27.11.14

Al Cinema: recensione "Due giorni, una notte"

presenti spoiler
Sandra viene svegliata da una telefonata.
Risponde, è turbata, va al piano di sotto.
La telecamera la segue mentre si alza, scende e poi risale ancora.
Sì, sono i Dardenne, bastano 3 minuti per capirlo.
Serve un pochino di più invece, forse vedere l'intero film, o forse parlarne anche dopo, per capire che Due giorni, una notte non è un film sulla crisi lavorativa europea o mondiale, non è un film sulla precarietà, non è nemmeno un film sulla depressione susseguente a tutto questo, no, Due giorni, una notte è un film sulla depressione.
Punto e basta.
Sandra non sta bene, è in uno di quei momenti in cui la vita l'avvolge col suo mantello nero, momenti che a volte durano pochissimo e altre volte sono invece lunghi come la vita stessa.

Deve tornare al lavoro dopo un periodo non precisato di congedo per malattia. Ma la ditta di pannelli solari in cui lavora si è accorta che può fare a meno di lei. Quindi, o la licenziano oppure la reintegrano ma a quel punto tutti i suoi colleghi dovranno rinunciare al bonus di 1ooo euro che stanno per avere. Bisogna votare, volete lei o i 1000 euro?
Risultato schiacciante, 14 a 2. Ma forse ci sono state delle pressioni, si può rivotare. Sandra ha 2 giorni per parlare con tutti:
"Lo so che quei soldi vi servono ma, vi prego, se potete lunedì mattina votate per me"
Cominciano così i due giorni e la notte (anche se in teoria di notti ne passano due) in cui Sandra va casa per casa ad elemosinare umanità, a cercare disperatamente, ma al contempo in maniera molto rispettosa e non invasiva, di convincere i colleghi di come lei sia guarita e abbia bisogno di quel lavoro.
I Dardenne si attaccano alla Cotillard (splendida, la vedi ingobbita, spenta e capisci come i grandi attori anche solo fisicamente sanno essere tali) come sempre nella loro carriera si sono attaccati ai loro personaggi.
Sandra è Rosetta, è Lorna, è Sonia, è una ragazza seguita e inseguita dal cinema, un cinema che prova a squarciare la finzione e raccontare spaccati di vita che siano più vita possibile.
Questo è grande cinema, quello della quotidianità che si fa storia, e lo fa a volte in modo universale, a volte metaforico, a volte semplicemente resta piccola storia personale, nulla più.
I Dardenne raccontano dubbi etici e morali, uomini che mettono un loro simile dietro a merdosi eppure innegabilmente importantissimi 1000 euro, uomini che, a volte, non sono malvagi, ma semplicemente vedono quella cifra come una necessità troppo impellente, come una piccola toppa in una vita che è un paio di calzoni pieno di buchi.
E forse, ma probabilmente è solo una mia lettura, i due fratelli belgi riescono a mettere dentro i 16 colleghi di Sandra una loro visione non solo politica, ma anche razziale e di sesso.
Impossibile non notare infatti come quasi tutti i sì, ossia le persone che preferiscono Sandra ai 1000 euro, siano immigrati, gente che viene da paesi con mille problemi sì, con mille difetti sì, ma che ha il concetto di fratellanza e di uguaglianza tra gli uomini enormemente più forte del nostro.
E impossibile non notare poi come le donne dicano tutte di no, e non solo le donne colleghe ma anche le mogli dei colleghi maschi.
I Dardenne, magari sottotraccia, sono spietati in queste distinzioni.
Sarà poi una donna però a perdere praticamente tutto per affetto e vicinanza a Sandra, una vicenda umana forse leggermente esasperata ma bellissima, come bellissima è la storia del giovane africano nero (credo camerunense) che si getta praticamente in pasto a un licenziamento sicuro a costo di salvare Sandra.
Gli altri, quelli del no, quelli del voglio il bonus, non sono mostri no, non sono necessariamente persone egoiste o senza cuore ma semplicemente persone a volte veramente disperate e cui la propria disperazione impedisce di vedere una cosa talmente lampante per quanto semplice, 1000 euro una tantum non varranno mai quanto un gesto di umanità e di possibile salvezza verso un loro simile, mai. Possono essere più importanti adesso ma tra un mese, tre mesi, un anno quella scelta ci perseguiterà, ci sembrerò terribilmente sbagliata.
Ma, lo dicevamo, questo è un film sulla depressione, sul mal di esistere e sul bisogno impellente di segni, di speranze, per poterne uscire.
E così la potenza di Due giorni, una notte non è nell'elemosina umana on the road di Sandra, in quella ricerca di 9 cuori, in quel disperato tentativo di salvare il lavoro, in quel tempo che passa, in quel lunedì mattina che si avvicina.
Anzi, forse questo rende tutto il film troppo ripetitivo e anche un filino prevedile, che lo sappiamo dopo 10 minuti che sarà un 8 pari, un 9 a 7, un thriller.
L'anima del film è altrove, è nel primo sorriso in macchina di Sandra mentre si ritrova a cantare con suo marito, un marito straordinario che ci rende orgogliosi di essere uomini, un sorriso così bello e apparentemente senza senso, ma così inaspettato, nuovo, che vale più di 10.000 lavori; ed è in un'altra canzone cantata nella stessa macchina, stavolta con loro c'è anche un'altra donna, una canzone cantata da tre disperati con la vita appesa a un filo, eppure esce dalle loro bocche a squarciagola, eppure gli sguardi che si incrociano valgono tanto.
E se c'era il minimo dubbio che il lavoro e la sua crisi in questo film fossero soltanto pretesto, i Dardenne ce lo tolgono in un magnifico finale.
Sandra è licenziata.
Ma ha vinto, ha stravinto.
Ha visto 8 uomini aspettarla in saletta ed abbracciarla, ha scoperto un'umanità e un affetto che forse aveva dimenticato.
E, se vogliamo, aveva salvato pure il lavoro.
Ma l'etica è una delle cose che fa più grande l'uomo e la riconoscenza le è parente di primo grado.
Sandra ha vinto su tutti i fronti, ha riscoperto sè stessa, un marito, degli amici, ha dimostrato che anche le battaglie perse in partenza possono essere vinte.
Di questo aveva bisogno, non del lavoro.
Si allontana dalla ditta avendolo perso infatti, di spalle.
E anche se le vediamo solo quelle non è difficile capire che sono le spalle di una donna che, se vuol guarire, può veramente ricominciare da adesso.

34 commenti:

  1. Ecco, uno di quei film che mi son detto "Lo voglio vedere al cinema!". E gran oart del merito è della bellezza della Cotillard.
    E guarda caso, per un giorno lo fanno anche in un cinema a due passi da casa mia.
    ...
    Porca Eva, turno come guardiano notturno per tre settimane consecutive e me lo perdo.

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    1. Io farei causa a quelli della guardia notturna

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    2. Alla fine visto (spettacolino pomeridiano... e io odio andare al cinema di pomeriggio) e... beh, bel film, ma mi ha colpito più dal punto di vista umano che da quello filmico.

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    3. Cazzo, visto all'istante...
      Non so se avevi già visto qualcosa dei Dardenne, loro sono così.
      Quindi, nel caso fosse il loro primo, puoi pure fermarti.
      Domani conto di venire a leggervi tutti

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    4. Conto di vedere anche gli altri. Se sono così rinomati vale la pena avere una propria idea in merito

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    5. Allora devi (dobbiamo) vedere Rosetta, quasi unanimamente considerato il suo capolavoro

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  2. Molto interessante, sicuramente lo recupererò appena uscirà in dvd!

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    1. Secondo me Michele se c'hai intorno qualche cinema "per bene" ancora fai in tempo :)

      Commovente altrimenti il tuo aspettarlo in dvd, da ex videotecaro ti ringrazio umanamente

      aahha

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  3. Non leggo perchè ho intenzione di vederlo, e conoscendoti minimo hai spoilerato tutto :)
    Se tu e Locatelli ne parlate così bene, credo ne valga la pena la visione.

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    1. Vado subito a leggere Locatelli allora.
      Certo che ho spoilerato :)
      ma avverto sempre in cima

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    2. Mamma mia, il buon Loca c'è andato giù pesante in complimenti eh...
      Son contento, anche a me è piaciuto moltissimo.
      Curioso che l'unico difetto che gli abbiamo trovato entrambi sia lo stesso.

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  4. Non il miglior Dardenne, ma senza dubbio un ottimo film, profondamente umano.

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    1. Ho visto ancora pochi Dardenne ma per adesso, forse, è il migliore.
      O forse no

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  5. direi che è un film che ha molti motivi per essere guardato. la cotillard, poi, è davvero splendida e brava, un faacino molto europeo - lei in una intervista ha ammesso di essete timida e in difficoltà con le persone!

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    1. Ah Giovanni, ci avrei messo le mani sul fuoco riguardo quello che mi dici della Cotillard, si vede da lontano...

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    2. mi è piaciuta molto in Midnight in Paris, dove l'ho scoperta come attrice: merito sia del personaggio che woosy le ha dato, sia anche della doppiatrice. solo successivamente ho cercato gli altri titoli (e l'ho rivista con sorpresa in Inception)

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  6. Avevo letto la recensione di Ismaele e leggendo adesso anche la tua bisogna a volte farsi del bene ed evitare di collassare. Non sempre si riesce a staccare il vissuto dalla "finzione" cinematografica. Sarebbe come versare sale sulla ferita aperta. Lascerò la sua visione al futuro, forse... se ci sarà; per restare legata al tema ed alla protagonista. Perchè guardando il film vorresti davvero, ma davvero qualcuno pronto a cantare o ad abbracciarti... ma come cantavano gli Articolo 31, a proposito di musica :), La vita non è un film.

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    1. Bellissimo discorso Santa.
      Ma per me è l'opposto, cerco questi film proprio quando li sento più vicini a me e a quello che sto vivendo.
      E' come se li vivessi al massimo delle loro potenzialità così.
      Comunque non è devastante eh, solo molto verosimile.
      Quel cantare e quel sorriso li ho trovati magnifici

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  7. io ho avuto riserve su questo film e sul suo contenuto oltre che sulla sua forma e parla uno che ama profondamente il cinema dei Dardenne da quando non li conosceva praticamente nessuno al di fuori dei Festival....e a loro sarò sempre grato perché mi hanno procurato una delle emozioni più forti che abbia provato al cinema con Rosetta....

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    1. Rosetta devo vederlo.
      Per questo qua posso immaginare le tue riserve (che poi verrò a leggere), in realtà ne ho qualcuna anche io.
      Ma nel complesso l'ho trovato davvero bellissimo

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  8. un film di grande impatto politico, sociale, umano.
    anche io l'ho amato parecchio.

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    1. E' vero, c'è un po' tutto Marco.
      Ovviamente, come al solito, io ho amato principalmente la parte umana

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  9. Hai spoilerato giusto un pochino anche stavolta, ma avendolo già visto ti perdono. Il mio primo Dardenne, e un po' me ne vergogno, ma così umano e forte, così semplice ma non banale, anzi, da farmi venir voglia di recuperare la loro filmografia.

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    1. Lisa, ma io avverto sempre in cima eh, è impossibile che uno resti fregato :)

      Devo venire a leggere anche te, siete veramente tanti :)

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  10. Da un punto di vista strettamente critico non l'ho trovato il miglior film dei Dardenne: troppo schematico e standardizzato nella costruzione, un po' ripetitivo e anche un po' retorico. Ma conoscendo l'impegno dei due fratelli belgi, mi piace pensare che questa struttura sia stata voluta: ovvero che abbiano rinunciato a un po' della loro 'autorialità' per realizzare un film il più semplice e diretto possibile, per arrivare al grande pubblico e farlo riflettere su uno dei temi più caldi e dibattuti di questo inizio millennio: il lavoro e i diritti dei lavoratori. Da questo punto di vista il film è impegnato e ammirevole, e per parte mia lo apprezzo incondizionatamente.

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    1. Sì, un pò tutti abbiamo visto nella schematicità e nella ripetizione il suo difetto principale.
      Io di retorica non ho visto nulla, ma ci sta.
      Tu dici che hanno rinunciato un pò alla loro cifra?
      Non lo so, io con questo ne ho visti solo 3 e mi paiono dei copia incolla comunque ognuno molto diverso dall'altro.
      Sì, trattano questa tematica in modo secco, perfetto, e anche originale nella struttura.
      Ma per me rimane un film sulla malattia.
      Se fosse stato un film sul bisogno di lavorare, sulla disperazione di non avere un lavoro, non ci poteva essere quello che sembra un happy ending avendolo perso quel lavoro.

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  11. la camminata finale, vediamo Sandra da dietro, mi ricorda quella di Charlot, c'è il sole, si va verso l'avvenire, più forti...

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    1. Esattamente Ismaele, pensa che volevo scriverlo pure io, giuro...
      E anche quella di Adele se è per questo.
      Anche se quelle spalle sono un pò più deboli e ferite di queste

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  12. Bella rece :) e grandissimo film. I Dardenne sono capaci di raccontare il dramma in modo autentico, realistico e rispettoso, senza premere il bottone del pianto automatico (che viene quando viene - tipo due o tre momenti di sconforto io li ho avuti e sono rimasta commossa tutta la sera) e di rappresentare la presa di coscienza attraverso il brutto (vedi L'enfant). In questo caso io ne sono uscita con un senso di dignita` fortissimo. Il miglior happy ending che potessi immaginare per il film

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    1. Eì vero, c'è un senso di dignità e di fiducia nell'uomo fortissima.
      E' un film positivo, pieno di messaggi forti ma belli.
      Se uno pensa che il finale è per soggetto disastroso (ha perso il lavoro) ma è veramente un happy ending bellissimo, allora capisci che razza di scrittura c'è

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    2. Infatti! Un po' come il finale di L'enfant! Non puoi dire che e` un happy ending, eppure si, a livello umano e personale c'e` una riscoperta della parte di se` vera e pura e che ti rende un essere umano che per me e` il miglior finale possibile. I Dardenne mi piacciono proprio tanto anche per questo!

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    3. E' vero, anche lì il finale aveva mille sfumature diverse.
      Guarda, ho visto pochissimo di loro, ma sono davvero grandi, lo si vede da lontanto.
      Spero di veder presto Rosetta :)

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  13. Recuperato finalmente, era tanto che lo volevo fare in quanto ho visto tutta la filmografia dei Dardenne e li amo veramente tanto. Beh che dire, grandissima recensione, sentita, ponderata, si vede che il film ti ha colpito e lo hai apprezzato, gli dai delle chiavi di lettura, dei punti di vista interessantissimi, come il fatto che il film sia sulla depressione e non sul precariato, come invece un pò ovunque è stato presentato. Personalmente conoscendo bene i fratelli belgi la pellicola l'ho apprezzata moltissimo ma non è tra le loro migliori, ho avvertito meno empatia con le situazioni, meno rabbiosità e degrado rispetto ad altri loro film, ciò non toglie che questo comunque non sia valido, anzi.

    Meravigliosa la Cotillard, una star del genere in un film dei Dardenne che spesso prediligono attori non professionisti per marcare ancora di più quel realismo e quell'aderenza alle situazioni quotidiane l'ho trovata grandiosa, perché riesce ad essere vera, genuina e perfettamente calata nel ruolo, non solo nelle angosce, ma anche nei movimenti del corpo, come cammina e nei silenzi, grande attrice, uno delle sue migliori prove.

    Spero tu abbia incrementato le visioni dei fratelli belgi perché tutt'a la loro filmografia merita.

    Ah questo film fa parte della mia "promessa 2016", il primo che vedo ;D

    Ciao!

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    1. Sì, ho visto solo 3 Dardenne ma è vero, c'è meno empatia con la Cotillard rispetto, ad esempio, a Rosetta o alla ragazza de L'Enfant. Forse dipende anche dal fatto che, appunto, sia la Cotillard e non un'attrice sconosciuta.
      Di solito con le facce nuove si soffre di più, ti dimentichi più facilmente che si tratta di attori.

      Cioè, ti giuro che, come sempre, ho risposto al primo capoverso senza leggere il secondo (nei commenti lunghi rispondo a pezzi, non riesco a fare altrimenti) e trovo adesso scritto praitcamente quello che ho appena detto io...

      ahaha

      lei è un'attrice sublime
      e che sa raccontare il dolore, sa soffrire

      sì sì, qui si imbruttisce in tutto, anche nel camminare e nel muoversi

      questi son registi di cui piano piano vedrò tanto, lo so

      siamo 1 a 1 allora!

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