'altro ieri e, mannaggia, per uno come me che scrive al volo e quasi di getto sembra già un'eternità, che poi io le sensazioni a fior di pelle le perdo e le dimentico presto, per metterle per iscritto ho bisogno di farlo presto, prima che sfumino.
Figuriamoci se in mezzo c'ho messo una giornata (bellissima) del tutto fuori casa ed un altro film visto al cinema.
Eppure ci sarebbero da scrivere millemila parole di un film così, sapendo che tutte son giuste e tutte son sbagliate però.

Ma torniamo a quel mauer che deve sparire. Forse il muro della repressione, dell'inibizione, del "giusto" e del socialmente corretto. Forse questo è semplicemente un film che parla di una donna ormai stanca di vivere senza il proprio compagno e bisognosa di esplorare nuovi universi, nuove emozioni, nuove perversioni. Non a caso in più di un tratto ho percepito l'atmosfera di Eyes wide shut.
(Ri)scoprire sè stessa buttandosi anima e corpo in qualcosa di completamente diverso e opposto alla percezione che si aveva di sè.
Anima e corpo.
Già.
Che la prima per far questo la devi vendere a volte, e se la vendi a Lui poi non ne esci più.
E il secondo diventa mezzo al tempo stesso carnale e metaforico di questa nuova sè stessa, di questa parte nera così affascinante però, così eccitante, così appagante...


Delle nostre parti oscure, senz'altro, parla Possession. E lo fa in un modo straordinario perchè riesce in maniera quasi perfetta a bilanciare gli inferni di tutti i giorni -la difficilissima storia d'amore tra Anna e Mark- e gli inferni trascendentali e più prettamente orrorifici -la bestia, la creatura diabolica-.
Per chi non sa nulla del film scoprire il secondo aspetto è davvero qualcosa di inaspettato, improvviso, destabilizzante.
Ho trovato davvero interessantissima la metafora delle due case, quella della vita "reale" di coppia e il mega appartamento dove Anna vive la sua storia d'amore, sesso e morte con la creatura.
La prima è sempre disordinatissima, devastata, con pavimenti pieni di cose e scene in cui, continuamente, si crea sempre più caos.
La seconda è spartana, vuota, sempre pulitissima.
Come se Anna in qualche modo voglia tenere la sua parte oscura, diabolica, perversa (ma "libera") il più possibile a posto, protetta, ben mantenuta, mentre quello ciò che lei era e adesso non vuole/può più essere è un qualcosa da distruggere, destrutturare, devastare. Una dicotomia davvero notevole.
Ma il tema del doppio è presente ovunque. Il bene e il male, l'ordine e il disordine, la repressione e la sfrenata, bestiale carnalità, il maschio e la donna.
E il doppio, non a caso, è presente nello stesso personaggio di Anna. Lei, con l'anima ormai venduta al diavolo, è ormai incapace di essere ancora una buona madre e moglie, la maestrina (il suo doppio) possiede invece tutto l'affetto e l'amore necessari per i due ruoli.
E' davvero sempre lei? Siamo davvero davanti alla reificazione, alla personificazione del dualismo presente nella stessa persona?
Oppure dobbiamo vedere tutto dalla parte di Mark, il marito (un Sam Neill molto vicino a quella pazzia che, anni dopo, lo devasterà anche ne Il Seme della follia), che in quella maestra intravede quello che ha perduto con Anna?
Impossibile capirlo, come del resto è impossibile capire quasi tutto.


Ogni personaggio sembra poi avere lati del sesso opposto. Sicuramente, in questo senso, quello dell'amante è il più rappresentativo. Una via di mezzo tra lo stallone sessuale e il santone spirituale con spiccatissime connotazioni omosessuali. Ma omosessuali sono anche i due investigatori privati, omosessuali sono alcuni atteggiamenti di Mark ed in un film che qualcuno (non ho letto una riga ma delle frasi mi sono saltate all'occhio anche non volendo) ha definito fortemente misogino io trovo questo aspetto abbastanza significativo per dimostrarne l'inesattezza.
Più che altro Possession -nel suo lato più realista- è una comune storia di una coppia in fortissima crisi, ormai distrutta. Gelosie, accuse, violenze, riappacificazioni, affetti mascherai d'odio, odi mascherati d'affetto. Un inferno famigliare che distrugge piano piano. La scena, superba, di quando lei si taglia col coltello elettrico (mamma mia la Adjani e quel suo dire "sì" e "no" con la testa senza che lui nemmeno la guardi) e in cui lui stesso poi si ferisce volutamente, è metafora della (auto)mutilazione a cui la coppia sta andando incontro.
Nei primi 10 minuti ci sono due movimenti di macchina bellissimi. Ma del resto siamo davanti ad una regia, quella di Zulawski -ancora non l'avevo citato, del resto non sarei io sennò- capace di guizzi davvero notevoli. Mi piace ricordare, tra tutte, la scena del tram, quella in cui vediamo entrare nel mezzo pubblico in contemporanea la Adjani, l'investigatore privato e "noi" (il cameramen). Bellissima. Così come è bellissima la fotografia.
Del resto, anche se ne vedo ormai pochi, ho sempre considerato, quando buona, la fotografia degli anni 80 come la più bella di sempre.
Mapperò.
Mapperò di problemi ce ne sono così tanti ed evidenti che, a volte, si fa fatica a credere di averli davanti.


Quello che scrivo deriva da quello che ho visto, non so de sia dovuto a tagli impressionanti che il film ha subito. Anche se io avevo la versione di 121 minuti (circa), quindi, credo, quella integrale.
E Possession è uno dei film visti in vita mia col peggior montaggio. La continuità delle scene è quasi senza senso a volte, arbitraria, inconcepibile. C'è di tutto. Personaggi vestiti e poi nudi, scene di interno e di esterno raccordate malissimo, personaggi che entrano in gioco in maniera assurda (la donna con il gesso appare senza alcun motivo, la maestrina a casa pure), tagli audio orrendi, veramente di tutto. E scene girate male (quella degli schiaffi), altre che sbucano dal nulla e a quasi nulla portano (quella del taxi e della polizia). personaggi talmente sopra le righe da risultare trash (l'amante), veri e proprio errori (lei sembra far sesso con la creatura nel suo appartamento. Ma era stato bruciato poco tempo prima).
Un disastro.
E forse non ci capisco niente io, sono stato poco attento o ci sono tanti flash back che in realtà io non ho inteso come tali. Sta di fatto che chi adora questo film lo adora, credo, anche per questo, per le sue imperfezioni, per i suoi errori, per la sua "pazzia". Come se il maledettismo di cui è pervaso il film non sia stato minimamente intaccato da tutte queste cose ma, al contrario, ne abbia tratto linfa vitale.
E io lo accetto, anzi, lo capisco.
Sta di fatto che un film così intenso, così inquietante, così potente, io non l'ho potuto vivere come avrei voluto perchè ogni volta, davanti a tutte quelle imperfezioni, la mia mente vedeva la macchina cinema che aveva fatto crack, facendomi perdere tutta l'intensità.


Eh, ma quei due corpi che un giorno si amarono e adesso muoiono insieme li ho sentiti. E quella parte oscura di lui che lei aveva così gelosamente accudito (la creatura, nella mia visione, non era altro che la parte nera di Mark) adesso può tornare a casa. E, in un finale quasi apocalittico, infettare anche la parte bianca di lei. Con quel bambino che, come Danny in Shining, percepisce qualcosa, il Male.
"Non aprire, non aprire, non aprire", struggente.
Ho detto tutto e non ho detto niente.
Ma aspettavo la fine per parlare di lei.
Una delle più grandi interpretazioni femminili che io ricordi.
Uno dei volti femminili più belli che io ricordi.
E quella scena sulla metropolitana, mia meravigliosa Adjani, è forse la più grande scena di possessione che io abbia mai visto.
E non c'è nulla, nessun trucco, nessun aiuto, ci sei solo te e la tua arte.
Eppure, nei miei ricordi, la Adjani di Possession resterà un'altra.
Resterà quella che guarda in macchina durante la lezione di danza.
E resterà, soprattutto, quel viso che ci appare davanti dopo l'ultimo schiaffo di lui.
Qualcosa di talmente bello, delicato e sofferente da poterne morire.

15 commenti:

  1. Senza voler esagerare, non solo la più grande scena di possessione del cinema, ma anche una delle scene più grandi e meglio recitate del cinema.
    Vabbè, poi lei è di una bellezza disarmante.

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    1. No, spetta, dobbiamo sempre dire "la più grande bla bla" tra quelle che abbiamo visto. Che ci mancano all'appello circa 3 milioni di film...

      bellezza infartuante

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  2. un film che sconvolge e da rivedere, più volte.

    http://markx7.blogspot.it/2014/05/possession-andrzej-zulawski.html

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    1. grazie, mi hai fatto scoprire di quelle messe al bando ;)

      anche se me le immaginavo un pò...

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  3. Mamma mia non crederai alla mia gioia quando ho aperto il blog e ho visto che hai scritto di questo film del cuore. :D

    Il Possession di Zulawski per me è un capolavoro assoluto! Nella cerchia dei migliori horror di sempre per molteplici ragioni: atmosfera, messa in scena, messaggio, scene madri, interpretazioni. Opera che è sconvolgente e granguignolesca parabola orrorifica e che ritrae -attraverso un’ottica distorta, ansiogena, isterica, parossistica, visionaria e apocalittica - un folle rapporto sentimentale che affronta il tradimento (carnale e mentale) sfociando nel puro odio disumano materializzato in un essere deforme e tentacolare, come le esistenze di Anna e Mark, risucchiate dal limbo allucinato di una Berlino Ovest deserta e surreale. La sequenza della metropolitana - poi ripresa anche da Noè nel suo Irreversible - è un qualcosa che ti rimane dentro, anche dopo anni che non la vedo, perchè perfetta in quanto trasmette la possessione per eccellenza, per come meglio non me la posso immaginare.

    La Adjani nel film è in stato di grazia, mai nessuna attrice ne prima ne dopo potrà mai fare di meglio in certo ambito.

    Inutile dirti che non ho minimamente riscontrato i difetti che tu gli attribuisci, non ricordo errori grossolani ne di montaggio ne altro. La versione che ho visto io è di 124 minuti quindi credo la stessa.

    Voto: 9,5

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    1. Grande commento...
      E sì, quella è la possessione per eccellenza, quella nuda e cruda, senza maschere, effetti speciali, voci demoniache. E' vero, alla fine ci sono quei liquidi corporei ma, a parte che, come detto, appaiono solo alla fine, anch'essi sembrano così veri, realistici

      come detto nella rece e a rachele sicuramente in questo ambito non ho mai visto niente di meglio fare da un'attrice. Anche solo all'inizio quando se ne va per strada con quegli occhi...

      guarda, a sta basso coi numeri io ho trovato almeno 15 errori tra continuità delle scene, montaggio sbagliato, montaggio audio troncato, scene mal fatte o senza senso.
      Non lo so, non credo si possibile addebitare tutto a 3, eventuali, minuti mancanti

      ma come scritto volendo tutte queste cose possono renderlo ancora più maledetto

      grazie!

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  4. La Adjani è stata nei miei sogni per molto tempo dopo aver visto questo film la prima volta; una pellicola potentissima e dolorosissima per quel che mi riguarda.
    Sinceramente non ho mai fatto caso alle imperfezioni che tu hai citato, tranne per gli errori di audio che a me danno veramente sui nervi.
    Mi è venuta voglia di riguardarlo per fare caso a queste cose.

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    1. Infatti avrei dovuto ancor di più rimarcare il dolore che c'è dentro. Il problema è che a causa di tutti quei problemi che ho riscontrato non sono riuscito ad entrare in empatia come volevo.
      Meno male che mi appoggi almeno su quelli audio ;)

      fammi sapere semmai!

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  5. Ce l'ho li da un pò, ma dopo questa bombetta di recensione mi appresterò alla visione :-)
    Poi c'è sam neill, che dai tempi di event horizon (lo vidi a 13 anni e mi terrorizzò..) mi fa venire i brividi anche in una commedia

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    1. Molto curiosa ed interessante sta cosa su Neill, ahaha

      grazie per la bombetta, è la prima volta che me lo dicono o lo sento dire ;)

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    2. Si, non è che che l'attore "in sè" sia spaventoso, ma l'attore "in mè".
      Quando hai la mente ancora fresca e vergine dagli orrori del cinema (direi che per me fino ai 14/15 anni sia stato così) le prime immagini destabilizzanti credo siano destinate a rannicchiarsi nella mente, e creare suggestioni anche negli anni più "maturi".

      Quindi per me Sam Neill è IL MALE ;-)

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    3. Ahah, molto interessante Harold

      sei un tipo intelligente, mi piaci molto

      ma son tutti intelligenti quelli che vengon qua?

      non è che fate apposta per far fare brutta figura al "curatore"?

      per me Neill è quello de In the Mouth of Madness...

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  6. Non so perché sia giunto così tardi a questo capolavoro. Un film assolutamente necessario. Molti rimandi ora lo ricollegano la stessa necessità di Antichrist. Credo che ci siano molte suggestioni comuni tra i due film. Il nitzscheanesimo su tutto. In particolare su tre aspetti fondamentali.
    1- il misticismo o la forma dell'espressione esoterica. Ciò che si dice ha un doppio livello di interpretazione. Il livello più alto è la comprensione del fatto che tale contenuto può essere espresso solo attraverso una forma mistica e velata. La verità si ottiene attraverso un processo di svelamento.
    2- il ruolo del negativo incarnato dal femminino immaginato dal filosofo e la figura dell’superuomo, Arianna è la progenitrce del superuomo. E' la donna prostrata perché abbandonata da Teseo (l'uomo eroe/ Mark) sull'isola di Nasso, che incontra Dioniso (Il Dio uomo, l'affermazione della vita e del caso, il lancio dei dadi, l'oriente/ Heinrich)
    http://www.friedrich-nietzsche.it/index.php/il-lamento-di-arianna
    Arianna per Nietzsche costituisce un nuovo Dioniso, un essere più potente in cui corpo e anima si ricostituiscono in un nuovo rapporto: "Sii saggia, Arianna!…
    Hai piccole orecchie, hai le mie orecchie:
    metti là dentro una saggia parola!-
    Non ci si deve prima odiare, se si vuole amare?..
    Io sono il tuo labirinto…"
    3- l'eterno ritorno. Ciò che è stato sarà ancora, ritornerà ancora nella differenza. "Che accadrebbe se, un giorno o una notte, un demone strisciasse furtivo nella più solitaria delle tue solitudini e ti dicesse: «Questa vita, come tu ora la vivi e l'hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione - e così pure questo ragno e questo lume di luna tra i rami e così pure questo attimo e io stesso. L'eterna clessidra dell'esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello di polvere!». Non ti rovesceresti a terra, digrignando i denti e maledicendo il demone che così ha parlato? Oppure hai forse vissuto una volta un attimo immenso, in cui questa sarebbe stata la tua risposta: «Tu sei un dio e mai intesi cosa più divina»? Se quel pensiero ti prendesse in suo potere, a te, quale sei ora, farebbe subire una metamorfosi, e forse ti stritolerebbe; la domanda per qualsiasi cosa: «Vuoi tu questo ancora una volta e ancora innumerevoli volte?» graverebbe sul tuo agire come il peso più grande! Oppure, quanto dovresti amare te stesso e la vita, per non desiderare più alcun'altra cosa che questa ultima eterna sanzione, questo suggello?". L'essere a cui da vita la Anna è la ripetizione del dramma del proprio dolore, separazione e lacerazione, ma anche del mistico ricongiungimento con Dioniso. Mentre nel campo maschile il dio che sgrava i pesi sostituisce e poi uccide l'eroe che porta pesi e incombenze.

    Naturalmente ci sono tanti altri tratti che richiederebbero sforzo di analisi e congetture, tuttavia almeno su questi tre temi sono abbastanza convinto che il film si ispiri fortemente a Nietzsche.

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    1. Applausi a scena aperta

      che altro posso dire?

      meno male che al telefono ne abbiamo già parlato, in questo commento non avrei proprio potuto dire nulla, lo rovinavo

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