27.5.16

Rocco - Recensione "Nostalgia della luce" - Scritti da Voi (70)


L'ultima volta che sono andato al cinema (con Fede) gli avevo proposto questo film. Ero sicuro fosse bellissimo, solo il titolo lo dimostrava. Non aveva voglia di vedere un doc, e allo abbiamo cambiato con Sole Alto. Non posso certo lamentarmi, il film slavo è forse il più bello visto quest'anno in sala. Ma me lo sentivo che anche questo era straordinario... E infatti Rocco, andato ieri da solo, era entusiasta. E m'ha messo la scimmia addosso ancora più grande. Forse andrò, intanto la rece l'ho lasciata comunque a lui. E non posso leggerla, mannaggia... Insomma, sto film documentario dovrebbe essere un capolavoro, alla fine volevo dire solo questo.

Oh, domani notte se chiude il ripescaggio eh... E se volete l'"onore" che rispondo ai vostri commenti votate oggi che domani non c'avrò un solo minuto di internet. E come vivete poi senza la mia risposta, tipo "grazie per aver votato!". Come vivete poi, me lo dite?


In memoria di Jose Gregorio Saavedra Gonzalez

Atacama. Il deserto più inospitale, più inadatto alla vita. Non un animale, non un insetto, nemmeno batteri possono vivere e conservarsi a lungo nel suo habitat. Così simile a Marte quel suolo bruciato, Atacama ospita uno degli osservatori astronomici più importanti del Mondo. E' forse paradossale che un luogo così inadatto a contenere la vita organica sia il più adatto a conservare la memoria e la traccia della vita. L'azione combinata della radiazione solare e dell'assenza di pioggia "ossidano" ogni traccia, ne cristallizzano le presenza. Ogni morte su Atacama è una letargica sospensione nella pietra. Tutto rimane sospeso in una artificiosa presenzialità. Niente muore mai su Atacama, perché niente realmente "vive" su Atacama. Così esso è molto meravigliosamente più vicino ad un libro di storia universale che ad un luogo fisico. Grattando il primo strato di sabbia e pietra riaffiorano le mummie di pellegrini Mapuche calcificati nella pietra nell'atto di risalire dalla costa verso gli altipiani, e le più recenti dei minatori indios del XIX secolo. 


Ma la presenzialità di un ricordo non è il presente stesso, ne è piuttosto la sua maschera. "Hoc quod loquor inde est" scriveva il grande poeta latino Persio che per un beffardo scherzo del destino morì giovanissimo. Il momento in cui parlo già è, gli occhi che vedono, vedono qualcosa che già è stato, tutte le nostre sensazioni sono già passate, mentre le proviamo. Anche la stessa luce che illumina ha compiuto un lungo viaggio prima di arrivare all'oggetto che informa. Il presente è inafferrabile dice Guzman col suo film, è virtuale che si trasforma in passato. "Notturno è il fiume delle ore che scorre dal domani eterno" scriveva De Unamuno. Vivere è sempre vivere nel passato. Il deserto è così il luogo elettivo della memoria di un paese affetto da una strana forma di strabismo, che guarda con un occhio al cielo e un altro alla terra per fare i conti col suo difficile passato. Atacama è insieme il luogo della conservazione e del dissolvimento. Qui si perpetra l'innominabile tortura del dissolvimento del corpo dei desaparecidos cileni durante la dittatura di Pinochet. Tortura per i vivi che cercano il conforto delle ceneri mute di padri, fratelli e figli. Conforto sospeso. Il luogo della memoria è lo stesso di quello dell'oblio e della dimenticanza. E' il labirinto più difficile, quello descritto da Borges, "dove non ci sono scale da salire né porte da forzare, né faticosi corridoi da percorrere, né muri che ti vietano il passo". Tutto è lì a portata di mano, ma è dannatamente difficile schiudere i ricordi, che carcerieri della memoria hanno chiuso a doppia mandata. Troppe responsabilità politiche, verità difficilmente sopportabili per un popolo che guarda alle stelle. 


Ma la materia inorganica, calcica, delle stelle è della stessa composizione delle ossa dei morti, quella massa minerale congiunge e rilega in un unico libro le vite non scritte dei desaparecidos e i misteri degli astri. Così la certosina ricerca degli astronomi ripete la gemente indagine di madri e padri nello stesso deserto, nella stessa sabbia, fra le stesse pietre.
Cercare tra le stelle per indagare le propria memoria.

9 commenti:

  1. documentario?
    è Cinema!

    http://markx7.blogspot.it/2015/05/nostalgia-de-la-luz-patricio-guzman.html

    RispondiElimina
    Risposte
    1. oh, ma documentario mica è una deminutio eh ;)

      solo per far capire quello che è

      cioè, sul blog gli ultimi due anni ha vinto come miglior FILM un documentario da me, figurate ;)

      la tua mini rece è conferma di quanto sopra

      Elimina
    2. noi due lo sappiamo, ma molti pensano che un documentario sia una noia e una palla,diciamolo a tutti.

      questi giorni vedo al cinema questo:
      http://www.elantepenultimomohicano.com/2015/11/critica-el-boton-de-nacar.html

      Elimina
    3. No no siamo in tre a pensare che sia puro cinema. Tra l'altro lo denuncia in pieno la bellissima scena iniziale in cui si vede la preparazione del grande telescopio. E' anche un'opera sul vedere e l'essere visti, dunque se vuoi una grande operazione di metacinema, ma cinema lo è di sicuro.

      Elimina
  2. Porca troia che bello dev essere

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Si, doc da grandi pretese, ma tutte soddisfatte.

      Elimina
    2. Ho visto ieri in sala la memoria Dell acqua. Voi visto? Bello e molto interessante

      Elimina
    3. Altro grandissimo doc. Tra l'altro visto martedì sera in compagnia della più grande blogger del centro Italia ;)

      Elimina
  3. Stefano Santoli30 maggio 2016 14:54

    Grande Film.

    RispondiElimina

due cose

1 puoi dire quello che vuoi, anche offendere

2 metti la spunta qui sotto su "inviami notifiche", almeno non stai a controllare ogni volta se ci sono state risposte

3 ciao